Il mondo nell'abisso
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Il mondo nell'abisso

Heidegger e i Quaderni neri

  1. 128 pagine
  2. Italian
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Il mondo nell'abisso

Heidegger e i Quaderni neri

Informazioni su questo libro

Con la pubblicazione nel 2014 dei tre volumi dei Quaderni neri si è di nuovo proposta una querelle classica della vicenda di pensiero di Martin Heidegger: «Heidegger e la politica». Più precisamente: «Heidegger e il nazismo». E più ancora «Heidegger e gli ebrei». Al di là, tuttavia, della evidente operazione di marketing editoriale che ruota attorno a questa riproposizione, i Quaderni neri pongono una serie di questioni rilevanti sul rapporto tra Heidegger e il suo tempo storico e sull'ultima fase della sua riflessione filosofica. Oggetto di questo libro sono esattamente tali questioni, strettamente connesse al grande tema heideggeriano della modernità e della tecnica. Eugenio Mazzarella mostra come dopo l'esplicita adesione al nazismo, attestata chiaramente dal celebre discorso del rettorato del 1933, Heidegger avviò un vero e proprio disimpegno dalla politica e dalla realtà storica del suo tempo. Disimpegno che assume un tono sempre più apocalittico man mano che, nell'inoltrarsi negli anni Trenta, diviene sempre più chiara, per il filosofo tedesco, la deriva di mera potenza del Reich «millenario»; da contropotenza politico-spirituale alla crisi dell'Europa a mera variante del mondo moderno, del calcolo della «tecnica». Un giudizio che consegna l'intero presente – il mondo, la vita, la storia, e l'umanità che vi è coinvolta – al puro abisso di un anatema gnostico, di fronte a cui non c'è scampo se non quello di un'altra possibile storia dell'Essere a venire, sancita dalla celebre espressione: «Soltanto un dio ci può salvare». La storicità concreta, esistenziale e storica, così come si offriva in Essere e tempo, viene in tal modo completamente abbandonata.

