Come cambiare la scuola e il suo assetto organizzativo e quali sono le evidenze della ricerca internazionale sul miglioramento scolastico? Il miglioramento investe, per un verso, il micro-livello del singolo insegnante nella sua aula di lezione. Per un altro verso, il miglioramento può sfociare in una più ampia azione riformatrice. muovendo dalla premessa che l’era della riforma top down sia passata e dalla constatazione che un miglioramento contestuale dall’interno verso l’esterno (inside-outside) non sia di per sé sufficiente per agire in profondità sul sistema, il volume presenta per la prima volta in Italia una serie di saggi che indagano le possibilità di miglioramento relativamente: (1) alla cultura scolastica, (2) alla organizzazione di reti di scuole e partnership, (3) all’attenzione alle scuole più deboli, (4) al ruolo cruciale della formazione. Gli studi documentano inoltre il modo in cui il miglioramento possa diffondersi su una scala più grande, il ruolo della leadership e le riforme di successo come, ad esempio, la Finlandia e Singapore.
I contributi sono firmati da studiosi di primo piano nel campo della politica e della comparazione scolastica come Louise Stool, David Hargreaves, Alan Boyle e altri ancora.
Monica Mincu insegna Educazione comparata e Storia dei Sistemi Scolastici Europei presso l’Università di Torino ed è esperta di politiche educative, miglioramento scolastico e formazione degli insegnanti. Ha recentemente lavorato per l’UNESCO Parigi e dal 2021 è affiliata con il Center for Educational Leadership dell’Institute of Education, University College London.

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Come migliorano le scuole nel mondo?
Oltre il top-down e non solo inside-out
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Oltre il top-down e non solo inside-out
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DidatticaCategoria
Politiche educative1. Introduzione
Il miglioramento scolastico è
un aspetto centrale nella ricerca in educazione. Perfino ambiti ad
impostazione più teorica e fondativa hanno come orizzonte l’idea
implicita di fornire interpretazioni, letture, analisi che possano
produrre miglioramento. La nascita di un campo autonomo di ricerca
si è tuttavia realizzata solo negli ultimi decenni in diretta
relazione alla coagulazione di studi e ricerche sull’efficacia
della scuola (
school
effectiveness
).
Le proposte avanzate in tale ambito fanno leva sui dati e le
evidenze che emergono dagli studi sull’efficacia scolastica, ma lo
oltrepassano perché tengono conto non solo dell’evidenza ma anche
della possibilità di avere un impatto positivo a certe condizioni e
in determinati momenti, in contesti organizzativi e culturali
differenti (
school improvement).
L’idea di miglioramento è finalizzata al progresso a livello
individuale del singolo studente e include tutte le possibili
azioni che possano rivelarsi efficaci per raggiungere questo
obiettivo.
Il livello individuale e il progresso personale rappresentano
il vero focus delle azioni di miglioramento. In altre parole,
la finalità ultima è quella di rendere gli allievi più capaci ed
efficaci ad apprendere e rispetto a tutte le componenti sottese:
motivazione, affettività, cognizione, meta-cognizione ecc. Gli
altri livelli a cui il miglioramento deve tendere per sostenere
quello individuale sono: gruppi di studenti, classe, dipartimenti e
scuola, distretto o area territoriale locale e, infine, il sistema
scolastico nel suo insieme.
Alcune iniziative istituzionali che possono favorire il
miglioramento sono i partenariati con i genitori e le comunità
locali, incluse le collaborazioni tra pubblico e privato. Ulteriori
variabili riguardano il cosiddetto insegnamento di qualità (
teaching quality), il clima scolastico e la
leadership d’istituto e intermedia.
Naturalmente va ricordato che il miglioramento è influenzato
anche da altre azioni come la formazione continua (a seguito di una
buona base di formazione iniziale) in loco, la valutazione e gli
incentivi per il lavoro insegnante, l’uso di
standardprofessionali su tutto l’arco formativo e la
tipologia della carriera dei docenti, il ricorso alla ricerca e ai
dati empirici (test standardizzati) per calibrare le pratiche
pedagogiche in classe.

