Diari fraseschi
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Diari fraseschi

Aforismi, massime, sentenze, adagi o motti

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Diari fraseschi

Aforismi, massime, sentenze, adagi o motti

Informazioni su questo libro

Charles Du Bos toccava il suo perielio, il punto più prossimo al Sole, quel giorno radioso quando scrisse la sentenza stratosferica: «la Letteratura è la Vita che si rende consapevole di se stessa, quando nell’anima di un uomo di genio essa raggiunge la sua plenitudine di espressione».
Puntualmente accade per Simone Bocchetta in questo suo libro. Un libro popolato da sperimenti alchemici, la cui ricetta rimarrà segreta. Il piombo si trasforma in oro. È questo mistero che ora guida la danza. Ogni scrittore degno del nome pratica le sue furfanterie, rimestolando nel quasi infinito paiolo della lingua. Ma senza avanguardia, in pretta solitudine, col favor della notte, quando tutte le parole sono buie. Il pescatore di perle nere trova etimologie rimaste segrete, strappa il pensiero al “principium firmissimum” di non contraddizione e lo assegna alle ombre della caverna del Principio.
(dalla Prefazione di Andrea Gareffi)

Domande frequenti

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Informazioni

eBook ISBN
9788865128619
Argomento
Literatur
Categoria
Poesie

APPUNTI PER UNA CRESTOMANZIA IN FRANTUMI

A chi si ama ritornare, anche se tardi (da Ovidio).

A chi un segreto? Ad un bugiardo o a un muto (da F. Pananti).

A vederla camminare, diritta e senza mai voltarsi (da V. Cardarelli).

Acquistare castagne calde e trombette, fantasticare nelle sere di guerra,
immaginare la fine del mondo (da R. Carrieri).

Adolescente sole rosa in ritardo
col flebile raggio spento orizzontale (da P. Jahier).

Agitare stelle filanti nel buio per gustare appieno la tridimensionalità
del nostro spazio (da R. Rucker).

Amare gli uomini come forma d’odio verso la realtà (da E. Fried).

Amare i bar e le osterie vicino al mare, dove la gente chiacchiera e beve
solo per bere e chiacchierare (da N. Guillen).

Amare sempre quelli che ci ammirano,
non sempre quelli che ammiriamo (da F. de La Rochefoucauld).

Amore di campo e di panchina, che scoppia d’improvviso
nel silenzio d’aprile, improvviso e chiaro (da M. G. Calandrone).

Andando a finire in un solco di sabbia senza speranza,
dove l’auto s’impanna, ribolle nella raffica di neve,
finché i fari s’oscurano (da Th. Roethke).

Andare dietro ad un’ombra senza sapere da dove provenga (da E. Pecora).

Antichi sogni su uno schermo mezzo strappato,
l’arcadia dell’inconscio sul marcio broccato (da D. Grünbein).

Anime folgorate fin nel midollo delle radici (da O. Martins).

Appartenere al pensiero (da V. Cappelletti).

Appena un sogno: tutti sommessi a ricordarlo (da V. Sereni).

Aprire fosse e dimenticare i giorni.
Bere in un bicchiere d’oro e sognare le Indie (da A. M. Lisboa).

Autoprodursi, fragili, clonarsi, staccare sé da se stessi,
e a sé donarsi (da E. Sanguineti).

Avere pazienza, osservare, ascoltare. Cercare, cercare.
Percorrere tutta la terra. La verità buona, la felicità migliore.
L’assenza di felicità, senza verità (da E. Evtušenko).

Avere sempre soltanto ciò che si è donato (da Marziale).

Bacio o il morso civilizzato (da C. Sbarbaro).

Ballare con una ragazza bella della quale non t’importa niente,
per ingelosirne una brutta della quale invece t’importa… (da E. Morante).

Bellezza riposata dei solai, dove il rifiuto secolare dorme (da G. Gozzano).

Braccia protese fino all’alba sotto il mio capo (da E. St. Vincent Millay).

Cercando di capire il tuo inferno muto.
La tua fretta senza senso, il tuo cuore nascosto (da H. Negro).

Cercando la verità dell’uomo,
impadronirsi del suo dolore (da G. Bernanos).

Cercando lepri con mordaci cani (da O. da Sassoferrato).

Cercare di essere concisi, risultare oscuri (da Orazio).

Certi Romani per i quali a Roma ci sono troppi Romani (da B. Brecht).

Che le parole possano ancora abitare
nel tenue lume di perla e turchese (da R. Minore).

Chi solo resta, a parlare al muro,
al rondone che ci canta intorno (da A. Bevilacqua).

