Ero io su quel ponte
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Ero io su quel ponte

Il crollo del 31 maggio 1939 XVII Era Fascista

  1. 200 pagine
  2. Italian
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Ero io su quel ponte

Il crollo del 31 maggio 1939 XVII Era Fascista

Informazioni su questo libro

"Camerata Arduino Giovanni, 14 anni appena compiuti, presente! La mia bicicletta è stata recuperata subito, per il mio corpo c'è voluto un po' più di tempo. Morto ero morto, niente da dire, però, se mi avessero ripescato subito, avrei avuto il mio bel funerale fascista, con la sfilata, i labari abbrunati e il grido "Camerata Arduino, presente!". Il 18 agosto era troppo tardi, avevano tutti la testa altrove, pochi giorni dopo Francia e Gran Bretagna avrebbero dichiarato guerra alla Germania. Avrei tanto voluto essere arruolato, combattere in prima linea, compiere gesta eroiche, guadagnare medaglie al valore. Il destino ha deciso diversamente".---Mercoledì 31 maggio 1939, ore 14.15, crolla il Ponte di Moncalieri.Sono trascorse appena due settimane da quando ci è passato sopra Mussolini, è una via strategica perché consente agli abitanti della cittadina piemontese, 21.000 anime, di arrivare a Torino e al Lingotto, dove in tanti lavorano.È una strada molto trafficata, e negli ultimi anni dal letto del fiume Po che il ponte sovrasta viene prelevata la sabbia che serve al rifacimento di via Roma, una delle principali di Torino. Da alcuni mesi il ponte lancia ripetuti segnali d'allarme, e infatti in quel momento il transito di veicoli è bloccato; ma non quello di pedoni e biciclette.Nel crollo muoiono in nove - il più giovane, Giovanni, ha quattordici anni -, altri cinque restano feriti; alcuni cadaveri saranno recuperati soltanto ad agosto, perché è troppo pericoloso avviare le ricerche.Bruno Gambarotta ricostruisce la vicenda, con i suoi risvolti drammatici e quelli grotteschi, attraverso le pagine dei giornali dell'epoca e i documenti delle autorità, ascoltando i testimoni sopravvissuti, e dando voce alle vittime che, come in Spoon River, tornano per raccontare in prima persona la loro storia.La rievocazione di questa tragedia, grazie alla penna ironica di Gambarotta, diventa un vero romanzo corale sulla storia, sulla fatalità, sull'incrocio dei destini.

