La morte di Gesù
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La morte di Gesù

  1. 120 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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La morte di Gesù

Informazioni su questo libro

David ha dieci anni e, come tanti ragazzi, ama soprattutto giocare a calcio, attività in cui dimostra anche un certo talento. La vita scorre tranquilla, fino a quando David decide di lasciare la famiglia per inseguire il suo sogno. Simón, l'uomo che gli fa da padre, e Inés, sua madre, sono sorpresi e rammaricati, ma sanno che non possono far altro che accettare le scelte del figlio e continuare ad amarlo. Ed essere testimoni della sua vita. Con La morte di Gesú, J. M. Coetzee continua a cercare il significato di un mondo privo di memoria ma pieno di domande. David fa sempre molte domande. Durante le lezioni di danza si muove come vuole. A scuola si rifiuta di fare le addizioni e si ostina a leggere esclusivamente il Don Chisciotte. Ma è il calcio la sua vera passione. Un giorno Julio Fabricante, direttore di un vicino orfanotrofio, invita David e i suoi amici a formare una vera squadra di calcio. David ha deciso: lascerà Simón e Inés per vivere con Julio. La scelta getta la famiglia nello sconforto, ma David è inamovibile. I genitori acconsentono, loro malgrado, ignari di quello che succederà di lí a poco. Perché nella nuova sistemazione David si ammala di una misteriosa malattia... Coetzee torna a esplorare il mondo de L'infanzia di Gesú e I giorni di scuola di Gesú: con le sue atmosfere evocative, il richiamare e allo stesso tempo allontanarsi da un allegorico ri-racconto evangelico, gli enigmi e le inaspettate dolcezze, la trilogia di «Gesú» raggiunge con questo romanzo il suo culmine artistico e simbolico. Coetzee non ha intenzione di fornire risposte, ma di porre grandi domande: non è forse questo il compito piú arduo della letteratura?

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2020
Print ISBN
9788806246068
eBook ISBN
9788858434222
Argomento
Literature