Chi, mangiando, dimentica la fame altrui (da F. Fischer).

Chiedersi che ne sarà delle cose,
e chi rimarrà a ripetere tutto daccapo (da M. Strand).

Cielofemmina imbellettato di blu (da M. Bontempelli).

Ciò che accade nei primi sessantacinque anni di vita del bambino,
fondamentale sia per il bambino
sia per il suo geriatra (da A. Bergonzoni).

Ciò che logora le anime nel modo più rapido e peggiore possibile:
perdonare senza dimenticare (da A. Schnitzler).

Cogliere fiori. Bagnare lievi le nostre mani nei fiumi calmi.
Imparare calma anche noi (da F. Pessoa).

Come i pezzi di quel vaso che non si può ricostruire tutto
perché è minore delle sue parti (da M. Gusmão).

Come per l’amore, la bellezza e la gioia
non ci sia né mutamento né morte (da P. B. Shelley).

Come se non esistesse, al di là dei cinema e dei bar,
l’ansia e il tormento dei tuoi orizzonti strani (da N. De Sousa).

Come tutto al suo posto si trova.
Come tutto al suo posto è restato (da U. Saba).

Comunisti con gli occhi belli (da E. E. Cummings).

Consumare lo spazio che rimane (da P. Cavalli).

Continuare e continuare su questa
«carta bianca che non vuol finire» (da F. Kafka).

Continuare il cammino in un’attesa fiduciosa,
nelle giornate lunghe e tranquille, mentre il sole risplende alto nel cielo
e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto (da D. Buzzati).

Così vero da sembrar menzogna (da P. Salinas).

Costruire e costruendo costruirsi (da J. Lequier).

Crepuscolo come istante supremo della chiarità (da C. Lima).

Crescere essendo adorati; comprendere avendo vissuto (da V. Aleixandre).

Dentro il rosso occhio, cratere del mattino (da S. Plath).

Di là dal muro un organetto che suona.
Di là dal muro un organetto che stona (da M. Moretti).

Diecimila migliaia di frutti da toccare,
saggiare nella mano, deporre e non far cadere (da R. Frost).

Dire «molto lontano», mentre lo Zulù dice una frase
che significa «là dove uno grida “madre, sono perduto”» (da M. Buber).

Dirsi a vicenda che di questi tempi, l’anno prossimo,
le cose andranno diversamente (da R. Carver).

Disarmare il ribaldo, rafforzare le leggi,
governare per il bene della causa migliore,
dispensando giustizia rendere tutto piano,
prosperare in terra, e forse in cielo (da T. S. Eliot).

Distinguere una quantità di passaggi intermedi
tra i fatti-frana e i fatti-precipizio (da A. Breton).

Dolce insieme ragionare, lungo i roseti ne la notte bella,
o dormire su l’erbe; o pur vegliare,
cantando in coro qualche ballatella (da G. D’Annunzio).

Dolore che è più dolore, se tace (da G. Pascoli).

Donna folta di ore e gialla di frutti, come il sole del passato (da G. Diego).

Donne che sanno così bene di mare
che all’arietta che fanno a te accanto al passare
senti sulla tua pelle fresco aprirsi di vele (di G. Caproni).

Dov’era l’ospizio ecco, lacrimante, uno stabilimento (da F. Fortini).

Dove vada, fra le tenebre impure, il cavaliere dalle armi scure,
e perché gli occhi gli brillino ardenti
e, gemendo, le labbra frementi
diano sfogo al cuore suo infiammato (da M. A. Álvarez de Azevedo).

Dover avere il ruolo che ci spetta,
nello Stato, nella città, in tutto (da S. Anderson).

Dover imparare a fare qualcosa; impararlo facendo (da Aristotele).

Dover tacere su ciò di cui non si può parlare (da L. Wittgenstein).

Due fratelli contadini al campo.
Uno che lavora, l’altro che riposa e lo guarda (da C. Viviani).

Due specie di scrittori. Quelli che lo sono, e quelli che non lo sono.
Nei primi forma e contenuto insieme come anima e corpo,
negli altri forma e contenuto insieme come corpo e ve...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Diari Fraseschi
  3. Indice dei contenuti
  4. PREFAZIONE
  5. INTRODUZIONE
  6. NEGAZIONI
  7. INFINIZIONI
  8. DETERMINAZIONI
  9. INDETERMINAZIONI
  10. VARIAZIONI
  11. APPUNTI PER UNA CRESTOMANZIA IN FRANTUMI
  12. Ringraziamenti