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Informazioni

Editore
Manni
Anno
2019
Print ISBN
9788862669153
ERO IO SU QUEL PONTE
Il venerdì 20 luglio 1714, a mezzogiorno, il più bel ponte di tutto il Perù si spezzò, precipitando cinque viaggiatori nell’abisso sottostante. Questo ponte si trovava sulla strada maestra fra Lima e Cuzco, e centinaia di persone lo attraversavano ogni giorno; era stato intessuto di giunchi dagli Incas, più di un secolo prima, e chi veniva a visitare la città era sempre condotto a vederlo.
Thornton Wilder, Il ponte di San Luis Rey1
Il mercoledì 31 maggio 1939, anno XVII dell’Era Fascista, alle due e quindici del pomeriggio, il ponte di Moncalieri, quinta città del Piemonte per numero di abitanti, crollò, precipitando una trentina di passanti nelle sottostanti acque del Po. In nove morirono e altri cinque riportarono gravi ferite. Questo ponte si trovava sulla strada statale numero 10 che collega Torino a Genova e migliaia di persone lo attraversavano ogni giorno; era stato il primo ponte in muratura costruito su incarico della Provincia di Torino nel 1882 dall’impresa Ercole Belloli di Cuggione. Le sue arcate poggiavano su basamenti di pietre e malta, incamiciati da una palizzata in tronchi di rovere a sezione ellittica. A differenza del ponte peruviano, nessun visitatore di Moncalieri era mai stato condotto a vederlo.
“Sulle acque del Po viaggiarono sino al Settecento merci e persone, in quanto costituiva un’arteria mercantile solcata da chiatte e barconi che trasportavano sale, ghiaia, mattoni, legnami e prodotti agricoli. Moncalieri possedeva infatti un attivo porto fluviale, ubicato presso Porta Navina e un porto traghetto con darsena per i trasferimenti da una sponda all’altra. La via fluviale era anche usata per lo spostamento del materiale bellico, fatto scivolare su appositi ponti inclinati, detti làpole, fin sulle rive e quindi imbarcato su grosse zattere. E pur simili a imbarcazioni erano i due barconi simmetrici, uno dei quali sosteneva il meccanismo con la ruota al centro, che costituivano il mulino natante moncalierese, componente basilare dell’economia cittadina e presenza caratterizzante del paesaggio fluviale”2.
Nessuno doveva morire o restare ferito perché, a differenza del ponte del Perù, quello di Moncalieri aveva inviato precisi e ripetuti segnali d’allarme.
1 Le citazioni da Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder, del 1927, sono tutte tratte dall’edizione pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori nel 1964, nella collana Medusa numero 482, con la traduzione di Lauro De Bosis.
2 Maria Grazia Imarisio in Enrico Occhiena, Maria Grazia Imarisio, Diego Surace, Moncalieri riflessa tra permanenze, documenti e memoria, Città di Moncalieri, Edizioni Famija Möncalereisa, 1999.
Città di Moncalieri
Provincia di Torino
Addì 31 maggio 1939 XVII
Oggetto: Provvedimenti di sicurezza per la viabilità
Mi pregio esporre quanto segue: Essendosi verificato un cedimento non trascurabile ad una pila del ponte sul Po nell’abitato di questo capoluogo, sulla strada statale N. 10 ho provveduto immediatamente ad avvertire del fatto l’Ufficio del Genio Civile e l’azienda autonoma statale della Strada. Si sono subito recati sul posto alcuni Funzionari dei due Uffici e, unitamente al servizio tecnico e di polizia del Comune, si è intanto provveduto a smistare il traffico pesante onde evitare eventuali disgrazie. Ulteriori provvedimenti saranno studiati ed attuati dai suddetti competenti Uffici.
Il Podestà F.to Boccardo
In quegli anni si stampano a Torino tre testate di quotidiani: “La Stampa”, “Stampa Sera” (edizione pomeridiana de “La Stampa”) e “La Gazzetta del Popolo”.
“La Stampa” è diffusa maggiormente a Torino e nei comuni limitrofi al contrario de “La Gazzetta del Popolo” che domina in provincia poiché dedica molta attenzione alle cronache locali. “Stampa Sera” infine è distribuita solo nella metropoli e arriva nelle edicole nella tarda mattinata. Le tre testate, perfettamente allineate alle direttive del regime, non si differenziano né nei contenuti né nell’impostazione. Nel 1935 l’Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio, diretto da Galeazzo Ciano, genero del Duce, è trasformato nel Ministero della Stampa e della Propaganda, assegnato sempre a Ciano. Nel 1937 cambia nome e diventa Ministero per la Cultura Popolare (Minculpop) ma Galeazzo Ciano dal 1936 è già salito al rango di ministro degli Affari Esteri. In quest’anno 1939 il titolare è Alessandro Pavolini. Il ministero utilizza l’agenzia Stefani per far avere le veline che di ora in ora sono dettate dal dittatore e dai suoi stretti collaboratori. Gli ordini di Mussolini ai quotidiani italiani sono chiamate in gergo giornalistico “veline” poiché materialmente sono dattiloscritti che, dovendo essere battuti in gran numero di copie, utilizzano fogli di carta velina alternati a fogli di carta carbone.
Qualche esempio di velina relativo al 1939:
5 gennaio: Per quanto riguarda la situazione interna, il Ministro ha detto che si ha l’impressione che i giornali stiano ridiventando “grigi”. Bisogna che essi reagiscano e creino un po’ di discussione e di movimento attorno a qualche argomento: come ad esempio la razza, l’autarchia, il cinema. Non bisogna assolutamente che attraverso i giornali si abbia la sensazione che nel nostro Paese si conduca una vita eccessivamente seria, pesante e preoccupata. Il fascista deve condurre, nelle ore in cui non è occupato dal suo lavoro, una vita lieta frequentando anche locali ove possa procurarsi quelle distrazioni, anche gioconde (ballo, ristoranti, ecc.) alle quali ciascun buon cittadino ha diritto.
1 aprile: Sulla disgrazia di Carbonia non pubblicare più niente.
19 maggio: Parlare il meno possibile del problema del caffè e dei surrogati.
1 giugno: Diminuire le notizie sul cattivo tempo.
STAMPA SERA – 31 maggio 1939
Il ponte sul Po a Moncalieri in grave pericolo
Il cedimento dell’arcata centrale – Ogni transito interrotto
Un improvviso e impreveduto cedimento si è verificato nelle prime ore di stamane sul ponte con il quale la strada statale Padana inferiore scavalca il fiume Po, a Moncalieri. Nell’arcata centrale del manufatto, che consta di tre lunghe arcate, si è prodotta una grossa spaccatura, che ha rotto l’equilibrio dell’arco e ha causato un avvallamento del piano stradale di circa un metro.
La causa del cedimento non è da ricercarsi nella piena del fiume, che attualmente si trova in regime pressoché normale, ma probabilmente in uno slittamento dei materiali di cui è fatto l’arco in questione, slittamento che potrebbe essere stato provocato da infiltrazioni d’acqua o dal movimento di uno dei piloni sui quali l’arco è impostato.
I cantonieri dell’Azienda Autonoma della Strada, ben presto avvertiti del sinistro, hanno immediatamente provveduto ad interrompere qualsiasi transito sul ponte.
Nessuna disgrazia si è verificata, ma è un vero miracolo, perché basta pensare al peso degli autotreni che continuamente transitano sulla Padana inferiore per immaginare con quanta facilità avrebbe potuto succedere qualche sciagura. I tecnici del Genio Civile sono già sul posto per studiare i provvedimenti più urgenti da adottare.
Intanto i moncalieresi che si trovano nel Borgo oltre il fiume, non possono comunicare col centro della città che facendo il lungo giro da Torino, per il ponte delle Molinette. Per gli autoveicoli in arrivo a Torino, e che vengono instradati per il corso Moncalieri, l’inconveniente è lieve, ma per molti automobilisti che, ignari dello sbarramento, giungono avanti al ponte, provenienti dal Lingotto e diretti ad Asti, Alessandria e ai centri della provincia di Cuneo, è un vero disappunto dover retrocedere fino a piazza Carducci e alle Molinette. Si spera che siano prese le misure più rapide ed efficaci per rimediare alla situazione creata dal malaugurato cedimento.
La “paventata sciagura” invece accade.
STAMPA - 1 giugno 1939
Il vecchio ponte di Moncalieri sul Po è crollato nel primo pomeriggio di ieri3
Si deplorano 5 morti e 5 feriti gravi – Il Prefetto e tutte le autorità sul luogo del disastro – Le premure del Partito per le famiglie delle vittime – L’alto interessamento del Duce
Il ponte che unisce Moncalieri a Borgo San Pietro era pericolante. Ieri mattina era stato notato un cedimento dell’arcata centrale, cedimento dovuto non alla piena delle acque del Po, il cui livello si mantiene normale, ma allo slittamento del materiale, ed i tecnici del Genio Civile chiamati sul posto stabilivano quale prima misura di sicurezza il divieto di passaggio non solamente dei pesanti autotreni che normalmente transitano ma di ogni tipo di autoveicoli.
Poiché il divieto non era esteso ai pedoni, questi sono continuati a transitare e con essi i ciclisti4. Non si prevedeva certamente che il ponte da un momento all’altro sarebbe crollato. La gravissima disgrazia è avvenuta alle 14 circa ed in un attimo tutti i mezzi di soccorso sono stati messi in movimento, perché sventuratamente le persone che in quel momento attraversavano il ponte erano state nella maggior parte travolte.
3 Da notare quel “vecchio” che suona come una preventiva giustificazione: se il ponte era vecchio non era opera del regime.
4 II giorno precedente “Stampa Sera” aveva scritto che i cantonieri avevano vietato qualsiasi transito sul ponte.
Ogni peruviano, appena ricevuta la notizia della disgrazia, si fece il segno della croce e mentalmente calcolò: quanto tempo prima lo aveva attraversato per l’ultima volta, fra quanto tempo aveva avuto in animo di attraversarlo.
Thornton Wilder, Il ponte di San Luis Rey
Non sapremo mai quanti moncalieresi, appena ricevuta la notizia della disgrazia, si siano fatti il segno della croce, ma di sicuro tutti avranno calcolato mentalmente quando era stata l’ultima volta che l’avevano attraversato e qualcuno si sarà anche ricordato che solo due settimane prima su quel ponte era transitato Benito Mussolini diretto a Torino per inaugurare lo stabilimento della Fiat Mirafiori.
