Le ragazze immortali
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Le ragazze immortali

  1. 348 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Le ragazze immortali

Informazioni su questo libro

Le gemelle Lil e Kizzy stanno per compiere diciassette anni, ed entro poche ore arriverà per loro il giorno della divinazione: l'Anziana Charani svelerà alle ragazze quale destino le aspetta. Ma non faranno in tempo a partecipare alla cerimonia perché il crudele Boier Valcar le fa rapire per farne le sue schiave.

Costretta a lavorare nelle cucine del castello, un luogo tutt'altro che accogliente, Lil trova conforto nell'incontro con Mira, una compagna di sventura verso cui si sente attratta in un modo mai provato prima. E lì sente parlare del Drago, che ricorda la terribile figura mitologica di cui raccontano le antiche leggende, un mostro a cui si portano in offerta giovani ragazze... Forse Lil e Kizzy non avranno la loro cerimonia di divinazione, ma le gemelle stanno per scoprire comunque il loro destino...

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2022
Print ISBN
9788804745006
eBook ISBN
9788835716235

CAPITOLO NOVE

Elena seppe dal suo stalliere, Nicholai, che l’ospite era Boier Calazan. Regnava su terre ben più vaste ed era molto più ricco e molto più crudele perfino del nostro signore, Boier Valcar.
«È l’uomo del Drago e bisogna rendergli omaggio. Nicholai dice che il cortile è rosso per il sangue dei maiali macellati» sussurrò con uno strano brivido di piacere nella voce.
Non fu quella l’unica crudeltà. Le mucche erano mantenute sempre gravide in modo da produrre latte, mentre i loro vitelli venivano uccisi per il fegato. Al caseificio le nostre sorelle Viaggiatrici producevano montagne di formaggio. I ragazzi ricavavano metri e metri di pelle morbida per gli stivali dei nobiluomini e poi si rovinavano i piedi a furia di pigiarla dentro i magazzini gelidi.
Nelle cucine raccoglievamo il sangue dalle carcasse degli animali per fare il sanguinaccio e continuavamo a lavorare in silenzio. Si allontanava sempre di più la possibilità di avere la nostra divinazione: la visita di Boier Calazan si faceva ogni giorno più imminente e il nostro destino di cameriere sempre più concreto.
Due settimane dopo l’inizio della prigionia, eravamo alle solite postazioni in cucina quando la Cuoca venne a controllarci. Lo faceva sempre meno ormai, probabilmente infastidita dalle continue richieste di Kizzy. Ma stavolta mia sorella si limitò a fissarla. La Cuoca le lanciò un’occhiataccia.
«Non provarci neanche, ragazza.»
Kizzy, insolitamente, rimase in silenzio. Infilò una mano in tasca e prese la fascia viola dell’Anziana Charani. Le macchie di sangue erano diventate nere e la tonalità del tessuto mi ricordava quella delle nostre tende color sambuco. Pensai che fosse impazzita, a tirarla fuori per mostrarla alla Cuoca come se significasse qualcosa.
Ma, guardando la Cuoca, capii che era così. L’anziana donna diventò pallida quasi come una Stanziale. Sollevò una mano a toccarsi i riccioli bianchi. E fu allora che la vidi: una fascia viola bordata da una cucitura gialla le scostava i capelli dal viso. Una fascia identica a quella che Kizzy teneva in mano.
La Cuoca agguantò Kizzy. «Dove l’hai presa?»
Dot e Szilvie ci guardarono e la Cuoca sembrò tornare in sé. Schioccò le dita e ordinò: «Voi due, alle cipolle. Subito».
Le ragazze se ne andarono di malavoglia.
«L’ho avuta dalla nostra veggente» rispose Kizzy con gli occhi che brillavano.
«Charani?» Quando sentii pronunciare quel nome dalle labbra della Cuoca, fu come se un fulmine mi attraversasse il corpo. «Charani è la vostra veggente?»
«Era.»
«È…»
Kizzy annuì e la Cuoca si premette una mano sulla bocca. Vidi la sua gola sussultare per soffocare i singhiozzi. Le ragazze ci stavano guardando, Dot e Szilvie bisbigliavano con le altre al tavolo delle cipolle, così mi spostai per impedire loro di vedere.
