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Guglielmo II
Informazioni su questo libro
Un viaggio di ottantadue anni, la vita dell'ultimo Kaiser Guglielmo II Hohenzollern, nipote della regina Vittoria d'Inghilterra e di Guglielmo I di Prussia, imparentato con quasi tutti i regnanti dell'epoca: dal 27 gennaio del 1859, quando nacque con una malformazione che ne segnò il carattere, al 1941, quando morì esule in Olanda. Di lui la propaganda nemica disse malissimo; poi, riabilitato, emerse una figura più umana, difficile. Amava le divise, le corazzate e i viaggi per mare e per terra. Educato severamente, non si risparmiò ma non fu uno stratega né, pur essendosi liberato di Bismarck, riuscì mai a governare. Campione di gaffe, ebbe pochi amici. Passò per le due guerre mondiali, la Prima da protagonista sconfitto, la Seconda da esule, amareggiato dalla deriva antisemita del suo Paese.
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Historical BiographiesGuglielmo II
Nascita di un Kaiser
Il 27 gennaio del 1859 nasce a Berlino, nel segno dell’Acquario, Federico Guglielmo Vittorio Alberto di Hohenzollern, primogenito di Federico di Prussia, detto Fritz, e di Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha, detta Vicky, la coppia di genitori più blasonata d’Europa. Secondo ogni previsione il padre è destinato a divenire entro pochi anni re di Prussia, lo Stato allora più dinamico del continente, la madre è la figlia primogenita della regina Vittoria d’Inghilterra, al momento la potenza egemone su tutto il pianeta.
Il matrimonio dei due giovani è stato nello stesso tempo il frutto di una deliberata politica dinastica sviluppata dalle teste coronate d’Europa e di un incontro d’amore. Anche se divisi da quasi dieci anni d’età i rampolli dei migliori lignaggi del continente si sono piaciuti fin dal primo incontro, avvenuto a Londra in occasione dell’Esposizione universale del 1851. Allora Vicky, ancora bambina – ha solo undici anni – ma già perfettamente padrona del tedesco, accompagna il ventenne principe prussiano nella visita dei saloni allestiti per mostrare al mondo la potenza inglese e il livello tecnico e industriale raggiunto da tutti gli Stati del vecchio continente.
Fritz attende quattro anni per avanzare la sua proposta di matrimonio. Essa viene accolta sotto la condizione che non si dia immediata pubblicità al fidanzamento e che le nozze non avvengano prima che la principessa abbia compiuto i diciassette anni, per raggiungere i quali il principe ne deve attendere altri tre. Sia la regina Vittoria sia il principe consorte Alberto non vedono di buon occhio nozze precoci, ma l’occasione è così favorevole che sono costretti a coglierla. I regnanti inglesi non intendono solo stringere un utile legame dinastico: dal loro punto di vista si tratta di avviare un processo di trasformazione della dinastia prussiana, della corte berlinese e di conseguenza di tutto il Paese che li porti fuori dalla rozzezza e dall’assolutismo nei quali si trovano e li avvii al percorso verso la modernità che il continente sta vivendo.
Tutto fila liscio e le nozze vengono celebrate nel 1858. In quel momento lo sposo sembra essere prossimo a cingere la corona di Prussia. Sul trono di Berlino siede suo zio Federico Guglielmo IV, sessantatreenne e malato, che dà inoltre evidenti segni di squilibrio mentale. Dato che il re non ha discendenti diretti, suo erede è il padre di Fritz, maggiore tra i fratelli del sovrano – ne ha quattro, oltre ad altrettante sorelle −, anche lui Guglielmo e sessantenne. Nato nel 1797 è un uomo di un’altra epoca: ha combattuto a Lipsia contro Napoleone.
