Freud
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Informazioni su questo libro

Sigmund Freud (Friburgo, 1856-Hampstead, 1939) è il padre della psicoanalisi e una delle personalità che più ha influenzato il pensiero moderno. La sua idea di mettere al centro dell'agire umano l'inconscio ha fatto emergere quanto sogni, traumi e desideri governino l'agire individuale. Una rivoluzione, quella freudiana, capace di trasformarsi da cura della psiche a visione del mondo, contagiando arti e discipline non solo scientifiche.

Informazioni

Editore
Pelago
Anno
2021
eBook ISBN
9791280714121
Argomento
Philosophy
FOCUS

IL PENSIERO E LE OPERE

VERSO LA PSICOANALISI

Nella vasta e assai poco sistematica produzione scientifica di Sigmund Freud che precede e prepara il periodo propriamente psicoanalitico, mette conto di dedicare qualche attenzione a un’opera che costituisce una sorta di gestazione dell’impresa psicoanalitica vera e propria. Ci riferiamo agli Studi sull’isteria, pubblicati tra il 1892 e il 1895 in collaborazione con l’amico e collega Joseph Breuer (1842-1925). Il testo, alquanto ponderoso, comprende scritti di natura teorica e cinque casi clinici che si può ben definire epocali, a partire dal primo nel quale Breuer prese in cura per circa due anni Anna O., vale a dire Bertha von Pappenheim (1859-1936), giacché questo era il suo vero nome.
Tra le molteplici ragioni per rammentare questi casi clinici la più rilevante consiste nel fatto che leggendo questi racconti, di ben più di un secolo or sono, il lettore ha la preziosa opportunità di sperimentare la laboriosa nascita di un modo assolutamente originale di trattare con la parola e non con gli psicofarmaci, che comunque allora erano pressoché inesistenti, disturbi mentali di natura nevrotica, vale a dire non particolarmente gravi.
Un unico esempio relativo a questo affascinante cammino verso la teoria e terapia psicoanalitica della malattia mentale: Breuer, nella cura di Anna O., impiegava il metodo dell’ipnosi. Egli, come anche Freud all’inizio della professione, riteneva che l’ipnosi, rendendo docile e ubbidiente il paziente, ampliasse il suo campo di coscienza, aprendo un varco verso le profondità dell’inconscio. Ora, per nostra fortuna, lo si può ben dire, Freud non era molto abile nel mettere in ipnosi le sue pazienti isteriche, le quali protestavano dicendo pressappoco questo: «Guardi, dottore, io non sto dormendo, sono del tutto sveglia». Freud a un certo punto non ne poté più di sentire queste rimostranze, e da qui nacque ciò che in futuro diventerà la regola fondamentale della psicoanalisi. Nella prima seduta sul lettino, l’analista rivolge al paziente la seguente prescrizione: lei deve rilassarsi, deve rompere i vincoli della razionalità, deve dirmi tutto quello che le viene in mente, anche se ciò che le viene in mente può apparirle ridicolo, imbarazzante o futile.
Negli Studi sull’isteria incontriamo la versione arcaica e perfino superstiziosa della regola fondamentale. Freud fa sdraiare la paziente sul lettino, le pone la mano sul capo e afferma:
“QUANDO PERCIÒ ACCADEVA CHE ALLA DOMANDA: «DA QUANDO HA QUESTO SINTOMO?» OPPURE: «DA DOVE PROVIENE QUESTO?» RICEVEVO LA RISPOSTA «QUESTO DAVVERO NON LO SO», AGIVO NEL MODO SEGUENTE: METTEVO LA MANO SULLA FRONTE DELLA PAZIENTE O PRENDEVO IL SUO CAPO FRA LE MIE DUE MANI, AFFERMANDO: «LE VERRÀ ORA IN MENTE SOTTO LA PRESSIONE DELLA MIA MANO [...] LEI VEDRÀ QUALCOSA DAVANTI A SÉ O LE PASSERÀ QUALCOSA PER LA TESTA, E LEI QUESTA COSA LA DEVE AFFERRARE. È PROPRIO CIÒ CHE NOI CERCHIAMO».1”
Questa citazione epocale, a nostro parere, mostra due cose. Da un lato un’attitudine mistica e pregna di confusioni del giovane Freud: come non pensare ai re taumaturgi che curavano la scrofola dei poveri contadini mediante l’imposizione della mano sulla testa. Dall’altro l’idea straordinariamente originale del dire «ciò che le viene in mente».
La psicoanalisi matura di Freud abolirà drasticamente il primo aspetto, che comportava un insidioso contatto fisico con la paziente o il paziente. Mentre il comando «dimmi ciò che ti viene in mente», precorre e prepara la regola psicoanalitica fondamentale.
Negli Studi sull’isteria possiamo cogliere, nei contributi freudiani, altri importanti elementi teorici e clinici che vanno decisamente nella direzione della psicoanalisi matura. Il primo di questi elementi riguarda l’inconscio, ovvero attività mentali che non cadono sotto la luce della coscienza, che sono anzi bandite dalla sfera della coscienza e che tuttavia, e proprio per questo, dall’oscurità del profondo sono in grado talvolta, quando le circostanze sono nefaste, di esercitare un’azione patogena – portatrice di malattia – sulla coscienza e la personalità del soggetto.

