Doc - Nelle tue mani
eBook - ePub

Doc - Nelle tue mani

Il romanzo ispirato alla seconda stagione

  1. 276 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Doc - Nelle tue mani

Il romanzo ispirato alla seconda stagione

Informazioni su questo libro

Quando un colpo di pistola alla testa ha cancellato dodici anni della sua vita, Andrea Fanti ha lottato duramente per rimettere insieme i cocci della sua esistenza. Da primario freddo e spietato si è trasformato in Doc, il medico empatico che si prende cura dei pazienti ed è un punto di riferimento per il reparto di medicina interna del Policlinico Ambrosiano. Ma proprio nel momento in cui sperava di aver riacquistato un seppur fragile equilibrio, lui e il mondo intero sono stati travolti da una devastante pandemia.

L'ospedale ne è uscito a pezzi e un'inchiesta incombe sui giorni terribili dell'emergenza, quando il virus ha mietuto vittime anche fra i medici in prima linea. Mentre tutto sembra disgregarsi e una nuova primaria, la virologa Cecilia Tedeschi, progetta di snaturare il suo reparto, Doc è costretto a combattere ancora, questa volta per non perdere quella che ormai è la sua famiglia, la squadra che l'ha fatto sentire parte di un progetto comune, aiutandolo a ritrovare se stesso quando brancolava nel buio.

Insieme a loro, Andrea dovrà affrontare la prova più difficile: riconquistare una nuova normalità, tornare a praticare l'empatia con i pazienti, rielaborare le molte ferite che ciascuno si porta dentro, che sia la scomparsa di una persona cara o la scoperta di una paura profonda. E mentre nuove sfide e minacce sembrano addensarsi sul futuro del Policlinico Ambrosiano, Doc deve di nuovo fare i conti con il suo passato: chi è davvero Cecilia Tedeschi, da che parte sta e come mai, nonostante tutto, i due sembrano avere un rapporto speciale?

Dopo il successo della prima stagione di Doc - Nelle tue mani, la fiction ispirata alla storia vera di Pierdante Piccioni, ecco il romanzo ufficiale della seconda stagione, arricchito di contenuti inediti.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Doc - Nelle tue mani di AA.VV., Beppe Cottafavi in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2022
Print ISBN
9788804745884
eBook ISBN
9788835716655