Pochi immaginano allora che il nuovo re, salito al trono di Prussia con il nome di Guglielmo I alla morte del fratello avvenuta nel 1861, sarebbe stato guidato dal suo cancelliere Bismarck, nominato nella carica nel 1862 a ricostruire nel 1871 l’Impero tedesco attraverso un percorso di appena dieci anni segnato da tre guerre, contro la Danimarca, l’Austria e la Francia. Alla morte di Guglielmo I, nel 1888, la Germania è senza dubbio il più potente Stato europeo e nello stesso tempo quello demograficamente ed economicamente in crescita più dinamica.
Nel frattempo, il principe ereditario Federico e suo figlio primogenito Guglielmo – che ha ormai un fratello, Enrico, e due sorelle, Vittoria e Sofia – sono cresciuti, anche se hanno percorso strade culturali e di visione politica ben diverse. Per quanto riguarda il primo, tutto lascia credere che il progetto di modernizzazione della Prussia, o almeno della dinastia Hohenzollern che la governa, abbia avuto successo. Persino troppo. Nei circoli governativi tedeschi, dominati dai conservatori Junker prussiani, si sostiene apertamente che il principe ereditario sia “sotto la pantofola” della moglie inglese. Si è convinti che abbia abbandonato la propria educazione prussiana, cedendo al modo di vivere e di pensare della consorte, e che si affidi con eccessiva frequenza ai suoi consigli. Questo ha portato a un progressivo allontanamento di Federico dal padre, un uomo di vecchio stampo, nel cui palazzo reale non si trovano comodità moderne, come per esempio una vasca da bagno. Per lavarsi Guglielmo I se ne fa portare una da un albergo una volta la settimana, mentre il suo spartano guardaroba comprende un paio di pantaloni designato come «secondo paio buono», da utilizzarsi con maggior frequenza del primo, riservato alle occasioni speciali.
A diffidare del principe ereditario è soprattutto il cancelliere del Reich principe Bismarck, del quale Federico dichiara pubblicamente di non condividere né la politica interna, poco aperta nei confronti delle novità prodotte dalle trasformazioni sociali che hanno portato alla nascita in Germania del Centro cristiano e del Partito socialdemocratico, né quella estera fondata sulla diffidenza nei confronti dell’Inghilterra, l’ostilità per la Francia e l’alleanza con la Russia zarista, rimasta intatta fin dai tempi del Congresso di Vienna del 1814-1815. Il cancelliere è quindi attento a escludere per quanto possibile il principe ereditario dalla partecipazione attiva alla vita diplomatica, che pure all’epoca è ancora strettamente collegata ai rapporti personali che corrono fra i membri delle case regnanti, e a tenerlo ai margini delle manifestazioni pubbliche. Nonostante questo il principe ereditario stesso partecipa attivamente e con incarichi di responsabilità alle campagne militari del 1866 contro l’Austria e del 1870 contro la Francia.
Né Fritz né Vicky sono contenti della situazione, alla quale si devono comunque adattare, dato il pieno accordo che continua a regnare fra Guglielmo I e il cancelliere che gli ha conquistato un impero. La coppia principesca, in attesa che arrivi il proprio turno per accedere al trono, si rifugia in una vita appartata, il cui centro si colloca nella tenuta di Bornstedt, nei pressi di Berlino, acquistata e trasformata in un’azienda agricola modello dove i principi si ritirano di frequente insieme ai figli per condurre una vita familiare molto modesta. In seguito Guglielmo II ricorderà con nostalgia i pomeriggi trascorsi in compagnia della madre mentre lei dipinge ad acquerello. Anche il futuro Kaiser si cimenta in questa pratica artistica: i suoi soggetti preferiti sono le marine. Molto spesso però la principessa preferisce che il figlio le legga ad alta voce libri in tedesco, inglese o francese, lingue che entrambi padroneggiano alla perfezione.
Se ci sono occasioni, anche numerose, di tranquillità domestica, non si può però dire che l’infanzia e la prima gioventù di Guglielmo trascorrano serene. La sua stessa nascita è difficile. Il piccolo si presenta in posizione podalica e questo crea non pochi problemi sia a lui sia alla madre.
