Fare il molteplice
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Fare il molteplice

Il diritto privato alla prova del comune

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Fare il molteplice

Il diritto privato alla prova del comune

Informazioni su questo libro

Come l'acqua e l'olio, il diritto privato e la dimensione collettiva o comune non solo sembrano ignorarsi vicendevolmente ma disegnano una vera e propria antitesi. Da un lato il presidio tecnico delle libertà individuali (prima tra tutte: quella di vendere e comprare), dall'altro la vita in comune e la cooperazione di molte e molti. Difficile, per non dire impossibile, immaginare un rapporto più implausibile e controintuitivo. I saggi raccolti in questo volume si impegnano in una ragionata e cocciuta smentita di questa distanza apparentemente siderale. Lo fanno ricostruendo la storia, molto più recente di quanto si possa sospettare, delle ragioni che giustificano il carattere quasi intrattabile di questa separazione. È perché durante il XIX secolo il diritto privato si costituisce in una speciale relazione di opposizione e solidarietà con il diritto pubblico – dando così forma all'esperienza della politica che è ancora la nostra – che la sua estraneità alla dimensione della pluralità e del comune appare tanto evidente da parerci naturale. Ricostruire la storia dei processi giuridici che hanno dato all'aggettivo "privato" il senso che gli riconosciamo ancora oggi, vuol dire anche avanzare una nuova lettura del diritto privato, finalmente riconsegnato alla sua radice civile e cooperativa. La risposta che queste ricerche provano a suggerire che il carattere cooperativo del diritto privato – la sua formidabile capacità di istituire collettivi, di disciplinare rapporti cooperanti e di dare forma al molteplice – non è il frutto di una correzione, pietosa o moralistica, alla sua natura inderogabilmente patrimoniale e proprietaria. Al contrario, esso gli stato sempre proprio e può finalmente tornare in piena luce una volta che il diritto privato si sia definitivamente emancipato dal ruolo di sparring partner del diritto pubblico. Difendendo la potenza istituente e le virtù trasformative dell'astrazione giuridica, il libro propone quindi di leggere nel "diritto dei privati" – un diritto privato finalmente ri-civilizzato – lo spartito di una nuova politica.

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Informazioni

1. Istituire i beni comuni
Una prospettiva filosofico-giuridica

Il titolo di questo saggio – che, non troppo obliquamente, è un omaggio all’immagine del diritto restituita dai titoli di Yan Thomas1 – descrive un’aporia, un double bind. Da una parte, i beni comuni (deliberatamente al plurale); dall’altra, le istituzioni, o, ancora meglio, l’operazione di istituire (instituere). Per descrivere l’aporia si potrebbe cominciare con una costatazione di ordine sociologico: la diffusione del discorso sui beni comuni è sintomo di una certa crisi istituzionale. Quella che potremmo definire più esattamente – e tuttavia con un grado di generalità assai elevato – una crisi della mediazione classica e, più in generale, una crisi delle forme della rappresentanza. I beni comuni si sono imposti come una – o forse “la” – parola d’ordine in grado di sfuggire alla classica dicotomia tra (diritto) pubblico e (diritto) privato ormai inadatta a offrire un quadro capace di ospitare le metamorfosi soggettive e istituzionali che si sono prodotte nelle società contemporanee2.
Quello dei beni comuni – per risultare un discorso sensato – andrà inquadrato come una forma speciale di critica della proprietà. Vero e proprio “terzo spazio” in cui i rapporti tra soggetto e proprietà possono essere ripensati, esso revoca in dubbio ogni “naturale” rapporto che allacci l’uno all’altra e, disfacendo e incrinando tanto la sovranità del soggetto quanto il soggetto della sovranità, inquieta il rapporto tra appropriazione e volontà su cui si è costruita buona parte del discorso giuridico occidentale. I beni comuni sembrano mettere sotto cauzione – e si vedrà a che livello di radicalità – distinzioni troppo coriacee tra teoria e prassi. Diremo tuttavia che se, teoricamente, essi permettono di avviare una riflessione intorno al legame tra soggettività e proprietà (dunque, almeno: libertà, volontà, agency e mascolinità)3, praticamente offrono occasioni concrete di sperimentazione di assetti istituzionali liberi da quella ipoteca. È questo il motivo che permette di superare – pur riconoscendone il valore – le discussioni intor...

Indice dei contenuti

  1. IntroduzioneFare il moltepliceAppunti per una ri-civilizzazione del diritto privato
  2. Ringraziamenti
  3. 1. Istituire i beni comuniUna prospettiva filosofico-giuridica
  4. 2. Il comune rimedio Un’apologia minima della tutela
  5. 3. Situazioni dell’autonomia Sul carattere cooperativo del diritto privato
  6. 4. “Cambiare sole”Il diritto privato come infrastruttura del comune
  7. 5. Più d’Uno La class action tra “tortificazione” del diritto civile e tramonto del diritto soggettivo
  8. 6. Le istituzioni dei privati Autonomia, rapporti, cooperazione
  9. 7. Aldilà del diritto soggettivoIl diritto civile e la politica dei moderni