La Cuoca lasciò cadere la mano, inspirò profondamente e disse: «Va bene, ho fatto finta di niente anche troppo a lungo». Aveva ripreso colore, ma gli occhi erano ancora lucidi. «Il vostro giorno della divinazione. È troppo tardi?»
Kizzy scosse il capo.
«Stanotte» disse la Cuoca nel voltarci le spalle, la solita freddezza nella voce. «Venite in cucina stanotte.»
˙˙˙
Più tardi, nella nostra camera condivisa, Kizzy e io eravamo sdraiate una di fronte all’altra nell’oscurità. Presto nella stanza scese il silenzio; come sempre, gli odori della cucina erano rimasti appiccicati ai vestiti. Durante le prime settimane pensavo che non sarei mai riuscita a dormire in quel posto. Nella foresta, il russare di Albu era una ninnananna e gli alberi sussurravano nella brezza o riecheggiavano il canto del lupo. Ma un corpo esausto non va tanto per il sottile e riposa come può.
L’unica cosa che riuscivo a vedere erano gli occhi di mia sorella, spalancati. Avrei voluto stringermi a lei per scaldarmi, e anche per avere un po’ di conforto, ma Kizzy emanava tensione ed energia. Dopo circa mezz’ora, mosse la testa di scatto e tese l’orecchio verso la porta, che aveva tenuto socchiusa con lo stivale.
Mi fece un cenno e, molto prima che sentissi il tenue rumore di passi sul pavimento di pietra del corridoio, era già scattata in piedi. Nessuno bussò, ma un’ombra attraversò la sottile striscia di luce.
Seguii Kizzy fuori dalla porta e lì trovammo la Cuoca con l’espressione accigliata. Ci fece segno di seguirla e noi le restammo incollate, ci riportò in cucina e, una volta entrate, chiuse le pesanti porte di legno che, grazie agli schizzi di unto finiti sui cardini, cigolarono appena.
«Qui possiamo parlare liberamente» disse. «I muri sono spessi.»
Prese uno sgabello e si sedette al tavolo dove l’avevamo vista la prima volta, intenta a tagliare le cipolle.
Sembrava più piccola ora che la stanza era vuota e non aveva le sguattere a girarle intorno come fanno le api con la loro regina. Con l’occhio buono squadrò entrambe e si fermò su Kizzy.
«Charani era la mia sorella più piccola. Ne avevo tre, e tutte eravamo veggenti, ma lei era la più dotata tra noi. Possibile che non avesse previsto quello che vi è successo?» Il dolore le fece tremare la voce. «Ma d’altronde, neanch’io avevo visto la strada che mi ha condotto qui.»
«Vi siete separate?» chiesi. Per qualche motivo ero convinta che tra noi Viaggiatori le sorelle rimanessero insieme per sempre, indipendentemente da tutto.
«Me ne andai due giorni dopo la mia divinazione. Sapevo che altrimenti sarei vissuta sempre nella sua ombra. Lei era già la preferita.» Un’antica amarezza trasparì dalle sue parole e inspirò a fondo per calmarsi. «Ero giovane e volevo fare a modo mio. La divinazione stabilì che il mio posto era all’accampamento e volevo dimostrare che sbagliava.» Ci lanciò un’occhiata penetrante. «Se fossi in voi, non darei troppa importanza a queste cose. Anzi, sarebbe meglio se faceste quello che vi ho detto il primo giorno.»
«Dimenticare?» chiese Kizzy togliendomi la parola di bocca. «Impossibile.»
La Cuoca latrò una risata. «Tu sei una persona forte. Per te è ancora più difficile vivere così.» Si indicò l’occhio. «E ti assicuro che so di cosa parlo.»
«Non m’importa» disse Kizzy, e nella sua voce non c’era alcun tremito, alcun dubbio. «Il mese è quasi finito e non possiamo andare avanti senza conoscere la nostra strada.»
Cominciò a srotolarsi le bende. Col tempo il miele aveva compiuto la magia: la sua pelle aveva smesso di piangere, ma ancora si squamava.
La Cuoca le chiese sdegnata: «Sono stati loro?».
«No» disse Kizzy. «Sono stata io.»
Non le spiegò come si era procurata quelle ferite – non le disse che era accaduto perché cercava di raggiungere Mamă nel carro in fiamme – e la Cuoca non glielo chiese.
«È passato molto tempo dall’ultima volta che ho letto la mano a qualcuno.»
«Però ne siete capace» disse Kizzy. Non era una domanda. «L’ho sentito il primo giorno, quando mi avete toccato.»
