La vita alla finestra
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La vita alla finestra

  1. 184 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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La vita alla finestra

Informazioni su questo libro

Inizio anni Duemila, una città spagnola come tante. Net, un ragazzo come tanti, scrive. Chino sul suo computer, digita lunghe mail che indirizza a Marina. Notte dopo notte, alle finestre che si aprono sullo schermo Net consegna il racconto delle sue giornate, tra lo sfaldamento e la traballante ricomposizione della sua famiglia, la scoperta dell'amore, l'ansia per l'avvenire incerto. Ma Marina, irrintracciabile e misteriosa quasi quanto l'universo virtuale, non risponde mai...Net vive in una città come tante, in una famiglia con qualche problema - ma quale famiglia non ne ha? -, all'università è iscritto ma non la frequenta, ha pochi amici, tutti piú o meno tormentati e disillusi come lui, e in generale la vita gli sembra una distesa di noia e insofferenza. Ma quello che sappiamo di Net, delle liti tra i genitori, dei legami sentimentali della sorella Paula, delle notti di eccessi con Xavi, dei pranzi domenicali a casa degli zii, dell'incontro con l'audace Cintia di cui è impossibile non innamorarsi, è solo quello che Net decide di scrivere a Marina. Forse una sua ex ragazza o un'amica lontana, forse un'interlocutrice immaginaria, Marina è una presenza indistinta che esiste solo in una tela di ricordi ed emozioni che Net va intessendo con le mail che le indirizza. «Forse sentiamo il bisogno di concepire sullo schermo la perfezione narrativa che manca alla nostra vita», riflette Net: le finestre di Windows diventano allora il simbolo della sua urgenza di raccontare, di fissare nel mondo virtuale la versione di sé e degli altri che scorge dalla sua prospettiva. E che sarà irrimediabilmente ingannevole come, del resto, sempre lo sono i frutti della narrazione. Ma è da un altro tipo di finestre, quelle reali, quelle delle case, che Net osserva la vita che scorre per le strade, nei cortili, nelle stanze altrui. Solo cosí, staccando gli occhi dallo schermo, il significato di ogni cosa si rivela in tutta la sua ineffabile semplicità. Pubblicato in Spagna per la prima volta nel 2002, e ristampato nel 2016 in una versione ampliata e rivista dall'autore, La vita alla finestra è uno dei libri piú amati e riusciti di Andrés Neuman: in questo intenso romanzo epistolare ultramoderno la finzione, il mondo virtuale e le esperienze vissute si compenetrano in un tortuoso gioco di specchi e identità che tanto ricorda la dinamica delle relazioni del nostro millennio.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2020
Print ISBN
9788806246242

A: > La posta del naufrago

Impossibilità di sentire, strategia del vuoto.
GILLES LIPOVETSKY, L’era del vuoto.
La solitudine invade tanta gente
che il nome che non hai mi accompagna.
ROBERTO JUARROZ, Poesía Vertical.
Ieri sono resuscitato. Non è stato male. Di domenica, non c’è mai molto da fare.
Fuori hanno cominciato a pulire la piscina. Ogni tanto i vicini si affacciano alla finestra, come se volessero far premura al giardiniere. Per me può metterci tutto il tempo che vuole. Guardarlo lavorare mi rasserena. Ammucchia in un angolo le foglie cadute sulla superficie, filtra l’acqua con una pazienza sedativa, passa l’aspiratore sul fondo e ricomincia daccapo. Quando se ne va, l’acqua pian piano ritorna calma. Nel tardo pomeriggio luccica come uno schermo. Nuotare in piscina è un po’ come navigare in Rete. È silenzioso. È fresco. È facile immergersi. E molto facile annegare.
Mia madre è appena arrivata e non mi ha degnato di uno sguardo. Chissà perché ha perso l’entusiasmo di un tempo. Non che io mi sia alzato per salutarla, lo ammetto. Diciamo che siamo pari.
Non mi aspetto che uno di questi giorni tu mi chiami, ma provo un pizzico di curiosità: cosa stai combinando, Marina? Ti immagino presissima, a studiare per il concorso che non arriva mai. Hai tutta la mia comprensione, sul serio. Nondimeno, mi permetto di far notare che è buona educazione rispondere ogni tanto alle mail.
