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Il velario dell'anfiteatro cumano
Informazioni su questo libro
L'anfiteatro di Cuma è stato il primo edificio ludico costruito? E se così fosse, visto che i velari già erano in uso quando i giochi gladiatori si svolgevano nei fori, è possibile affermare che proprio nell'anfiteatro di Cuma sia stato sperimentato il primo appositamente pensato per questo tipo di edificio? E come funzionava la poderosa macchina approntata dai marinai di Miseno per garantire l'ombreggiamento agli spettatori? Un prezioso approfondimento su uno dei più interessanti e poco conosciuti siti archeologici dei Campi Flegrei che introduce e spiega un'antica tecnologia al servizio degli edifici per spettacoli.
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Informazioni
1 - INTRODUZIONE
E' con piacere che pubblichiamo questo volume dedicato all'anfiteatro di Cuma e al suo velario. Esso, sintetizza un'approfondita indagine delle fonti storiche e archeologiche, confluita naturalmente nell'esercizio architettonico, dell'ipotetica ricostruzione del detto edificio ludico. La ricerca fa parte di una più ampia programmazione di studi che il sito divulgativo www.campiflegrei.it sostiene al fine di produrre contenuti d'interesse culturale per la promozione dell'area flegrea e del suo patrimonio archeologico e naturalistico. E' importante chiarire, però, che le riflessioni riportate nel testo, per quanto fondate su ricerche già note eseguite da studiosi ed esperti, non hanno alcuna pretesa scientifica, ma si è semplicemente voluto argomentare su un importante reperto archeologico poco conosciuto che, invece, meriterebbe maggiore attenzione e adeguata valorizzazione, in quanto fondamentale, tra l'altro, per la cronistoria dello sviluppo del tipo edilizio in esame che ha rappresentato per l'architettura e la politica romana l'edificio più emblematico. Ci scusiamo, inoltre, con i lettori per non avere inserito nel testo note esplicative, in quanto si è preferito utilizzare una forma espositiva semplice e discorsiva concepita al solo scopo divulgativo e lì dove sono state introdotte citazioni si è cercato di indicare nell'elaborato stesso i testi di riferimento, affidando alla bibliografia lo strumento utile per gli approfondimenti. Dell'anfiteatro cumano, oltre a ciò che è sempre stato visibile e da quanto emerso dagli scavi eseguiti anche di recente, con tanto ancora da riportare in luce, si sa veramente poco, e nulla ci è pervenuto in relazione al suo aspetto sia in termini di descrizione che di rappresentazione iconografica. Le poche testimonianze che ne fanno menzione riguardano un editto pompeiano (CIL IV9983a=GP) della metà del I sec. d.C. che promuove gli intrattenimenti in calendario dove, oltre a una venatio e a scontri tra gladiatori, annuncia anche il supplizio della croce per un condannato, forma di pena che si ritrova normata nella Lex Libitinaria di Cuma e quindi praticata regolarmente. Inoltre, tra i graffiti ritrovati in una taberna puteolana, uno in particolare sembra raffigurare un caso rarissimo di donna sottoposta alla crocifissione, nota come cruciaria, inciso accanto alla rappresentazione di un gladiatore reziario armato di tridente, con adiacente la scritta Cumis, che riconduce, appunto, all'anfiteatro di Cuma. Da scavi eseguiti sull'acropoli presso il tempio di Apollo è emerso, tra l'altro, un documento datato tra il 14 e il 37 d.C. che contiene disposizioni in onore di un certo Gaio Cupienno Satrio Marciano che concedeva a lui e alla sua famiglia un posto riservato per la lettiga all'interno dell'anfiteatro. L'edificio sicuramente era dotato di decorazioni e ornato di statue e bassorilievi secondo la consuetudine romana che in epoca augustea ha visto rinnovarsi e implementarsi, e come risulta