La possibilità di transitare sui numerosi corsi d’acqua è sempre stata al centro dell’attenzione della comunità di quella cittadina che, fin dalla sua origine, come ricordano con orgoglio i moncalieresi, è analoga a quella di Venezia. Gli abitanti del borgo preromano di Testona, località di pianura sulle sponde del Po, rasa al suolo dagli eserciti di Asti e di Chieri, si rifugiarono sopra un vicino rilievo, il Mons Calerius, sul quale i francescani nel 1196 avevano già edificato una chiesetta che si aggiungeva a una cappella dedicata alla Madonna. La prima assemblea pubblica dei cittadini, ricordata come la Riunione della Credenza, avvenne il giorno 11 novembre 1230, considerata la data di nascita della città. Fin dall’inizio i valichi sui corsi d’acqua erano vigilati e protetti per permettere i collegamenti con il Piemonte meridionale e nello stesso tempo consentire il passaggio dei pellegrini che, arrivando da Sud, volevano raggiungere la Valle di Susa e la Francia senza passare dalla città di Torino. Il vescovo di Torino nel 1196 incaricò l’ordine dei Templari, nati una cinquantina di anni prima, di costruire il ponte sul Po in cambio del controllo del passaggio sul fiume e del prelievo dei relativi pedaggi. Il ponte entrò in funzione nel 1255, difeso da una torre e protetto da san Giovanni Nepomuceno, invocato contro le alluvioni e gli annegamenti poiché il 20 marzo 1393, a Praga, fu gettato nella Moldava per ordine di Venceslao IV, re di Boemia, e vi annegò. Nel 1310, abolito l’ordine dei Templari, l’incarico passò ai Gerosolimitani. Nel 1454 una piena del Po travolse il ponte in pietra: rimasero solo i piloni per reggere un ponte di legno, funestato da ripetuti guasti e ricostruito, sempre in legno, nel corso dei secoli. Bisognerà arrivare al 1882 per avere di nuovo un ponte in pietra sul Po.
LA STAMPA - 1 giugno 1939
Testi oculari
Quanta gente vi si trovava?
Due testimoni oculari che abbiamo interrogato riferiscono due cifre diverse: facendo una media si può ritenere che al momento del crollo una trentina di pedoni, uomini donne e ragazzi, fra cui alcuni ciclisti si trovassero sul ponte.
Il sopralluogo che gli ingegneri avevano fatto al mattino sul ponte stesso, aveva destato la curiosità e l’interesse di coloro che abitano nei pressi. Il confettiere Giovanni Guglielminetti, subito dopo pranzo, era andato a sedersi su di un pilastro all’imbocco del ponte e fumando era rimasto ad osservare se il “cedimento” di cui si parlava era visibilmente rilevante. Intanto la gente passava in continuità. Ad un tratto, erano le 14 circa, e, sul ponte della ferrovia che corre poco distante, transitava il diretto Torino-Genova, egli ebbe l’angosciosa impressione di avere un capogiro. Il sordo fragore, come di battere di artiglierie che sparassero di conserva, che aveva preceduto e che accompagnava quel fenomeno visivo non lo stupiva perché sapeva nei pressi molti soldati di artiglieria che facevano esercitazione; ma quando egli vide la campata centrale del ponte flettersi e poi precipitare con un rovinio di pietrame, e con essa scomparire un gruppo di persone che si dibattevano urlando; poi quando ancor l’eco del tonfo non era attutito, vide l’altra campata più vicino a lui crollare travolgendo altri passanti; e quando infine scorse anche la terza campata crollare e pietrame e individui venire inghiottiti dal fiume, allora comprese che purtroppo non si trattava di un incubo. Era una dolorosa realtà. Rimase con gli occhi fissi sul ponte del quale non scorgeva che i pilastri e i grossi tubi, uno per parte, entro i quali correvano i cavi della luce elettrica e del gas. Vide una figura d’uomo abbrancato con le mani al tubo, agitarsi come un acrobata alla sbarra; poi le mani si aprirono e l’uomo precipitò con un grido, ingoiato dai gorghi del fiume.
ERO IO QUELLUOMO, CARLO GIUSEPPE CHIANALE.
Anche se nel registro degli Atti di morte del Comune di Moncalieri, stando alle autorità preposte alla sicurezza delle strade e dei ponti, non avrebbe dovuto esserci il mio nome. Invece c’è, al numero 38 della Parte II, Serie B, controllate pure se volete. Nato il 12 dicembre 1902, non avevo ancora compiuto 37 anni, la Morte poteva ancora aspettare qualche anno. Il mio Atto è stato compilato alle ore 10 del 26 luglio 1939, XVII. Scrive l’Ufficiale di Stato Civile: “Do atto che nelle ore pomeridiane del 31 maggio ultimo scorso Carlo Giuseppe Chianale è morto per schiacciamento totale del corpo in seguito al crollo del Ponte sul fiume Po e rinvenuto il giorno 25 luglio corrente alle ore sedici e minuti quarantacinque”. Avete letto bene: il mio corpo (o meglio, quello che ne restava) è stato tirato fuori dalle macerie del ponte 55 giorni dopo il crollo, vi lascio immaginare in quale stato. Non ero caduto da una nave in navigazione n...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. ERO IO SU QUEL PONTE
  3. CINQUE ANNI DOPO
  4. LE IMMAGINI