LA TERAPIA CATARTICA

Un altro elemento teorico e clinico di grande rilievo presente negli Studi è l’elaborazione, a opera soprattutto di Breuer, del metodo catartico. Illustriamolo brevemente con un esempio tratto dal caso di Anna O. La ragazza, nel corso della sua dolorosa malattia, sviluppò, tra numerosi altri sintomi sia fisici sia mentali, anche il sintomo dell’idrofobia: non poteva più dissetarsi con l’acqua, doveva per idratarsi ricorrere alla frutta, soprattutto ai meloni. Nel corso di una seduta tanto drammatica quanto illuminante, agli occhi di Breuer, Anna O. rievocò un ricordo traumatico dimenticato: la ragazza era entrata nella camera della governante e aveva visto, con disgusto e perfino orrore, un cagnolino bere da un bicchiere, un bicchiere destinato agli umani.
A quel punto era scattato un meccanismo di rimozione del ricordo, che venne collocato e imprigionato, per così dire, nell’inconscio. Anna O. era una giovane ragazza ben educata, e non aveva potuto reagire come invece tutta la sua persona reclamava: arrabbiandosi con la governante o quanto meno manifestando il proprio disgusto. Al posto di questa reazione più che naturale, era subentrata la dimenticanza, la rimozione appunto.
Anna O. tenne dentro di sé questi sentimenti così intensi, e il risultato fu il costituirsi del sintomo dell’idrofobia. Nella seduta alla quale prima facevo riferimento, Anna O., in stato di ipnosi, rievocò l’episodio e al tempo stesso visse i sentimenti di rabbia e disgusto che a suo tempo aveva represso e conservato nel suo Sé inconscio.
Si tratta della cosiddetta abreazione. Una reazione emotiva che non trova espressione in tempo reale, quando il fatto traumatico sta imperversando, ma successiva all’episodio. Il risultato, almeno stando a Breuer, fu che il ricordo e soprattutto gli affetti a esso correlati, che riemersero, cancellarono una volta per sempre il sintomo. Finalmente Anna O. poteva dissetarsi bevendo acqua tranquillamente. Veniva posta in essere dunque una catarsi, una definitiva liberazione dal sintomo.
L’idea di terapia che questo episodio delinea era in sostanza la seguente: affrontare il quadro clinico sintomo per sintomo, e alla fine debellare la malattia nel suo insieme e per sempre.
Le cose, tuttavia, erano evidentemente assai più complesse. E ciò proprio a partire dall’ipnosi: Freud si rese ben presto conto che l’ipnosi non è una via verso l’inconscio, giacché lo stato ipnotico non scalfisce neanche un poco le resistenze di ordine morale della persona desta. Se una persona non è un delinquente o un perverso da sveglio, non lo sarà neanche in ipnosi. En passant, viene da osservare in proposito che in molta fiction questo concetto elementare e fondamentale relativo all’ipnosi è bellamente dimenticato.
Negli scritti teorici di Freud contenuti negli Studi, scritti che condurranno ben presto alla rottura della collaborazione e anche dell’amicizia con Breuer, Freud scrive a chiare lettere che la causa dell’isteria e in generale delle nevrosi deve essere cercata nella sessualità – la rottura con Breuer fu la prima di una lunga serie di conflitti, il più drammatico dei quali fu sicuramente quello con Carl Gustav Jung (1875-1961). La rottura con Breuer fu più serena; Breuer ebbe a scrivere in seguito che, all’epoca dello scontro con Freud, guardava al suo giovane collega come una gallina guarda il volo di un falco. Egli era evidentemente consapevole della grandezza e forse soprattutto dell’audacia del suo amico Sigmund Freud.