XXVI

Ha dormito quasi nulla anche stanotte. Da quando ha ricevuto l’avviso di garanzia, ha passato tre giorni di inferno. Ha provato a parlare con Giulia, ma se stava già male – e lui stava molto male – ci è rimasto solo peggio. Lei è stata un pezzo di ghiaccio, mentre gli riversava addosso tutto il suo rancore, una lama che lo tagliava a pezzetti: «L’errore è un rischio del nostro lavoro. Quello che conta sono le ragioni per cui lo commetti, se sei in buona fede, o lo fai per incuria, ignoranza, stupidità, svogliatezza. Io mi sarei incazzata a morte, ma ti avrei già perdonato. Quello che non perdono è ciò che hai fatto dopo. L’hai coperto, l’hai nascosto. Perché? Perché ti ritieni infallibile come Dio? Perché tu non puoi sbagliare mai? Perché chi se ne frega di Lorenzo? Perché?».
Anche Enrico ha continuato a tempestarlo: «Tu ti sei sempre preso le colpe degli altri. Anche quando eri il Principe Bastardo, pensavi che la tua prima responsabilità fosse coprire i tuoi sottoposti quando sbagliavano. Dicevi che così deve fare un capo: “Se chi dipende da me commette un errore, la colpa è mia”. Ma se questa volta hai mentito per coprire te stesso, lasciatelo dire, hai fatto una cosa ignobile non solo verso gli altri, ma anche verso di te. Sei tu il primo che hai tradito».
Teresa, persino la materna Teresa, passandogli una consegna gli ha mollato due frecciate con gli occhi da sciura lombarda sul piede di guerra: «E non provare a sbagliare con me che ti strappo la pelle». Gabriel ha chinato la testa ed è scappato via ogni volta che l’ha incrociato. Ed Elisa, quando l’ha visto in reparto, gli ha chiesto perché fosse venuto, con un tono pieno di disprezzo. «Non sono ancora sospeso» aveva risposto lui. «Rimango finché non me lo vieteranno.» E lei: «Contento tu. Ma non aspettarti solidarietà».
Poi era stata Cecilia a chiedergli di restare, perché il Covid aveva ripreso a marciare, i contagi stavano tornando a salire e i letti degli ospedali a scarseggiare. Di fronte al nuovo pericolo, serviva tutto il personale disponibile. Gli aveva detto così. Per di più, anche questa volta qualcuno era crollato. Riccardo e Alba si erano ammalati. Faceva uno strano effetto dannarsi l’anima insieme a dei colleghi che sembravano quasi vergognarsi di averlo accanto. Solo che durante quei turni massacranti, ogni tanto cominciavano a dimenticarsene, e gli chiedevano aiuto.
Così, di giorno Andrea combatte in silenzio, ma riesce a farlo. Lo trattano come un emarginato, ma lui ci ha fatto il callo: è già stato emarginato dalla vita, che lo ha reso un fuscello senza memoria, sbattuto dal vento nella tempesta dell’esistenza. Non è forse un emarginato chi vive solo i ricordi che altri hanno dimenticato? Chi è condannato a restare un malato per tutti gli anni che gli rimangono ancora da vivere? Chi per riavere il proprio lavoro ha dovuto ricominciare da capo, dimostrando di meritarselo, solo perché è diverso da tutti? Perché è un disabile, perché lui parte da dietro.
La notte, invece, per Andrea è il momento peggiore, quando è solo con se stesso, come adesso. Fa freddo fuori, ma ha smesso di piovere. Si è assopito due ore e il suo sonno non ha fatto rumore. Ha sognato che parlava con Mattia nella sua cameretta, con la tappezzeria ingiallita sopra il radiatore pitturato d’argento e lo scaffale laccato su cui stavano posati i suoi orsacchiotti e le macchinine da corsa, e non sa perché se l’è ricordata così bene, ma lui ha sentito persino gli odori di quella stanza, di legno invecchiato e di cera, e quelli che venivano dalla cucina, di vaniglia e di noce, poiché Agnese aveva messo in forno una torta. Sembrava un sogno dolce, qualcosa di diverso da un ricordo, perché era come se fosse fuggito dall’angoscia che lo opprimeva per rifugiarsi nel calore di quegli anni, di quella stanza con i giocattoli di un bambino, di quegli occhi che erano incredibilmente veri, così vivi che lui ci si era quasi tuffato dentro. Finché Mattia gli aveva chiesto perché l’aveva fatto, e lui non era riuscito a rispondergli, non poteva spiegargli quello che era capitato. Gli diceva: «È cresciuta tanto Carolina. Ma non può voltarsi indietro, perché tu non ci sei».