anche dal suddetto documento ritrovato, frutto di donazioni di personaggi appartenenti all'élite di Cuma. L'esito della ricerca è stata la costruzione di un modello virtuale che ha restituito, secondo la nostra interpretazione, l'antico manufatto nei suoi fondamentali elementi compositivi, aggiornato all'età imperiale, ossia con le modifiche apportate già dai primi anni dell'impero, grazie al generale rinnovamento di tutti i possedimenti romani, voluto da Ottaviano. La ricerca, però, non si è conclusa con la ricostruzione tridimensionale dell'edificio che ha, invece, stimolato ulteriori approfondimenti generati da una maggiore consapevolezza della sua architettura, e suscitato delle domande alle quali bisognava provare a dare delle risposte. Infatti, l'anfiteatro di Cuma è stato costruito alla "maniera greca" cioè utilizzando in gran parte un pendio naturale per organizzare e sostenere la cavea e la città fu fondata proprio da una comunità greca, diventata nel tempo ricca e potente, molto legata alla sua cultura anche quando divenne parte dei possedimenti romani e per Roma stessa icona di "romanizzazione". Di mano in mano che il modello prendeva forma, uno dei primi quesiti che ci siamo posti è stato: l'anfiteatro di Cuma , tra i primi edifici di spettacolo realizzati, può essere stata la prima struttura mai costruita? E in tal caso, visto che i velari già erano in uso quando i giochi gladiatori si svolgevano nei fori, è possibile affermare, pur mancando prove concrete, che proprio nell'anfiteatro di Cuma sia stato sperimentato il primo, appositamente pensato per un edificio ricreativo di nuova concezione? E come funzionava la poderosa macchina approntata dai marinai di Miseno per garantire l'ombreggiamento agli spettatori? A questi interrogativi abbiamo tentato di dare delle risposte, non sappiamo se ci siamo riusciti, ma di sicuro l'esperienza ci ha arricchito e pertanto auguriamo una buona lettura e il medesimo gradimento a tutti coloro che hanno trovato interesse per il presente libro, ringraziandoli per l'attenzione.
Ferdinando Gangemi
Napoli, agosto 2021
2 - CAMPI FLEGREI TRA AVVENIMENTI REALI E NARRAZIONE FANTASTICA
I Campi Flegrei sono da sempre, per l'amenità dei luoghi, nonostante l'origine vulcanica l'abbia fortemente condizionata, un territorio "felice", ricercato e nel complesso unico e, secondo il parere di chi scrive, "luogo di primazia". Abitati fin dalla preistoria da una popolazione tribale (l'Ausonio e/o Opico - Osco), i primi ad apprezzarne le peculiarità furono i greci (gli Eubei di Calcide già stanziati ad Ischia) che riconobbero in una collina affacciata sul mare e nell'immediato retroterra il posto ideale dove potersi insediare e riproporre il medesimo modello urbanistico delle città greche. Esse erano generalmente ubicate in prossimità di un'altura da destinare alla costruzione di edifici di culto, l'acropoli, e caratterizzate dalle opportune particolarità geografiche che consentissero lo sviluppo dell'area residenziale e la migliore organizzazione della difesa. Quel luogo, dalla forma ondulata ospitò, quindi, un'intraprendente comunità che fondò una colonia destinata a diventare la città-Stato più influente e produttiva del mediterraneo e della Magna Grecia, Kyme, dotata di un porto naturale e adeguatamente protetta da rilievi orografici, resti di antichi edifici vulcanici, nonché da un ampia zona paludosa. Da questo territorio, la scintilla della civiltà greca, divampò in un crescente sviluppo culturale che ancora oggi continua, trasformando l'area flegrea, da temibile e boscosa, in uno dei distretti agricoli meglio organizzati e fruttiferi del tempo antico, che passerà alla storia come la "Campagna di Cuma", di pari passo con la diffusione dell'alfabeto Calcidese, poi assorbito dagli Etruschi e dai Latini.