Ieri sera ho visto uno spot che mi ha colpito molto. Un uomo e una donna avanzavano mano nella mano sul mare. Non intendo dire che volassero. Passeggiavano proprio come noi, ma su uno specchio d’acqua. In quell’immagine mi colpiva soprattutto che tutto intorno, sullo sfondo, ai lati, nel cielo, ci fosse solo bianco. Bianco e nient’altro. Quei due avevano compiuto il miracolo di camminare sulle acque, ma non avevano nessun orizzonte verso cui dirigersi.
Che assurdità!
Comunque, tra poco la cena sarà pronta. Mangiare con mia madre mi mette a disagio. Ogni tanto ritorna all’attacco e mi chiede come sto, cosa faccio, chi frequento, quel genere di convenevoli destinati a sfociare nel consueto ma perché non ti cerchi un lavoro, visto che non ti impegni nello studio. Impegnarmi nello studio? Preferisco essere un buono a nulla piuttosto che carne da macello.
Se non hai tempo di uscire, potrei forse venire io a trovarti. Adoravo la tua casa. Il balcone in particolare. La vista faceva schifo – abbi pazienza – però c’erano i tuoi fiori, gelsomini e ciclamini e qualche viola del pensiero, se non sbaglio. In primavera era bello affacciarsi a quel balcone. Era come una seduta di aromaterapia. Penserai che il mio unico scopo fosse rotolarmi nudo con te sulle piastrelle. E invece, credimi, piú di tutto mi è rimasto impresso il profumo, una fragranza senza nome che potrei riconoscere fra cento giardini. Sarà perché qui in casa abbiamo solo tre vasi appassiti, o perché a quest’ora comincio a divagare, o chi lo sa perché. Resta il fatto che la vista faceva schifo.
Vado. Ti chiamo. No, meglio se ti scrivo. Cosí penso meglio a cosa raccontarti. Rispondimi se puoi. Trovarti sul cellulare è una chimera: parlo sempre con la casella vocale. Che strana una casella con la voce. Ci hai mai pensato?
Mia madre sta sbraitando. Se non fa la brava, stasera niente dolce. Ti scrivo di nuovo domani o dopodomani,
Net
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È strano scoprire, cara Marina, come cambiano le famiglie via via che invecchiano. Quasi tutte partono con le migliori intenzioni, ma non appena l’autorità vacilla calano la maschera: allora favoleggiamo di infanzie paradisiache. Poco fa mia madre ha vietato a Paula di andare a dormire con il suo fidanzato. Io ero presente ma non avevo voglia di intervenire nella discussione, eppure mia sorella aveva davvero bisogno di una mano per vincere la sua battaglia. Come mai non l’ho aiutata? Mistero. È andata cosí.
Aspetta, aspetta. Una spiegazione dignitosa l’ho trovata. Perlomeno una. Non sono intervenuto perché sospettavo che il vero istigatore del divieto fosse assente. Mio padre le aveva trasmesso la sua mentalità, ed era al lavoro o da qualche altra parte. Io avrei voluto aiutare mia sorella a ribellarsi davanti a lui, non a buttare ancor piú giú mia madre. Per buttarsi giú, mia madre non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. Cosí sono stato zitto e mi sono limitato ad assistere allo scambio di urla come a una partita di tennis.
Non so se hai ben presente mia sorella. Nel periodo in cui ci vedevamo, mio padre non era costretto a staccare gli occhi dalla sua scollatura per guardarla in faccia. Paula era una figlia obbediente. Prendeva bei voti. Si coricava presto. Diceva sí, diceva va bene. Ultimamente non dice nulla, sparisce insieme ai suoi amici delle moto e torna all’alba con l’odore di marijuana sui capelli. Niente di grave. Solo che ora se n’è venuta fuori con la pretesa che anche lei ha diritto alla sua privacy e, comunque, finché non avrai una casa tua, non sarai tu a decidere cosa si può o non si può fare, eccetera eccetera. Una noia mortale. Il guaio di un’educazione cosí prevedibile è che riesce a farti smettere di pensarci. Hai memorizzato cosí bene quelle massime e quei principî, che quando te li ripetono per te non significano piú nulla.
Lasciamo perdere.
L’altro giorno ho trovato un sito sul cinema muto. Sembra pieno di roba, non è fatto neanche male e le immagini si caricano in fretta. Se ti interessasse, il link è www.charlot!.com. Ricordo quando entravamo di straforo nei cinema d’essai. Poco tempo fa ci ho riprovato e mi hanno quasi sbattuto fuori a calci nel sedere. Io mi sono calato nella parte. Ho spergiurato che ero appena uscito dalla sala per fare una telefonata urgente. Fammi vedere il biglietto allora, ha detto l’armadio che mi impediva di entrare. L’ho perso, ho risposto, nessuno li conserva quei foglietti. L’armadio mi ha fissato e ha preferito lasciarmi passare, perché la gente in coda cominciava a spazientirsi. Non è stato molto divertente. Il pericolo corso in compagnia è diverso: si ha paura per l’altro.
