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Scienza e visioni del mondo
Contributi in occasione dei 400 anni della Lettera di Galileo a Maria Cristina di Lorena
- 309 pagine
- Italian
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Scienza e visioni del mondo
Contributi in occasione dei 400 anni della Lettera di Galileo a Maria Cristina di Lorena
Informazioni su questo libro
Questa opera potrebbe apparire, ad un primo sguardo, la semplice raccolta degli atti di un convegno. Infatti, i contributi che compongono questo volume sono stati presentati nell'VIII workshop della SISRI svoltosi a Roma dal 30 al 31 Maggio 2015 e dedicato al rapporto tra le visioni filosofiche del mondo e il lavoro scientifico. L'occasione era l'anniversario dei 400 anni dalla composizione della Lettera a Madama Cristina di Lorena da parte di Galilei. Lo scienziato pisano fu chiamato, in un drammatico momento della sua carriera, a rendere conto della conciliabilità tra il credo cristiano e la sua ricerca scientifica. In realtà, anche oggi ci poniamo con urgenza le stesse domande e cerchiamo risposte che riconosciamo come mai interamente conclusive e sempre aperte a maggiori approfondimenti. Questo carattere di "apertura" del domandare che, muovendo da settori disciplinari specifici, trascende i limiti imposti dai riduzionismi dei singoli metodi di ricerca, è l'aspetto fondamentale che illumina il senso di questa pubblicazione. Anche se potrebbe stupire l'eterogeneità dei contributi, dalla matematica alla biologia, dalla teologia alla storia della scienza, l'unità è visibile nella tensione ad una sintesi del sapere che concepisce i confini tra i campi delle scienze non come muri invalicabili, ma come interne distinzioni di un insieme organico.
Vincenzo Arborea, dopo la laurea in Ingegneria Elettronica conseguita al Politecnico di Milano (1994), è stato Direttore nelle Residenze Universitarie della Fondazione Rui (1993-2012). Dal 2008 al 2012 ha ricoperto l'incarico di Responsabile della Formazione promuovendo iniziative e programmi rivolti agli studenti universitari e ai direttori delle Residenze Universitarie della Fondazione Rui. Ha conseguito la licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università della Santa Croce (2014). Attualmente è dottorando di ricerca presso la stessa università ed è membro del Comitato Direttivo del Centro di Ricerca DISF.
Luca Arcangeli, laureato in Scienze Filosofiche presso l'Università di Bologna nel 2010, ha successivamente conseguito un master in gestione delle risorse umane presso Bologna Business School. Attualmente è coordinatore di corsi di Istruzione Tecnica Superiore presso la Fondazione FITSTIC ed è research fellow della SISRI.
Informazioni
Argomento
Scienze biologicheCategoria
Teoria dei sistemiParte I
Questioni epistemologiche
l. 3Capitolo 1
Logica matematica e teologia in dialogo: dalla dimostrazione logica dell’esistenza di Dio alla logica di Dio
l. 3Giovanni Amendola
Nell’odierna settorializzazione del sapere si rende sempre più necessaria la ricerca di dialogo tra i vari ambiti conoscitivi. L’anniversario dei 400 anni della lettera di Galileo Galilei a Madama Cristina di Lorena ci rimanda a un periodo storico in cui l’interdisciplinarietà era più diffusa, ma a volte anche confusa. Questo contributo, come del resto l’intera iniziativa della SISRI, si colloca nella ricerca di un ritorno alle origini della separazione del sapere per recuperare quanto di valido era presente nell’interazione tra le scienze moderne, la filosofia e la teologia. In particolare cercheremo di porre in dialogo la logica matematica e la teologia a partire dalla cosiddetta dimostrazione logica dell’esistenza di Dio prodotta da Kurt Gödel.
1.1 Introduzione
l. 11Quando si è certi di qualcosa si usa comunemente l’espressione «è matematico», poiché è risaputo che questa disciplina non è opinabile. Una volta dimostrato un teorema, la sua validità supera la dimensione spazio-temporale. Si è raggiunta una certezza che non potrà essere mai più scalfita in nessun luogo e in nessuna epoca. Potrà cambiare la formulazione nella quale è espressa, ma si tratta soltanto di elementi esteriori che non intaccano il risultato raggiunto. Ad esempio ciò che affermò Euclide ventitré secoli fa, dimostrando che i numeri primi sono infiniti, continua ad essere valido ancora oggi e sarà valido per sempre, anche se dovesse cessare di esistere l’universo. Un matematico contemporaneo, Dave Rusin, ha affermato paradossalmente che «la matematica è quella parte della scienza che potresti continuare a costruire anche se domattina, svegliandoti, scopri che l’universo non c’è più».1
In campo teologico invece le affermazioni che si pongono non si lasciano ridurre a pura razionalità logica, per cui resta sempre possibile la non accoglienza di esse.2 In particolare, l’interrogativo sull’esistenza di Dio ha da sempre suscitato risposte opposte. La fede in Dio è sicuramente una certezza per il credente ma, precisiamo subito, non si tratta di una certezza matematica. È una certezza che si colloca su un piano epistemologico altro rispetto a quello esclusivamente intellettuale-deduttivo. Pur tuttavia credenti e non credenti hanno cercato rispettivamente di “dimostrare” alla fazione opposta la certezza logico-matematica dell’esistenza o dell’inesistenza di Dio.