Il primato di luogo dove è iniziata la civilizzazione del territorio italico è secondo solo a quello che fa dei Campi Flegrei il più pericoloso supervulcano d'Europa e tra i pochi nel mondo a destare preoccupazione. Altra preminenza che ha visto l'area flegrea come palcoscenico privilegiato della storia antica è la magnifica e irraggiungibile "epopea" dell'epoca romana. Infatti, Baia e Bauli (Bacoli), contrade di Cuma e la "piccola Roma", così come era chiamata Puteoli, con il suo porto, il più importante del mondo conosciuto di allora, che l'ha resa la città più cosmopolita e frequentata del mediterraneo e attraverso il quale transitavano merci di ogni genere, hanno fatto da volano per la promozione dei Campi Flegrei come luogo preferito e meta irrinunciabile dell'élite romana sia in epoca repubblicana che imperiale. Pozzuoli, di fatto "città vulcano", altro primato, è stata in età romana, tra l'altro, l'unico centro urbano ad essere dotato di due anfiteatri funzionanti contemporaneamente, così come documentato dalle fiaschette di vetro del IV secolo d.C. (Praga, Pilkington Museum e Odemira) (Fig. 1) che ne hanno consentito la ricostruzione urbanistica. La strepitosa crescita economica delle principali città flegree, un clima locale imparagonabile, un litorale di notevole bellezza arricchito da risorse termali in quantità tali che nessun'altra parte al mondo offriva, hanno contribuito ad attrarre l'aristocrazia romana e dignitari al seguito, che si dotarono di residenze lussuose dall'architettura tutta protesa verso il mare, con terrazzamenti, logge e peschiere che rinnovarono in modo sostanziale gli usi, i costumi e il modo di abitare. Gli edifici pubblici e privati furono adeguati all'opulenza del tempo, al punto che si sperimentarono soluzioni ardite e innovative, alcune delle quali hanno ispirato edifici realizzati a Roma in dimensioni maggiori, si pensi, ad esempio, alla relazione tecnologica e formale tra il così detto tempio di Mercurio, oggi visitabile nel parco archeologico di Baia e la struttura circolare del Pantheon, ma anche, come argomentato nei capitoli che seguono, l'anfiteatro e il relativo apparato tecnologico del velario.

Fig. 1 - Le immagini riportano porzioni di tre differenti rappresentazioni di Puteoli ricavate da altrettante fiaschette in vetro, probabili antichi "souvenir", ritrovate in diverse località.
A) Praga;
B) Pilkington Museum;
C) Odemira (tratte da Ostrow 1979). In tutte le raffigurazioni sono evidenti le antenne dei velari che coronano gli edifici di spettacolo.
A) Praga;
B) Pilkington Museum;
C) Odemira (tratte da Ostrow 1979). In tutte le raffigurazioni sono evidenti le antenne dei velari che coronano gli edifici di spettacolo.
I Campi Flegrei, tra gli altri primati, hanno anche ospitato, in età imperiale la flotta navale. Essa, era stanziata inizialmente presso il Portus Julius, così chiamato in omaggio a Ottaviano Augusto, primo imperatore, realizzato utilizzando anche il lago di Lucrino. Lo specchio d'acqua, separato dal mare da una diga artificiale e ad esso collegato tramite un canale, era l'ideale sia per il ricovero delle navi che per l'addestramento dei marinai. Infatti, essendo in quel tempo il lago molto più esteso (perse la sua originale conformazione in seguito all'eruzione di Monte Nuovo nel 1538) c'era sufficiente spazio per le simulazioni di abbordaggi e combattimenti. Il maestoso complesso militare, dotato di un lungo molo costiero di 370 metri, costituito da 15 grandi piloni quadrangolari collegati tra loro da imponenti arcate, era unito tramite un canale artificiale al vicino lago d'Averno, il quale era utilizzato come cantiere navale, e inoltre connesso a Cuma tramite la Grotta di Cocceio e al suo porto mediante la Crypta Romana. In seguito la flotta fu trasferita a Miseno, a causa del bradisismo che rese inaccessibile il precedente. Lì fu organizzata la prima scuola militare e nei pressi costruite le cisterne più grandi di quel tempo (Piscina Mirabilis, Cento Camerelle, Grotta della Dragonara) inoltre nei Campi Flegrei sono state realizzate le cavità artificiali più innovative e senza precedenti (oltre alle suddette, anche la Grotta di Seiano e la Crypta Neapolitana) ed inoltre un sistema di approvvigionamento idrico per tutte le residenze lì ubicate, organizzato mediante pozzi, collegati alla condotta che dalle sorgenti del Serino arrivava fino alle cisterne sia civiche (oggi note come la piscina Cardito e la piscina Lusciano a Puteoli) che militari (piscina Mirabilis). Tutto ciò rese l'area flegrea la più popolata del tempo, concentrazione