Fine file: copio e incollo il testo cosí com’è. Il peggio, se è breve, è meno peggio? Faccio un salto al bar di Xavi. In fondo, gli sono debitore. Gli devo perfino il soprannome. Ti ricordi? Mi chiamava cosí ai tempi dell’università, perché ero sempre incollato a Internet e alla posta elettronica. I nostri compagni l’avevano trovato divertente e oggi quasi nessuno sa come mi chiamo. Un giorno di questi potresti venire con me al bar. Non è cambiato molto. Il vino costa ancora relativamente poco ed è ancora obiettivamente cattivo.
Alla salute,Net
http://www.?
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E se ti dà cosí tanto fastidio, perché non vai a vivere da solo?, mi ha detto per l’ennesima volta mio padre, battendo sul tavolo con l’aria di chi comanda. Non immagini il piacere che ho provato nel rispondergli: Vivo già da solo.
Incredibile, ma questa frase lo ha zittito. Non ha detto piú una parola, si è alzato lentamente e si è chiuso nello studio. Mi dà fastidio quando fa cosí perché mi sento in colpa. La colpa di avere avuto l’ultima parola.
Puoi anche non crederci, ma ora che i corsi stanno per finire, ho cominciato ad andare a lezione. Non sto mettendo la testa a posto, ma mi stavo stufando di ciondolare a vuoto e anche l’idea di stare a casa mi sembrava poco allettante. Perciò il sottoscritto si è eroicamente alzato presto e lunedí, alle otto e mezzo in punto, con tutte le mie tessere per gli sconti in tasca, eccolo nella caffetteria dell’università. A metà mattina, con la caffeina in circolo, sono riuscito a entrare in aula e ho seguito diverse lezioni senza pentirmene, te lo giuro. Ho preso addirittura degli appunti!
Giocare allo studente è, come dire… molto teatrale. Si ricordi, giovanotto, che in questo ambiente lei si sta formando (recitano le toghe). Formando? Per che cosa? (chiede inquieto il giovane studente, con le tasche gonfie di tessere). Ah be’ (si schiariscono la gola le toghe), questa è già un’altra questione. Anni dopo vediamo riapparire lo stesso ragazzo un po’ imbolsito, che si guadagna da vivere in qualche modo, o meglio, in un modo qualsiasi. In cuor suo sente di essere stato ingannato, ma non riesce a trovare colpevoli e poi non c’è piú tempo. (Le luci si abbassano. Sipario. Deboli applausi).
Quando sono a lezione mi torna sempre in mente uno dei miei autori preferiti, a riprova dell’utilità di frequentare. Gombrowicz affermava che da giovani sappiamo di essere ancora degli sciocchi. E quelli che non lo sanno, lo sono anche di piú. Gombrowicz era stato uno studente asmatico che si era iscritto a Giurisprudenza per continuare a spillare soldi a suo padre. La giovinezza, scrisse piú tardi, è inferiore all’età matura. È piú credula, piú fragile, piú indolente, ed è superiore in una cosa soltanto: in giovinezza. Elementare, Witold! Forse per questo lui, maturo uomo immaturo, si sbatteva tanti ragazzini. Ti immagini se Gombrowicz ci vedesse adesso, nel Duemila? Lui, che sbeffeggiava i rampolli del Sessantotto? Altro che risate: il nostro millennio gli provocherebbe una crisi d’asma. No logo. Questa campagna, amici, l’ha finanziata X. Gli eroi del domani: e nel frattempo? Si è giovani, ma pazienza.
Comunque. Se il nostro studente accetta questa farsa, se si abitua all’ambiente e decide di godersi l’oggi senza pensare al suo triste futuro, allora cercheranno di addomesticarlo proprio con il pretesto che si sta preparando al futuro che lo aspetta. Come se il tempo aspettasse qualcuno. Ad aspettare che li raggiungi sono solo i brutti ricordi.
Ti stai annoiando? Io, abbastanza.
http://www.?
Piú facile e piú veloce.
Basta un clic.
