Ghostland
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Ghostland

Viaggio nei luoghi misteriosi dell'America

  1. 324 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Ghostland

Viaggio nei luoghi misteriosi dell'America

Informazioni su questo libro

Colin Dickey trascina il lettore in un percorso da brividi sulle tracce dei fantasmi: vecchie case e alberghi, prigioni abbandonate, ospedali vuoti, cimiteri indiani risuonano ancora della presenza degli spiriti, che continuano a solleticare la nostra immaginazione. Perché? L'autore tenta di rispondere intraprendendo un viaggio nei luoghi infestati degli Stati Uniti, per svelare e decifrare gli episodi occultati della storia americana e ricercare la verità nascosta dietro i racconti di fantasmi, tra crimini irrisolti e imprese incompiute. Le vicende che rievoca, terrificanti e piene di fascino allo stesso tempo, scavano negli angoli più neri del passato, e dell'animo umano.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2022
Print ISBN
9788804745723
eBook ISBN
9788835716945
Parte prima

IL PERTURBANTE

Case e magioni
I

La scala segreta

Salem, Massachusetts
Come scrisse Nathaniel Hawthorne, «le case antiche nel New England sono così invariabilmente possedute da spiriti, che non vale più neanche la pena parlarne».1 È vero, ci vorrebbero anni per elencare tutti gli edifici infestati in questa regione degli Stati Uniti: il Captain Fairfield Inn a Kennebunkport, nel Maine, dove il proprietario di un tempo, il capitano James Fairfield, vaga nel seminterrato; il Captain Grant’s, un bed & breakfast a Prescott, nel Connecticut, infestato da spiriti coloniali; la residenza Sylvester Knowlton Pierce a Gardner, nel Massachusetts, infestata da Pierce, dalla sua famiglia e da una prostituta assassinata nel periodo in cui la casa era stata adibita a bordello, e l’abitazione di Lizzie Borden a Fall River, nel Massachusetts, ovviamente infestata dal suo fantasma. Il numero degli spiriti che occupano le imponenti dimore disseminate nel New England non fa che aumentare.
Tuttavia, nonostante questa sovrabbondanza di fantasmi, nessun luogo della regione può dirsi più infestato della città di Salem, nel Massachusetts. Teatro di uno dei più tragici errori giudiziari della storia americana, Salem ospita gli spiriti di diciannove persone condannate a morte durante i processi per stregoneria del 1692. Negli uffici dell’edificio costruito sul sito dell’antico tribunale arrivano fax misteriosi; nel complesso di appartamenti che hanno preso il posto della vecchia prigione i tostapane si accendono e si spengono senza un apparente motivo, e nella viuzza dietro al ristorante Turner Seafood – sul terreno che in molti credono appartenesse a Bridget Bishop, la prima donna impiccata durante il processo alle streghe – si trova un albero da cui gocciola sangue.
A Salem, in mezzo a tutti questi fantasmi, si erge la Casa dei Sette Abbaini, una delle magioni possedute più celebri del paese, la prima fra tante simili. Posizionata in fondo alla Turner Street, affacciata verso la Baia di Salem, la casa non risalta particolarmente fra le altre: non è più alta delle costruzioni vicine, e se non fosse per l’ampio parcheggio e il cartello posizionato all’ingresso potrebbe passare facilmente inosservata. Il suo tratto distintivo è il colore: la facciata è di un nero opaco, come se volesse attirare tutta la luce all’interno. Il suo nome, tra l’altro, è improprio: in realtà gli abbaini non sono sette, ma nove, anche se non tutti originali. Tale confusione architettonica, d’altronde, è solo uno degli aspetti singolari di questa magione, così bizzarra da sottrarsi a qualsiasi descrizione, come si può già vedere dal nome.
In origine, la casa era più piccola. Fu costruita nel 1668 da John Turner, capitano di mare e ricco mercante, e nel corso degli anni e delle generazioni fu ampliata più volte, e poi di nuovo ridimensionata quando venne ereditata dal figlio di Turner e infine dal nipote, John Turner III. Finito in bancarotta, quest’ultimo si ritrovò costretto a vendere la proprietà, e fu così che finì nelle mani di Susan Ingersoll, cugina di Nathaniel Hawthorne. Al momento dell’acquisto, a quanto pare, era già stata soprannominata la Casa dei Sette Abbaini, anche se all’epoca doveva averne al massimo quattro. Negli anni, è stata oggetto di numerosi ampliamenti e ristrutturazioni, tanto che si può dire che la sua struttura non sia mai stata davvero stabile fino agli inizi del Novecento.
