Ho il tuo numero
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Ho il tuo numero

  1. 348 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Ho il tuo numero

Informazioni su questo libro

Cosa accade se ti scippano il telefonino e tutta la tua vita è lì dentro? Ti senti persa, naturalmente. È quello che capita a Poppy, una scombinata fisioterapista prossima alle nozze con un affascinante docente universitario. Proprio quando il telefono le serve per una faccenda a dir poco urgente! Perché tra le altre cose, nel bel mezzo di una festa con le amiche ha appena perso il suo prezioso anello di fidanzamento, uno smeraldo come non ne ha mai visti nella sua intera esistenza. Poppy è nel panico, e mentre cerca affannosamente l'anello perduto cosa vede in un cestino dei rifiuti? Un cellulare nuovo di zecca che sembra aspettare proprio lei. È un attimo. Ed è suo.
Non può permettersi il lusso di rimanere scollegata, non in questo momento. Ma di chi è quel telefono? E a cosa si riferiscono gli strani messaggi che riceve? Poppy non ha il tempo di farsi troppe domande. Ha un anello da ritrovare, un matrimonio da organizzare e qualche cosuccia in sospeso con i suoi futuri suoceri. Ma ancora non sa che quel telefono e lo sconosciuto con cui si troverà a condividerlo le metteranno a soqquadro la vita.
Ancora una volta Sophie Kinsella supera se stessa in questa scoppiettante commedia degli equivoci incentrata sul telefonino, protagonista assoluto della nostra vita di tutti i giorni e di questo romanzo. E soprattutto complice in un'adorabile storia romantica che diverte e fa sognare.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2011
Print ISBN
9788804611523
eBook ISBN
9788852021169

