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Capitolo 1: Un brusco risveglio
«Felice cinquantesimo compleanno,» disse il dottor Cardenia, sorridendomi mentre sedevo sul lettino nell’ambulatorio. «Ora che è ufficialmente vecchio, ficchiamo una telecamera su per il suo posteriore e diamo un'occhiata. Che ne dice?»
Beh, alle mie orecchie suonava così in ogni caso.
Dato che soffro di una leggera ipertensione, devo prendere un medicinale per la pressione. Il che significa vedere periodicamente il mio medico e farmi dare una nuova prescrizione dopo aver fatto le analisi del sangue. La cosa non mi dispiace: corro un chilometro e mezzo al giorno, mangio più o meno in modo salutare (okay, più meno che più), non fumo e non bevo in modo eccessivo. (Ho controllato e confermo che non è eccessivo. Da un punto di vista tecnico.)
Se vi capita di andare dal vostro medico in maniera regolare - cosa che in molti non fanno – vi sentirete dire cose tipo: hai bisogno di perdere peso (lo sto facendo); devi fare più esercizio fisico (idem)... A quando risale l'ultima visita completa? Controllando la cartella allora dirà, Uhm... è stata due fa (Ops). Allora dirà dobbiamo fissare un appuntamento. Si fermi al front desk mentre esce e prenoti una visita entro, diciamo, due mesi; per allora avremo le sue analisi del sangue e potremo fare la visita completa. (La visita completa. Roba forte.)
Ma io sono uno che gioca in una squadra e non voglio morire per colpa di qualche terribile tumore prima che sia necessario, così prenoto tutto: gli esami del sangue e la visita completa. Come se niente fosse l’infermiera accenna al fatto che lasciano sempre più tempo del previsto alle visite complete. Ci credo bene. Come se quell'esame non durasse già troppo di suo. È già abbastanza fastidioso doversene stare seduti con un camice di carta addosso ad aspettare che entri il medico, e sapendo che per tutto il tempo in cui vi controllerà occhi e gola, tutti nella stanza sapranno che il gran finale arriverà a breve. E cioè quando mi viene chiesto di piegarmi in avanti e fissare l'orologio, cercando di far finta che nulla di insolito stia succedendo, mentre il medico cerca le chiavi della sua macchina nel mio retto. Mi invio una rapida email dal mio cellulare per ricordarmi di fare una doccia prima di quella visita.
Il dottor Cardenia è un tipo a posto: è uno senza peli sulla lingua e sa come trattare le persone. Immagino che molti pazienti non riescano a confidarsi totalmente con il loro medico, ed è un vero peccato; io sento di poter dire qualsiasi cosa al dottor Cardinia - non che abbia niente di che da dire! Ma ho una figlia di nome Savannah di tre, quasi quattro anni, per la quale devo mantenermi sano ed essere presente per ancora molto, molto tempo.
Insomma, sembra che quando uno compie 50 anni, i medici chiedano che faccia una colonscopia. Il che significa avere il proprio intestino crasso ripreso da una piccola videocamera che ti infilano su per il sedere.
Quello è uno di quei momenti in cui un sospiro è più che appropriato; un sospiro che ti lascia per un po’ senza respiro. Non mi aspettavo certo una tale notizia quella mattina, ma mi sono fatto forza, ho abbozzato un sorriso e ho detto che non c'era problema dato che, come dicevo, non voglio morire di cancro prima che sia la mia ora, e c'è una bambina che forse potrebbe avere bisogno di un papà per ancora qualche anno. Le colonscopie salvano vite, rilevano prima che sia troppo tardi i tumori al colon e fanno parte del normale controllo di un individuo in buona saluta. Ecco perché ne farò una.
Il che non vuol dire che fossi eccitato al riguardo, perché non lo ero affatto. So che una famosa conduttrice televisiva ne fece una tempo fa e la fece in diretta TV, il che aumentò la consapevolezza riguardo all'importanza di fare alcuni di questi esami periodicamente, e ciò è fantastico. La mia, grazie al cielo, non sarebbe stata in TV - l'interno del mio intestino crasso sarà pure maestoso come quello di chiunque altro, da un punto di vista scenografico, ma, seriamente, a chi interessa vederlo? In ogni caso era importante farla.
Né mi spaventava l'idea di farla. Nella mia vita sono stato abbastanza fortunato da non aver avuto bisogno di molte procedure mediche. Mi sono tolto i denti del giudizio e mi sono rotto senza volere i mignoli - uno su entrambi i piedi e in occasioni diverse. L’estensione delle mie attività mediche extracurricolari si ferma più o meno qui. A differenza di mia sorella, non sono mai stato operato di appendicite; non ho mai portato l'apparecchio ai denti come mio fratello; non mi sono mai rotto un braccio o un piede, al contrario di alcuni bambini a scuola (e di mio fratello e mia sorella). Non sono mai stato sottoposto a un intervento per farmi togliere le tonsille come loro. In realtà non ho mai subito un intervento per togliere nulla. Diciamo che così com’ero arrivato impacchettato su questa terra, più o meno lo ero ancora. Perciò la mia esperienza con le procedure mediche è limitata.