La Cuoca allargò le mani. E, di nuovo, quei calli e quelle dita contorte mi ricordarono così tanto l’Anziana Charani che mi venne da piangere. «Vedere una cosa non la rende vera.»
«Ma se ci leggete il destino…»
«I destini cambiano, bambina.» La Cuoca indicò la cucina con un ampio gesto del braccio, come per aggiungere: “Questo posto lo dimostra”.
«So come funziona. E non sono più una bambina. Abbiamo compiuto diciassette anni» disse Kizzy.
«Non aver fretta di crescere. Te la porteranno via anche troppo presto quella poca infanzia che ti è rimasta.»
«Allora meglio che decida io quando, piuttosto che lasciar fare a loro.»
La Cuoca rise di nuovo, ma più dolcemente, e il suo occhio diventò più triste. «Non credo che tu abbia scelta, bambina.»
«Il mio nome è Kisaiya» le disse mia sorella. «Qual è il vostro, zia?»
«Il mio nome non ha importanza» rispose la Cuoca. «A breve, neanche il tuo l’avrà.»
Kizzy tese la mano aperta. «Ditemi chi sono. Ditemi chi sarò.»
L’anziana donna la osservò per un lungo istante e poi le prese la mano. Ancora una volta nel toccarla sobbalzò, come se la pelle bruciata di mia sorella trattenesse in sé il calore delle fiamme. Abbassò gli occhi sul suo palmo, passando dolcemente un dito sulle linee incise troppo in profondità perché il fuoco potesse cancellarle. Kizzy trasalì.
«Sei brava con gli orsi. E gli uccelli, e i gatti. Con tutti gli animali. Diventeresti una ursar, o una guaritrice di animali.»
Kizzy mi guardò e il suo sorriso fu come il sole che fende le nuvole. «Te l’avevo detto.»
«Sì, peccato che qui ti torna utile soltanto se ti assegnano al macello. Ora, vediamo un po’…» La Cuoca continuò a esaminare la mano ferita di Kizzy, voltandola di qua e di là. «Niente marito, qui. Niente figli.»
Il sorriso di mia sorella vacillò. Deglutì e capii che stava pensando a Fen.
«Qualcuno c’è, però. Qualcuno… di importante. Lui ti cambierà per sempre.»
Kizzy sbuffò, riacquistando la padronanza di sé. «Mi sembra di sentire le ciarlatane al mercato, zia.» E continuò con voce esaltata: «Uno straniero alto e tenebroso…».
La Cuoca le scostò la mano di scatto. «Non permetterti di parlarmi in questo modo. Non sono tua zia, bambina. Non siamo parenti. Potrei anche raccontare a Madame Malovski cosa è successo qui stasera.»
«E perdere anche l’altro occhio?» disse Kizzy amabilmente. «Ormai ci siamo dentro insieme.»
La Cuoca mi guardò. «Ma tutta questa sfrontatezza non ti fa venir voglia di tapparti le orecchie?»
Tornò a rivolgersi a Kizzy. «Non sarai soltanto tu a soffrire se non ti comporti bene, ragazza. Sanno perfettamente dove colpire per farti male.»
Kizzy rimise il palmo sul tavolo. «Mi dispiace. Vi prego, cos’altro leggete?»
La Cuoca inspirò pensosa. «È difficile da dire, ma credo che ci sia un viaggio nel tuo futuro.»
«Un viaggio?» chiesi, innervosita da quella parola. «Pensate che proverà a scappare?»
«Forse. Forse un viaggio che farai contro la tua volontà. Ma non sarà lì che morirai.»
«No» disse Kizzy...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LE RAGAZZE IMMORTALI
  4. GLOSSARIO
  5. DOPO
  6. CAPITOLO UNO
  7. CAPITOLO DUE
  8. CAPITOLO TRE
  9. CAPITOLO QUATTRO
  10. CAPITOLO CINQUE
  11. CAPITOLO SEI
  12. CAPITOLO SETTE
  13. CAPITOLO OTTO
  14. CAPITOLO NOVE
  15. CAPITOLO DIECI
  16. CAPITOLO UNDICI
  17. CAPITOLO DODICI
  18. CAPITOLO TREDICI
  19. CAPITOLO QUATTORDICI
  20. CAPITOLO QUINDICI
  21. CAPITOLO SEDICI
  22. CAPITOLO DICIASSETTE
  23. CAPITOLO DICIOTTO
  24. CAPITOLO DICIANNOVE
  25. CAPITOLO VENTI
  26. CAPITOLO VENTUNO
  27. CAPITOLO VENTIDUE
  28. CAPITOLO VENTITRÉ
  29. CAPITOLO VENTIQUATTRO
  30. CAPITOLO VENTICINQUE
  31. CAPITOLO VENTISEI
  32. CAPITOLO VENTISETTE
  33. CAPITOLO VENTOTTO
  34. CAPITOLO VENTINOVE
  35. CAPITOLO TRENTA
  36. CAPITOLO TRENTUNO
  37. CAPITOLO TRENTADUE
  38. CAPITOLO TRENTATRÉ
  39. CAPITOLO TRENTAQUATTRO
  40. CAPITOLO TRENTACINQUE
  41. CAPITOLO TRENTASEI
  42. CAPITOLO TRENTASETTE
  43. CAPITOLO TRENTOTTO
  44. DOPO
  45. NOTA DELL’AUTRICE
  46. RINGRAZIAMENTI
  47. Copyright