1

La prospettiva. Devo vedere le cose nella giusta prospettiva. Non è un terremoto e neppure la strage di un pazzo armato o una fusione nucleare, no? Nella classifica delle catastrofi, la mia non è poi così tremenda. No, non così tremenda. Un giorno, quando mi ricorderò di questo momento, mi verrà da ridere e penserò: “Che scema sono stata a preoccuparmi!”.
Smettila, Poppy. Non provarci nemmeno. Non sto ridendo, anzi mi sento male. Sto vagando nella sala da ballo dell’hotel con il cuore in gola, cercando invano sulla moquette a motivi blu, dietro le sedie dorate, sotto i tovaglioli di carta usati, dove non lo troverò mai.
L’ho perso. Ho perso l’unica cosa al mondo che non dovevo perdere. Il mio anello di fidanzamento.
Dire che è un anello speciale non rende assolutamente l’idea. Appartiene alla famiglia Tavish da tre generazioni. È un favoloso smeraldo con due diamanti e Magnus, prima di chiedermi di sposarlo, è dovuto andare a ritirarlo da una cassetta di sicurezza in banca. L’ho messo per ben tre mesi di fila senza mai correre rischi, riponendolo religiosamente ogni sera su un apposito vassoietto di porcellana, toccandomi il dito ogni trenta secondi… E proprio oggi, il giorno in cui i suoi genitori rientrano dagli Stati Uniti, l’ho perso. Proprio oggi.
In questo preciso istante, i professori Antony Tavish e Wanda Brook-Tavish stanno tornando in aereo, dopo aver trascorso sei mesi sabbatici a Chicago. Me li vedo che mangiano noccioline caramellate e leggono testi accademici sui Kindle, scambiandoseli. Francamente, non so chi dei due metta più soggezione.
Lui. È così terribilmente sarcastico.
No, lei. Con tutti quei capelli crespi, sempre lì a chiederti che cosa ne pensi del femminismo.
Sì, okay, fanno una paura tremenda tutt’e due. E fra circa un’ora saranno in aeroporto e, ovviamente, vorranno vedere l’anello…
No, non andare in iperventilazione, Poppy. Pensa positivo. Devo solo vedere la cosa da un’angolazione diversa. Tipo… che cosa farebbe Poirot al mio posto? Lui non si farebbe prendere dal panico. Manterrebbe la calma e userebbe le sue celluline grigie per ricordare un minuscolo, fondamentale dettaglio in grado di svelare il mistero.
Stringo forte gli occhi. Su, celluline grigie, date il meglio di voi.
Non credo, però, che prima di risolvere il mistero di Assassinio sull’Orient-Express, Poirot si fosse scolato tre bicchieri di champagne rosé e un mojito.
«Signorina…» Un’inserviente con i capelli grigi sta cercando di girarmi intorno con l’aspirapolvere e io ho un sussulto di terrore. Stanno già ripulendo la sala da ballo? E se aspirano anche l’anello?
«Mi scusi.» Le afferro la spalla coperta da un grembiule di nylon blu. «Potrebbe darmi altri cinque minuti prima di passare l’aspirapolvere?»
«Sta ancora cercando l’anello?» Scuote la testa perplessa, poi si illumina. «Secondo me, lo ritrova appena torna a casa. Probabilmente è sempre stato lì al sicuro!»
«Forse.» Mi sforzo di annuire cortesemente, anche se dentro di me si leva un urlo di protesta. Sarò anche scema, ma non fino a questo punto!
Vedo un’altra inserviente dalla parte opposta della sala, impegnata a raccogliere briciole di torta e tovaglioli accartocciati e a buttarli in un sacco nero dell’immondizia. Non è per niente concentrata. Non ha sentito quel che le ho detto?
«Mi scusi!» Le corro incontro gridando con voce sempre più stridula. «Sta controllando che non ci sia il mio anello, vero?»
«Per ora non si è visto niente, tesoro.» La donna getta nel sacco un altro mucchio di scarti rimasti sul tavolo senza degnarli di uno sguardo.
«Faccia attenzione!» Prendo i tovaglioli, li riapro e li tasto in cerca di qualcosa di duro, incurante del fatto che mi sto sporcando le mani di crema pasticcera.
«Cara, sto cercando di pulire.» L’inserviente mi strappa i tovaglioli dalle mani. «Guardi che disastro sta combinando!»
«Lo so, me ne rendo conto, mi scusi.» Frugo disperatamente fra i vassoietti dei pasticcini che ho fatto cadere a terra. «Ma lei non capisce: se non trovo quell’anello, sono finita.»
Vorrei prendere il sacco dell’immondizia ed estrarne il contenuto per analizzarlo con un paio di pinzette come un agente della Scientifica. Vorrei delimitare la sala con del nastro adesivo e dichiararla scena del crimine. Dev’essere qui, dev’esserci per forza.
A meno che non ce l’abbia ancora qualcun altro. È l’unica alternativa a cui mi sto aggrappando. Una delle mie amiche l’ha ancora al dito e, chissà come, non se ne è accorta. Magari le è scivolato in borsa… o in una tasca… o forse le è rimasto impigliato nel golfino… Le ipotesi diventano sempre più improbabili, ma io non riesco a smettere.
«Ha guardato nei bagni?» La donna tenta di superarmi.
Certo che ci ho guardato. Ho controllato a quattro zampe ogni singola cabina, e tutti i lavandini. Due volte. Poi ho cercato di convincere il concierge a chiudere i bagni e a far controllare tutte le tubature, ma lui si è rifiutato. Ha detto che se fossi stata sicura di averlo perso lì, allora sarebbe stato un altro paio di maniche – anche la polizia, ne era certo, sarebbe stata d’accordo con lui –, ma visto che c’erano altre persone in attesa, non potevo cortesemente spostarmi dal banco?
La polizia. Bah. Avevo immaginato che dopo la mia telefonata sarebbe arrivata una squadra di auto a sirene spiegate, e invece mi hanno detto di andare a denunciare lo smarrimento in commissariato. Non ho tempo per fare denunce! Devo trovare il mio anello!
