Ecco perché i cani fanno la pipì sulle ruote delle macchine
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Ecco perché i cani fanno la pipì sulle ruote delle macchine

L'uomo e il suo rapporto con gli altri animali e le leggi della natura

  1. 256 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Ecco perché i cani fanno la pipì sulle ruote delle macchine

L'uomo e il suo rapporto con gli altri animali e le leggi della natura

Informazioni su questo libro

Che tipo di animale è l'uomo? E come si comporta con gli altri animali? Con quelli che mangia, con quelli che veste di cappottini firmati, con quelli verso cui prova solo ribrezzo?Ferdinando Boero compie un viaggio nella storia dell'uomo nella biosfera, con ironia e rigore scientifico: da quando l'Homo sapiens ha iniziato a cacciare, e poi allevare, fino alla "conversione animalista" e agli eccessi morbosi dell'epoca contemporanea.E ci racconta quali sono i rapporti tra le specie: dalla predazione (gli animali che cacciamo e alleviamo), alla simbiosi (l'animale con cui si convive), allo schiavismo (quello che lavora per noi) fino alla pet therapy e alla patologia di considerare un cane come un bebè.Dopo una carrellata tra le specie, dalle scimmie ai molluschi agli ovini agli uccelli ecc., ricca di aneddoti scientifici e divertenti, Boero spiega alcune leggi della natura, e fa qualche previsione: ci stiamo mettendo contro di esse, e se non riusciremo a fermarci, le cose si metteranno male.

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Informazioni

Editore
Manni
Anno
2018
Print ISBN
9788862668651
eBook ISBN
9788862668903

PARTE SECONDA

I NOSTRI AMICI ANIMALI

Ora che abbiamo cercato di ricostruire il nostro rapporto con gli animali, possiamo passare in rassegna le specie con cui abbiamo relazioni più strette. Cercherò di mantenere un distacco emotivo, da zoologo. Cercherò di chiarire cosa potrebbe spingere alcuni umani a preferire certi animali piuttosto che altri. E cosa significhi questo rapporto, in termini etologici, sia per gli umani sia per gli animali. Quest’ultima frase non è corretta. Se avessi scritto: “sia per i cani sia per gli animali” vi sarebbe sembrata strana. Avreste subito pensato: ma i cani sono animali, che significa “sia per i cani sia per gli animali”? Però se contrappongo l’uomo agli animali la cosa ci pare normale. Vi svelo un segreto: l’uomo è un animale. Appartiene al regno animale. Come diceva un noto comico di qualche anno fa: l’uomo è una bestia. Visto che viviamo in sistemi ambientali che condividiamo con altri animali, con alcuni di essi abbiamo contratto rapporti molto stretti. Intanto abbiamo dato loro un nome.