La prima teoria freudiana sull’etiologia, ossia sulle cause, dell’isteria è chiamata teoria della seduzione precoce. È una teoria già in parte adombrata negli Studi sull’isteria ma sistematizzata soprattutto in un saggio del 1896, intitolato Etiologia dell’isteria. In sintesi questa teoria afferma che la causa originaria dell’isteria è un attacco o una vera e propria violenza sessuale subita nell’infanzia, da parte di un adulto, spesso il padre. La bambina o la ragazzina che subisce l’attacco non afferra subito il terribile significato di questa esperienza – Freud era ancora ben lontano in quegli anni dall’idea fondamentale per la futura psicoanalisi della sessualità infantile, un’idea che si configurerà con grande chiarezza solo nel primo decennio del Novecento.
Nel 1896 Freud condivide ancora l’idea, profondamente radicata sia nel pensiero scientifico sia nell’opinione comune, secondo la quale l’infante o il fanciullo siano ancora puri, ancora ignari ed esenti dalle passioni erotiche o aggressive.
Dunque, una bambina subisce dal padre o da uno zio una violenza sessuale e, pur capendo che qualcosa non va, non ne comprende il reale e orrendo significato. Il significato si dispiegherà in tutta la sua drammaticità nella pubertà, ossia negli anni dell’adolescenza, quando la ragazza è ormai a conoscenza delle cose del sesso. E a questo punto l’offesa subita si attesta in pieno nel suo orrore. Così, per difendersi da tanto dolore, la ragazza rimuove l’intero episodio e da tale rimozione nasce e si consolida l’isteria.
L’anno seguente Freud farà marcia indietro, rinnegando in toto la teoria della seduzione precoce. In una lettera sicuramente di rilevanza storica all’amico e collega berlinese Wilhelm Fliess (1858-1928), Freud scriverà due cose destinate a fondare la nascente psicoanalisi. La prima è questa «non credo più ai miei neurotica». E a tale proposito non può non venire in mente il grande filosofo Paul Ricoeur (1913-2005), il quale includeva Freud tra i maestri del sospetto, insieme a Marx (1818-1883) e Nietzsche (1844-1900). Il sospetto di questi tre grandi pensatori è che l’apparenza celi invariabilmente una realtà affatto diversa, piena di egoismo e spesso di malvagità.
In effetti la psicoanalisi delle origini, la psicoanalisi classica, come io la considero, era effettivamente sospettosa, sicura che ogni parola del paziente nascondesse qualcosa che era meglio non far trapelare, donde la resistenza spesso insormontabile verso il desiderio dell’analista di penetrare l’inconscio per esplorarvi i contenuti. Oggi le cose sono profondamente cambiate, ma mette conto di ritornare agli anni del giovane Freud.
La seconda tesi che compare nella lettera a Fliess è, se possibile, ancora più rilevante e in un certo senso segna, sia pure timidamente, l’aurora della psicoanalisi. Freud scrive all’amico che non esiste un segno di realtà dell’inconscio. Come dire, gli esseri umani non dispongono di un criterio obiettivo per discriminare il ricordo dalla fantasia inconscia. Accanto al sospetto, ai dubbi sulle parole delle pazienti che raccontano di questo e di quello, si affianca in tal modo l’idea di una fantasia inconscia che persegue scopi che solo l’inconscio medesimo conosce.
La nascitura psicoanalisi ha ormai individuato il suo oggetto d’indagine in rapporto sia alla teoria sia alla clinica: è l’inconoscibile, l’inconscio capace di aprirsi abilmente la strada verso la coscienza e la realtà esterna per perseguire i propri scopi.