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Informazioni

Note

Teatro filosofico
1. MARTIN HEIDEGGER, Überlegungen II-VI (Schwarze Hefte 1931-1938) (Gesamtausgabe, IV. Abteilung: Hinweise und Aufzeichnungen, vol. 94), a cura di Peter Trawny, Frankfurt am Main, Klostermann, 2014 (trad. it. di Alessandra Iadicicco, Quaderni neri 1931/1938 (Riflessioni II-VI), Milano, Bompiani, 2015); ID., Überlegungen VII-XI (Schwarze Hefte 1938/39) (Gesamtausgabe, IV. Abteilung: Hinweise und Aufzeichnungen, vol. 95), a cura di Peter Trawny, Frankfurt am Main, Klostermann, 2014 (trad. it. di Alessandra Iadicicco, Quaderni neri 1938/1939 (Riflessioni VII-XI), Milano, Bompiani, 2016); ID., Überlegungen XII-XV (Schwarze Hefte 1939-1941) (Gesamtausgabe, IV. Abteilung: Hinweise und Aufzeichnungen, vol. 96), a cura di Peter Trawny, Frankfurt am Main, Klostermann, 2014 (trad. it. di Alessandra Iadicicco, Riflessioni XII-XV (Quaderni neri 1939/1941), Milano, Bompiani, 2016). Si cita il paragrafo, la paginatura del testo autografo di Heidegger tra parentesi quadre e di seguito la pagina del volume citato.
2. ID., Anmerkungen I-V (Schwarze Hefte 1942-1948) (Gesamtausgabe, IV. Abteilung: Hinweise und Aufzeichnungen, vol. 97), a cura di Peter Trawny, Frankfurt am Main, Klostermann, 2015.
3. Così bene COSTANTINO ESPOSITO, Introduzione a Heidegger, Bologna, il Mulino, 2017, p. 147.
4. HANNAH ARENDT, KARL JASPERS, Carteggio. 1926-1969. Filosofia e politica, a cura di Alessandro Dal Lago, trad. di Quirino Principe, Milano, Feltrinelli, 1989, p. 92, lettera del 29 settembre 1949.
5. MARTIN HEIDEGGER, La dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto, a cura di Albino Babolin, Roma-Bari, Laterza, 1974, p. 254. Su tutto questo vedi EUGENIO MAZZARELLA, Ermeneutica dell’effettività. Prospettive ontiche dell’ontologia heideggeriana, Napoli, Guida, 1993, pp. 17-77 (Heidegger a Friburgo; Ontologia come ermeneutica ed effettività dell’“Oggi”; Il confronto di principio con Hegel).
6. MARTIN HEIDEGGER, Riflessioni V, in ID., Quaderni neri 1931/1938, cit., par. 61, pp. [52], 455.
7. FRANCO VOLPI, La selvaggia chiarezza. Scritti su Heidegger, Milano, Adelphi, 2011, pp. 298-299.
8. MARTIN HEIDEGGER, Riflessioni XI, in ID., Quaderni neri 1938/1939, cit., par. 42, pp. [58-59], 520-521: «La brutalitas dell’essere ha come conseguenza […] il fatto che l’uomo stesso si trasformi in quanto ente propriamente e assolutamente in un factum brutum e “fondi” la sua animalità tramite la dottrina della razza»: un’epoca «che ha il suo principio inespresso nella completa mancanza di meditazione; a ciò corrisponde, nella dottrina dell’uomo: il principio della razza in quanto volontà fondamentale».
9. Cfr. THEODORE KISIEL, Collocare retorica e politica nell’ontologia pratica di Heidegger. 1923-25: L’occupazione francese della Ruhr, in EUGENIO MAZZARELLA (a cura di), Heidegger oggi, Bologna, il Mulino, 1998, pp. 121-150.
10. Su questa necessità dell’implicazione di “destino” nella “filosofia della storia” di Heidegger, la tramatura “destinale” nella sua “storia dell’Essere” del suo incontro con il nazionalsocialismo, e quel che nel quadro del suo pensiero poteva significare al di là della cecità dell’iniziale adesione “politica”, vedi EUGENIO MAZZARELLA, Volontà di fondazione e filosofia della storia: la politica, in ID., Ermeneutica dell’effettività, cit., pp. 81-114.
11. Corriere della Sera del 9 febbraio 2015: «Shoah, ecco l’anno zero di Heidegger».
12. Nell’Introduzione a MARTIN HEIDEGGER, Risposta. A colloquio con Martin Heidegger, trad. it. di Carlo Tatasciore, Napoli, Guida, 1992. Volume che raccoglie il testo integrale dell’intervista televisiva fatta da Richard Wisser a Heidegger nel 1969, un testo che è quasi il triplo dell’intervista nota, poiché indica anche le domande originariamente previste a cui Heidegger non volle rispondere, e informa sui motivi di questo rifiuto; la celebre intervista a Der Spiegel del 1976, nella versione autorizzata da Heidegger; e una serie di testimonianze di alcuni tra i pensatori e i filosofi più vicini a Heidegger, come Hans-Georg Gadamer, Karl Löwith, Hannah Arendt, Hans Jonas, Max Müller, Jean Beaufret, Emmanuel Lévinas, Jacques Derrida. Testo poi ripubblicato in MAZZARELLA, Ermeneutica dell’effettività, cit.
