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Fortezze crociate
LA STORIA AVVENTUROSA DEI GRANDI COSTRUTTORI MEDIEVALI, DAI TEMPLARI AI CAVALIERI TEUTONICI
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Fortezze crociate
LA STORIA AVVENTUROSA DEI GRANDI COSTRUTTORI MEDIEVALI, DAI TEMPLARI AI CAVALIERI TEUTONICI
Informazioni su questo libro
La Terra Santa e le crociate: non soltanto una controversa e spesso violenta pagina del nostro passato ma anche storie di uomini e delle loro imprese, in una fitta trama di fervore religioso, strategie militari e ingegno edilizio e architettonico.
Ancora oggi molti siti del Vicino Oriente mostrano al turista e al pellegrino il volto impresso loro dagli eserciti cristiani: imponenti fortezze come il Crac des Chevaliers in Siria o il castello di Belvoir in Galilea, ma anche basiliche ed edifici pubblici, non ultima la basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Questo volume restringe il campo ad alcune fortezze crociate per raccontare storie di pietre ma soprattutto di uomini. Con l'accuratezza dello storico e la passione del pellegrino, l'Autore accompagna i lettori attraverso luoghi e memorie spesso dimenticati anche dagli itinerari turistici, restituendone tutto il fascino e il valore storico e archeologico.
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Informazioni
Argomento
StoriaCategoria
Storia mediorientaleI castelli del re e dei suoi vassalli
La Torre di Davide: la rocca del regno crociato
La prima fortificazione dell’Oriente crociato fu la cosiddetta “Torre di Davide”. Essa fu il primo edificio militare dei crociati, in quanto occupato già in occasione della conquista di Gerusalemme nel luglio 1099; e i nuovi dominatori ne colsero immediatamente il valore religioso, simbolico e politico, alimentato anche dalle leggende. L’edificio, nella sua ultima versione che è quella data dagli ottomani (ultima autorità della Città Santa prima del Mandato britannico finito nel 1948 e dell’attuale Stato d’Israele nato nello stesso anno), sorge a metà delle mura occidentali di Gerusalemme su ciò che resta della fortezza fatta erigere da Erode il Grande, il cui fratello Fasaele diede il nome a una delle torri del complesso intorno al 29 a.C.; sul relativo basamento sorge il nucleo principale dell’edificio oggi visibile e visitabile, ma l’insieme presenta ancora molti segni delle successive dominazioni, compresa quella crociata. Nel I secolo d.C. Giuseppe Flavio annotava impressionato le dimensioni della torre di Fasaele (40 cubiti di lato e 90 di altezza – un cubito corrisponde a 45 cm), sopravvissuta alle devastazioni della conquista romana del 70 d.C., poi usata come basamento delle fortificazioni successive e oggi ridotta a ciò che ne hanno lasciato le demolizioni bassomedievali.

L’accesso della Torre di Davide a Gerusalemme in una foto del secondo Ottocento. Le successive costruzioni mamelucche e ottomane hanno ormai coperto buona parte di ciò che restava dell’edificio crociato.