Immagine 1 - Livelli, aree, strumenti e
finalità del miglioramento in educazione
Il miglioramento scolastico implica, dunque, non soltanto
diversi livelli ma molteplici aspetti. Questi aspetti investono il
funzionamento delle scuole, che legano micro e macro-livelli, in
dinamiche complesse che riguardano processi di coerenza interna (
inside), processi di diffusione
inside-out,
bottom-up,
top-down e anche laterali o in rete, a ciascun livello in
orizzontale e tra diversi livelli in verticale. Si tratta quindi di
una realtà sistemica di estrema complessità
.
Oggi disponiamo di numerosi contributi per un’accurata
comprensione del fenomeno. Svariate iniziative locali o nazionali
hanno servito e stanno servendo da stimolo per altre realtà, in una
dinamica di contaminazione riformistica o, per utilizzare
un’espressione molto impiegata nella comparazione educativa, di
“epidemia in educazione”. Il volume propone alcuni dei più
significativi contributi internazionali e indaga alcuni grandi temi
sui quali si basano le iniziative di miglioramento scolastico nel
mondo.
In sintesi, il miglioramento della scuola in prospettiva
sistemica riguarda:
(1) l’organizzazione stessa dei processi e delle attività a
livello di singola scuola,
(2) la cultura o
ethos scolastico che la caratterizza,
(3) la possibilità di costruire capacità professionali dentro la
scuola per mezzo della formazione di insegnanti,
leaderintermedi e
leadership d’istituto,
(4) processi che arrivano al cuore della qualità
dell’insegnamento e dell’apprendimento e che si possono delineare
come processi di personalizzazione/differenziazione in vista del
progresso scolastico e personale di ogni singolo studente, facendo
leva in modo fondamentale sull’impegno e sulla motivazione
personali – scuola personalizzata e quindi basata su valutazione
formativa, obiettivi individuali, curricolo co-costruito e a scelta
dello studente,
(5) modalità di supporto empatico (tra pari, in rete o per mezzo
di evidenze di ricerca) e strumenti di controllo esterno o
accountability, come i dati dei sistemi nazionali di
valutazione o delle ispezioni scolastiche, con funzione informativa
e di sostegno piuttosto che di penalizzazione e demoralizzazione.
Va infine sottolineato, come fanno notare Datnow e Hubbard
[2015], che quando gli insegnanti non valutano l’efficacia dei
cambiamenti messi in pratica rispetto ai risultati
all’apprendimento, l’intero processo di miglioramento continuo è
compromesso. Il miglioramento organizzativo e culturale a livello
più alto o più basso deve ambire in fin dei conti, a migliorare gli
esiti all’apprendimento degli studenti.
2. Cultura
Un primo grande tema connesso
al miglioramento riguarda
la cultura della scuola
, tema affrontato nel primo
capitolo da Louise Stoll. Gli studiosi che se ne sono occupati la
descrivono in modi differenti. Per MacGilchrist e colleghi [1995],
ad esempio, le relazioni professionali, le disposizioni orga
nizzative e le opportunità di
apprendimento sono le dimensioni chiave per definirla. Secondo
Hargreaves [1994] essa è il frutto dell’intreccio di atteggiamenti
come individualismo, collaborazione, collegialità forzata e della
“balcanizzazione valoriale”. Stoll la descrive in base alla
coesione sociale e al sociale. Secondo questi criteri derivano
scuole tradizionali, assistenziali, «serre» o ambienti molto caldi,
e scuole anomiche. Hood [1998] individua quattro possibili
combinazioni tra tipi di coesione sociale e regolazione:
- Fatalista : rispetto delle regole ma poca cooperazione per raggiungere i risultati
- Gerarchica (burocrazia): coesione sociale e cooperazione e un approccio basato sul rispetto delle regole Individualista : approcci frammentati all’organizzazione che richiedono negoziazione tra vari attori
- 4. Ugualitarista : strutture di partecipazione molto significative, decisioni molto partecipate, cultura di supporto tra pari

Immagine 2 - Matrice coesione
sociale/regolazione sociale
Tali categorie vanno intese
come tendenze di massima, non ammettono giudizi di valore ed
esprimono un valore euristico e descrittivo.