Andrea si è svegliato ed è andato alla finestra a guardare il groviglio di case di via Asiago, con una torre che spunta dai tetti, le quinte dei palazzi pitturate di giallo e di rosso, rischiarate dalle luci stanche dei lampioni, la fermata del pullman lì vicino e la fila di macchine arrampicate sui marciapiedi per parcheggiare. E si è sentito come uno straniero, che attraversa un mondo sconosciuto, popolato dal buio di una notte nemica. La sua casa era in quella stanza con Mattia, in tutto quel tempo che non era più riuscito a ritrovare. Non era questo il suo posto. Si è chiesto perché il Signore impone afflizioni ad alcuni e non ad altri, alcuni guarisce e altri lascia soffrire, perché anche nel Vangelo, tra le immense folle che affluivano a Gesù, non tutti i lebbrosi e i ciechi erano stati salvati. E ha pensato che forse esiste un momento giusto per ogni cosa, come nei versetti dell’Ecclesiaste, e che ogni cosa ha un senso anche se lui non riesce a trovarlo, ma quando verrà la sera, lui ascolterà un inno annunciargli che la giornata è finita. Che è tornata la pace.
In questa sensazione di inerme remissività, Andrea sente anche che lì affonda la sua sconfitta. Allora pensa ad Agnese. Alla canzone che lei gli aveva ricordato nel messaggio dell’altro giorno, Stand by me. È come se la riascoltasse, con le voci di Lady Gaga e Sting.
E pensa che se il cielo dovesse mai cadere, se pure i monti crollassero giù dentro il mare, lui non verserà le sue lacrime finché avrà lei accanto a sé.
Agnese ha ragionato molto su quel che le aveva raccontato Costanza. Lì, in mensa, le era sembrata una cosa assurda, talmente assurda che sarebbe comunque stata quasi impossibile da dimostrare. Ma da quando è saltata fuori l’accusa ad Andrea, quelle parole hanno cominciato a girarle in testa. Contro di lui Caruso aveva condotto una guerra senza esclusione di colpi, e senza mollare mai la presa. Ogni volta che Andrea aveva superato un ostacolo, lui era riuscito a inventarsene un altro. Non era un comportamento quantomeno esagerato? Perché tanto accanimento? E se Costanza aveva ragione, se lui davvero aveva provocato il black-out informatico per danneggiare Doc, non si trovavano solo di fronte a un reato gravissimo, che aveva messo a rischio delle vite umane, ma tutta la storia assumeva un’immagine diversa, capovolgendo completamente i ruoli dei protagonisti. L’accusatore diventava l’imputato, e l’imputato la vittima. Certo, tutto questo non scagionava ancora del tutto Andrea. Ma cercando nei segreti di Caruso avrebbero potuto scoprire anche qualcos’altro. Bisognava darsi da fare, e non restare a guardare impotenti quello che stava succedendo.
Due erano le cose che doveva capire adesso: se Cecilia aveva fatto di testa sua o se era stata imbeccata da Caruso; e se il black-out poteva avere avuto un’origine dolosa. E lei aveva già deciso di iniziare dalla seconda.
Per questo si è spinta fino a qui, davanti alla porta di un ufficio pieno di computer e monitor, dove regna un uomo allampanato e occhialuto: il responsabile dei servizi informatici del Policlinico Ambrosiano.
Agnese avanza timidamente, sporgendo il viso nella stanza.
«Permesso?»
«Dottoressa Tiberi! Qual buon vento?»
Lei si avvicina, ancora timorosa. «Non voglio disturbare, Saverio, vengo solo a farti una domanda» dice. Lui si è voltato verso di lei con uno sguardo incuriosito. «Secondo te, che rischio può esserci, a livello di sicurezza, se un computer aziendale viene portato fuori dall’ospedale?»
Quello si leva gli occhiali facendo una smorfia di stupore. «Qualcuno ha fatto una cosa del genere? Chi?»
«Il punto adesso non è chi. Quello che vorrei sapere è se questo può avere avuto a che fare con il black-out informatico.»
Saverio si pulisce le lenti con un fazzoletto di carta, prima di esclamare «certo che sì!», mentre inforca di nuovo gli occhiali aggiustandoseli bene sul naso. «Un hacker esperto ci mette cinque minuti a desumere i codici di accesso al sistema, da un computer aziendale. E io l’ho detto subito che il black-out era doloso…»