Nel corso dell’assedio del 1099 i crociati, secondo la cronaca di Guglielmo di Tiro, ebbero a che fare con delle fortificazioni con le quali erano state integrate quelle erodiane ormai millenarie; ma non meno serrato fu il dibattito fra i conquistatori e i successivi pellegrini circa la vera storia dell’edificio, da alcuni associato alla Fortezza Antonia (in realtà da individuare altrove, a nord-est verso la Porta dei Leoni) e quindi alla presenza romana nella Città Santa, compreso il ruolo che vi ebbe Ponzio Pilato. Dal IV secolo si conosceva l’opinione tramandata da un commento anonimo al Cantico dei Cantici, il quale aveva attribuito al re Davide la costruzione dell’edificio togliendola all’assai meno benemerito (per i cristiani) Erode, come mostra di credere l’anonimo poeta che nella Canzone di Gerusalemme celebrò la conquista del 1099 descrivendo i guerrieri di Cristo schierati davanti alla Torre «fatta fare da Davide». Non semplificava le cose la menzione della Torre di Davide nel Cantico dei Cantici (4,4), menzione storicamente infondata ma derivata forse da qualche confusione fra le traduzioni della Bibbia. Durante l’epoca bizantina e anche in seguito l’area vide la proliferazione di celle monastiche, ma paradossalmente le caratteristiche sacre dell’edificio vennero sviluppate in questa fase soprattutto dai musulmani, i quali dopo la loro occupazione di Gerusalemme nel 638 tributarono il massimo rispetto alla figura di Davide, già collegata al luogo. Alla fine dell’XI secolo i nuovi padroni crociati non solo sfoltirono bruscamente le presenze monastiche greche e armene (in quanto per loro i cristiani orientali erano poco meno che eretici), ma pensarono bene di dividersi tra loro per stabilire a chi dovesse toccare quella fortificazione da cui dipendeva il controllo della città. Dopo un’iniziale esitazione davanti al presidio posto dalle autorità islamiche, i crociati avevano destato impressioni ben più profonde nel nemico scatenando sotto i suoi occhi e per le strade della Città Santa la carneficina che inorridì l’islam. Nell’edificio si erano così arroccati gli ultimi difensori di Gerusalemme, i quali avevano ottenuto dai vincitori il permesso di lasciare incolumi il complesso fortificato intatto. Goffredo di Buglione, eletto capo dell’impresa e convinto di non poter governare e difendere il regno senza il controllo della Torre, la chiese al suo conquistatore, Raimondo conte di Tolosa il quale fu costretto a cedere; ma il nuovo patriarca latino Daiberto da Pisa che, memore dell’esperienza fatta durante la lotta per le investiture e la supremazia della Chiesa, si era fatto interprete delle pretese ecclesiastiche sulla città in cui era nato il cristianesimo, tentò di farsi assegnare l’edificio e parve riuscirci premendo su Goffredo. Solo dopo la morte di quest’ultimo (1100) i crociati riuscirono a estromettere il patriarcato dalla lotta per il controllo della città e della Torre, annullando le ultime volontà di Goffredo; ciò fu ottenuto sebbene il patriarca fosse riuscito a ottenere proprio nella Torre l’effimera sottomissione di Goffredo all’autorità ecclesiastica.
La fortificazione diventò anche un punto di riferimento per la delimitazione di una parte del confine del quartiere latino e patriarcale, ma ebbe ragione il pellegrino tedesco Teodorico nel sostenere, vari anni dopo, che essa era ormai proprietà del sovrano il quale vi manteneva un suo castellano. I re di Gerusalemme, forse meno umili di Goffredo ma più pragmatici, avevano compreso che per difendere il regno non bastava la qualifica di “avvocato del Santo Sepolcro” umilmente scelta da Goffredo ma ci voleva un titolo regio vero e proprio, al vertice di uno Stato feudale solidamente strutturato e senza incertezze sull’assegnazione del vero potere; e la Torre di Davide divenne il simbolo di tale sistema. Il sovrano Baldovino II (1118-1131) spostò la reggia dalla ex-moschea al-Aqsa (il Templum Salomonis, tornato all’islam solo nel 1187), alla Torre; poco dopo la moschea fu assegnata ai primi templari, presumibilmente un po’ più numerosi degli appena nove che erano stati all’inizio, ma ancora poveri e senza un tetto preferibilmente al di fuori del controllo esercitato dal patriarcato di Gerusalemme.
Ma la Torre restava soprattutto il baluardo della difesa della città, quale si sarebbe dimostrata nel 1177 davanti al primo tentativo islamico di riconquista; e quando a un certo punto apparve, nuova e distinta dalla Torre medesima, una vera e propria residenza del re, essa in alcune carte dell’epoca figura saggiamente posta a ridosso della fortezza. La Torre va peraltro accreditata dell’assedio che vi posero nel 1152 gli stessi cristiani, nell’ambito della piccola guerra civile tra i sostenitori della regina Melisenda e quelli di suo figlio Baldovino III.

Il sigillo dei re di Gerusalemme, nella forma più diffusa nel XII secolo. Da sinistra: il Templum Domini o Cupola della Roccia (adibita a chiesa durante l’occupazione crociata), la Torre di Davide (rocca della città) e il Santo Sepolcro.