Fu la stessa Ingersoll a suggerire al giovane Hawthorne di scrivere qualcosa sulla storia di Salem, una volta che si era lamentato per la mancanza di temi interessanti. «Gli argomenti non mancano di certo» aveva risposto la cugina. «Puoi scrivere una bella storia persino su quella vecchia sedia» aveva continuato, indicando un pezzo di arredamento vicino al camino. «Per esempio, puoi narrare la vita di tutti i puritani che negli anni ne sono diventati proprietari.»2 Il consiglio diede a Hawthorne l’idea per uno dei suoi primi progetti: Grandfather’s Chair, un libro per bambini uscito nel 1840. Dieci anni dopo, sull’onda del successo improvviso guadagnato grazie a La lettera scarlatta, Hawthorne tornò dalla Ingersoll per cercare una nuova ispirazione. Questa volta la trovò nella sua casa.
Al centro del romanzo gotico La Casa dei Sette Abbaini c’è un edificio con un passato misterioso che continua a influenzare i suoi inquilini attuali, un’abitazione che risulta nefasta oltre ogni dire. Il suo aspetto è alquanto sinistro: «Un’antiquata casa di legno, con sette abbaini aguzzi, diversamente orientati, e un alto e massiccio comignolo nel mezzo».3 Inoltre, come ci racconta il narratore del romanzo, ha un carattere curiosamente antropomorfico: «L’aspetto del venerabile edificio mi ha sempre colpito per la sua fisionomia umana, che porta le tracce non solo del sole e della pioggia, ma anche di vite mortali e di tutte le esperienze che vi erano state vissute».
Che questa casa abbia un’aria inquietante è un fatto. Percorrendo le sue stanze, magari in occasione di una visita guidata, si percepisce subito l’effetto dei soffitti bassi, degli spazi angusti e di una struttura deformata dal tempo. Le travi vecchie di secoli paiono quasi inchinarsi e respirare. Non ci vuole molto a convincersi che l’edificio sia animato da vita propria.
Nel suo romanzo, Hawthorne inventò un antefatto per spiegare quest’atmosfera angosciante. L’origine stessa dell’edificio è contaminata. Fu costruito su un terreno fertile che apparteneva a un uomo di nome Matthew Maule. L’avaro colonnello Pyncheon, che ambiva a possedere quell’appezzamento, fece in modo che su Maule cadesse un’accusa di stregoneria, che sfociò poi nella sua condanna e permise al colonnello di acquisire il terreno tanto agognato, su cui costruì la sua imponente e scomposta dimora.
Nonostante la sua magnificenza, l’abitazione di Pyncheon era maledetta, e la notte della festa di inaugurazione il colonnello venne trovato morto alla sua scrivania, con il sangue che gli colava dalla bocca. Ma Pyncheon non è l’unico fantasma a infestare la casa. La pronipote Alice, «che era diventata sempre più esile e pallida, e si era spenta a poco a poco», è venuta diverse volte a fare visita alla Casa dei Sette Abbaini: «Ogni volta che qualcuno dei Pyncheon stava per morire, la si sentiva suonare il clavicembalo in modo sublime e straziante».4 In questo scenario segnato da avidità e sciagura, maledizioni ancestrali e spiriti tormentati, Hawthorne trasforma la bizzarra abitazione di Turner Street in una degna rivale dei castelli abbandonati dei romanzi gotici europei.
Sebbene, nella realtà, l’abitazione della Ingersoll non avesse un’origine tanto drammatica, le storie dei fantasmi sono così connesse alla casa che, come afferma uno storico, «formano ormai una patina e ne sono parte integrante».5 Oggi chi gestisce la casa, adibita a museo, non esalta troppo il suo passato di abitazione posseduta: non ci sono tour dei fantasmi e, quando vengono interrogate sulle storie degli spiriti, le guide rispondono con un certo disagio. Nondimeno, la sua costruzione bizzarra e la sua singolare reputazione continuano a far nascere numerose storie, spesso legate a Susan Ingersoll e a Hawthorne. Tempo fa un visitatore ha spedito una fotografia al sito graveaddiction.com che ritrae «quella che di primo acchito sembra una ragazza che guarda fuori da una delle finestre del sottotetto. Se però si ingrandisce bene l’immagine, si scopre che in realtà si tratta di una donna anziana con gli occhi infossati e i capelli grigi!». (Io ho dato un’occhiata a questo sito, che raccoglie testimonianze su fenomeni paranormali, ma non ho visto niente del genere.) In un’altra foto diventata famosa, della staccionata della casa, pare sia possibile scorgere il fantasma del figlio di Hawthorne, Julian, anche se tutti quelli cui l’ho mostrata sostengono che sia piuttosto un’ombra o, al massimo, un procione.
Molti degli avvistamenti di fantasmi e altri fenomeni misteriosi ruotano attorno alla bizzarra scala segreta della casa, il suo elemento architettonico più duraturo. A sinistra del camino principale c’è una porta che sembrerebbe di un armadio a muro, ma che invece conduce a una scala a chiocciola, stretta e opprimente: venti gradini che si snodano in maniera curiosa attorno alla canna fumaria e portano a una soffitta, con un percorso breve ma piuttosto pericoloso.
