
- 256 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Vuoi star zitta, per favore?
Informazioni su questo libro
Con l'uscita nel 1976 di Vuoi star zitta, per favore?, la prima raccolta di Carver, s'imprimeva una svolta irreversibile nell'idea di short story e nell'intero panorama letterario americano. Una raccolta di storie indimenticabili, di uomini e donne sull'orlo della perdizione, disoccupati, alcolisti, gente incapace di creare e mantenere rapporti sentimentali veri e solidi. Ma, mescolato al disincanto con cui Carver sa raffigurare alienazioni e mancanze, spunta qui e là un tratto piú emotivo, passionale, in qualche caso un dettaglio erotico o comico. In una parola, una qualità affettuosamente «umana». Traduzione di Riccardo Duranti.
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Informazioni
Che ci sarà mai in Alaska?
Jack staccò alle tre. Lasciò la stazione di servizio e raggiunse in macchina un negozio di calzature dalle parti di casa sua. Appoggiò il piede sullo sgabello e lasciò che il commesso gli slacciasse gli scarponi da lavoro.
– Qualcosa di comodo, – disse Jack. – Scarpe da tempo libero.
– Abbiamo quel che fa al caso suo, – disse il commesso.
Gli portò tre paia di scarpe e Jack scelse quelle morbide di color beige perché gli facevano sentire il piede elastico e libero. Pagò e si mise la scatola con gli scarponi da lavoro sotto il braccio. Mentre camminava si guardò le scarpe nuove ai piedi. Tornando a casa in macchina, sentiva il piede muoversi a proprio agio da un pedale all’altro.
– Ti sei fatto un paio di scarpe nuove, – disse Mary. – Fammele un po’ vedere.
– Ti piacciono? – chiese Jack.
– Il colore no, ma scommetto che sono comode. Ti servivano delle scarpe nuove.
Lui si guardò di nuovo le scarpe. – Ho bisogno di farmi un bagno, – disse.
– Si cena presto, disse lei. – Helen e Carl ci hanno invitato da loro, stasera. Helen ha regalato un narghilè a Carl per il suo compleanno e non vedono l’ora di provarlo –. Mary lo guardò. – Ti va bene?
– A che ora?
– Verso le sette.
– Va bene, – disse lui.
Lei gli guardò di nuovo le scarpe e tirò in dentro le guance. – Vatti a fare il bagno, – disse.
Jack fece scorrere l’acqua e si tolse scarpe e vestiti. Rimase sdraiato nella vasca per un po’ e poi prese uno spazzolino per togliersi il grasso del lubrificante da sotto le unghie. Lasciò cadere le mani in acqua e se le portò agli occhi per esaminarle.
Lei aprí la porta del bagno. – Ti ho portato una birra, – disse. Il vapore le si alzò tutto intorno e si disperse verso il salotto.
– Tra un attimo esco, – disse lui. Bevve un po’ di birra.
Lei si sedette sul bordo della vasca e gli poggiò una mano sulla coscia. – Il ritorno del guerriero, – disse.
– Il ritorno del guerriero, – ripeté lui.
Gli passò le dita tra i peli bagnati della coscia. Poi d’un tratto batté le mani. – Ehi! Ho una notizia da darti! Oggi ho avuto un colloquio di lavoro e credo proprio che mi offriranno un posto… pensa un po’, a Fairbanks.
– In Alaska? – chiese lui.
Lei annuí. – Che ne dici?
– Ho sempre voluto andare in Alaska. Sembra una cosa abbastanza sicura?
Lei annuí di nuovo. – Gli sono piaciuta. Mi hanno detto che si faranno sentire la settimana prossima.
– Fantastico. Mi passi l’asciugamano, per favore? Adesso esco.
– Vado ad apparecchiare, – disse lei.
Le punte delle dita delle mani e dei piedi gli si erano raggrinzite e scolorite. Si asciugò con cura e indossò vestiti puliti e le scarpe nuove. Si pettinò i capelli e andò in cucina. Sorseggiò un’altra birra mentre lei metteva in tavola la cena.
– Hanno detto di portare qualche gazzosa e roba da sgranocchiare, – disse lei. – Dobbiamo fare un salto al supermercato.
– Gazzosa e roba da sgranocchiare. Okay, – disse lui.
Dopo mangiato, lui l’aiutò a sparecchiare. Quindi andarono in macchina al supermercato e comprarono gazzose, patatine, mais tostato e salatini alla cipolla. Arrivati alla cassa, lui vi aggiunse una manciata di barrette di cioccolato al caramello U-No.
– Ah, bravo! – esclamò lei appena le vide.
Tornarono a casa, parcheggiarono e percorsero a piedi l’isolato che li separava dalla casa di Carl e Helen.
Helen li accolse sulla porta. Jack poggiò la busta sul tavolo della camera da pranzo. Mary si sedette sulla sedia a dondolo e annusò l’aria.
