Fahrenheit 451
eBook - ePub

Fahrenheit 451

  1. 210 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Informazioni su questo libro

In un'allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più riuscito del celeberrimo scrittore americano di fantascienza.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
Print ISBN
9788804487715
eBook ISBN
9788852063121
Parte prima

IL FOCOLARE E LA SALAMANDRA

Era un piacere bruciare tutto.
Era un piacere particolare veder le cose divorate, annerite, trasformate. Quando prendeva la bocchetta di ottone, il gran serpente che sputava cherosene velenoso sul mondo, il sangue gli batteva alle tempie e le sue mani diventavano quelle di un fantastico direttore che esegue le sinfonie della fiamma e dell’incendio per ridurre in brandelli le rovine carbonizzate della storia. Sulla testa stolida aveva l’elmetto con la cifra simbolica 451, e i suoi occhi fiammeggiavano di un bel color arancio al pensiero di quello che stava per succedere: azionato l’accenditore, fece esplodere la casa in un fuoco devastante rosso, giallo e nero che illuminò il cielo della sera. Si incamminò in uno sciame di lucciole. Più di ogni altra cosa avrebbe voluto cuocere un marshmallow, lo zuccherino infilato su un rametto e rosolato nel forno dell’incendio come in un vecchio gioco, e voleva farlo mentre le pagine sbattevano come ali di uccelli moribondi sul portico o il prato della casa, e i libri salivano in vortici di scintille soffiati dal vento nero del rogo.
Montag piegò le labbra nel sorriso cattivo degli altri pompieri, anneriti e respinti dalle fiamme.
Sapeva che magari, tornato in caserma, avrebbe fatto l’occhiolino a se stesso, menestrello di nerofumo riflesso dallo specchio. Più tardi, al momento di andare a letto, si sarebbe accorto che il sorriso feroce gli si era congelato in faccia e aleggiava nel buio. Non andava via, non era più andato via da molto tempo.
Appese l’elmetto color carapace e lo lucidò, poi sistemò con cura la giacca ignifuga; fece una doccia prolungata e alla fine, fischiettando con le mani in tasca, attraversò il piano superiore della caserma dei pompieri per tuffarsi nello scivolo. All’ultimo momento, quando il disastro sembrava imminente, tolse le mani di tasca e interruppe la caduta, afferrandosi alla pertica dorata. Proseguì fino a fermarsi con un fruscio, i tacchi a due centimetri dal pavimento di cemento.
Uscì dalla caserma e proseguì nella strada notturna, diretto alla metropolitana dove il silenzioso treno pneumatico scivolava senza il minimo rumore dentro un tubo lubrificato fisso nel terreno, e alla fine, con un gran sbuffo d’aria calda, si lasciò depositare sulla scala mobile a piastrelle color crema che portava al quartiere suburbano.
Fischiando, Montag permise alla rampa di soffiarlo nell’aria immobile della sera. Si incamminò verso l’angolo, pensando poco e a niente in particolare; prima di arrivare alla svolta, comunque, rallentò come per un vento sorto dal nulla, con l’impressione che qualcuno lo chiamasse.
Nelle ultime notti, la passeggiata per tornare a casa alla luce delle stelle gli aveva procurato le più strane sensazioni, come se qualcuno si fosse trovato sul marciapiede un attimo prima del suo arrivo. L’aria era carica di una calma speciale, come se lo avessero aspettato in silenzio e si fossero tramutati in un’ombra che scompariva solo al momento di lasciarlo passare. Gli sembrò di captare un leggero profumo, ma forse era soltanto la pelle delle guance e delle mani che sentiva la differenza di temperatura provocata da una presenza umana, pochi decimi di grado. Non c’era modo di saperlo perché, una volta girato l’angolo, quello che si vedeva era il solito marciapiede bianco, deformato e in disuso; solo una sera gli era parso d’intravedere qualcosa che scompariva immediatamente oltre un prato, prima che lui riuscisse a parlare o a mettere a fuoco la vista.
Ma adesso si fermò quasi. Un lembo della mente si era affacciato dietro l’angolo, e precedendolo aveva percepito il più debole sussurro. Un respiro? L’atmosfera rarefatta intorno a qualcuno che stava in silenzio e aspettava?
Girò l’angolo.
Le foglie autunnali frusciarono sul marciapiede illuminato dalla luna in modo che la ragazza sembrò immobile su una strada in movimento, in balia del vento e delle foglie che la spingevano. Aveva la testa un po’ abbassata, come a seguire le scarpe che movimentavano le foglie turbinanti. Il viso era snello, bianco latte, e sembrava osservare ogni cosa con una punta d’ansia gentile, d’instancabile curiosità. Era uno sguardo di pallida sorpresa, per così dire: gli occhi scuri fissi al mondo in modo che nessun movimento le sfuggisse. Portava un vestito bianco frusciante e lui ebbe la sensazione di sentire il movimento delle mani quando camminava, poi un suono debolissimo come il rapido volgersi del viso chiaro quando si accorse di essere a un passo dall’uomo che aveva davanti.
In alto, gli alberi stormirono con un suono di pioggia asciutta. La ragazza si fermò e sembrò quasi che dovesse tirarsi indietro per lo stupore, ma poi continuò a guardare Montag con occhi così scuri, vivaci e luminosi che lui ebbe l’impressione di aver detto qualcosa di meraviglioso. In realtà le sue labbra si erano mosse soltanto per dire «salve», e quando la ragazza sgranò gli occhi alla vista della salamandra cucita sul braccio e del disco con la fenice che portava in petto, Montag parlò di nuovo.
