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Informazioni su questo libro
Il gesto fenomenologico attraversa l'intera storia della rivista, da Paci a oggi. Il focus di tale atteggiamento è l'epoché («sospensione di giudizio») di cui oggi avvertiamo l'esigenza soprattutto per quello che riguarda la dimensione etica. Si tratta, oggi come ieri, di scegliere tra una filosofia di tipo istituzionale e un pensiero legato alla vita quotidiana di ciascuno: tra una «visione del mondo» provvista di una propria verità e un «gesto» capace di caratterizzare le pratiche nelle quali siamo tutti coinvolti e impegnati.
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Informazioni
Husserl e il soggetto della scienza
Antonello Sciacchitano
L’errore di Aristotele, di Tolomeo, di Ticone, vostro, e di tutti gli altri, ha radice in quella fissa e inveterata impressione che la terra stia ferma, della quale non vi potete o sapete spogliare né anco quando volete filosofare di quel che seguirebbe, posto che la Terra si movesse.
G. Galilei, Dialogo dei massimi sistemi. Giornata seconda
Di Husserl negli anni settanta studiavo le Idee (1913); poi lo misi da parte con altri grandi pensatori: Kant, Freud, Lacan, capiscuola di verità forti. Molto tardi capii che i grandi maestri inibiscono il pensiero; lo forzano nella scolastica e lo spengono. Di formazione lacaniana, non mi ritengo fenomenologo.1 Il mio gesto filosofico d’esordio non è l’epoché. Non sospendo il giudizio. Penso in modo non categorico “ciò che sfugge”; approssimo il sapere all’essere in modo topologico attraverso modelli astratti; non mi fisso sul singolo caso concreto ma oscillo con l’attenzione in collettivi di fenomeni analoghi; non miro a verità necessarie; la probabilità mi basta.
Così affronto Husserl in due testi finali del suo iter di pensiero: il Rovesciamento della dottrina copernicana, il cosiddetto Umsturz,2 e La crisi delle scienze europee, di due anni dopo.3 La scelta non è dettata da interesse per la fenomenologia in sé ma per la sua visione della scienza moderna.
Riapro il caso Galilei? Il giudizio dipende dalla verità di partenza. Da dove parte il fenomenologo? Martin Heidegger fissò il punto di arrivo: “Si può in generale definire scienza l’intero di una connessione fondante di proposizioni vere”.4 In La filosofia come scienza rigorosa Husserl espresse opinione simile “sull’enigma” del rapporto cognitivo soggetto/oggetto.5 Il mio tema è nel titolo delle conferenze di Praga (1935): La crisi delle scienze europee e la psicologia, da cui nacque l’ultimo libro di Husserl. Nella crisi avviene il soggetto; non un generico upokéimenon ma il soggetto della scienza galileiana, che si chiede: “Esiste veramente una crisi delle scienze, malgrado i loro continui successi?”.
Sì, ma di quali scienze parla il fenomenologo? Quali sarebbero in crisi? Husserl non lo precisa. Allora lo forzo a scoprirsi: intende le antiche scienze aristoteliche, storiche, o le moderne galileiane, naturali? Non sono questi i “due massimi sistemi” dell’Occidente? Il primo, fondato in intensione sullo scire per causas, culminante nella ricostruzione hegeliana della storia dello Spirito, l’altro sviluppato in estensione, senza presunzioni metafisiche.6 Per Husserl esisteva solo la scienza trascendentale, più aristotelica che galileiana, immutabile, mai in crisi. Non lo diceva così. Affermava che trascendentale “è il motivo del ritorno alle fonti ultime di tutte le forme conoscitive, della riflessione da parte del soggetto conoscitivo su sé stesso e sulla sua vita conoscitiva”.7
Con i piedi per terra
Allora apro “aut aut” 245 a pagina 3. Leggo in nota che sull’involucro del manoscritto dell’Umsturz, oltre al possibile titolo, Husserl appuntò un abstract:
Rovesciamento [Umsturz] della dottrina copernicana nell’interpretazione della corrente visione del mondo. L’Arca originaria Terra non si muove. Ricerche fondamentali circa l’origine fenomenologica della corporeità, della spazialità, della natura nel senso primario delle scienze naturali. Nell’insieme, necessarie ricerche preliminari.
Husserl terrapiattista? No, biblico. Lesse il Qohelet: “Una generazione va, l’altra viene. La Terra resta sempre ferma” (1,4).8 Una sciocchezza biblica: la Terra ferma fallirebbe l’appuntamento con le stelle cadenti il 10 agosto. Il poeta lo sapeva meglio del filosofo: “San Lorenzo, io lo so…” (1896). All’epoca di Husserl, Edwin Hubble avviò la seconda rivoluzione copernicana, l’espansione metrica dell’universo (1929): le galassie non si allontanano l’una dall’altra in uno spazio predefinito; si crea sempre nuovo spazio tra loro, come se la tavola della Terra si dilatasse; lo spazio crea prima spazio, poi tempo.
Colloco la vicenda fenomenologica tra pensiero antico e moderno; l’antico non pensava la variabilità – la cartesiana res extensa – ma la singolarità dei fenomeni, di cui narrava l’evoluzione storica, eventualmente riducendo a singolare il fenomeno collettivo, per esempio nelle guerre tra nazioni; il moderno, invece, pensa in sincronia la variabilità di sistemi diversi, estesa dai batteri alle balene. La rivoluzione scientifica esordisce con il principio di relatività di Galilei per cui le leggi della meccanica non variano al variare dei sistemi di riferimento inerziali. La scienza moderna non conosce assoluti ma solo invarianti nel campo della variabilità, cioè dell’estensione. La differenza tra antico e moderno passa tra singolare e plurale, tra individuale e collettivo, tra fisso e variabile. La Terraferma del fenomenologo è roba vecchia; sta dalla parte del singolare e del fisso come antica metafora della verità. Ricordo che in tedesco der Grund, nel senso di terreno, significa anche ragione, causa e fondamento. Come l’antico pensatore, il fenomenologo tedesco mira a fondare l’universalità della scienza su un principio di ragione solido come la terraferma.
Husserl speculò su come nel mondo della vita (Lebenswelt) il soggetto vive il corpo proprio9 e dell’altro nella “mobilità e variabilità possibile”10 del vissuto. Ammise solo l’antitesi tra moto e quiete, tra corpo vivo e non. Il malfamato psicologismo gli velò l’innovazione galileiana del principio d’inerzia, che sovvertì la fisica antropomorfa di Aristotele. Galilei e Cartesio rovesciarono Aristotele equiparando la quiete al moto non accelerato. I moti variano in direzione e modulo del vettore velocità; la quiete è l’inerzia, moto a velocità costante, pari a zero in riferimenti opportuni.11
La quiete locale della Terra ha poco di trascendentale. Come ogni oggetto fisico, la Terra ha un proprio sistema di coordinate, associato a un complesso di forze più apparenti che reali, determinate in via relativistica dalla covarianza rispetto ad altri sistemi. La quiete è solo apparente; è moto a velocità nulla nelle proprie coordinate. La scienza galileiana non è trascendentale. La r...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Il gesto fenomenologico
- Materiali
- A mani vuote
- Camminare sul ghiaccio
- Inattualità della sospensione
- L’epoché come sovversione e la torsione del tempo
- Dalla scienza rigorosa al diario
- Ciò che è ovvio troviamolo strano.Percorsi fenomenologici
- Il gesto che non finisce
- Sospensione e suspense
- Il segreto della responsabilità
- L’esercizio dell’attenzione
- Husserl e il soggetto della scienza