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

Gli storici della psicoanalisi sono pressoché concordi nel ritenere che la psicoanalisi entri finalmente nella maturità con la pubblicazione nel 1899 dell’Interpretazione dei sogni, a proposito della quale vale la pena raccontare un piccolo gossip assai illuminante sulla personalità di Freud. L’interpretazione dei sogni venne effettivamente pubblicata nell’autunno del 1899, e tuttavia Freud impose all’editore che sul volume venisse apposta la data 1900. Come dire: questo libro inaugura il nuovo secolo. Freud era quanto mai ambizioso e anche autoritario, ma ne aveva ben donde.
L’interpretazione dei sogni è un libro ponderosissimo e quanto mai complesso. Noi qui ci limiteremo a richiamare l’attenzione sugli aspetti che giustificano la tesi secondo cui il libro apre la fase matura della psicoanalisi – in seguito dovrò muovere una piccola obiezione a questa tesi, ma a suo tempo.
Il primo aspetto di eccezionale originalità dell’Interpretazione dei sogni è il seguente: da sempre, sia nella cultura colta sia in quella popolare (si pensi alla smorfia), i sogni sono stati indagati soprattutto per trarne predizioni sul futuro. In questo atteggiamento verso il sogno, ciò che viene esplorato è il sogno che il sognatore ricorda e racconta. Si tratta di ciò che Freud chiama sogno manifesto.
L’originalità della posizione freudiana consiste nel ritenere ingannevole il sogno manifesto, e di spostare tutto l’interesse dell’indagine verso il sogno latente e verso un desiderio inconscio che rappresenta il primo regista del sogno.
Il desiderio inconscio, che è l’originaria scaturigine del sogno, è sempre un desiderio inaccettabile dalla coscienza sia pure addormentata: potrebbe essere un desiderio incestuoso o omicida. E poiché lo scopo biologico del sogno consiste nel custodire il sonno e il ristoro del dormiente, è necessario un compromesso, una transazione, altrimenti se sognassimo il desiderio proibito così com’è, ci sveglieremmo subito colmi di sudore come dopo un terribile incubo.
Subentra a questo punto il secondo regista del sogno: la censura onirica. Immaginiamo cosa ha da dire la censura al desiderio: «tu stai premendo come una furia per trovare un esplicito appagamento nel sogno. Ma io questo non posso permetterlo. Dobbiamo accordarci: io acconsento alla tua soddisfazione, ma tu, desiderio, devi camuffarti, dissimularti, diventare infine irriconoscibile».
L’accordo va a buon fine e trova espressione nel lavoro onirico, il quale è costituito da una serie di modalità che hanno per l’appunto lo scopo di mascherare il desiderio inconscio. È opportuno indugiare sul tema decisamente creativo di questo aspetto della concezione freudiana del sogno.
Il lavoro onirico si realizza attraverso una sequenza di strumenti operativi che vale la pena di illustrare con cura, anche se brevemente. Il lavoro onirico si applica ai cosiddetti pensieri latenti o pensieri onirici del sogno. La massa di questi pensieri che appartengono prevalentemente al preconscio costituisce, per usare una metafora, una ricca tavolozza di colori dalle mille sfumature, che i due artefici del sogno, il desiderio inconscio e la censura onirica, impiegano sapientemente per disegnare il sogno manifesto, il quale racchiude in sé, per quanto ben celato, l’appagamento allucinatorio del desiderio. Prendiamo in esame i principali strumenti del lavoro onirico.
Il primo è la condensazione: due o più elementi del sogno latente vengono condensati, compressi in un solo elemento. L’esempio più chiaro di condensazione ci è fornito dalle persone miste che compaiono non di rado nei nostri sogni manifesti. Una persona mista concentra in sé aspetti fisici o comportamentali di persone differenti. Per esempio, posso sognare una donna che ha i tratti fisici di mia moglie e il comportamento di mia sorella. Non di rado si aggiunge, a complicare le cose, una terza persona; la donna del sogno ha, poniamo, l’incedere leggermente claudicante di un mio conoscente. La condensazione rende ragione della grande sproporzione quantitativa tra il sogno manifesto e le associazioni che il paziente fornisce a partire dagli elementi del sogno manifesto e le relative interpretazioni dell’analista. Se il lettore dà anche un rapido sguardo all’Interpretazione dei sogni noterà subito, scegliendo a caso tra gli innumerevoli sogni raccontati e interpretati, che il sogno manifesto, il sogno sognato e rammentato, occupa poche righe, laddove le associazioni sul sogno, insieme all’interpretazione, riempiono più e più pagine.
La condensazione lavora di concerto con il secondo strumento del lavoro onirico: lo spostamento. A spostarsi è l’accento psichico, la rilevanza di un elemento latente e poi manifesto del sogno. Riprendiamo l’esempio precedente con quale abbiamo illustrato il concetto di condensazione e in particolare di persona mista. La persona condensata che appare nel sogno racchiude in sé tratti di mia moglie, di mia sorella e di un conoscente affetto da una leggera zoppia. Ora, supponiamo che la persona fondamentale dal punto di vista del desiderio inconscio sia proprio questo mio conoscente che zoppica un poco. Ciò significa che, dal punto di vista della verità del sogno, è su questa persona claudicante che cade l’accento psichico: è lui la persona più importante per capire il sogno; ma attraverso lo spostamento, l’accento si sposta dalla persona claudicante su, poniamo, mia sorella.
E allora se dovessi raccontare il sogno al mio analista punterei tutto il mio interesse e la mia attenzione su mia sorella, mentre il centro, a livello della verità del sogno, cade interamente sul mio conoscente zoppicante. Il lettore si renderà ben conto di qu...

Indice dei contenuti

  1. Collana
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Indice
  5. PANORAMA
  6. FOCUS di Alfredo Civita
  7. APPROFONDIMENTI
  8. Piano dell'opera

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