Dare il nome agli animali

Anche se nella Bibbia il Creatore dice ad Adamo di dare il nome agli animali e decide che quel nome avrebbe dovuto essere il nome definitivo, non è andata così. Forse è stato il Creatore stesso a imbrogliare le carte quando, durante la costruzione della torre di Babele, diede origine a una miriade di lingue, rendendo difficili le comunicazioni tra quei presuntuosi di umani. Il nome originale, potremmo dire adamitico, di ogni animale è andato perduto nella notte dei tempi e ogni lingua ha il proprio nome per le specie conosciute. Non sono moltissime le specie con un nome comune, e sono quasi tutte vertebrate. C’è molto di più, là fuori.
Nel Settecento Linneo decise di mettere ordine nella babele di botanica e zoologia. Usò il latino, per farlo, e inventò la nomenclatura binomia, o linneana. Il binomio attribuito alla nostra specie lo sapete tutti: Homo sapiens. Homo è il genere, sapiens è la specie. Appartengono allo stesso genere le specie molto simili tra loro. Così simili da avere ancora la possibilità di accoppiarsi e dare origine a ibridi. Il cavallo, per esempio, si chiama Equus caballus mentre l’asino è Equus asinus. Esemplari delle due specie possono accoppiarsi: se il maschio è un asino e la femmina è una giumenta (la femmina del cavallo) si ottiene un mulo, se invece la femmina è un’asina e il maschio un cavallo si ha un bardotto. Muli e bardotti sono sterili. Non sono quindi vere specie: sono ibridi che si generano con l’incrocio di specie distinte. Tigre (Panthera tigris) e leone (Panthera leo) appartengono allo stesso genere e accoppiamenti tra loro danno tigoni o leontigri. Questo ci dice che specie dello stesso genere sono molto affini tra loro. Nel linguaggio della biologia evoluzionistica si dice che discendono da un antenato comune che non condividono con specie di generi differenti. Le specie dello stesso genere potrebbero essere paragonate a figli nati dagli stessi genitori che, però, non sono più in grado di riprodursi tra loro.
Ma non bastano genere e specie a definire un vivente. Man mano che le specie si differenziano, si devono trovare modi per definire le loro relazioni evolutive. Da un punto di vista dei nomi ci ha pensato proprio Linneo e, con lui, i tassonomi, mentre da un punto di vista sostanziale ci ha pensato Darwin e, con lui, i biologi evoluzionisti. Le due categorie di studiosi della diversità della vita, però, fanno bene o male la stessa cosa. I tassonomi danno i nomi agli organismi ma, per farlo, devono sapere quali sono le loro caratteristiche e quali siano le relazioni di parentela che li legano all’interno della biodiversità.
Ci sono differenze molto evidenti. Un albero è molto diverso da un cane, per esempio: infatti appartengono a regni differenti. L’albero appartiene al regno Plantae e il cane al regno Animalia. Per molto tempo abbiamo messo i funghi nel regno delle piante, nel regno vegetale. Ma le piante si nutrono attraverso la fotosintesi, sono autotrofe. I funghi no, i funghi assorbono il nutrimento e sono eterotrofi e per questo li ascriviamo ad un altro regno: Fungi. Sono più simili a noi animali, anche noi eterotrofi (ma noi ingoiamo il cibo e poi lo assorbiamo nell’apparato digerente). I due regni, animale e vegetale, sono stati presto smembrati in altri regni, anche se non c’è ancora accordo tra i ricercatori su come assemblare gli organismi in categorie che abbiano un senso.

Le categorie tassonomiche

Gli “animali” della Bibbia, in effetti, stanno a rappresentare tutti i viventi. La categoria tassonomica di base è la specie. Appartengono alla stessa specie gli organismi che discendono da un antenato comune che non condividono con altri organismi. Il criterio, quindi, è la discendenza comune. Lo facciamo anche per i nostri gradi di parentela. I discendenti dagli stessi genitori sono strettamente imparentati (fratelli e sorelle). Man mano che la discendenza comune si allontana i gradi di parentela si fanno sempre più esili.