«Lei deve essere la nuova vicina» cominciò. «È così?»
«E lei deve essere…» La ragazza smise di fissare i simboli della sua professione. «Il pompiere.» La voce si spense.
«L’ha detto in modo strano.»
«L’avrei capito a occhi chiusi» continuò lei, parlando lentamente.
«In che modo? È per l’odore di cherosene? Mia moglie si lamenta sempre» lui rise. «Non si riesce a lavarlo del tutto.»
«No, è vero» rispose lei intimorita.
Montag ebbe la sensazione che gli camminasse intorno, come se lo esaminasse da capo a piedi, toccandolo leggermente per vuotargli le tasche ma senza muoversi affatto.
«Per me, invece,» disse lui perché il silenzio si prolungava «il cherosene è soltanto un profumo.»
«Davvero? Le sembra?»
«Certo, perché no?»
La ragazza si diede il tempo di riflettere. «Non lo so.» Si voltò a guardare il marciapiede che portava alle case. «Le dispiace se faccio la strada con lei? Mi chiamo Clarisse McClellan.»
«Clarisse, Guy Montag. Andiamo. Cosa fa in giro a quest’ora? Quanti anni ha?»
S’incamminarono nella brezza fresca e tiepida della sera, seguendo il marciapiede argentato, con un profumo di fragole e albicocche nell’aria. Montag si guardò intorno e pensò che in quel periodo dell’anno era impossibile.
Rimaneva soltanto la ragazza insieme a lui, la faccia luminosa come neve sotto la luna; immaginò che riflettesse sulle domande che le aveva fatto, cercando le risposte migliori.
«Ho diciassette anni e sono pazza» disse lei a un tratto. «Mio zio sostiene che le due cose vanno insieme. Quando la gente ti chiede l’età, rispondi diciassette e aggiungi che sei pazza. Così ha detto. Non è un’ora ideale per passeggiare, anche se è buio? Mi piace odorare, guardare le cose, a volte stare alzata e camminare tutta la notte aspettando che sorga il sole.»
Continuarono in silenzio finché disse, pensierosa: «Sa, io non ho affatto paura di lei».
Montag fu sorpreso. «E perché dovrebbe?»
«Tanta gente vi teme. Voglio dire, teme i pompieri. Ma lei, dopotutto, è solo un uomo…»
Si vide specchiato nei suoi occhi, sospeso in due gocce d’acqua chiara come un lui piccolo e scuro ritratto nei minimi particolari, le pieghe intorno alla bocca e tutto il resto, come se gli occhi della ragazza fossero due miracolosi pezzetti d’ambra viola che avevano il potere di catturarlo e conservarlo intatto. Adesso aveva girato il viso su di lui, fragile cristallo di latte che brillava di una luce dolce e costante. Non era l’isterico chiarore dell’elettricità, ma… cosa? Una luce stranamente confortevole, delicatamente lusinghiera come la fiamma di una candela. Una volta, quando era bambino, c’era stata un’interruzione di corrente e sua madre aveva trovato e acceso l’ultima candela, così per un’ora avevano scoperto che in quella luce lo spazio perdeva le sue vaste dimensioni e si raccoglieva intorno a loro, madre e figlio, soli, trasformati, nella speranza che la corrente non tornasse troppo presto…
Clarisse McClellan disse:
«Posso chiederle da quanto tempo fa il pompiere?»
«Da quando avevo vent’anni, dieci anni fa.»
«E ha mai letto uno dei libri che ha bruciato?»
Lui rise. «È contro la legge!»
«Ma certo.»
«È un buon lavoro. Lunedì bruci Lugones, mercoledì Maupassant, venerdì Verne, bruciali tutti e poi brucia le ceneri. È il nostro slogan ufficiale.»
Andarono avanti ancora un po’ e la ragazza chiese: «È vero che molto tempo fa i pompieri spegnevano gli incendi invece di appiccarli?».
«No, le case sono sempre state a prova di fuoco. Glielo assicuro.»
«È strano, ho sentito dire che un tempo bruciavano accidentalmente e c’era bisogno dei pompieri per spegnere le fiamme.»
Lui si mise a ridere.
La ragazza gli lanciò una rapida occhiata. «Perché ride?»
«Non lo so.» Fece un’altra risata e poi una pausa. «Perché?»
«Comincia a ridere anche se non ho detto niente di buffo e risponde con un’altra domanda. Non pensa neanche per un attimo a quello che le ho chiesto.»
Montag smise di camminare. «Lei è strana» disse guardandola. «Non ha nessun rispetto?»
«Non volevo offendere, è solo che mi piace osservare la gente.»
«Questo non significa niente, allora?» Montag batté con le dita sui numeri 451 cuciti sulla manica color carbone.
«Sì» mormorò lei, affrettando il passo. «Ha mai guardato le autojet che corrono sui viali, da quella parte?»
«Non cambi argomento.»
«A volte penso che i guidatori non sappiano cosa sono l’erba o i fiori, perché non li guardano mai lentamente» disse la ragazza. «Se si mostra a un autista una chiazza verde, allora dice sì, quella è erba. Una macchia rosa? Un giardino fiorito. Le chiazze bianche sono case, quelle scure sono vacche. Una volta mio zio cominciò a guidare piano, era sull’autostrada. Andava a sessanta all’ora e lo misero in cella due giorni. Non è una cosa divertente e anche triste?...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Introduzione. di Neil Gaiman
  4. FAHRENHEIT 451
  5. PARTE PRIMA. Il focolare e la salamandra
  6. PARTE SECONDA. La sabbia e il setaccio
  7. PARTE TERZA. Divampante fulgore
  8. Note
  9. Copyright