È qui, infatti, che molti ospiti della casa hanno avvertito la presenza di fantasmi. I visitatori descrivono un senso di vertigine, una difficoltà a respirare e un bisogno impellente di abbandonare la dimora. «Mi sembrava … di essere in cima a una montagna, come se mi mancasse l’ossigeno. Mi girava la testa e non riuscivo più a stare in piedi» riporta un visitatore sul sito graveaddiction. Un altro afferma: «Mentre stavo salendo la scala segreta ho sentito la voce di una donna che mi sussurrava qualcosa all’orecchio. Sembrava un suono come “Shhh, shhh”. Ho pensato fosse la mia compagna che voleva spaventarmi, fingendo di essere un fantasma, ma quando mi sono voltato ho visto che era a un metro di distanza». Un altro visitatore racconta in dettaglio la sua esperienza.
Mentre ci muovevamo per la casa, ho percepito una «presenza» inquietante. Ho iniziato ad avvertirla nella sala da pranzo, ma è diventata più forte quando siamo saliti su una stretta scala circondata da pareti di mattoni che portava in soffitta. Quando siamo usciti ho raccontato a mia sorella che mi ero sentito in modo strano, come se fossi stato «spostato fuori dal corpo». … Qualcosa in quella casa mi aveva toccato, mi era entrato nel subconscio. Non so dire che cosa fosse, o chi …, ma ho sentito che un pezzo di «questa cosa» mi si era attaccato addosso.
Da quanto tempo questa presenza spettrale infesta la scala misteriosa? Risale al 1692, anno del famigerato processo alle streghe, o è ancora precedente? Chissà se anche il giovane Nathaniel Hawthorne l’ha avvertita, e se è stata proprio questa presenza a permettergli di trasformare la casa della cugina nell’abitazione posseduta più famosa della letteratura americana.
Quando Hawthorne iniziò a scrivere, la nazione americana era ancora giovane, ma poté ugualmente trarre ispirazione dal passato sepolto del New England puritano e dai suoi strascichi misteriosi. Salem ha incarnato a lungo la contraddizione alla base della coscienza americana: una profonda devozione mista a ipocrisia, una sobria religione mista a una violenta isteria. Il trisnonno di Hawthorne, John Hawthorne, era uno dei giudici che presiedettero al processo delle streghe di Salem nel 1692, e fin da bambino Nathaniel era a conoscenza della leggenda secondo cui una delle vittime l’aveva maledetto assieme a tutti i suoi discendenti.
Salem era senza dubbio un luogo adatto a ospitare storie di fantasmi, e Hawthorne trasse continua ispirazione dalle ingiustizie rimaste invendicate nella sua città natale per esaltare gli aspetti più gotici della sua narrativa. Dopotutto è proprio questa la struttura delle classiche storie di fantasmi: gli spiriti continuano a esistere per non cedere alla perversa normalità di un mondo che va avanti come se nulla fosse, dimenticandosi di qualunque tragedia sia mai accaduta. I tappeti vengono lavati, l’arredamento venduto, la casa viene occupata da nuovi abitanti e i fantasmi restano gli unici custodi di ciò che è successo in passato.
Nel suo romanzo, Hawthorne prese le mosse da un edificio che, per la sua costruzione bizzarra e in continua trasformazione, aveva acquisito una patina gotica, e lo permeò della storia di Salem, rendendolo così un microcosmo non solo degli alti e bassi della città, ma anche dei suoi segreti più reconditi e dei torti mai riparati. L’obiettivo del romanzo, come scrive l’autore nella prefazione, è «convincere gli uomini, o anche un solo uomo, della follia di far cadere una valanga di oro o proprietà ottenuti disonestamente sulle teste di una sfortunata posterità, che la colpisca e la distrugga fino a che la massa accumulata sia di nuovo dispersa nei suoi atomi originali».6
Nel racconto di Hawthorne, la casa diventa posseduta proprio perché è stata ottenuta per mezzo di un’ingiustizia. Il libro fa il possibile per rimuovere le macchie del passato, sforzandosi in tutti i modi di sfuggire al loro effetto. Secondo Holgrave, il giovane eroe del romanzo, c’è solo un modo di liberarsi della loro maledizione: demolire tutte le case antiche. Holgrave, un dagherrotipista (ai tempi si trattava di una tecnologia nuova di zecca, il che lasciava intendere che il personaggio era un uomo all’avanguardia), confidava «di vivere fino a vedere il giorno in cui nessuno costruirà più la sua casa per i posteri». Immaginava che se «a ogni generazione fosse permesso di costruire le proprie case», questo singolo cambiamento sarebbe stato sufficiente a guarire gran parte dei mali della società. «Dubito che persino i nostri edifici pubblici» continuava, intendendo i municipi, i palazzi di giustizia e le costruzioni governative, «debbano essere costruiti in materiali permanenti come pietra o mattone. Sarebbe meglio che andassero in rovina una volta ogni vent’anni o giù di lì, come spinta a esaminare e a riformare le istituzioni che simboleggiano.»7 Resti insalubri del passato, gli edifici che hanno assistito alle malefatte degli antenati – le case che ereditiamo – devono essere rasi al suolo. Se vogliamo davvero liberarci del passato, dobbiamo innanzitutto distruggere le case dei nostri predecessori.