Due giorni dopo il lieto evento, una delle balie che accudiscono il principe si accorge che nel bambino c’è qualcosa che non va: il neonato non muove mai il braccio sinistro, che rimane menomato per sempre. Secondo alcuni la paralisi dell’arto è dovuta a un uso improprio del forcipe, che avrebbe lesionato le terminazioni nervose della spalla. Altri ritengono invece che tutto il lato sinistro del corpo di Guglielmo sia malformato. A riprova di questa tesi vengono portate una sua frequente, e dolorosa, infiammazione all’orecchio sinistro, che spesso sanguina e produce pus, e la sua difficoltà, manifestatasi attorno ai cinque anni, di tenere ben eretta la testa, che tende ad appoggiarsi a sinistra. Questo difetto viene curato imponendo al bimbo di indossare un’armatura in cuoio e metallo che lo costringe nella posizione corretta.
Numerose terapie, anch’esse penose, vengono tentate fin dai primi giorni di vita per curare, o almeno correggere, la paralisi del braccio sinistro, con esiti difficili da valutare. Raggiunta la maturità, l’arto malato di Guglielmo risulta di almeno dieci centimetri più corto dell’altro, la mano riesce appena a muovere le dita e a stringere gli oggetti che comunque non è in grado di sollevare, anche se di peso modesto. In tutte le immagini fotografiche di lui di cui disponiamo la malformazione viene mascherata con accorgimenti diversi, in particolare tenendo la mano inservibile appoggiata sull’elsa della spada. Anche gli abiti confezionati per il principe e in seguito per il Kaiser sono sempre tagliati in modo da nascondere quanto possibile il difetto fisico. La condizione in cui si trova impedisce a Guglielmo di condurre una vita autonoma, gli è necessario l’aiuto altrui per vestirsi e per svolgere molte altre attività.
È opinione diffusa che la grave malformazione e l’inabilità che ne deriva abbiano condizionato il carattere del principe, e su questo si possono avere pochi dubbi. Più difficile è valutare quanto la sua indole ne abbia risentito, in particolare in vista delle scelte politiche, e militari, che si è trovato a prendere nel corso della vita. Come vedremo in seguito, se Guglielmo II manifesta dei gravi limiti nella conduzione del proprio Paese e si dimostra incapace di evitargli la tragedia della Grande Guerra, i suoi difetti consistono nell’insicurezza, nella mancanza di costanza e di concentrazione nell’affrontare i problemi, nella scarsa capacità progettuale più che nel carattere prepotente o nell’indole militarista, anche se certo il Kaiser rimane fino alla fine un figlio della sua epoca e dell’ambiente nel quale si forma.
L’impossibilità di utilizzare il braccio sinistro non lo trasforma in un minorato grave. Il giovane principe impara a mangiare senza l’aiuto di alcuno, utilizzando un apposito attrezzo che unisce coltello e forchetta, va a caccia e spara con armi costruite perché possano funzionare con l’impiego del solo braccio destro, sa andare a cavallo con grande padronanza e disinvoltura. Quest’ultima dote gli proviene dagli sforzi compiuti sotto la guida inflessibile del suo precettore Georg Hinzpeter, uomo di estremo rigore e determinazione. Dato che il principe Guglielmo non riesce a tenersi in sella con una sola mano, lo costringe a risalire sul pony, dal quale regolarmente cade, fin quando non diviene capace di mantenersi in equilibrio e di controllare la cavalcatura con il corretto impiego delle gambe.
La figura di Hinzpeter, precettore nello stesso tempo di Guglielmo e di suo fratello minore Enrico, è considerata determinante nella formazione del futuro Kaiser. Hinzpeter, calvinista, rigoroso e molto esigente, impone ai principi un tenore di vita spartano e con massacranti orari di studio, protratti in pratica dall’alba al tramonto. I suoi metodi educativi vengono illustrati spesso attraverso un aneddoto: in un’occasione nella quale altri ragazzi sono in visita presso la famiglia dell’erede al trono, il precettore costringe Guglielmo a offrire dei dolci agli ospiti senza però prenderne per sé. La colazione del mattino prevede come unica pietanza del pane secco inzuppato nel latte.