demografica tale che richiese, tra l'altro, la necessità di offrire strutture utili per l'igiene e il relax e pertanto numerosi sono i complessi termali realizzati. Altro primato che i Campi Flegrei detengono è quello della presenza di molteplici edifici per lo spettacolo, sia pubblici che privati, infatti a Cuma fu realizzato uno stadio, il più antico del genere e sempre lì, immediatamente fuori le mura cittadine, nella seconda metà del II secolo a. C. (età repubblicana) fu costruito l'anfiteatro, con molta probabilità il primo edificio ludico del genere, modello per quello di Liternum e del minore di Pozzuoli che come già detto fu seguito in età Flavia da un altro ancora più imponente. Inoltre il teatro privato nella villa di Vedio Pollione a Posillipo, dotata anche di un odèon, realizzati tra la fine dell'età repubblicana e l’inizio dell'età augustea. Ancora nell'ambito privato fu costruito, a ridosso della spiaggia di Bacoli, l'edificio oggi noto come il sepolcro di Agrippina, madre dell'imperatore Nerone, ma che di fatto sono i resti di un teatro ninfeo di una grande villa marittima. In epoca imperiale, Puteoli ebbe anche un teatro e uno stadio costruito da Antonino Pio in onore dell'imperatore Adriano. E ancora a Miseno fu edificato un teatro affacciato sul mare, dal quale era anche accessibile, essendo dotato di una propria banchina per l'attracco. Quanto appena accennato mette in evidenza la vivacità culturale che caratterizzò l'area flegrea in quegli anni dove la musica, la poesia, il teatro con rappresentazioni di classici e mimi, ugualmente atellane e pantomime, allietavano gli "otia", ma anche attività come l'atletica e gli sport "di greca memoria" insieme con eventi puramente ludici quali combattimenti tra gladiatori e venationes. Ci si potrebbe dilungare citando i tanti imperatori che hanno soggiornato ovvero avuto magnifiche residenze nei Campi Flegrei, di come l'imperatore Caligola si adoperò per costruire un ponte, che da Pozzuoli arrivava a Baia e di come lo attraversò a cavallo con tanto di seguito di maggiorenti e cortigiani, magnificando così l'esercito che lo accompagnava. Si potrebbe ricordare l'immaginifico canale che Nerone pensò di realizzare, al fine di collegare il porto di Puteoli direttamente con Ostia (Fossa Neronis), iniziato ma mai completato. Grandi storie per un grande territorio, tutto noto grazie ad un ingente materiale documentario che lo colloca al primo posto per quantità di patrimonio epigrafico, in cui la mitologia ha ambientato alcune delle narrazioni più affascinanti. Il lago d'Averno, considerato come collegato con i fiumi infernali e quindi ingresso agli inferi. Presso lo stesso lago, la tradizione voleva abitasse un oracolo che comunicava con i morti, evocati con preghiere e sacrifici destinati a Persefone, sposa di Ade e regina dell'oltretomba e inoltre ad Hera tra le divinità più rilevanti dell'Olimpo. Per di più, si pensava che la medesima località fosse stata abitata dal favoloso popolo della notte, i Cimmeri, già noti nella mitologia greca. La leggenda vuole, poi, che a creare l'istmo che separava il lago di Lucrino dal mare fosse stato Eracle nel trasportare i buoi di Gerione dall'isola di Eritea, nell'oceano, fino in Grecia. A Cuma, Dedalo evaso in volo dal labirinto, affranto per la morte del figlio Icaro costruì in cima alla collina (l'acropoli) un tempio dedicato ad Apollo, ed inoltre, lì come è noto, vaticinava la Sibilla, consultata con assiduità e citata da Virgilio nell'Eneide, omologa in terra Campana di Pizia, sacerdotessa di Delfi che pronosticava presso il più importante santuario dell'antichità dedicato al dio Apollo. Il tempio, chiuso da Teodosio I nel 381 d.C., era considerato l'ombelico del mondo e secondo la mitologia greca, luogo d'incontro delle due aquile liberate da Zeus agli antipodi della terra e simboleggiato dalla famosa pietra a forma di cupola, definita l'Omphalos, appunto l'ombelico. La collocazione dell'onfalo del mondo, inteso idealmente come luogo d'origine della civiltà, ha seguito l'affermarsi delle culture e delle religioni emergenti, situandosi ogni volta dov'era necessario un nuovo centro (come il Santo Sepolcro a Gerusalemme per gli ebrei e a Cuzco, in Perù, capitale dell'impero Inca) ma per tutte luogo d'incontro tra inferno, paradiso e terra. Sulla base di queste considerazioni e nota la storia e l'importanza che ha avuto l'area flegrea, per quanto mai menzionata come tale, ha un senso pensare che anche i Campi Flegrei con Cuma che ne era la perla, possano essere stati per un "certo tempo", ombelico del mondo.