Ma qualcuna ne ho passata anch’io. Trovai una specie di foruncolo sulla parte superiore della mia testa un giorno, un brufolo che sembrava essersi irritato a causa dei miei allenamenti quotidiani. Ogni volta che sedevo sul divano la sera dopo cena, quel brufolo sembrava attirare a sé la mia mano. Non mi faceva male o altro, era semplicemente un piccolo bozzo che prima non c'era e che non voleva andare via. Naturalmente, una volta accortomene, non riuscii a lasciarlo stare, e così dopo una settimana o due passate a domandarmi quando cavolo sarebbe scomparso quel poro otturato dal sudore, domandai a mia moglie Michele di darci un'occhiata.
A suo parere sembrava un brufolo, o un pelo incarnito, ma quando non si decise a sparire, insistette affinché andassi a farmi vedere da un dermatologo.
Si trattava di carcinoma basocellulare - tumore.
Ora, chi come me vive in un clima soleggiato come in Florida, sa che è normale prendere molto sole, per questo i carcinomi basocellulari sono piuttosto comuni da queste parti. Sono dei tumori, certo, ma sono tumori a crescita lenta e sono tra quelli più curabili. Eppure a nessuno piace ricevere una chiamata dallo studio medico e sentirsi dire che i risultati delle analisi sono tornati dal laboratorio e che hai un tumore. Una simile conversazione tende a rimanerti addosso a lungo.
Le orecchie smettono di funzionare dopo aver sentito la parola tumore. Ti rimbalza dentro la testa per alcuni momenti prima che tu riesca a concentrarti di nuovo su quello che l'infermiera ti sta dicendo. Desiderano che tu prenda un appuntamento per farlo rimuovere, con uno dei medici da cui l’infermiera ti indirizzerà.
Dopo aver riagganciato il telefono, mi presi un momento per riflettere. Merda, pensai; ho un tumore.
Merda.
Non volevo avere un tumore; volevo che quello stupido piccolo brufolo fosse un pelo incarnito o qualche cosa d'altro.
Merda.
Ma feci le mie ricerche e l'infermiera aveva ragione. Il mio piccolo brufolo era un tumore a crescita molto lenta, altamente curabile e quasi mai mortale. Bisogna assimilare quel "quasi", ma alla fine ce la si fa. Sarebbe stata certamente una seccatura, ma niente di più; e una lezione: mettersi la crema solare più spesso. E un cappello.
Farlo rimuovere fu un vero e proprio un viaggio. Entrai e incontrai il medico, che mi spiegò che sarebbe stata una cosa che avrebbe impegnato tutto il giorno. Avrebbero asportato quella specie di bozzo e un poco di pelle circostante, e poi l'avrebbero analizzato al microscopio mentre io aspettavo in sala d'attesa. Se fossero riusciti a rimuoverlo del tutto, mi avrebbero ricucito e mandato a casa. Se, al contrario, il microscopio avesse mostrato che non l'avevano rimosso completamente, mi avrebbero richiamato dalla sala d'attesa, avrebbero tagliato un altro strato che ancora presentava delle macchie e mi avrebbero chiesto di aspettare ulteriormente.
Sarebbe andata avanti così per alcune volte, per questo sarebbe stata una lunga giornata, ma sembrava quantomeno un modo logico di procedere. Bastava un pranzo al sacco e qualcosa da leggere.
La procedura fu un’esperienza unica. Mi fecero sedere su una poltrona simile a quella dei dentisti e mi anestetizzarono la testa con alcune iniezioni di qualcosa. Poi entrarono per rimuovere il brufolo. Il metodo prevede l'utilizzo di un bisturi e di un aggeggio cauterizzante per evitare un sanguinamento eccessivo, ma comunque ti lasciano qualche bruciatura sulla testa. Dato che si è svegli, si riesce più o meno a sentire l'odore di carne bruciata. In realtà sentivo ancora del dolore, ma non sapevo che non avrei dovuto! Strinsi forte i lati della poltrona e cercai di stare immobile per evitare che il medico tagliasse qualcosa che non avrebbe dovuto, ma penso che mi vide sussultare.
«L'ha sentito?» chiese.
«Mmm, un po',» risposi imbarazzato.
«Non dovrebbe sentire nulla. Sente dolore o sente solo che mi sto muovendo qua sopra?»
«Lo sento.»
«Dolore?»
«Sì, un po'.» Ma poi dissi da uomo: «Ma non è un problema.»
«Non dovrebbe sentire alcun dolore. Perché non ha detto nulla?» Erano già 15 minuti che mi stava operando.
«Non lo so. Pensavo fosse normale sentirlo.»
«Beh, non faccia l'eroe. Non dovrebbe sentire nulla,» mi rimproverò il medico. «Le daremo ancora un po' di anestesia.»
Se ne andò e ritornò l'infermiera per farmi qualche altra iniezione. L'anestesia di prima no...