Mentre forma in questo modo il carattere dei principi, Hinzpeter si impegna a presentare loro la realtà tedesca del tempo, accompagnandoli in visite guidate nelle fabbriche e nelle fattorie, nei luoghi d’arte e lungo i fiumi della Germania, incitandoli a parlare con le persone che incontrano e a rendersi conto delle loro condizioni di vita. Durante tutto il suo regno Guglielmo si sente impegnato, anche se in modo paternalistico, a migliorare le condizioni di vita dei suoi sudditi, delle quali avverte di portare la responsabilità. Questo atteggiamento etico, che in definitiva non sa trasformare in progetto di governo ma rimane semplice propensione astratta, gli deriva in buona parte dalle gite fatte da ragazzo in compagnia di Hinzpeter.
Il termine della lunga stagione trascorsa sotto la direzione dell’inflessibile precettore rappresenta per Guglielmo una liberazione. Essa si realizza durante l’adolescenza, al momento dell’accesso al ginnasio. Con una scelta moderna e liberale, mutuata da abitudini che cominciano a essere in uso nella corte londinese, i principi ereditari decidono infatti che i figli debbano completare gli studi frequentando una scuola pubblica, esperienza fino a quel momento estranea alla famiglia regnante di Berlino. Scelgono per loro il ginnasio di Kassel; Guglielmo conserva un buon ricordo dei giorni trascorsi nella città dell’Assia e dei compagni di classe, che lo chiamano familiarmente “Altezza reale”, come riferisce nelle memorie scritte negli anni Venti e Trenta durante l’esilio olandese, dopo l’abdicazione.
Se i rapporti con il precettore non sono dei migliori – fra l’altro Hinzpeter considera come principio educativo di primaria importanza evitare ogni forma di approvazione per gli sforzi compiuti dai suoi allievi e non si congratula mai con loro per i risultati ottenuti – al contrario il giovane principe si trova in grande sintonia con tutti e quattro i nonni. Anche di Alberto, marito della regina d’Inghilterra, scomparso nel 1861, due anni dopo la sua nascita, Guglielmo sostiene di conservare un ricordo felice. Per la nonna Vittoria il futuro Kaiser ha una vera adorazione: non perde l’occasione per andarla a trovare e quando nel 1901, ormai già sul trono di Germania da oltre un decennio, la sa in fin di vita, si precipita al suo capezzale e la veglia con continuità e devozione, tanto che lei si spegne in pratica fra le sue braccia.
Ottimo il rapporto di Guglielmo anche con la nonna paterna, che pure è in rotta con il marito Guglielmo I e con il quale ha violenti battibecchi in pubblico nelle rare occasioni nelle quali i due sono costretti a incontrarsi. Con il nonno imperatore il giovane principe si trova unito da un legame particolare. Il vecchio Kaiser è scorbutico, taciturno, scontroso e avaro, ogni sera segna a matita il livello dello champagne rimasto nella bottiglia perché la servitù non ne approfitti, ma è molto affezionato al nipote e lo ammette volentieri alla propria tavola privata, della quale il ragazzo è un frequentatore quasi esclusivo.