Subito identificata, con le sue «pietre massicce e squadrate», unite mediante colate di piombo fuso, con la difesa della Città Santa e sottoposta a una vigilanza rigorosa che selezionava anche i visitatori più innocui, la Torre apparve presto integrata con fortificazioni secondarie destinate a renderne ancora più problematica la conquista; persino nella Canzone di Gerusalemme, poema epico del XII secolo composto per celebrare l’impresa del 1099, al comandante della guarnigione islamica viene attribuito un roboante elogio della fortezza urbana che sta per consegnare ai crociati vincitori (ma il poeta aveva forse sotto gli occhi l’edificio nella versione successiva ai primi interventi dei conquistatori). Le prime modifiche dovettero limitarsi all’aggiunta di una merlatura sommitale e all’allargamento degli spazi interni destinati a custodire le copiose scorte di armi e vettovaglie; la porta occidentale della Città Santa, sulla quale la Torre – oggi trasformata in museo – veglia ancora oggi, secondo le immagini impresse su molte monete del regno crociato e su alcune mappe dell’epoca era inglobata già allora in una più vasta struttura fortificata. L’edificio infatti dominava non solo sul settore di mura a essa contiguo ma anche sull’annessa “Porta di Davide”, presso la quale si riscuoteva il dazio sulle merci introdotte in città; le porte, infatti, negli assedi medievali erano normalmente i punti più contesi delle difese cittadine, e un osservatore scrisse che «la Torre sorgeva sopra la porta». Guglielmo di Tiro ci informa che i conquistatori cristiani avevano trovato a Gerusalemme una cinta muraria urbana (approssimativamente lungo lo stesso percorso delle attuali mura ottomane del XVI secolo, che segnano il perimetro della Città Vecchia), lungo la quale a ogni porta corrispondeva una torre o almeno una postazione fortificata. Sui sigilli dei re di Gerusalemme, invece, la Torre è al centro di una fantasia architettonica che la pone fra la cupola del Santo Sepolcro e la Cupola della Roccia, la quale fino alla riconquista islamica del 1187 fu provvisoriamente una chiesa. I tre edifici non sono in realtà visibili in quella posizione, ma il committente del sigillo (il cui modello rimase in uso per decenni), ossia il re, aveva voluto che nella stessa immagine figurassero le tre realtà che “facevano” Gerusalemme: la tradizione biblica della monarchia sacra e il potere militare della Torre, la cupola dell’edificio che alcuni identificavano con il Tempio erodiano (sulla cui verticale sorge la Cupola della Roccia) e soprattutto la basilica della Resurrezione. Nel corso del XII secolo il pellegrino Teodorico parla di «un palazzo fortificato, ben munito di fossati e difese aggiuntive»; un fossato è menzionato ancora alla fine del Duecento dal pellegrino Burcardo, ma una difesa di questo genere doveva esistere almeno dal I secolo a.C. grazie ai lavori descritti da Giuseppe Flavio e continuati nei secoli successivi, Medioevo compreso. Tale fossato sfruttava la forte pendenza della collina occidentale della città, di cui le raffigurazioni ottocentesche di David Roberts danno un’immagine quasi vertiginosa; non siamo lontani dal vero, per quanto vada ricordato come nella visione romantica fossero accentuate talune caratteristiche, tendenti a mostrare una Città Santa quasi aggrappata alle rocce ed eminente sul mare di colline della Giudea. Quanto alla Torre strettamente intesa, l’attuale sporgenza o “scarpa” della muratura esterna è di origine mamelucca, ossia successiva alla metà del XIII secolo, mentre l’altezza della Torre era sviluppata ulteriormente dalle strutture sommitali sulle quali venivano accesi i fuochi per la segnalazione. Le rappresentazioni della Torre sui sigilli e sulle pergamene del XII secolo, in quanto assai stilizzate, non rendono giustizia alla fortezza la quale, a un anonimo cronista che fece in tempo a vedere l’ultimo aspetto datole dai crociati, parve degna del plurale “fortezze”, come in fondo era opportuno trattandosi di un articolato complesso di fortificazioni che effettivamente è riduttivo chiamare “Torre”, il che è evidente ancora oggi.

La Torre di Davide in un acquerello di David Roberts (1839). Le suggestioni dell’esotismo romantico fanno risaltare la massiccia monumentalità dell’insieme.
