La Passione secondo i nemici
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La Passione secondo i nemici

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La Passione secondo i nemici

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Informazioni su questo libro

L'autore dà la parola a personaggi illustri delle Sacre Scritture, a cominciare dagli antagonisti: Pilato, Erode, Caifa. Segue una partita a scacchi tra il diavolo e Dio: il Tentatore critica il suo Avversario sul la scelta del profeta Elia, uomo selvaggio e violento. Nel Sogno di Giuseppe prende la parola l'arcangelo Gabriele, pieno di ammirazione per il promesso sposo di Maria capace di dormire la notte dopo l'Annuncio. Maryam, infine, raccoglie le suppliche di donne di fede islamica rivolte all'unica madre capace di lenire aspre sofferenze.

Informazioni

Editore
Ares
Anno
2022
eBook ISBN
9788892981935
Argomento
Letteratura
Categoria
Teatro

La Passione secondo i nemici

Pilato parla come se dovesse rispondere a un superiore in grado che, davanti a lui, lo interroga.

Pilato

No, signore.
No.
Io non conservo nessun ricordo d’infanzia.
Nessuno.
Come ha detto? Sogni?
Negativo. Io non faccio sogni, signore. Un buon amministratore non fa sogni.
No, signore, non so se ho agito nel migliore dei modi. Credo di no.
Per l’esattezza, credo di avere sbagliato tutto.
In un momento come quello si pensa a tante cose. Io ho creduto che si dovesse fare come ho fatto.
Perché, primo, un buon amministratore non cerca grane e, secondo, un buon amministratore cerca di non coinvolgere direttamente Roma. Se la sbriga da solo.
No, signore. Negativo. Non ho mai avuto nessun problema di rapporto con l’esercito. Sono soldati buoni e disciplinati e accettano di buon grado questa situazione che non è delle più facili.
Anche i loro comandanti sono uomini ragionevoli.
Lei dice? Io penso che, se questo popolo fosse compatto e unito, anche contro Roma, le cose sarebbero più semplici. Voglio dire che la situazione risulterebbe più gestibile.
Sì, conosco quel dispaccio, e conosco anche il commento di Cesare.
Era piccato, lo so.
Come dice? Ha fatto in mille pezzi quel dispaccio?
Sì, anch’io la penso come lui. È un problema senza soluzione. Forse ha ragione lei, dovevamo pregare di più. Bastava un piccolo incidente, una sciocchezza. Pregare e chiedere di evitarci i piccoli incidenti.
È una sfortuna che io non preghi mai.
Invece è successo, certo.
Con Erode, non c’è dubbio. Erode non crede in Dio e questo rende le cose più semplici. Un po’ matto magari ma non stupido.
È gente incapace di fidarsi, capiscono solo il linguaggio delle armi... o quello dei ricatti.
Non puoi diventare loro amico, no.
Ah! Ah! Ah! Semplice. Se tu diventi amico di uno, subito qualcun altro lo va a dire in giro: Sapete? ha stretto amicizia con quello. E siccome qui chiunque ha almeno cento nemici, da un minuto all’altro hai già un amico – e cento nemici. Chiunque sia, non importa. È sempre così.
Caifa è un uomo orribile. Nessuno lo ama ma, mi creda, proprio questa è la sua forza. Lo vorrebbero morto ma proprio questa è la sua forza.
Sì, possiamo dire che, a suo modo, Caifa ha a cuore qualcosa. Ma questo qualcosa non è certo il popolo.
No, la frase esatta fu questa: Meglio che perisca uno solo piuttosto che tutto il popolo.
Il popolo. Sa cosa ho fatto io quando mi hanno riferito questa frase? A ridere mi sono messo: a ridere. Anche lei si sarebbe messo a ridere.
Il popolo! Ah! Ah! Ah! Lo sa lei cosa gliene frega del popolo, a quelli? Niente, signore.
Il loro problema è che hanno il terrore, Caifa per primo, di non avere più nessuno da ricattare.
Quell’uomo si è trovato in mezzo a un problema loro, mi spiego? A un loro problema, di cui quell’uomo probabilmente non sapeva nulla.
O forse sapeva.
Quello che sapevo io era che quell’uomo non aveva fatto niente.