– Siamo arrivati tardi, – disse. – Hanno cominciato senza di noi, Jack.
Helen rise. – Ce ne siamo fatti una quando è arrivato Carl. Però il narghilè non l’abbiamo ancora acceso. Volevamo aspettare che arrivaste voi –. Rimase in piedi in mezzo alla stanza, guardandoli con uno strano sorriso sulle labbra. – Vediamo un po’ cosa c’è nella busta, – disse. – Oh, caspita! Guarda, mi sa che mi sgranocchio subito un po’ di mais tostato. E voi, ragazzi, ne volete un po’?
– Abbiamo appena cenato, – disse Jack. – Fra poco assaggiamo qualcosa anche noi –. Il rumore dell’acqua che scorreva era finito e Jack sentí Carl fischiettare nel bagno.
– Noi abbiamo dei ghiaccioli e un po’ di M&M’s, – disse Helen. Stava in piedi accanto al tavolo e frugava nel sacchetto delle patatine. – Se mai uscirà dalla doccia, ci penserà Carl a preparare il narghilè –. Aprí la scatola dei salatini e se ne infilò uno in bocca. – Oh, ma sapete che sono veramente buoni? – disse.
– Non so mica che direbbe di te Emily Post, – disse Mary. Helen scoppiò a ridere scuotendo la testa.
Carl uscí dal bagno. – Ciao a tutti. Ciao, Jack. Che c’è da ridere tanto? – disse, con un largo sorriso stampato sulle labbra. – Vi sentivo ridere di là.
– Ridevamo di Helen, – disse Mary.
– No, era Helen che se la rideva, – disse Jack.
– È un tipo buffo, – disse Carl. – Guarda quante buone cose! Ehi, ragazzi, siete pronti per un bicchiere di gazzosa? Intanto preparo il narghilè.
– Io un bicchiere lo bevo volentieri, – disse Mary. – E tu, Jack?
– Anch’io, certo, – disse Jack.
– Jack ha la luna un po’ storta stasera, – disse Mary.
– Come ti salta in mente? – le chiese Jack. Le lanciò uno sguardo. – È il modo migliore per farmela venire davvero.
– Dicevo cosí, per scherzo, – disse Mary. Si alzò e andò a sederglisi vicino sul divano. – Dicevo per scherzo, tesoro.
– Ehi, Jack. Non metterai mica il muso, eh? – disse Carl. – Adesso ti faccio vedere che cosa m’hanno regalato per il compleanno. Helen, apri una di quelle bottiglie di gazzosa mentre io metto in funzione il narghilè. Ho la bocca secca.
Helen portò le patatine e i salatini e li sistemò sul tavolino.
Poi tirò fuori una bottiglia di gazzosa e quattro bicchieri. – Sembra che stiamo per fare una festa, – disse Mary.
– Se non mi costringessi a soffrire la fame tutto il giorno, metterei su cinque chili alla settimana, – disse Helen.
– Come ti capisco, – disse Mary.
Carl tornò dalla camera da letto con il narghilè. – Be’, che te ne pare? – chiese a Jack. Lo sistemò sul tavolino del salotto.
– È proprio forte, – disse Jack. Prese il narghilè e lo esaminò.
– Si chiama hookah, – disse Helen. – Almeno cosí l’hanno chiamato giú al negozio dove l’ho comprato. Questo è un modello piccolo, ma funziona benissimo –. Si mise a ridere.
– Dove l’hai preso? – chiese Mary.
– Come? Ah, in quel negozietto giú sulla Fourth Street. Sai, no? – rispose Helen.
– Sí sí, – disse Mary. – Bisogna proprio che ci passi, uno di questi giorni –. Giunse le mani e si mise a osservare Carl.
– Com’è che funziona? – chiese Jack.
– Si mette la roba qui, vedi? – spiegò Carl. – E poi si accende qui. Questo coso qui serve per inalare e cosí il fumo passa attraverso l’acqua. Ha un buon sapore e ti dà una botta che non ti dico.
– Magari ne regalo uno a Jack per Natale, – disse Mary. Lanciò un’occhiata a Jack, gli s...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- He said, she said. Il lungo apprendistato di Raymond Carver. di Paolo Cognetti
- Vuoi star zitta, per favore?
- Grasso
- Vicini
- Che idea
- Loro non sono tuo marito
- Lei è un dottore?
- Il padre
- Nessuno diceva niente
- Ventiquattro ettari
- Che ci sarà mai in Alaska?
- Scuola serale
- Collettori
- Che si fa a San Francisco?
- La moglie dello studente
- Provi a mettersi nei miei panni
- Jerry, Molly e Sam
- Perché, tesoro mio?
- Le anatre
- E guarda questa!
- Biciclette, muscoli, sigarette
- I chilometri sono effettivi?
- Segni
- Vuoi star zitta, per favore?
- Il libro
- L’autore
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