Fin dal cinema delle origini e con modalità e motivazioni differenti, ancora oggi le grafie femminili hanno inciso sugli schermi italiani segni sottili, profondi e tuttavia in larga parte ignorati. Questo mancato riconoscimento è in parte legato alla natura stessa della scrittura per il cinema, tesa a scomparire nello scherno, totalmente funzionale alla qualità visiva del film e dunque trasparente e in parte imputabile alla debolezza nel nostro Paese dei Gender studies di ambito cinematografico.Da qui muovono le riflessioni raccolte nel volume che, a partire da alcune specifiche ricerche su nomi assai noti come Annie Vivanti, Grazia Deledda, Fausta Cialiente, Alba de Céspedes, Goliarda Sapienza, Luciana Peverelli, offrono uno sguardo differente sulla storia del cinema con l'intento di rendere conto del contributo delle donne, in particolare delle scrittrici, alla nascita, all'affermazione e ai recenti sviluppi della produzione filmica nazionale.

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Cinema e scritture femminili
Letterate italiane fra la pagina e lo schermo
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Critica letteraria femministaLuciana Peverelli e il cinematografo:
la visione del sogno
Laura Bocchiddi
Un esordio annunciato: il caso di Violette nei capelli
Sin dal 1939 Luciana Peverelli manifesta – inizialmente pare con non troppa convinzione – il desiderio di intrecciare la sua attività di scrittrice e giornalista con quella di sceneggiatrice per lo spettacolo. Sulle pagine di Cinema Illustrazione, rivista di cui è direttrice, all’interno della rubrica di corrispondenza “Luciana al microfono”, il 10 maggio 1939 risponde così a una lettrice: «Perché non scrivo soggetti cinematografici? Perché so già che né al pubblico né ai registi piacerebbero. Figurati che ho in animo di sceneggiare Le roman de Tristan et Iseut di Berlier. “Berlier?” dirai tu. E chi era costui? I produttori, poi agiterebbero una mano a ventaglio davanti alla fronte»1. Nonostante le sue perplessità iniziali, già a partire da quell’anno, molti suoi romanzi sono sotto l’occhio attento dei produttori cinematografici: uno tra i tanti Il bacio di Guya, scritto nel 1938, che la stessa autrice immagina interpretato dalla bellissima Doris Duranti:
Penso che in questo momento il romanzo che più mi è caro è Il bacio di Guya. Le ragioni sono di ordine... cinematografico, piuttosto che romantiche.2
Non è L’Amore del sabato inglese che si dovrebbe mettere in scena, per ora. Quindi non preoccuparti per Maner. In quanto a Guya la vedo con le labbra tentatrici di Doris Duranti.3
Se Guya si farà, la protagonista sarà Doris Duranti.4
Se Guya andrà al cinematografo, vedrai che molte delle tue lagrime saranno asciugate.5
Come si evince dalle risposte date alle lettrici del settimanale, la possibilità di una trasposizione cinematografica de Il bacio di Guya, svanisce nel luglio 1939:
Pensi davvero che quel film sarà un successo? Io intanto comincio ad accendere la famosa candelina. Grazie dei consigli che mi dai, li passerò pari pari al produttore. In quanto al soggetto cinematografico di Ragazze in libertà temo che sia un po’ troppo audace, per lo schermo. Da Roma sono già andata e tornata.6
Da questo momento in poi, però, non vi è più alcun accenno al film nella rubrica. Il film, infatti, non si fece; tanti furono i soggetti venduti – più di uno mai realizzato – che permisero a Luciana Peverelli di guadagnare molto e di fare continuamente la spola tra Milano e Roma. Il lavoro era entusiasmante, e lei diventò presto molto abile nel vendere un soggetto alla settimana e scrivere una sceneggiatura al mese, molte per Belisario Randone7. Si aprì così per la scrittrice un nuovo mondo di opportunità che le assicurò diverse valide amicizie nell’ambito del cinematografo:
Valentina Cortese, ad esempio: bionda, eterea, sperduta, venuta dalla natia Stresa accompagnata dalla nonna; era una ragazzina espansiva, patetica, sempre pronta a scoppiare in lacrime, così sensibile che alcuni l’accusavano di posare. Alida Valli: volitiva, coraggiosa, un po’ dura, davanti alla quale si sentiva sempre in soggezione. Con loro e con Thea Prand, sottile e dolce, che doveva poi diventare la moglie di Eduardo De Filippo, con Carla del Poggio, irruenta, generosa e leale, avevano formato un quintetto inseparabile. Erano tutte molto più giovani di lei ma conoscevano già la vita in tutti i suoi meandri. Lei non l’aveva ancora assaggiata.8
La vera occasione, però, giunse nel 1940, all’indomani della dichiarazione di guerra, quando fu chiamata a Roma per discutere un soggetto tratto dal suo fortunato romanzo Violette nei capelli. Il testo – pubblicato inizialmente a puntate su Gemma nel marzo 1939, e successivamente raccolto in volume – era già un bestseller e, secondo le aspettative dei produttori, avrebbe potuto benissimo ottenere un successo di incassi anche sul grande schermo.
Protagonista indiscussa del fortunato romanzo di Luciana Peverelli è Carina, giovane sartina che, costretta a vivere in una misera stanza con la famiglia adottiva, incarna l’archetipo fiabesco di Cenerentola. Carina si divide tra le incombenze di lavoro nella sartoria della matrigna e la sua segreta passione per il cinema e il teatro, recandosi tutte le notti ad assistere alle opere degli autori più diversi, da Shakespeare a D’Annunzio. Si tratta di interessi che, tuttavia, data la sua umile estrazione sociale, non potrebbe coltivare, in quanto ve...
Indice dei contenuti
- Copertina
- informazioni
- frontespizio
- Nota delle curatrici
- Ringraziamenti
- La Marion di Vivanti e Bertini, dalla pagina allo schermo e ritorno
- Una vita spericolata - Renée Deliot sceneggiatrice avventurosa negli anni Venti
- Narrativa e cinematografia deleddiana - una mediazione possibile
- Quel senso insopprimibile della vita. Fausta Cialente tra letteratura e cinema
- Alba de Céspedes - scrivere (anche) per il cinema
- Visi dischiusi ad ascoltare - Goliarda Sapienza narratrice di visioni
- Non accreditata. Goliarda Sapienza invisibile protagonista del cinema italiano
- La scrittura di Luciana Peverelli tra cinema e mélo
- Luciana Peverelli e il cinematografo - la visione del sogno
- A ben vedere. Cinema e media in Primavera. Rivista per giovinette
- Pastor Mulieribus. Presenze femminili nella Rivista del Cinematografo 1928-1968
- Una cinepresa tutta per sé. La scrittura filmica come diario femminile
- La signora scompare - l’astrazione della donna e la macchina cinema in La signora di tutti (M. Ophüls, 1934)
- Dietro il corsetto - il corpo politico femminile dall’immagine al testo
- Autrici
- la casa editrice
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