La tradizione che assegnava alla Torre la funzione di residenza di Davide (il quale vi avrebbe composto i Salmi), tradizione già stabilita al tempo della presenza greca, restò invariata e fu anzi corroborata sotto il segno della nuova monarchia di importazione occidentale: quale sovrano europeo, a partire almeno da Carlo Magno, non era onorato dal paragone con il re d’Israele? E non era forse vero che il regno fondato dai primi crociati era presentato come la realizzazione del piano divino attuato da Davide “rex et propheta”, mentre già dall’epoca di Goffredo di Buglione quello da lui istituito era il “regno di Davide” secondo tanti commentatori? Anche san Bernardo, che non andò mai in Terra Santa ma sapeva bene quali corde toccare per incoraggiare gli arruolamenti fra i crociati e i templari, poté dichiarare che la conquista aveva costituito il ritorno della vera fede «nella casa di Davide», figura alla quale il re crociato di Gerusalemme era invitato ad associarsi, anche perché fu presto chiaro che la Torre, identificata con lo stesso regno dal cronista Raimondo d’Aguilers, era sua con annesso palazzo reale, costruito poco dopo; l’importanza dell’edificio fortificato diventò proverbiale quando la si vide colta persino da qualche trovatore come Peirol, indubbiamente il segno di un successo non limitato ai circoli dell’alta cultura. La Torre “era” il regno, e il castellano a cui era affidata la sua difesa dipendeva dal re, oltre a essere anche il governatore della città. Nel 1184 il patriarca di Gerusalemme e i maestri degli Ordini templare e ospitaliero partirono per l’Europa con l’incarico di sollecitare una nuova crociata, e fra i simboli che portarono con sé c’erano anche le chiavi della Torre, segno secondo alcuni di una vera e propria offerta di sovranità non solo sull’edificio o su Gerusalemme, ma anche sull’intero regno crociato.
A tanto prestigio religioso e quindi politico, concetti inseparabili nel mondo medievale, non poteva non corrispondere un’adeguata fortificazione che integrasse ciò che i crociati avevano trovato, e che del resto era destinata a costituire insieme alle mura l’unica difesa fissa di Gerusalemme contro i tentativi musulmani di riprenderla. Il più importante, prima della riconquista guidata da Saladino nel 1187, fu quello di dieci anni prima allorché la terrificante avanzata dall’Egitto, fermata solo dalla miracolosa vittoria presso Ramla, fece fuggire tutta la popolazione urbana nella Torre; la cui funzione non poté che essere apprezzata dallo stesso Saladino quando finalmente poté mettervi piede da vincitore. L’unica modifica da lui decretata fu l’apertura di un luogo di culto musulmano nell’edificio, e anche i successori del sultano ebbero relativo rispetto per la Torre; questa nel 1218-1219 fu smantellata (ma solo in parte) e dieci anni dopo poté essere nuovamente impiegata come bastione difensivo grazie alla rifortificazione della Città Santa, dopo che la tregua stipulata dall’imperatore Federico II di Svevia con il nuovo sultano d’Egitto al-Kamil ebbe provvisoriamente restituito i principali Luoghi Santi alla cristianità. Ma il sovrano svevo, attentissimo curatore della propria immagine quale strumento della propaganda imperiale, aveva fiuto per il significato simbolico dell’edificio: egli infatti, pur essendo stato scomunicato dal Papa, era più che mai convinto che il proprio arrivo a Gerusalemme costituisse l’affermazione dell’ideale dell’impero universale. Ogni re medievale si doveva sentire un poco Davide, il sovrano benedetto dal Signore, magari nel caso di Federico senza accentuare l’aspetto di sottomissione al potere spirituale: cosa da lui aborrita, tanto da far malmenare per le strade di Gerusalemme i francescani e i domenicani nei quali egli vedeva i più devoti servitori dell’odiato Pontefice. Quindi Federico non poteva permettersi di trascurare il significato della Torre di Davide in varie profezie, le quali la associavano al trionfo dell’impero sulla tomba di Colui che era il Re dell’universo e della storia umana. Ma di lì a poco il sovrano dovette abbandonare l’Oriente senza avere concluso molto; nel 1239 le profezie filoimperiali non difesero Gerusalemme dalla riconquista musulmana e dalle ulteriori demolizioni, alle quali però furono sottratti alcuni elementi precedentemente eretti sulla torre di Fasaele, ossia il nucleo principale della Torre. Persino i nuovi occupanti islamici, nel corso del parziale smantellamento, ebbero modo di ammirare la saldezza dell’edificio le cui pietre erano state congiunte tra loro anche mediante sbarre di ferro. Ciò che restava della fortezza urbana subì modifiche secondarie sotto le ultime dinastie musulmane (mamelucchi e ottomani).
