IV CONVERSAZIONE
Il compagno Stalin
HS
Come è avvenuta la trasformazione di un betarista in un comunista?
NM
È stato come passare da una favola stupenda a un’altra. Tutte e due le favole narravano di «uomini nuovi»: del «nuovo ebreo» o del «nuovo uomo» in senso universale. A Suceava la mia famiglia mi iscrisse al liceo ebraico. Alla fine del 1948 in Romania ci fu una grande riforma del sistema scolastico: le scuole private vennero abolite e tutti gli allievi furono sistemati nella scuola di stato. Nel 1949 nacque l’organizzazione dei Pionieri – io divenni uno dei capi perché ero uno scolaro eccellente e mio padre era un membro del Partito. Cominciò così la mia carriera di comunista. Divenni qualcosa di simile a una star. Ero piccolo, non particolarmente sportivo, eppure toccava a me tenere il discorso del 7 di novembre (anniversario della Rivoluzione d’ottobre, giorno di festa e di parata), del Primo maggio e così via. Nel 1949, in occasione dei festeggiamenti per i settant’anni di Stalin, in qualità di capo dei Pionieri, gli scrissi. Gli spedii una lettera e una poesia. Non fui certo il solo, eravamo una bella compagnia: Neruda, Aragon, Éluard, Johannes R. Becher, Anna Seghers, Roger Garaudy – anche loro fecero gli auguri al nostro geniale, spirituale e divino padre, nonno e avo. Un attacco di infantilismo illuminato, che colpì non solo loro. Io però ero davvero ancora un bambino. Nel 1950 frequentavo il liceo.
HS
Non si trattava più però del liceo ebraico, ma di una scuola statale.
NM
Giusto. A scuola, dopo un paio di anni, divenni il segretario dell’Organizzazione della gioventù comunista (l’Uniunea Tineretului Muncitoresc, l’Unione dei giovani lavoratori, nota con la sigla Utm).
HS
Lesse i classici del marxismo?
NM
Ma certo. Io ero uno che leggeva! Lessi quindi il Manifesto del Partito comunista, l’Anti-Dühring di Engels.
HS
Il capitale?
NM
Il capitale no, mi dispiace. In compenso ho letto Lenin, Un passo avanti, due passi indietro e Stato e rivoluzione, così come Questioni del leninismo di Stalin. Leggevo poi ogni sorta di spazzatura, letteratura sovietica…
HS
Šolochov…
NM
Michail Aleksandrovič Šolochov è un bravo scrittore in confronto ad altre perle del realismo socialista. Il placido Don, la sua trilogia, l’ho letta con molto piacere. No, io intendevo vera e propria spazzatura. Lessi però anche l’autentica letteratura russa, che era stata stupendamente tradotta in romeno: Tolstoj, Čechov, Turgenev, Gogol’, Puškin, Gončarov, tutti quegli scrittori.
HS
Dostoevskij?
NM
Non particolarmente. Non tutto Dostoevskij era accessibile. Fu solo negli anni sessanta che avemmo la possibilità di leggerlo integralmente. Insieme alla letteratura occidentale più recente. Lo stesso vale per Isaak Babel’. Ebbi comunque modo di leggere della buona letteratura russa, il che riuscì a proteggermi fino a un certo grado dalla stupidità degli slogan e dei luoghi comuni, che tuttavia finii anch’io per assorbire.
HS
Quando ha imparato a leggere?
NM
In russo tra il 1944 e il 1945, in romeno solo nel 1945. I miei genitori mi avevano insegnato i rudimenti. Al nostro ritorno in Romania avevo frequentato la «Scoala Israelita», una scuola elementare, a Fălticeni, la città in cui vivevano i miei nonni paterni e altri parenti. Il direttore di quella scuola era un cugino di mia madre. Io venni inserito direttamente in seconda e agli esami finali risultai uno dei migliori. Ero molto diligente: dopo tutto quello che avevo passato, trovarmi in un’aula scolastica con i maestri, i libri, gli scherzi tra ragazzi, i giochi era il paradiso. Ricordo anche la presenza di alcune zie che mi viziavano e cucinavano per me. All’improvviso ero diventato qualcosa di simile a un principe. Più precisamente: ero diventato di nuovo quel principe che ero stato a cinque anni, prima di trasformarmi in un mendicante, in un prigioniero.
Imparai quindi a leggere ed ero incantato dai libri. Il primo fu un libro di fiabe romene. Lo ricevetti in regalo per il mio compleanno il 19 luglio 1945. Avevo nove anni. Ricordo la rilegatura del volume: cartone verde. L’autore era un grande narratore romeno, Ion Creangă. Il libro era scritto in una lingua strana e affascinante… non era l’argot che si parlava per strada, era una lingua arcaica, popolare, originale, meravigliosa. Questo mondo altro, questa lingua altra mi conquistarono. Fu la mia iniziazione al mondo della letteratura, all’irreale mondo del reale. Fu così che divenni un fervido lettore. Leggevo di tutto, come le ho detto.