Le scuole nelle quali prevale una cultura anomica,
individualista o fatalista sono tendenzialmente più problematiche
sul piano organizzativo per il rischio di frammentazione che
presentano e l’impossibilità di “creare sistema” dentro la scuola.
Le tipologie ad alta coesione sociale possono essere soggette ad
alta variabilità a seconda se prevale una rigida logica gerarchica
o uno stile di lavoro egualitario alla pari. Va poi tenuto in conto
che la realtà dei sistemi scolastici può essere caratterizzata da
una certa tipologia mentre quella delle singole scuole può
riflettere una versione più sfumata a seconda delle interpretazioni
locali degli attori sociali che vi lavorano e da cui dipendono le
singole culture scolastiche.
Il caso italiano può essere inquadrato nella tipologia
individualista (debole collaborazione, vedi dati TALIS 2018 e
debole gerarchia, vista l’assenza di una carriera docente per
livelli di preparazione e la forte autonomia del singolo
insegnante), con alcuni aspetti di «fatalismo» istituzionale.
Mentre la cultura collegiale sul piano formale può sembrare robusta
– vista la presenza di organi collegiali –, in pratica la coerenza
organizzativa rimane molto debole. La ragione risiede nel fatto che
tali organi possono anche decidere di non concordare alcuna
soluzione “di sistema” e di rinviare le decisioni al singolo
docente, poiché l’autonomia del docente è tuttora il criterio
superiore che governa la cultura informale nella scuola italiana.
Nel caso inglese, ad esempio, le scuole tendono ad esprimere
invece culture più coerenti e coese che oscillano tuttavia tra
modelli molto gerarchici e modelli più partecipati, con
leadership più diffuse. Anche se il sistema scolastico
d’oltre Manica in via generale privilegia
ethos perlopiù coesi, non è raro, in caso di
leadership debole, di incontrare anche scuole frammentate
e incoerenti.
Il rapporto tra cultura del sistema educativo e culture delle
singole scuole non è infatti univoco, per quanto sia molto
rilevante: la cultura di sistema esprime una certa tendenza, la
quale, tuttavia, può manifestarsi o può essere ostacolata dalle
dinamiche presenti nei micro-contesti nei quali si svolge
l’attività scolastica.
Assumere
il punto di vista della complessità contestuale, come
varietà di fattori che influenzano in maniera diversificata
strutture o aspetti scolastici o educativi, concorre a identificare
svariate interpretazioni possibili. Più importante ancora, è la
consapevolezza che le questioni educative non sono da interpretare
come statiche o univoche, ma che esse mutano in base al modo in cui
fattori interni ai sistemi scolastici ed esterni (sociali e
culturali) si combinano e quindi le definiscono. Una qualsiasi
questione educativa può manifestarsi su un
continuum pedagogico e presentare varie tendenze e
manifestazioni [Mincu 2020]. Pertanto, giudizi netti o l’uso di
categorie in modalità esclusiva
aut aut non risultano le più adatte, perché eludono la
complessità della realtà. Descrivere i sistemi educativi come
accentrati o decentrati, per esempio, in maniera semplicistica
rappresenta un’operazione fuorviante, perché gli aspetti sui quali
le due categorie si possono declinare sono vari, come ad esempio il
curricolo, il finanziamento, la messa in ruolo del personale
docente, l’organizzazione e la
leadership scolastica ecc. Pertanto, le due tipologie
accentrata vs decentrata vanno viste in relazione e continuità tra
loro.