La proposta di Holgrave è allettante: è indubbio che ogni generazione sogni di ripartire da zero senza portarsi dietro i fardelli di chi l’ha preceduta. Ma per quanto venga incarnato dall’architettura, il passato è ben più degli edifici che ci lasciamo dietro. Persino città diventate famose per aver demolito antiche costruzioni a favore del nuovo – prime fra tutte, Los Angeles, New York e Las Vegas – non sono riuscite a sfuggire al proprio passato.
Il sogno di Holgrave, di un mondo libero dall’eredità degli immobili, è in netto contrasto con la realtà dell’epoca, segnata dalla caccia alle streghe, che riguarda molto più i patrimoni immobiliari e l’acquisizione di terre di quanto possiamo pensare. Di solito tendiamo a spiegare i processi alle streghe di Salem con l’isteria, il fervore religioso e la ricerca di un capro espiatorio, ma se andiamo più in profondità troviamo dispute sulla proprietà e losche cessioni di soldi e terreni.
Una delle prime ragazze a sostenere di essere tormentata, la dodicenne Ann Putnam, inizialmente accusò la serva Tituba e altre due donne, Sarah Good e Sarah Osborne. Ai tempi, la Osborne era coinvolta in un litigio con i genitori della Putnam. Il primo marito della Osborne era morto lasciando una grande proprietà, parte della quale era destinata ai figli, cugini di secondo grado della Putnam. La Osborne e il suo secondo marito, però, volevano tenere tutto per sé. Quando la Putnam accusò la Osborne di esserle apparsa in forma di fantasma e di averla «pizzicata e punta dolorosamente»,8 era dunque in corso questa lite.
Qualche settimana dopo, Ann Putnam accusò anche Rebecca Nurse di perseguitarla. Come la Osborne, anche la Nurse era coinvolta in litigi sui terreni con i Putnam. Mentre gran parte delle donne accusate di stregoneria vivevano ai margini della società – serve, vedove, donne indigenti e prive di qualsiasi supporto sociale –, la Nurse era una figura pia e rispettata nella propria comunità. Ciò che accadde a Salem non è assimilabile alle tradizionali persecuzioni per stregoneria, che riguardavano soprattutto le persone povere e indifese. È ormai assodato che fosse piuttosto una vicenda legata a soldi e terreni da acquisire.
Tra i protagonisti principali ci fu lo sceriffo George Corwin, della contea di Essex, che aveva cominciato a sequestrare le proprietà e i beni di chi era stato condannato per stregoneria. Uno dei cittadini più ricchi a essere accusato, Philip English, riuscì a fuggire da Salem per evitare il processo, ma dopo la sua scomparsa Corwin confiscò la sua casa e altri averi per un valore di circa 1500 sterline. Nel caso di John ed Elizabeth Proctor, invece, Corwin non aspettò nemmeno che venissero condannati e iniziò a sottrargli la proprietà mentre erano ancora in attesa del processo, senza lasciare niente ai figli. Il 12 dicembre 1692 fu promulgata una nuova legge – pensata appositamente per proteggere Corwin – che legittimava la confisca di beni e terreni alle persone accusate di stregoneria. La situazione sfuggì a tal punto di mano che il governatore del Massachusetts, Sir William Phips, arrivò a lamentarsi con William Stoughton, vicegovernatore e presidente della Corte speciale di Oyer e Terminer (il tribunale incaricato di processare le streghe di Salem), «che le sue autorizzazioni avevano fatto sì che i terreni e i beni dei giustiziati venissero confiscati e venduti senza che lui ne fosse a conoscenza e desse il suo benestare».9 (A quanto si dice, quando Corwin morì, Philip English sequestrò la sua salma e si rifiutò di consegnarla finché i par...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Ghostland
  4. Nota dell’autore
  5. Introduzione. Anatomia di un’infestazione
  6. Parte prima. IL PERTURBANTE
  7. Parte seconda. LOCALI PUBBLICI
  8. Parte terza. FANTASMI CON SENSO CIVICO
  9. Parte quarta. MEMORIA INUTILE
  10. Epilogo. Fantasmi di una nuova macchina
  11. Note
  12. Ringraziamenti
  13. Copyright