Capitolo quindicesimo

Dopo la fine dell’agnello Jeremiah, qualcosa cambia nel bambino. Chi lo va a trovare non è piú accolto da un sorriso ma da freddo riserbo. Quanto a Rinci e Dinci, i passeri, sono scomparsi nelle viscere dell’ospedale. Nessuno accenna a loro né al loro fato.
Una delle infermiere, o forse la señora Devito, ha messo un festone di lucette festive blu e rosse sulla parete, sopra il letto di David. Lampeggiano a intermittenza in modo incongruo ma nessuno le toglie.
Durante alcune delle visite il bambino rimane in silenzio dal principio alla fine. Altri giorni si lancia direttamente a raccontare una delle sue storie di Don Chisciotte, poi, quando finisce, si chiude di nuovo in sé, come a riflettere ancora sul suo significato.
Una delle storie è quella di Don Chisciotte e del gomitolo di corda.
Un giorno la gente portò a Don Chisciotte un gomitolo di corda intricata. Se sei davvero Don Chisciotte, gli dissero, la saprai districare.
Don Chisciotte non disse una parola ma sfoderò la spada e con un solo colpo tagliò il gomitolo in due. Guai a voi, disse, per aver dubitato di me.
Sentendo quella storia, lui, Simón, si chiede chi sia questa «gente» che porta a Don Chisciotte il gomitolo di corda. Saranno persone come lui?
Un’altra storia è su Ronzinante.
Un uomo andò da Don Chisciotte e disse, È questo il famoso Ronzinante? Il cavallo che sa contare? Lo voglio avere. Quanto costa?
E Don Chisciotte gli rispose: Ronzinante non ha prezzo.
Un cavallo che conta sarà pure raro, disse l’uomo, ma di certo non può essere inestimabile. Non c’è niente al mondo che non abbia prezzo.
Allora Don Chisciotte disse, Ah, uomo, non vedi il mondo com’è ma solo le misure che lo velano. Guai a te, che sei cieco.
Le parole di Don Chisciotte sconcertarono l’uomo. Almeno fammi vedere come conta il cavallo, disse.
E a quel punto parlò Sancio. Mette un piede davanti all’altro e fa clop-clop per due o clop-clop-clop per tre. Adesso vattene e smettila di dare noia al mio padrone.
Un’altra delle storie di David è quella su Don Chisciotte e la vergine, la virgen de Extremadura.
Portarono a Don Chisciotte una vergine che aveva avuto un figlio senza padre.
Allora Don Chisciotte disse alla vergine, Chi è il padre di questa creatura?
La vergine rispose, Non sono in grado di dire chi è il padre perché ho avuto rapporti sessuali con Ramón e con Remi.
Allora Don Chisciotte si fece portare Ramón e Remi. Chi di voi è il padre di questa creatura?, chiese.
Ramón e Remi non risposero e rimasero in silenzio.
Allora Don Chisciotte disse, Portate una vasca piena d’acqua, e loro portarono una vasca piena d’acqua. Poi Don Chisciotte tolse il bambino dalle fasce e lo mise nell’acqua. Che il padre del bambino si faccia avanti, disse.
Ma né Ramón né Remi si fecero avanti.
Allora il bambino affondò, diventò tutto blu e morí.
E Don Chisciotte disse a Ramón e Remi, Guai a tutti e due voi; e alla vergine disse, Guai anche a te.
Quando David conclude la storia della vergine dell’Estremadura i bambini tacciono, interdetti. Lui, Simón, vuole protestare: Se la ragazza aveva avuto rapporti sessuali allora non poteva essere una vergine. Ma no, si morde la lingua e sta zitto.
Un’altra ancora delle storie di David riguarda un matematico.
Nel suo girovagare Don Chisciotte incrociò un gruppo di sapienti. Uno studioso di matematica stava dimostrando come fosse possibile misurare facilmente l’altezza di una montagna. Pianta a terra un bastone di un metro, disse, e osservane l’ombra. Quando l’ombra del bastone sarà alta un metro, misura l’ombra della montagna e vedrai, la lunghezza di quell’ombra ti dirà l’altezza della montagna.
I sapienti applaudirono tutti insieme il matematico per la sua genialità.
Ma Don Chisciotte si rivolse allo studioso. Ah, uomo vanesio!, disse. Non sai che sta scritto: Chiunque non abbia scalato la montagna non ne può conoscere l’altezza?
Poi Don Chisciotte continuò per la sua strada, sdegnando i sapienti, mentre quelli ridevano sotto i baffi.
– Non ci hai mai raccontato cosa è successo al cavallo bianco con le ali, – dice il piccolo Artemio, – quello che era volato in cielo. È ritornato da Don Chisciotte?
David non risponde.
– Io penso che è ritornato, – dice Artemio. – È tornato e ha fatto amicizia con Ronzinante. Perché uno sapeva ballare e l’altro sapeva volare.
– Zitto! – dice Dmitri. – Non vedi che il piccolo maestro pensa? Sii piú rispettoso e taci quando lui pensa.
Dmitri parla sempre di piú di David come il piccolo maestro. E lui, Simón, è irritato dalla cosa.
La morte dell’agnello ha lasciato il segno anche su Inés. All’agnello in sé è indifferente, ma quello che la turba è aver dormito durante il macello. – E se David avesse avuto una delle sue crisi? – chiede. – Se avesse avuto bisogno di me mentre io dormivo profondamente?
– Nessun essere umano può lavorare tutto il giorno al negozio e poi rimanere sveglio tutta la notte, – le risponde. – Lascia che sia io a fare il turno di notte –. Cosí si scambiano la loro routine. Quando la banda dei bambini se ne va, nel pomeriggio, lui va via con loro. Cena nel suo appartamento e fa un sonnellino di un’ora o due, poi prende l’ultimo autobus per l’ospedale e dà il cambio a Inés.
Grazie alla sua influenza sul personale in cucina – il suo potere nell’ospedale sembra illimitato –, Dmitri si è assicurato che a David portino crema di porridge al mattino e purè di patate e piselli la sera. – Solo il meglio per il piccolo maestro, – dice, aggirandosi intorno a David, e controllando che mangi, anche se di fatto il piccolo mangia come un uccellino.