Dopo la specie, quindi, abbiamo il genere. E i generi stanno all’interno di famiglie, di solito contenenti più generi. E le famiglie sono all’interno di ordini, e questi sono all’interno di classi, a loro volta all’interno di phyla (singolare phylum) ognuno appartenente a un regno.
Prendiamo noi.
Il nome della nostra specie è sapiens. E abbiamo anche creato una sottospecie per distinguerci dai nostri antenati più prossimi: sapiens sapiens.
Questi nomi, però, acquistano significato se associati a un nome di genere. Come abbiamo visto, infatti, il nome di una specie si costruisce assemblando il genere con la specie.
Il genere a cui apparteniamo si chiama Homo e il nome completo della nostra specie è Homo sapiens sapiens.
Il nostro genere appartiene a una famiglia con cervello molto sviluppato: gli Hominidae. Questi a loro volta appartengono a un ordine caratterizzato dal pollice opponibile e dagli occhi frontali: i Primati. I Primati fanno parte della classe Mammalia, i mammiferi, caratterizzati dalla presenza di peli e ghiandole mammarie. I Mammalia fanno parte del phylum Chordata, i cordati, a cui appartengono tutti i vertebrati e anche i tunicati. La caratteristica che condividono è la presenza di un asse scheletrico primigenio: la notocorda o corda dorsale. I Chordata appartengono al regno Animalia.
Genere e specie si scrivono in corsivo, il genere maiuscolo e la specie minuscola.
Gran parte degli animali di cui parleremo fanno parte del phylum Chordata e delle classi Mammalia, i mammiferi, Aves, gli uccelli, Reptilia, i rettili, Amphibia, gli anfibi, gli Osteichthyes, i pesci ossei, e i Chondrichthyes, i pesci cartilaginei (squali e razze). Messi assieme, li chiamiamo vertebrati. Abbiamo moltissimi contatti anche con i non vertebrati: gli invertebrati. Dalle spugne agli echinodermi. Gli invertebrati comprendono decine di phyla, alcuni ci sono familiari come gli artropodi, o i molluschi. Altri sono conosciuti solo dagli zoologi di professione, come i chinorinchi, i sipunculidi, gli gnatostomulidi, i loriciferi… devo continuare?
Quando classifichiamo gli organismi tendiamo a partire dai più semplici e procediamo verso quelli più complessi. Gli organismi più semplici sono fatti da una sola cellula e, tra quelli composti da una sola cellula, i più semplici sono i procarioti, quelli in cui non c’è un nucleo ben definito. Tutti gli altri, dai protozoi a noi, hanno cellule dotate di nucleo e vengono chiamati eucarioti.
Quelli che una volta chiamavamo genericamente “batteri” sono tutti procarioti ma hanno enormi differenze genetiche e funzionali. Tanto che sono ascritti a regni differenti. Non vorrei però addentrarmi in questi grovigli tassonomici.
Non seguirò la logica di partire dai più semplici per arrivare ai più complessi, in questa trattazione. Partirò dagli animali più “popolari” (cani e gatti) e proseguirò verso animali sempre meno popolari. Metterò animali che amiamo e animali che mangiamo. A volte, come i cavalli, li amiamo e li mangiamo. Tratterò anche quelli che odiamo, come scarafaggi e ratti. E quelli che temiamo, come api, vespe e serpenti.
Cercherò di fornire il nome scientifico delle varie specie ma in alcuni casi lo stesso nome comune ne raggruppa molte. Ci sono molte specie, per esempio, di quelli che chiamiamo “pappagalli” e non è il caso di trattarle tutte.
Le specie domestiche hanno spesso lo stesso nome di quelle selvatiche, ma si distinguono come sottospecie.
A questo punto siamo pronti a considerare i nostri fratelli animali.