Torno di corsa al tavolo rotondo a cui eravamo sedute questo pomeriggio, mi accuccio e passo la mano sulla moquette per l’ennesima volta. Come ho potuto permettere che succedesse? Come ho fatto a essere tanto stupida?
L’idea di prenotare un tavolo per il Marie Curie Champagne Tea era partita dalla mia vecchia compagna di scuola Natasha. Non potendo venire alle terme per il weekend del mio addio ufficiale al nubilato, aveva pensato a un ritrovo alternativo. Eravamo in otto e stavamo bevendo allegramente champagne e rimpinzandoci di torta quando, appena prima dell’inizio dell’estrazione dei numeri della lotteria, una delle mie amiche ha detto: “Dài, Poppy, facci provare l’anello”.
Adesso non riesco neanche a ricordarmi chi fosse. Annalise, forse? Abbiamo frequentato insieme l’università e ora lavoriamo tutte e due alla First Fit Physio insieme a Ruby, un’altra compagna di studi di fisioterapia. C’era anche lei al tè, ma non sono sicura che si sia provata l’anello. O forse sì?
Non posso credere di essere così negata. Come faccio a seguire le orme di Poirot se non riesco neppure a ricordare i fatti basilari? La verità è che se lo sono provate tutte, l’anello: Natasha, Clare ed Emily (ex compagne di scuola a Taunton), Lucinda (la mia wedding planner, ormai quasi un’amica) e la sua assistente Clemency, oltre a Ruby e ad Annalise (che non sono soltanto ex compagne di studi e colleghe, ma anche le mie due migliori amiche. Mi faranno persino da damigelle d’onore).
Lo ammetto: mi beavo di tutta la loro ammirazione. Mi sembra ancora impossibile che un oggetto così bello e straordinario appartenga proprio a me. Il fatto è che tutto mi sembra impossibile. Sono ufficialmente fidanzata! Io, Poppy Wyatt. Con un giovane docente universitario alto e bello, che ha scritto un libro e ha persino lavorato in tivù. Appena sei mesi fa, la mia vita amorosa era un vero disastro. Era un anno che non mi succedeva niente di significativo e, mio malgrado, mi stavo ancora chiedendo se dare un’altra possibilità a quel tizio con l’alito cattivo conosciuto su www.match.com… E adesso mancano solo dieci giorni al matrimonio! Ogni mattina mi sveglio, guardo la schiena liscia e lentigginosa di Magnus che dorme accanto a me e, con una punta di incredulità, penso: “Il mio fidanzato, il dottor Magnus Tavish, membro del King’s College di Londra”.1 Poi mi giro dall’altra parte e, con un’altra punta di incredulità, guardo il prezioso anello che brilla sul mio comodino.
Che cosa dirà Magnus?
Mi si stringe lo stomaco e deglutisco. No. Non pensarci. Forza, celluline grigie, al lavoro.
Ricordo che Clare si è tenuta l’anello per un bel po’ di tempo. Non se lo voleva proprio togliere. Poi Natasha ha cercato di strapparglielo dal dito, dicendo: “Adesso tocca a me!”. E ricordo di averle detto: “Trattalo con delicatezza!”.
Insomma, non è che io sia stata irresponsabile. L’ho sempre tenuto d’occhio mentre faceva il giro del tavolo.
A un certo punto, però, mi sono un po’ distratta perché la lotteria è cominciata e i premi erano favolosi. Una settimana in una villa in Italia, un taglio di capelli in un salone superlusso e un buono di Harvey Nichols… La sala da ballo brulicava di persone che tiravano fuori i loro biglietti, dal palco venivano annunciati i numeri e ogni tanto qualcuno saltava su gridando: “Sono io!”.
Ed è questo il momento in cui ho toppato. È questo il momento per cui adesso mi mangio le mani. Se potessi tornare indietro nel tempo, fermerei questo preciso istante e mi direi in tono severo: “Poppy, pensa alle priorità”.
Ma il fatto è che quando accade non te ne rendi conto, vero? Il momento arriva, tu commetti il tuo errore madornale, e poi passa e tu non ci puoi più fare nulla.
Insomma, è successo che Clare ha vinto dei biglietti per Wimbledon. Le voglio un bene dell’anima, ma è sempre stata una ragazza un tantino debole di carattere. Sarebbe lei stessa la prima ad ammetterlo. Innanzitutto, non ha controllato i suoi numeri con la dovuta prontezza, poi, quando alla fine si è resa conto di aver vinto, non è saltata su urlando: “Io! Yeeeeh!”, ma si è limitata ad alzare la mano di pochi centimetri e a dire: “Sì!” con una vocina flebile. Neppure le sue compagne di tavolo si sono accorte che aveva vinto.
Proprio nel momento in cui mi è balenato il dubbio che Clare stesse sventolando in aria un biglietto della lotteria, la presentatrice sul palco ha detto: “Se non ci sono vincitrici, penso che pescheremo di nuovo…”.
“Grida più forte!” Le ho dato una spinta e ho agitato freneticamente la mano: “È qui! La vincitrice è qui!”.
“Il nuovo numero è… 4403.”
Con mio grande disappunto, una ragazza bruna seduta all’altro capo della sala si è messa a strepitare brandendo un biglietto.
“Non è lei la vincitrice!” ho esclamato indignata. “Sei tu!”
“Non importa.” Clare si stava già tirando indietro. “Davvero.”
Certo che importa!” ho gridato d’istinto, e tutte le ragazze al tavolo sono scoppiate a ridere.
“Vai, Poppy!” ha urlato Natasha. “Lanciati, intrepido cavaliere! Pensaci tu!”
“Vai!...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Ho il tuo numero
  4. Capitolo 1
  5. Capitolo 2
  6. Capitolo 3
  7. Capitolo 4
  8. Capitolo 5
  9. Capitolo 6
  10. Capitolo 7
  11. Capitolo 8
  12. Capitolo 9
  13. Capitolo 10
  14. Capitolo 11
  15. Capitolo 12
  16. Capitolo 13
  17. Capitolo 14
  18. Capitolo 15
  19. Capitolo 16
  20. Ringraziamenti
  21. Copyright