Si narra a proposito un fatto che mostra l’errata concezione epistemologica di fondo, che non dà ragione né alla scienza matematica né a quella teologica. Nella Russia imperiale del XVIII secolo viveva il matematico svizzero Leonhard Eulero.3 Mentre si trovava alla corte dell’imperatrice Caterina la Grande, giunse l’illuminista francese Denis Diderot dichiaratamente ateo, a cui fu detto che Eulero aveva dimostrato algebricamente l’esistenza di Dio; incuriosito dal fatto, decise di incontrarlo. Eulero si presentò a Diderot dicendo: «Signore, (a + bn)/n = x, dunque Dio esiste, rispondete!». Diderot che non conosceva l’algebra non poté rispondere e il giorno dopo se ne ritornò in Francia.4
Quasi certamente si tratta di un racconto inventato, in quanto Diderot non era ignorante in matematica e lo stesso Eulero difficilmente avrebbe affermato qualcosa di così ridicolo.5 Tuttavia la scelta di inventare un tale racconto ci mostra i limiti di una certa visione della scienza matematica e di quella teologica. Si tratta purtroppo di una concezione che continua a proliferare anche nel panorama attuale della divulgazione scientifica. Sono infatti diversi gli autori di testi di divulgazione matematica che cercano di riflettere su tematiche filosofiche e teologiche, confrontandosi con la fede e con la realtà a cui questa rimanda, non sempre con un adeguato background sulle questioni teologiche che cercano di affrontare.
Nonostante le difficoltà spesso presenti nel far interagire i due ambiti del sapere in maniera costruttiva e dialogica, è da porre in rilievo il fascino che questioni di natura altra da quella prettamente matematica, possono e, di fatto, manifestano negli studiosi che ad essa maggiormente ricorrono. Un esempio recente è dato da un articolo presentato nel 2014 ad un convegno di studi internazionale da parte di due ricercatori afferenti all’ambito dell’Intelligenza Artificiale e, in particolare, al campo del cosiddetto Ragionamento Automatico. Il loro lavoro, intitolato Automating Gödel’s Ontological Proof of God’s Existence with Higher-order Automated Theorem Provers, prende spunto dalla dimostrazione logica dell’esistenza di Dio prodotta da Kurt Gödel, il principale logico del secolo scorso. I due scienziati, il tedesco Christoph Benzmüller e l’austriaco Bruno Woltzenlogel Paleo hanno automatizzato la prova di Gödel implementandone le strutture assiomatiche e concettuali per dimostrare la validità dei teoremi.6
A partire da queste motivazioni cercheremo di analizzare dapprima la possibilità di una dimostrazione logico-matematica dell’esistenza di Dio, avendo come punto di riferimento proprio quella prodotta da Gödel,7 rintracciando la sua genesi e offrendo una sintesi del suo sviluppo storico. Ci soffermeremo successivamente a vagliare alcuni ragionamenti “matematici” di natura diametralmente antitetica, riprendendo alcune considerazioni del matematico statunitense John Allen Paulos.8 Dopo aver analizzato queste interazioni tra logica matematica e teologia, cercheremo di porre in dialogo la ricerca logico-matematica di Dio con la rivelazione cristiana e la “logica” del Vangelo.
1.2 La dimostrazione logico-matematica dell’esistenza di Dio
l. 29Il 10 febbraio 1970 Kurt Gödel portava a compimento la stesura definitiva della cosiddetta dimostrazione logica dell’esistenza di Dio. Un lavoro che aveva iniziato attorno al 1941 e che aveva raffinato successivamente. Si tratta sostanzialmente della formalizzazione logica della prova ontologica di Anselmo d’Aosta rivisitata nella seconda metà del XVII secolo da Leibniz.
L’argomento ontologico fu ideato da Anselmo nel Proslogion in cui Dio viene concepito come quell’essere «quo maius cogitari nequit» («di cui non si può pensare nulla di maggiore»).9 Da ciò Anselmo deduce che questo essere non può esistere solo nell’intelletto, perché altrimenti si potrebbe pensare ad un essere esistente anche nella realtà e di conseguenza sarebbe maggiore del primo, in contraddizione con la concezione data. Per cui supposto che l’esistenza sia qualcosa di maggiore, ne segue l’esistenza di Dio.
Qualche secolo dopo, Cartesio riprese l’argomento ontologico di Anselmo per affermare l’esistenza di Dio: «tornando ad esaminare l’idea che avevo d’un essere perfetto, trovavo che l’esistenza c’era compresa allo stesso modo che in quella d’un triangolo è compreso che i suoi tre angoli siano eguali a due retti […]; e che, per conseguenza, è per lo meno altrettanto certo che Iddio, che è quest’essere perfetto, è od esiste, quanto potrebbe essere certa qualsiasi dimostrazione geometrica».10
Tuttavia fu Leibniz a migliorare l’argomentazione logica della prova di Anselmo. Nella sua riflessione Sulla dimostrazione cartesiana dell’esistenza di Dio del R. P. Lamy troviamo il suo assenso alla logicità dell’argom...
Indice dei contenuti
- Indice
- Introduzione
- Parte IQuestioni epistemologiche
- Parte IIQuestioni storico-culturali
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