Allo stesso modo, ritenere che i paradigmi pedagogici come
quello formalista (centrato sull’insegnante) e quello
costruttivista (centrato sullo studente) possano essere univoci e
nettamente differenti è semplicemente fuorviante. Più importante
ancora, nei tentativi di
import di riforme o iniziative innovative di altrove,
occorre considerare la compatibilità culturale e contestuale più
ampia (nazionale, regionale o locale) come anche la cultura di ogni
singola organizzazione.
In sostanza, le culture pedagogiche costituiscono un filtro
importante per pilotare saggiamente le innovazioni finalizzate al
miglioramento, tenendo conto che esse si declinano sia a livello
nazionale, includendo una o più macro-tendenze, sia a livello
locale-contestuale. Come indicato più avanti nel volume, il clima
scolastico va inteso come lo strato superficiale di una cultura,
mentre a livello profondo troviamo i valori [Cheng 1993; Hofstede
1994; Sun 2002]. Questi ultimi si rispecchiano nelle visioni
nazionali, negli obiettivi, nelle leggi, nelle politiche, nel
curricolo e nelle credenze o nelle aspettative pubbliche.
3. Organizzazione
Strettamente collegato alla dimensione culturale, se non proprio inscindibile, il miglioramento intercetta sia l’ organizzazione scolastica e sia quella di sistema. A livello di sistema scolastico, è ovvio che, come appena detto, accentramento e decentramento non possono essere categorie nettamente contrapposte e reciprocamente esclusive; come sottolineato da Fullan [2011] sono necessari un certo equilibrio e perfino una certa combinazione. Inoltre, lo strumento del controllo, tipica dell’accentramento, non deve mai essere la principale, ma solo una possibilità, mentre la creazione di competenze e capacità professionali, costituiscono le principali leve del miglioramento.
Le analisi che si soffermano sull’organizzazione sottolineano soprattutto i dispositivi di coesione organizzativa piuttosto che i contenuti, come nel caso della dimensione culturale. In tal senso, i dispositivi che creano organizzazione e una certa gerarchia dentro la scuola dipendono ampiamente dal margine di autonomia della scuola stessa. Il principale strumento è dato dalla presenza di una leadership d’istituto e di livello intermedio, in grado di prendere decisioni significative non solo in materia curricolare, ma anche sul versante finanziario, in accordo con l’organo decisionale d’istituto, su quelle delle politiche del personale e in grado di formulare politiche d’istituto in senso più specifico.
Per essere funzionale, ogni organizzazione richiede sempre un certo grado di gerarchia e un certo grado di collaborazione orizzontale. Se un approccio diventa eccessivamente enfatizzato, i pericoli del pensiero unico ( groupthink) o della sfiducia possono alimentare cicli di rinforzo (di collaborazione o controllo), entrambi inefficaci. Alcuni sistemi scolastici tendono, in effetti, ad eliminare un principio gerarchico di responsabilità e controllo o, viceversa, di renderlo prevalente. Secondo Sundaramurthy e Lewis [2003], a...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Come migliorano le scuole nel mondo?
- Indice dei contenuti
- PREFAZIONE
- I. I QUATTRO PILASTRI DEL MIGLIORAMENTO SCOLASTICO
- 1. Introduzione
- 2. Cultura
- 3. Organizzazione
- 4. Miglioramento nella scuola e nell’aula personalizzata
- 5. Stimoli al miglioramento: fiducia, compassione e controllo
- Bibliografia
- II. CULTURE SCOLASTICHE E POSSIBILE CAMBIAMENTO
- 1. Cos’è la cultura scolastica?
- 2. Che aspetto ha la cultura scolastica? Cosa vedono i tuoi occhi e sentono le tue orecchie?
- 3. Cosa non vedi?
- 4. Collegialità
- 5. Le scuole hanno culture diverse?
- 6. In che modo sono collegate cultura e struttura?
- 7. Come possiamo dare un senso ai «vincoli situazionali»?
- 8. Cultura scolastica e micro-politica
- 9. In che modo la cultura può sostenere il miglioramento scolastico?