Proprio la simpatia che lo lega al nonno fa sì che Guglielmo, con grande soddisfazione di Bismarck, si senta portato a condividerne le idee reazionarie e a diventare critico nei confronti di quelle dei genitori, il cui pensiero è molto più aperto e liberale. Il cancelliere decide di approfittare della situazione e, mentre continua a negare all’erede al trono ogni forma di visibilità internazionale e di partecipazione all’attività diplomatica tedesca, affida invece a suo figlio missioni importanti, come le due visite ufficiali presso lo zar nel 1884 e nel 1886. Il principe, benché ancora molto giovane, si comporta molto bene in entrambe le occasioni, così che Bismarck si convince di poter contare su di lui per la prosecuzione della sua politica filorussa. In particolare Guglielmo dà assicurazioni allo zar in relazione all’intenzione sua e del governo tedesco di impedire il matrimonio fra la maggiore delle sue sorelle, Vittoria detta “Moretta”, e Alessandro di Bulgaria, molto mal visto a San Pietroburgo. La vicenda di questo amore contrastato rappresenta un altro dei motivi di attrito fra il principe e sua madre, molto favorevole alle nozze che rappresenterebbero un elemento di allontanamento della Germania dalla Russia e di avvicinamento all’Inghilterra.
Per quanto lo riguarda, Guglielmo all’epoca è già marito e padre. Il giorno di san Valentino del 1880, non ancora ventiduenne, il principe ha annunciato il suo fidanzamento con Augusta Vittoria (all’epoca della grande regina, il nome “Vittoria” è diffusissimo tra l’aristocrazia europea). La promessa sposa, da tutti chiamata Dona, è figlia del duca dello Schleswig-Holstein e sorella dell’erede al trono ducale Federico, compagno d’armi di Guglielmo nel 1° Reggimento di fanteria della guardia nonché di studi all’università di Bonn. Dona, di un anno maggiore del consorte, rappresenta una scelta corretta dal punto di vista dinastico, dato che il matrimonio con lei di un principe Hohenzollern sana il contrasto sorto fra le due famiglie a seguito dell’annessione dello Schleswig-Holstein alla Prussia al termine della guerra del 1866, che di fatto ne ha estromesso la casa regnante.
Le nozze fra Guglielmo e Dona si celebrano a Berlino il 27 febbraio 1881 e l’anno successivo nasce il primo figlio della coppia, Federico Guglielmo, al quale nei dieci anni seguenti fanno seguito altri cinque maschi e una femmina, Vittoria Luisa, nei cui confronti il padre dimostra una particolare tenerezza. Il piccolo Federico Guglielmo è il primo pronipote della regina Vittoria d’Inghilterra, che diviene così bisnonna.
Il matrimonio con Dona si rivela un’unione nel complesso felice, lei è affezionata al marito e si compiace dello status sociale acquisito. Non mancano notizie di infedeltà coniugali da parte del Kaiser e persino di relazioni di qualche durata intrattenute da Guglielmo con altre donne, fra le quali viene ricordata Elisabeth Bérard, ma sappiamo quali libertà vengono riconosciute agli uomini in quegli anni, ai membri delle famiglie reali in particolare. I loro matrimoni sono soprattutto questioni politiche, come dimostra la vicenda di Moretta, alla quale non sarà mai concesso di sposare il suo adorato Sandro: gli affetti si sviluppano su un piano diverso. Una buona intesa, il rispetto reciproco e l’attenzione alle apparenze è quanto di meglio si possa sperare di ottenere. Casi di vero amore protratto nel tempo, come quello della regina Vittoria e del principe Alberto o anche dei genitori di Guglielmo, Fritz e Vicky, sono piuttosto rari.
Negli anni Ottanta dell’Ottocento, l’attenzione di Bismarck per il giovane principe e per la sua formazione in vista di una presenza di rilievo nella vita politica del Paese si manifesta anche in un altro modo: a differenza di come ha fatto con suo padre, il cancelliere ammette Guglielmo a partecipare, anche se con funzioni in pratica di semplice osservatore, alla macchina di potere che sotto la sua direzione governa la politica tedesca, con esperienze presso il ministero degli Esteri, dove lo affida alle cure del figlio Herbert, e poi presso quello delle Finanze.