HS
Torniamo al compagno Stalin.
NM
Quando nel 1953 morì, io mi ero già allontanato da lui. All’epoca ero ancora segretario dell’Organizzazione della gioventù comunista al nostro liceo, nella sezione maschile, e conoscevo piuttosto bene la segretaria dell’Organizzazione per la sezione femminile. Quando Stalin morì, lei pianse, come fosse impazzita. Sembrava che stesse per morire anche lei da un momento all’altro. Era letteralmente a pezzi. Aveva perso suo padre, suo nonno, il suo dio. Io non piansi. Avevo già aperto gli occhi, iniziavo a capire l’ambiguità del linguaggio.
HS
Che cosa era accaduto tra lei e Stalin?
NM
C’era stato un finto processo in cui fui costretto a smascherare ed epurare tre giovani studenti della nostra organizzazione. Si trattò di un piccolo processo stalinista, per me doloroso. Non mi potevo più sopportare nel ruolo di un piccolo Stalin – che era poi quello di un umile segretario dell’Organizzazione della gioventù comunista.
HS
Che cosa era accaduto di preciso?
NM
Provo a raccontarglielo. Lei sa chi era Ana Pauker?
HS
No.
NM
Ana Pauker fu una figura importante del comunismo romeno, forse addirittura la più importante in assoluto. Senza dimenticare che fu anche un personaggio di primo piano nel mondo comunista a livello internazionale. Negli anni trenta, quando venne condannata a dieci anni di carcere, le notizie sul suo processo comparvero sulle prime pagine dei giornali europei. Venne chiamata la «nuova pasionaria», la si paragonava quindi a Dolores Ibárruri, la leggendaria comunista spagnola.
Ana Pauker proveniva da una famiglia molto religiosa e molto povera. Suo nonno era un rabbino. Quel nonno le voleva molto bene e capì ben presto quanto fosse intelligente. Riuscì a mandarla all’heder – la scuola primaria religiosa, rigorosamente maschile – insieme ai ragazzi, sebbene fosse proibito. Ana fu la prima bambina a frequentare l’heder e si rivelò una scolara eccellente. Brillante, fin dall’inizio. Da giovane lavorò come apprendista sarta e in seguito insegnò ebraico in una scuola. Un giorno vide una dimostrazione antisemita, andò a casa e rimase una settimana senza parlare con nessuno. Divenne poi membro del Movimento dei lavoratori e in seguito del Partito comunista. Nel Partito conobbe un uomo di nome Marcel Pauker (il nome da ragazza di Ana era Rabinsohn, Hannah Rabinsohn). Marcel Pauker, che proveniva da una facoltosa famiglia ebraica e si era laureato in ingegneria in Svizzera, fu uno dei fondatori del Partito comunista romeno. Marcel e Ana si sposarono ed ebbero dei figli. I coniugi Pauker divennero presto agenti del Comintern. Negli anni che Ana Pauker fu costretta a passare in prigione in Romania, il marito restò con i figli, in Svizzera, in Austria, dovunque lo inviasse il Partito. Poi gli fu ordinato di recarsi immediatamente a Mosca.
HS
Siamo intorno al 1937?
NM
Sì. Tutti gli amici gli consigliarono di non andare in Russia. È un brutto momento, nessuno sa che cosa può succedere, gli dicevano. Marcel Pauker rispose che lui era puro come il cristallo. Andò quindi a Mosca con i suoi due figli. Abitava al famoso Hotel Lux. Al suo arrivo, venne immediatamente convocato per essere interrogato. Gli furono tolti i figli, che finirono in un orfanotrofio. Per qualche tempo ancora Marcel Pauker poté lavorare come ingegnere, poi fu nuovamente arrestato e in seguito giustiziato. All’epoca Ana Pauker si trovava ancora in prigione. Il Partito le diede istruzioni affinché stabilisse contatti con tutte le detenute comuniste della sua prigione e raccontasse loro che Marcel Pauker era un trotzkista, un traditore che aveva abusato della fiducia del Partito e ricevuto quindi il giusto castigo. Lei rispose che una cosa simile non poteva farla, dato che conosceva suo marito e sapeva che non era un traditore. Resistette per tre giorni, poi però fece quello che le veniva chiesto. Se il Partito diceva che suo marito era trotzkista, così doveva essere.
In seguito l’Unione Sovietica propose alla Romania uno scambio di detenuti: una spia romena arrestata in territorio sovietico in cambio di Ana Pauker. Lo scambio avvenne e Ana Pauker arrivò a Mosca.
HS
In che anno?
NM
Nel 1939, credo. Un alto funzionario di Partito, che era suo amico, andò a prenderla già all’aeroporto. C’è una questione di cui non devi mai parlare con nessuno...