- 10. Il rinnovamento culturale
- 11. Conclusione
- Bibliografia
- III. Scuole in grado di migliorare da sé
- 1. Introduzione
- 2. Le virtù della “famiglia di scuole”
- 3. L’approccio mediante soluzioni locali
- 4. Co-costruzione in gruppi di famiglie
- 5. Espansione della leadership di sistema
- 6. Oltre la scuola autogestita
- 7. Condizioni per un sistema sostenibile capace di migliorare autonomamente
- 8. Come si può garantire il processo di miglioramento autonomo?
- 9. Verso un sistema di miglioramento autonomo maturo
- 10. Conclusioni
- Bibliografia
- IV. Miglioramento efficace in contesti nazionali
- 1. Introduzione
- 2. Quadro teorico
- 3. Modello teorico
- 4. Metodologia
- 5. Risultati e discussione
- 6. Implicazioni per la politica e la pratica
- 7. Conclusione
- Bibliografia
- V. Come aiutare le scuole in difficoltà a invertire la rotta
- 1. Introduzione
- 2. Definizione
- 3. Un imperativo morale
- 4. La faccia oscura della Luna
- 5. Ostacoli al cambiamento
- 6. Rompere le barriere
- 7. Intervento empaticamente solidale
- 8. Intervento in proporzione inversa al successo
- 9. Una politica di intervento empaticamente solidale
- 10. Oltre l’arcobaleno
- 11. Prevenzione piuttosto che cura
- Bibliografia
- VI. I leader scolastici e l’uso della ricerca in Inghilterra
- 1. Introduzione
- 2. Definizione dei concetti fondamentali
- 3. Vantaggi dell’uso delle evidenze
- 4. Il contesto politico per una pratica basata sulle evidenze in Inghilterra
- 5. Quattro fattori chiave per la pratica basata sull’evidenza tratti da una rassegna della letteratura
- 6. Capacità di impegnarsi sia in, che con evidenze provenienti dalla ricerca e dai dati
- 7. Fare della ricerca una norma culturale
- 8. Una cultura dell’apprendimento che utilizza la ricerca come parte di un ambiente di apprendimento efficace
- 9. Strutture, sistemi e risorse
- 10. Il progetto «Research Learning Communities» (Comunità di ricerca per l’apprendimento)
- 11. Metodi
- 12. Risultati
- Bibliografia
- VII. Quality Teaching Rounds per la formazione docente in Australia
- 1. Introduzione
- 2. Struttura concettuale e metodologica
- 3. Ricerca sulla qualità dell’insegnamento
- 4. Implicazioni circa l’efficacia
- 5. Conclusione
- Bibliografia
- VIII. Gli «ingredienti essenziali» per migliorare a livello di scuola
- 1. Introduzione
- 2. Cinque fattori di supporto essenziali per migliorare la scuola
- 3. Dinamica di miglioramento
- 4. Creare fiducia
- 5. Sfide non riconosciute
- 6. Convinzioni e incertezze
- IX. La via di Singapore alla qualità educativa*
- 1. Introduzione
- 2. Il sistema educativo di Singapore: il percorso per diventare una nazione che apprende
- 3. Il successo educativo di Singapore
- Bibliografia
- X. Leadership scolastica e primato finlandese
- 1. Introduzione
- 2. Organizzazioni leader nell’apprendimento
- 3. Impiego dei leader scolastici [compresa la selezione, lo sviluppo professionale, la valutazione, la promozione, il licenziamento o l’esubero]
- Bibliografia
- Postfazione
- Il sistema nazionale di valutazione in Italia
- Il ruolo proattivo delle scuole
- L’autovalutazione
- La valutazione esterna
- Le azioni di miglioramento
- La rendicontazione sociale
- Lo sviluppo del SNV in Italia
- La sequenza e gli strumenti
- Acronimi interni al testo
- Indice dei nomi
- CULTURA STUDIUM
Domande frequenti
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