Beghe tra loro, nient’altro. Ma è di questo che bisogna avere paura.
Caifa aveva necessità di qualcuno da indicare come nemico, e credo che abbia pregato il suo Dio: Mandami un nemico.
Roma? No, non scherziamo. Roma non può essere un nemico per nessuno. Il nemico è sempre qualcuno con cui ci si possa misurare: chi si può misurare con Cesare?
Quando me l’hanno portato davanti sapevo già che era innocente, e maledicevo la sorte perché sapevo che sarebbe stata la più brutta fra tutte le mie grane.
No, non mi era simpatico, se è questo che intende. Nel precedente rapporto avevo riferito di un uomo che parlava di Cesare e di Dio in modo sospetto: Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio. Bene, era lui. No, signore, che non è una frase detta tanto per dire, al modo dei preti che hanno sempre bisogno di parlare di Dio. Caifa avrebbe fatto così, non certo quel nazareno. Si vede, signore, che lei ha una formazione letteraria, umanistica. Io però ho una formazione da amministratore, e per me Cesare e Dio sono la stessa cosa. Perché quella distinzione, a Cesare e a Dio? Cesare è Dio, e Dio è Cesare. Perché voleva sottrarre Dio a Cesare? Questa era la ragione per cui quell’uomo di nome Gesù non mi era simpatico.
No, signore, quella frase non era un capo d’imputazione sufficiente. Sufficiente per non nutrire simpatia, non per imputare. Lei corre troppo, signore.
Per questa gente, viceversa, basta molto meno. Per me sono pazzi. Non dovevo commettere quell’errore.
Sì, proprio così: ho pensato che stando dalla parte di Caifa avrei evitato che il popolo esplodesse. Meglio, mi sono detto, che se ne stiano tutti sotto questo farabutto. Ho pensato che questo avrebbe facilitato il lavoro di noi romani.
No, io non credo che fosse sbagliato il mio ragionamento. Ho pensato: lascia a Caifa il suo nemico, è vantaggioso per Roma.
È nella valutazione che ho sbagliato, non nel ragionamento. Ho dato troppa importanza a Caifa. Caifa era un pagliaccio, e io l’ho sopravvalutato.
No, signore. Io ho sempre dormito poco. Vuoi per gli impegni e le preoccupazioni del mio lavoro, vuoi per un’insonnia di cui soffro press’a poco da quando fui comandato a Gerusalemme. (Pausa) A metà della notte, signore. Mi alzo, completamente sveglio, e cammino per il palazzo. Vago di stanza in stanza, di corridoio in corridoio, di scala in scala, di salone in salone. Quello che vedo, illuminato dalle fiaccole – colonnati, fughe di porte, balaustre, statue di uomini illustri – in quelle ore mi sembra lo specchio esatto della mia mente, anche lei piena di stanze, scale, corridoi, colonnati, fiaccole dal fumo nero, usci, polvere.
Sì, è vero. Sono molte notti ormai che non vado più nemmeno a letto.
Io quell’uomo l’ho lasciato andare. Come le ho già detto, avevo sperato a lungo che fosse sufficiente dar loro un contentino. Una strigliata e vedrete che non lo fa più.
Solo più tardi mi sono reso conto che Caifa mi stava implorando di lasciargli la sua vittima, e a quel punto ho sbagliato.
Questa, signore, è gente diversa da noi. Da noi a Roma un’impiccagione basta a sedare gli animi, qui no, qui nessuno si fida di nessuno, qui una sentenza capitale, anziché placare e indurre a riflessioni sensate, li eccita, mette voglia di altro sangue. Sono popoli nomadi, signore, poco avvezzi alla vita sociale. Il male altrui è il proprio bene, la morte del fratello è un metro di terra, un tugurio in più per sé.
Pazzo? Non creda, no. Creda piuttosto a me. Quell’uomo diceva cose sensate. La legge dei rapporti umani? La seccatura. Se vai di notte a chiedere un pane a un vicino, dic...

Indice dei contenuti

  1. Al lettore
  2. La Passione secondo i nemici
  3. Maryam
  4. Il sogno di Giuseppe
  5. Il mormorio del vento
  6. Ringraziamenti
  7. Indice

Scelto da 375,005 studenti

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