Cani

Il titolo dovrebbe essere “Cane” perché tutti i cani appartengono ad un’unica specie: Canis lupus familiaris, una sottospecie di lupo: Canis lupus. In effetti cani e lupi possono accoppiarsi e dare origine a ibridi che possono riprodursi. Secondo una delle definizioni di cosa sia una specie, due specie simili sono ben distinte se possono dare origine a ibridi che non riescono a produrre altra prole: gli ibridi sono sterili, come i cavalli e gli asini, o i leoni e le tigri. La vicinanza evolutiva è grande, tra le specie dello stesso genere, tanto che si possono accoppiare e far figli, ma la differenza è troppo grande perché i figli di genitori di specie affini ma differenti possano a loro volta riprodursi.
Con cani e lupi queste barriere non ci sono e questo ci dice che la differenza non è grande. Un pastore tedesco, d’altronde, è più simile a un lupo che a un chihuahua.
La plasticità di forme che si possono ottenere incrociando cani è strabiliante. Se si dovesse fare la lista, descrivendole una ad una, non basterebbe questo libro.
Ci piace pensare che il cane sia il migliore amico dell’uomo: su questo non ci piove. Ma l’uomo è il migliore amico del cane?
Io non credo.
Li abbiamo fatti accoppiare tra loro, selezionando le caratteristiche che, di volta in volta, volevamo esaltare. Così abbiamo ottenuto cani per tutte le nostre esigenze. Da caccia, da difesa, da guardia, da combattimento, da compagnia, da tartufi. Ce ne sono per ogni occasione, come i cani che identificano esplosivi, oppure droga. Ci sono i cani che guidano i ciechi. A volte la selezione è di tipo comportamentale, nel senso che a un cane di razza indefinita si insegna a fare qualcosa, senza selezionare la sua morfologia, ma le razze canine non si basano solo sul comportamento, si basano anche sulla morfologia. Vuoi un cane che combatta con i tori? Ecco il bull-dog. Ne vuoi uno per le volpi? Ecco il fox-terrier. Ne vuoi uno per gli ebrei che scappano? Ecco il dobermann che, a dir la verità, era stato “creato” per migliori motivi. Il cane lupo è detto anche pastore (tedesco) ed era l’animale preferito di Hitler. Ne aveva due, si chiamavano Blondi e Bella. Voleva loro così bene che prima di spararsi sparò a loro. Il massimo sono i pitbull, in origine selezionati per combattere con tori e orsi. Poi impiegati per combattimenti tra cani. Potrei andare avanti a lungo, con i cani da guerra impiegati dai romani, mastini e molossi. E poi ci sono i ridicoli cagnetti da compagnia, ridotti quasi a caricature. Li hanno selezionati per farli restare piccoli, con caratteristiche infantili. Sono così cariiiiini!
Ora so che mi attirerò le ire dei cinofili ma, secondo me, questo accanimento verso la creazione di razze canine sempre più strane non è sintomo di amore per gli animali. Rappresenta invece il riversare su quelle povere bestie le proprie aspirazioni sopite.
Allora sono contrario alla simbiosi uomo cane? No. Mi piacciono i cani, ma preferisco i bastardi (o meticci). Se lasciate libere di riprodursi come piace a loro, senza farle forzatamente accoppiare in modo selettivo, entro poche, pochissime generazioni tutte queste “razze” scomparirebbero e i cani tornerebbero ad essere più felici e più forti, sottraendosi a tutte le tare genetiche legate alla selezione delle razze (razzismo canino?) come la displasia dell’anca, le patologie cardiache e respiratorie, quelle renali e altre, che riducono anche molto l’aspettativa di vita dei cani di razza. Viene da dubitare che ai padroni interessi davvero la felicità dei propri cani.
Loro vorrebbero accoppiarsi in modo libero, non fanno distinzioni. Una femmina in calore attira ogni razza canina e accetta ogni razza canina (con qualche difficoltà in caso di enormi differenze di dimensioni). Siamo noi che li costringiamo ad accoppiarsi in modo selettivo. E poi tagliamo loro la coda, le orecchie e, a volte, anche i testicoli. Cosa che facciamo molto volentieri anche con i gatti; ne parleremo. Selezioniamo cani con folte pellicce per farli vivere in climi freddissimi e poi, dato che sono “belli” li teniamo in climi caldi, dove evidentemente soffrono. Oppure li selezioniamo per essere combattivi e potenti e poi pretendiamo che siano docili e carini.
Molti padroni di cani (padroni, non amici) tendono a crearsi un cane a propria immagine e somiglianza. Proiettano nel cane le proprie aspirazioni, le proprie aspettative. E spesso la somiglianza tra cane e padrone è impressionante, sia nel fisico sia nel comportamento. Volendo, potremmo dire che i cani sono spesso gli avatar dei loro padroni, e spesso li imitano.
Se amate i cani per quel che sono, andate in un canile e adottate un bastardo.
Di solito i bastardi siamo noi. C’è gente che compra il cuccioletto al figlio e poi, quando il cuccioletto diventa ingestibile, lo abbandona. È per questo motivo che ci sono i cani randagi. I cani richiedono impegno, attenzione e rispetto: dovete portarli fuori, farli correre, passare tanto tempo con loro, non sono giocattoli che si possono mettere in una stanza, per esser presi quando si ha voglia di giocare. Ci tengo a sottolineare la necessità di rispetto per questi animali e rispetto significa accettarli per quello che sono, avendo ben presente che si tratta pur sempre di animali. Se trattati come si deve, sono davvero amici.