Rinaldo di Châtillon, crociato a oltranza dell’Oltregiordano
I fertilissimi territori oltre il Giordano furono strutturati, sin dall’inizio del XII secolo, in un sistema difensivo scrupolosamente controllato dal re di Gerusalemme; era stato infatti compreso immediatamente che essi avrebbero avuto importanza strategica sia nella difesa orientale del regno sia in vista di eventuali proiezioni offensive, a parte la loro funzione di grandi produttori di derrate agricole. Nel 1100 Baldovino, fratello di Goffredo di Buglione e primo re di Gerusalemme, tornò da una ricognizione verso il mar Rosso con le idee chiare sulle prospettive di quel territorio, snodo dei commerci fra l’Arabia e l’Oriente più remoto (ceramiche cinesi sono state trovate ad Aqaba, il porto sul mar Rosso dove i crociati tennero fino al 1170 un presidio e che costituì il limite meridionale del loro dominio).
I principali castelli oltre il Giordano sono Shawbak (nome crociato: Montréal, da Mons Regalis, “Montagna del re”), Moab (a una giornata di marcia) e Wu’ayra (Val Moysi) insieme ad Habis nella valle di Petra; essi sorgono tutti nell’attuale Giordania. Fra le rocche minori va segnalata quella che all’inizio del XII secolo fu probabilmente eretta sull’isola dei Faraoni (o di Graye) per il controllo del golfo di Aqaba; quella che vi sorge oggi è una fortificazione islamica di epoca successiva, ma il luogo fu per decenni conteso fra cristiani e musulmani, ciascuno usando – secondo la prassi – le difese dell’occupante precedente, il quale una volta subentrato riparava i danni e riadattava le strutture fatte erigere dall’avversario. Thomas Lawrence, il celebre “Lawrence d’Arabia” che avrebbe guidato la rivolta contro i turchi durante la prima guerra mondiale, all’inizio della propria carriera era uno studioso di castelli crociati e visitò l’isola dopo aver attraversato il breve braccio di mare con l’ausilio di galleggianti costituiti da taniche di alluminio; altri studiosi, stavolta francesi, percorsero lo stesso tragitto usando come zattera una massiccia porta di legno. Era l’archeologia orientalista di una volta, pionieristica e anche un poco spericolata.
Shawbak è una costruzione concentrica, basata sullo schema del “castello dentro un castello” in quanto dotata di doppia cinta muraria (tre metri di spessore); con il passare del tempo si creò un insediamento con piccoli stabilimenti per la lavorazione dello zucchero e dei cereali di cui la regione, ricca anche di uliveti e frutteti, era generosa fornitrice sin dai tempi biblici. L’edificio fortificato vero e proprio fu eretto in pochissimo tempo nel 1115: l’anno seguente era già operativo, a beneficio delle colonne di combattenti che su di esso basavano la proprie esplorazioni e incursioni in territorio nemico. La sua pianta fu adattata alla tozza collina sulla quale ancora oggi ne sorgono gli interessanti resti. Ciò che se ne vede attualmente corrisponde alla risistemazione degli ayyubidi (ossia la dinastia di Saladino e dei suoi discendenti) e soprattutto dei mamelucchi, affermatisi nella regione a partire dal 1250, e quindi esso costituisce un laboratorio archeologico dove le varie epoche sono rappresentate in una sequenza di diversi livelli di scavo. Le torri sporgenti rispetto alle mura avevano lo scopo di rendere più efficace il tiro di pietre e dardi sugli assedianti. Ancora più interessante sotto questo aspetto il più settentrionale castello del Kerak di Moab, fondato nel 1142 su un sito fortificato già vari secoli prima, come indica anche il mosaico di Madaba del VI secolo d.C. (ma si può risalire a epoche veterotestamentarie). Questa rocca, con la quale fu completato l’inc...
Indice dei contenuti
- Gli Ordini militari e la Terra Santa
- Nota dell’Autore
- La Terra Santa dei castelli crociati: le pietre, gli uomini
- La conquista, l’arrivo dei templari e l’evoluzione dell’incastellamento
- I castelli del re e dei suoi vassalli
- I castelli dei templari
- I castelli degli ospitalieri
- Montfort dei cavalieri teutonici
- I castelli dei sultani