13. ALAIN BADIOU, BARBARA CASSIN, Heidegger. Il nazismo, le donne, la filosofia, trad. it. di Simone Regazzoni, Genova, il melangolo, 2010, p. 37.
Arbeit macht frei
1. MARTIN HEIDEGGER, Anmerkungen I, in ID., Anmerkungen I-V, cit., pp. [30], 20.
2. ID., Anmerkungen II, in ID., Anmerkungen I-V, cit., pp. [77], 159.
3. Ibid.
4. ID., La dottrina platonica della verità, in ID., Segnavia, ediz. it. a cura di Franco Volpi, Milano, Adelphi, 1987, p. 182.
5. Ma da distruggere come compito futuro di un nazionalsocialismo che fosse all’altezza dei suoi compiti storico-spirituali, come si può leggere in alcuni funambolici passaggi geopolitici dei Quaderni neri, con un occhio evidentemente ai Patti Lateranensi: «Un giorno dovrà essere compiuta anche la destituzione contro la chiesa cristiana in un “protestantesimo” senza cristianesimo che il fascismo, da sé, non è in grado di compiere» (HEIDEGGER, Riflessioni XI, cit., par. 53, pp. [76], 536).
6. ID., Anmerkungen I, cit., pp. [29-30], 20.
7. Per un approccio comparativo dei modelli di storia della metafisica (o tout court di “storia della filosofia”) di Hegel, Ditlhey e Heidegger, si veda EUGENIO MAZZARELLA, «Für eine Geschichte der Metaphysik zwischen dem 19. und 20. Jahrhundert: Das diltheysche Paradigma», in Dilthey-Jahrbuch, vol. 9, 1994-1995, pp. 270-292 (anche in ID., Storia metafisica ontologia. Per una storia della metafisica tra otto e novecento, Napoli, Morano, 1987).
8. HEIDEGGER, Anmerkungen I, cit., pp. [30], 20: «Solo nel momento in cui ciò che è essenzialmente “ebraico” in senso metafisico lotta contro ciò che è ebraico, si è raggiunto nella storia l’apice dell’autoannientamento: ammesso che quanto è “ebraico” si sia ovunque impadronito del potere, così che anche la lotta contro “ciò che è ebraico”, ed essa innanzi tutto lo raggiunga nel dominio».
9. ID., Riflessioni e Cenni III, in ID., Quaderni neri 1931/1938, cit., par. 81, pp. [54], 189.
10. Ivi, par. 81, pp. [55], 189.
11. ID., Riflessioni IV, in ID., Quaderni neri 1939/1941, cit., par. 283, pp. [114], 393.
12. ID., Riflessioni XIII, in ID., Riflessioni XII-XV, cit., par. 136, pp. [117], 208.
13. ID., Riflessioni XIV, cit., pp. [35], 248.
14. ID., Riflessioni IV, cit., par. 73, pp. [25], 300: «La cosa suprema che si dovrebbe dover dire deve diventare un tacere spinto fino all’estremo. Il tacere propriamente in quanto conquistare con il tacere (Er-schweigung)». Ma già il presentimento di questa necessità, nell’approssimarsi del rettorato, in ID., Riflessioni II, in ID., Quaderni neri 1931/1938, cit., par. 135, pp. [69], 70: «L’essenza dell’essere: la silenziosità (Schweigsamkeit) che nasconde. [Da] conquistare con il tacere (Erschweigen)».
15. ID., Riflessioni VII, in ID., Quaderni neri 1938/1939, cit., par. 31, pp. [36-37], 36-37: «E allora come possiamo ancora meravigliarci se l’uomo sa poco e soprattutto non vuole sapere nulla dell’evento del tacere (Verschweigung)? […] una stirpe di nascosti guardiani del silenzio. I pensatori nella cerchia di questa necessarietà devono pensare preventivamente fin nel fondamento della decisione per il tacere (Schweigen) e per l’assunzione dell’insidiosa plurivocità di un tale tacere (sembra che sia irritazione, si direbbe che sia paura di esporsi, sembra che sia la conseguenza di un “naufragio”, si direbbe che sia arroganza – e che cosa sia, nessuno è in grado di saperlo, a meno che uno non vi sia costretto egli stesso, e non debba essere qualcuno di necessario)». Quasi un’autobiogra...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Trama
  3. Autore
  4. Collana
  5. Frontespizio
  6. Colophon
  7. Sommario
  8. Teatro filosofico
  9. Arbeit macht frei
  10. Diciannove passi nella filologia
  11. La crisi della domanda dell’Essere
  12. Note
  13. Scopri l'autore