Ormai Guglielmo è divenuto un adulto, ha completato il suo ciclo di studi universitari e con il matrimonio ha conquistato una completa autonomia nella gestione della propria vita, sociale e familiare, e nella scelta delle compagnie. Nel 1886 fa un incontro da molti giudicato decisivo, pur se con valutazioni diverse riguardo alle conseguenze che gliene derivano, quello con Philipp von Eulenburg, con sicurezza il miglior amico della sua vita e una delle poche persone che si sentono autorizzate a parlargli con schiettezza, condizione molto rara nell’entourage di un erede al trono e poi sovrano regnante circondato da adulatori che si sforzano di compiacerlo. Nominato principe, Eulenburg riceve persino l’autorizzazione a rivolgersi a Guglielmo nella forma colloquiale del “tu”, anche se sembra non abbia mai fatto uso del privilegio che gli viene concesso.
Eulenburg, maggiore del potente amico di quasi dieci anni, è un poeta e un musicista, anche se non di grande livello, che dopo un breve periodo passato sotto le armi ha intrapreso la carriera diplomatica. Durante la sua permanenza a Monaco di Baviera in qualità di rappresentante del governo prussiano, il nuovo amico ha modo di introdurre Guglielmo negli ambienti artistici della città, presentandolo ai pittori che ne animano la vita culturale e a Richard Wagner. Sembra che il futuro Kaiser apprezzi molto il Parsifal.
Eulenburg ha un’influenza molto grande su Guglielmo in tutti i campi. Il principe ascolta con attenzione i consigli dell’amico, che lo accompagnano fino al 1908, quando Eulenburg stesso viene travolto da uno scandalo sollevato dal giornale «Die Zukunft» che lo accusa di aver avuto in gioventù rapporti omosessuali. La vicenda arriva in tribunale in maniera simile a quella del processo che in Inghilterra ha rovinato Oscar Wilde una decina d’anni prima. In Germania l’articolo 175 del Codice penale vigente ai primi del Novecento condanna i rapporti omosessuali, ma non quelli fra partner consenzienti; comunque l’accusa è giudicata infamante. Eulenburg adisce alla via giudiziaria per tutelare il proprio onore, ma rimane invischiato in una rete di accuse e controaccuse di falsa testimonianza e di corruzione di testimoni che lo porta a trascorrere cinque mesi in carcere, un’esperienza dalla quale esce distrutto nel fisico e nello spirito. Il processo a suo carico si interrompe prima di arrivare alla sentenza e il principe Eulenburg, ormai socialmente impresentabile, si ritira nella sua proprietà di Liebenberg. Guglielmo tronca ogni rapporto con lui all’inizio della vicenda e tra i due non ci sarà più alcun contatto, neppure epistolare.
Fino ad allora gli interventi di Eulenburg presso il Kaiser sono frequenti, molte volte tesi a consigliare a Guglielmo un atteggiamento moderato e una maggior attenzione a contenere le sue esternazioni nel corso di occasioni pubbliche. Il Kaiser si considera un elemento di unione per il popolo tedesco, viaggia molto nell’Impero e ama parlare a braccio nelle manifestazioni ufficiali, creando di frequente situazioni di imbarazzo, soprattutto quando passaggi particolarmente accesi dei suoi discorsi sono riferiti dalla stampa al di fuori del contesto nel quale vengono pronunciati.
L’episodio più noto a proposito di queste esternazioni è ricordato come il “discorso degli Unni”. Il 27 luglio 1900, nella base navale di Bremerhaven, Guglielmo saluta le truppe in partenza alla volta della Cina per sedare la rivolta dei Boxers che ha portato all’assedio delle legazioni straniere a Pechino. Preso dalla foga oratoria, il Kaiser rivolge ai soldati frasi di particolare violenza: «Quando sarete davanti al nemico abbattetelo; non abbiate pietà, non prendete prigionieri. Comportatevi come gli Unni di mille anni fa». E poi: «Fate che il nome della Germania...
Indice dei contenuti
- Collana
- Frontespizio
- Copyright
- Indice
- Guglielmo II di Sergio Valzania
- Fonti e bibliografia
- Cronologia. Germania 1914-1916 di Mario Bussoni
- Approfondimento. La guerra aerea di Mario Bussoni
- Piano dell'opera
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