Agnese rizza la schiena d’istinto, come se avesse preso uno schiaffo. «A chi l’hai detto?»
«Ai miei capi. E avevo detto di avvisare anche i responsabili medici. Ma nessuno mi ha creduto. Hanno dato la colpa a me!»
«E perché?»
«Dottoressa, questa cosa bisogna subito dirla.»
Agnese sembra riflettere e resta in silenzio qualche secondo. «No» dice «devi darmi il tempo di capire.»
Saverio assume un’espressione contrariata. «Cosa c’è da capire?» protesta. Fa per aggiungere qualcosa, ma lei lo ferma.
«Fidati» gli dice. Gli mette una mano sulla spalla. «Promettimelo. Chiuditi qui dentro e non parlarne con nessuno.»
Saverio non è molto convinto, sembra più che altro rassegnato. «Questo è facile» borbotta. «Oggi lei è la prima persona con cui ho scambiato due parole. Ed entro stasera sarà anche l’unica.»
Ma lei non è ancora arrivata alla porta che lui la richiama. «Dottoressa… Io, però, a questo punto potrei anche cercare di localizzare da dove l’hacker ha effettuato l’accesso per causare il black-out. Questo si può fare. E se coincide con l’indirizzo della persona che si è portato a casa il computer, be’, direi che abbiamo qualcosa di molto più che un indizio.»
«Va bene, Saverio. Grazie. Ma ti prego, riferisci tutto solo a me.»
Quando è uscita da lì, la prima cosa che ha fatto è stata cercare Andrea. Teresa le ha detto che non l’aveva ancora visto, ma l’ha detto con un tono pieno di acredine. Poi ha visto il suo sguardo dolente e si è subito pentita. «Scusami. Sono ferita. Siamo tutti feriti.»
«Com’è possibile? Capirei non l’aveste conosciuto. Ma voi sapete chi è Andrea. Come fa a non sfiorarvi il dubbio? Come potete giudicarlo senza neanche provare a capire che cosa sia successo veramente?»
«Ma è stato lui a…»
«Lui? Lui è uno che se si fosse preso la colpa di un altro, non lo tradirebbe mai!»
Si è girata e se ne è andata subito. Teresa è rimasta a bocca aperta, guardandola allontanarsi.
Agnese è andata in sala medici e ha provato a chiamarlo al telefono, ma la voce registrata l’ha informata che era spento. In quel momento è entrata Cecilia, e a lei è venuto istintivo far sparire il cellulare, come se si sentisse in colpa. Perché il pensiero comune era diventato ormai che chi stava dalla parte di Andrea era solo un suo complice.
«È uno sport di famiglia nascondermi le cose?» commenta Cecilia. Ma non lo dice con il suo solito tono da sergente. C’è una venatura meno aggressiva, come se davvero volesse fare soltanto una battuta.
Agnese, però, ne viene adesso dalla discussione con Teresa e non se ne accorge, ha ancora l’adrenalina in circolo. «Dovresti metterlo in conto, quando denunci gli amici» risponde piccata.
Eppure Cecilia non reagisce. Il giorno in cui gli era arrivato l’avviso di garanzia, ad Andrea era sfuggita una frase, che lei non era più riuscita a levarsi di mente. Le aveva fatto venire un dubbio grosso come una casa, aumentandole i sensi di colpa. Così, si avvicina ad Agnese e le si siede accanto. Giocherella con una penna tra le dita, come se cercasse le parole. Poi la guarda in faccia: «Ho bisogno di sapere se le cose con Lorenzo sono andate veramente così come ha detto Andrea».
Guarda che ipocrita, pensa Agnese. Avrebbe tante cose da chiederle, vorrebbe sapere come è arrivata ad avere gli orari in cui erano state portate le bombole d’ossigeno nuove, e se le dritte giuste gliele aveva passate Caruso. Adesso è troppo arrabbiata, però, e non ha voglia di parlarci.
«Ma sei tu che hai scoperto tutto» ribatte nervosamente.
Solo che Cecilia non è lì per fare la guerra. «Agnese, io mi odio per averlo denunciato» dice. «E lo ammazzerei per avermici costretto. Ma ho la sensazione che di nuovo non mi dica tutto. Aiutami a capire. Anch’io sono preoccupata per lui.»
Vorrebbe ma...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Doc - Nelle tue mani
  4. I
  5. II
  6. III
  7. IV
  8. V
  9. VI
  10. VII
  11. VIII
  12. IX
  13. X
  14. XI
  15. XII
  16. XIII
  17. XIV
  18. XV
  19. XVI
  20. XVII
  21. XVIII
  22. XIX
  23. XX
  24. XXI
  25. XXII
  26. XXIII
  27. XXIV
  28. XXV
  29. XXVI
  30. XXVII
  31. Copyright