I proprietari di cani amano alla follia le loro bestiole (anche se alcuni le abbandonano sull’autostrada) e sappiamo che l’amore è per definizione cieco. Non aspettatevi obiettività. Ogni possibile difetto della propria bestiola viene spiegato e giustificato dal padrone o dalla padrona con lucida follia amorosa.
Provate a fare ricerche in internet e cercate quanti siano gli episodi di ladri uccisi da cani da guardia. Vi risparmio la fatica. Sono pochi. Mi direte: ma è ovvio, se c’è un cane da guardia i ladri si astengono dall’intervenire. I ladri di professione sanno benissimo che basta una polpetta per neutralizzare un cane. Può avvenire, invece, che i cani feroci, quelli che dovrebbero difendere i loro padroni, attacchino i figli dei loro padroni, o i loro padroni stessi. Oppure estranei che hanno la sola colpa di passare alla loro portata. Tipo quei fanatici che corrono per strada, o i ciclisti. Per anni sono stato uno di quei fanatici che corrono per strada, e ancora sono un ciclista. In entrambi i casi sono stato attaccato da cani ai quali non avevo dato alcun apparente fastidio, a parte esistere. I cani difendono il territorio, e attaccano gli invasori. Non è il comportamento dell’invasore che li irrita: è la sua sola esistenza che li manda in bestia. La vostra colpa è semplicemente esistere e occupare quello spazio, invadere quel territorio. Bisogna cercare di uscirne il più presto possibile. Le pistole scacciacani furono inventate proprio per “scacciare i cani” che inseguivano i ciclisti.
Per i padroni dei cani, la colpa non è mai dei loro cani. Loro sono docili e mansueti, tutt’al più vogliono giocare. In effetti i proprietari dei cani hanno ragione, la colpa di quel che fanno i loro cani è loro, non dei cani.
Ci sono quelli che ti dicono: guarda, non fa niente. Basta che stai fermo. E già, devo stare fermo. Ma se il bestione si avvicina in modo minaccioso e io mi metto a sudare… Beh è logico che non devi avere paura, se sente che hai paura ti attacca. Che discorsi… E non lo devi guardare negli occhi. Allunghi una mano per accarezzarlo? Gravissimo errore. Certo, diventare esperti di etologia canina aiuta. Ma sarebbe bene che fossero i padroni a neutralizzare le loro bestiole, senza chiedere agli altri di modificare il proprio comportamento per far fronte alla presenza dei loro animali. Questo ragionamento è inaudito per un cinofilo estremo (i cinofili veri sanno come comportarsi): se il cane ti morde la colpa è tua, che non hai saputo approcciarti correttamente a lui.
Fino a poco tempo fa, inoltre, i proprietari dei cani si fermavano fieri a guardare il loro amico mentre faceva i bisogni per la strada. Ah, vederlo esercitare così la propria naturale regolarità è una grande soddisfazione: l’animale sta bene. Penso che se i negozi di animali vendessero bandierine colorate per marcare i bisogni più trionfali, i cinofili estremi le comprerebbero. Magari farebbero anche la foto e la posterebbero su Facebook.
Per fortuna ora ci sono leggi che impongono di pulire i rifiuti solidi dei propri cani. E, devo dire, mi pare che tale norma di elementare buona educazione sia rispettata dai più. Ma c’è ancora una minoranza che resiste, visto che non è infrequente calpestare tali “ricordini” sul marciapiede. Porta fortuna, ti dicono, quando giri il piede verso l’alto per osservare lo scempio della tua suola. E ti vien voglia di far baciare dalla fortuna il proprietario della bestiola, dandogli in testa la scarpa smerdata. Ma siamo persone civili, non si fa.
Un mio amico zoologo mi ha raccontato di una signora che accompagnava il suo cagnolino per strada. Il cagnolino, bianco e appena uscito dal parrucchiere, ha lasciato un ricordino sul marciapiede e lei ha prontamente estratto dalla borsa un fazzoletto di carta, di quelli profumati. Il mio amico pensava che lo avrebbe usato per raccogliere l’escremento (inusitatamente grande rispetto al corpo che lo aveva generato), ma no: la signora usò il fazzolettino (ripeto: profumato) per nettare il deretano della immacolata bestia a cui si accompagnava.
Una signora del genere abita in un palazzo di fronte al mio. Ha due cani. Quando esce di casa (e esce molto) li lascia sul balcone, con le finestre aperte. Possono entrare e uscire a piacimento dall’appartamento: non hanno problemi. Il loro passatempo preferito, durante le lunghe assenze dell’amorevole padrona, è di ab...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Premessa
  3. PARTE PRIMA. UN PO’ DI STORIA
  4. PARTE SECONDA. I NOSTRI AMICI ANIMALI
  5. PARTE TERZA. VIVERE INSIEME
  6. PARTE QUARTA. COSA CI REGALANO GLI ANIMALI?
  7. PARTE QUINTA. SERVIZI ECOSISTEMICI
  8. Conclusione
  9. Coda
  10. Colpo di coda