Tornando agli edifici per lo spettacolo se è vero che in Campania è stato inventato l'anfiteatro è molto probabile che proprio nei Campi Flegrei sia stato edificato il primo e sperimentato per la prima volta un apposito velario, prototipo per tutti gli altri realizzati.
3 - SPETTACOLI E VARIE FORME D'INTRATTENIMENTO NEI CAMPI FLEGREI IN EPOCA ROMANA
La diffusione delle attività spettacolari nell'area flegrea è dimostrata dalla notevole presenza di edifici espressamente realizzati. Strutture, dove venivano rappresentate opere teatrali (ludi scaenici) in versione originale cioè recitate in greco oppure rielaborate in lingua latina, in un territorio cosmopolita per vocazione. Teatro classico, poesia, canto, musica e tradizione mimica emergono da testimonianze letterarie ed epigrafiche reperite nei Campi Flegrei ed è certa, quindi, la presenza di artisti, musicisti e danzatori, abili a proporre coreografie affascinanti e di sicuro effetto. La musica era onnipresente in tutti i luoghi di spettacolo, con repertori che prevedevano l'uso di strumenti a fiato, a corda e a percussione e finanche l'organo, utilizzato dalla metà del I secolo a.C. nella versione idraulica e dai primi anni dell'età imperiale nella versione a mantice o "pneumatico" più leggero del precedente e quindi facile da trasportare (Fig. 2). Esso era l'ideale per quei luoghi di spettacolo affollati e rumorosi in quanto capace di emettere suoni molto forti ed utile negli intermezzi tra una rappresentazione e l'altra, ma suonati anche da virtuosi musicisti che si esibivano con interpretazioni personali.
La pratica delle attività atletiche di greca memoria (agoni) si evincono nell'antico stadio di Cuma, dove venivano svolti per tradizione e in quello di Puteoli (Fig.4), dedicato dall'imperatore Antonino Pio al suo predecessore e padre adottivo Adriano, noto amante della cultura ellenica, che rappresenta un raro esempio nel mondo romano d'occidente di questo tipo di edificio. In merito alle corse con i carri (ludi circenses) praticati nei Campi Flegrei, non esistono testimonianze archeologiche che provino il particolare interesse dei locali per questo tipo di manifestazione, ma un'iscrizione cumana dell'epoca di Tiberio, interpretata dall'archeologo Attilio Degrassi, noto epigrafista, ha rivelato che la città di Cuma fosse dotata oltre che di un anfiteatro e di un teatro instabile, come ipotizzato anche dall'archeologa Stefania Adamo Muscettola, allestito nel Foro, molto probabilmente a ridosso del "Portico delle Maschere", anche di un circo per le corse dei carri, munito di un pulvinar, ma del quale ...
Indice dei contenuti
- FRONTESPIZIO
- 1 - PREFAZIONE
- 2 - INTRODUZIONE
- 3 - SPETTACOLI E VARIE FORME D'INTRATTENIMENTO IN EPOCA ROMANA
- 4 - GLI EDIFICI PER SPETTACOLI
- 5 - USO DELLE MACCHINE NEGLI EDIFICI LUDICI
- 6 - ORIGINE DEL VELARIO E UTILIZZO NEGLI EDIFICI DA SPETTACOLO
- 7 - CUMA
- 8 - ANFITEATRO DI CUMA
- 9 - RITROVAMENTI IN SEGUITO AGLI SCAVI E SCHEMA DELLE FASI COSTRUTTIVE
- 10 - INTERPRETAZIONE DEI RESIDUI ARCHEOLOGICI DELL'ANFITEATRO DI CUMA
- 11 - IL VELARIO DELL'ANFITEATRO DI CUMA
- 12 - CENNI SULLA STORIA DELLA TECNICA E SULLA FORMAZIONE DEI MARINAI DELLA FLOTTA ROMANA E IL LORO CONTRIBUTO NELL'EVOLUZIONE DEL VELARIO
- 13 - CONCLUSIONI
- RINGRAZIAMENTI
- BIBLIOGRAFIA
- INDICE DELLE TAVOLE
- INFORMAZIONI SULL'AUTORE