Alle infermiere Dmitri non piace, e lui, Simón, non è sorpreso. Sister Rita, in particolare, si adombra quando entra nel reparto, e non gli risponde quando le parla. Solo la señora Devito, l’insegnante, sembra andarci d’accordo. Sempre di piú Simón è convinto che tra loro ci sia qualcosa. Un brivido gli corre per la schiena. Che cosa l’attrae in un uomo che è notoriamente un assassino?
Lui sa bene che Dmitri lo prende in giro dietro le spalle come «l’uomo della ragione», l’uomo le cui passioni sono sempre sotto controllo. Che razza di mondo sarebbe se noi tutti ci lasciassimo sottomettere dalla legge della ragione?, gli aveva chiesto una volta, e si era poi risposto da solo: Un mondo noioso, davvero noioso. Quello che lui, Simón, vorrebbe dire è: Forse noioso, ma migliore di un mondo dominato dalla passione.
I farmaci somministrati al bambino con il pasto serale per impedire le crisi lo fanno dormire profondamente. In piena notte qualche volta si sveglia e fa un sorriso imbambolato. – Sto sognando, Simón, – bisbiglia. – Anche a occhi aperti posso sognare.
– Va bene, – bisbiglia a sua volta lui. – Adesso torna a dormire. I sogni me li racconti domattina –. E nel bagliore azzurrino della luce notturna mette una mano sulla fronte del ragazzino fino a che non si addormenta di nuovo.
Di tanto in tanto c’è un intervallo di lucidità nel quale possono parlare.
– Simón, quando sarò morto tu e Inés farete un bambino? – mormora.
– No, certo che no. Prima di tutto tu non stai morendo. In secondo luogo, Inés e io non proviamo uno per l’altra quel tipo di sentimenti, il tipo di sentimenti da cui nascono i bambini.
– Ma tu e Inés potete avere un rapporto sessuale, non è vero?
– Possiamo, ma non lo desideriamo.
C’è un lungo silenzio durante il quale il ragazzino riflette. Quando torna a parlare la sua voce è ancora piú flebile. – Perché proprio io devo essere quel bambino, Simón? Io non ho mai voluto essere quel bambino con quel nome.
Aspetta che continui, ma il ragazzino dorme di nuovo. Appoggiando la testa sulle braccia, anche lui si addormenta brevemente. Poi all’improvviso si sente un canto di uccelli ai primi bagliori dell’alba. Va in bagno. Quando ritorna il ragazzino è perfettamente sveglio, con le ginocchia strette al petto.
– Simón, – dice, – sarò riconosciuto?
– Riconosciuto? Riconosciuto come un eroe? Certo. Ma prima dovrai compiere le imprese per le quali la gente ti ricorderà; dovranno essere buone imprese. Hai visto come Dmitri ha cercato la fama con imprese malvagie, e adesso che ne è di Dmitri? Dimenticato. Ignorato. Tu dovrai fare buone imprese e qualcuno dovrà scrivere un libro su di te raccontando le tue tante imprese. È cosí che va in genere. È cosí che Don Chisciotte è stato riconosciuto. Se il señor Benengeli non avesse deciso di scrivere un libro sulle sue imprese, Don Chisciotte sarebbe stato solo un vecchio pazzo a cavallo, in giro per la campagna, dimenticato.
– Ma chi scriverà un libro sulle mie imprese? Tu?
– Sí, lo farò se tu vuoi che lo faccia. Non sono un grande scrittore ma farò del mio meglio.
– Ma allora devi promettere di non capirmi. Quando cerchi di capirmi rovini tutto. Prometti?
– Va bene, prometto. Racconterò solo la tua storia, per quello che ne so, senza cercare di capirla, dal giorno che ti ho incontrato. Racconterò della barca che ha portato qui noi due e di come abbiamo cercato Inés e l’abbiamo trovata. E racconterò di quando sei andato a scuola a Novilla, e ti hanno trasferito al riformatorio, di come sei scappato di lí e tutti insieme siamo venuti a Estrella. Poi dirò dell’Accademia del señor Arroyo che hai frequentato e dove eri il migliore di tutti i ballerini. Penso che non dirò niente del dottor Fabricante e del suo orfanotrofio. È meglio lasciarlo fuori dalla storia. E poi naturalmente racconterò tutte le tue imprese dopo che sei uscito dall’ospedale, una volta guarito. E di certo ce ne saranno tante.
– Quali saranno le mie imprese migliori? Quando ho ballato, era una buona impresa?
– Sí, quando hai ballato hai aperto gli occhi della gente a cose che non avevano mai visto prima, perciò la tua danza fa parte delle buone imprese.
– Ma non ne ho fatte tante di buone imprese nella mia vita, non è cosí? Non quante ne fa un eroe vero.
– E invece sí! Hai salvato la gente, tanta gente. Hai salvato Inés. E hai salvato me. Dove saremmo noi senza di te? Alcune delle tue buone imprese le hai fatte da solo, e altre con l’aiuto di Don Chisciotte. Hai vissuto grazie alle sue avventure. Don Chisciotte era te. Tu eri Don Chisciotte. Ma sono d’accordo, la maggior parte delle tue buone imprese deve ancora venire. Le farai dopo essere guarito, quando tornerai a casa.
– E Dmitri? Anche lui lo lascerai fuori dal libro?
– Non lo so. Cosa dovrei fare? Guidami tu.
– Penso che dovresti tenercelo, Dmitri. Ma nella prossima vita io non sarò piú lo stesso bambino, e non sarò amico di Dmitri. Sarò un insegnante e avrò la barba. È questo che ho deciso. Dovrò andare a ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. La morte di Gesú
  4. Capitolo primo
  5. Capitolo secondo
  6. Capitolo terzo
  7. Capitolo quarto
  8. Capitolo quinto
  9. Capitolo sesto
  10. Capitolo settimo
  11. Capitolo ottavo
  12. Capitolo nono
  13. Capitolo decimo
  14. Capitolo undicesimo
  15. Capitolo dodicesimo
  16. Capitolo tredicesimo
  17. Capitolo quattordicesimo
  18. Capitolo quindicesimo
  19. Capitolo sedicesimo
  20. Capitolo diciassettesimo
  21. Capitolo diciottesimo
  22. Capitolo diciannovesimo
  23. Capitolo ventesimo
  24. Capitolo ventunesimo
  25. Capitolo ventiduesimo
  26. Capitolo ventitreesimo
  27. Capitolo ventiquattresimo
  28. Capitolo venticinquesimo
  29. Il libro
  30. L’autore
  31. Dello stesso autore
  32. Copyright