Oggi mia sorella ci ha informati che progetta di andare a vivere con il suo fidanzato. Non sa quello che dice, è normale. Tuttavia, è stato interessante osservare l’effetto che la notizia ha avuto in casa. Mia madre, nel tentativo di tenerla con noi, è diventata subito piú tollerante verso la vita sessuale di Paula. Mio padre, invece, sembra piú deciso che mai a impedire alla figlia di fare ciò che vuole prima di emanciparsi. Non è una questione di morale, sostiene mio padre, ma di semplici regole di convivenza. Regole di convivenza, aggiunge, che Paula farebbe bene a imparare prima di mettere su famiglia. Spero solo che la ragazza vada regolarmente in farmacia.
A tal proposito, io perlopiú mi astengo. Negli ultimi tempi, preferisco le foto su Internet alle ragazze che mi presentano al bar di Xavi. Purtroppo, è evidente che pensano che noi uomini siamo tutti uguali: che seduciamo per abitudine, baciamo per noia, tocchiamo per sconforto. Oggi a letto comandano loro. A me, questa sembra una conquista politica. Per noi maschi l’ultimo passo verso l’irrilevanza. Forse dovremmo distribuire vibratori alle nostre amiche e ritirarci in buon ordine.
Mi dirai che esistono anche i sentimenti, e che in questo donne e uomini sono insostituibili. Ma certo: l’amore! Al riguardo, mi limiterò a dire che con le foto che scarico da Internet ho già riempito l’hard disk.
L’amore. Ma dài.
Però hai ragione.
Penserai che sembro scemo (be’, sí, lo pensavi anche prima), ma l’altro giorno mi è venuta voglia di cercarci in Rete. Detto cosí, suona molto alto. Come un tuffo nel vuoto. Un rischio che si corre senza alla fine farsi male. C’è lo spot di un profumo, non so se te lo ricordi, non lo passano piú, uno spot in cui una ragazza e un uomo un po’ piú grande, entrambi molto belli, si fermano sull’orlo di una scogliera. Sotto non sembra attenderli nulla di tragico, hanno tutti e due un’aria sicura, serena. Si guardano negli occhi. Si sorridono. E fanno un passo in avanti. Quando scompaiono, restano solo il cielo e la mansuetudine delle nuvole. Passano i secondi, e una voce di donna ci sussurra che c’è gente che darebbe la vita per il vero amore. Quando lo spettatore si accinge a riflettere su tale affermazione, l’intero schermo viene invaso da un flacone umido e irrorato di goccioline, con un nome francese a caratteri dorati. Allora la voce aggiunge: Ci sono profumi per cui un uomo innamorato darebbe anche la vita.
Non so se te lo ricordi, non lo passano piú.
Mi è venuta voglia di cercarci, e ho scritto i nostri nomi uno di seguito all’altro, uniti da un segno +, poi da «and», poi da «&», poi da un trattino, poi in ordine inverso, separati da uno slash, da una virgola, persino da un punto. E non è uscito niente, Marina. Nemmeno una parola. Non esistevamo.
Se ti interessa saperlo, o se perlomeno ti diverte, è tanto che non vado a letto con qualcuno. Le occasioni non si sprecano, sinceramente. Ma sarebbe inesatto dire che non ne ho avuta nemmeno una. L’altra notte, nel bar di Xavi, ero ubriaco perso (o meglio: quanto basta per essere cosciente della mia incoscienza). E uno schianto di rossa mi è venuta a chiedere se avevo da accendere. La domanda mi ha fatto ridere. Ah, Prometeo! L’avevo vista attraversare mezzo bar, tra una folla di fumatori, per venire a chiederlo a me. Io non avevo da accendere (sto smettendo di nuovo) e le ho detto: Spiacente, non fumo piú. Lei ha fatto una smorfia di disappunto calcolato. Io, calcolatamente, ho imitato la sua smorfia di disappunto. Lei ha calcolato che era il momento di sorridere. Allora, senza pensarci, vincendo la mia solita paralisi, l’ho baciata. Lei muoveva molto la lingua. Era come cercare di mangiare un mollusco vivo. Ho pensato di staccarmi dolcemente, ma le mie mani hanno deciso da sole e mi sono ritrovato a strizzarle le tette. Stavo per scrivere che erano turgide e rotonde, con i capezzoli gonfi come acini d’uva, e invece no, ma va, figuriamoci. Erano molli, come piene d’aria, e i capezzoli erano quasi inesistenti. Contro ogni pronostico, ho notato che quella flaccidità mi eccitava. Che piú affondavo le dita, piú avevo voglia di strizzare. La rossa ha liberato la sua lingua dalla mia bocca, si è staccata da me con un sorriso compiaciuto, si è data una sistemata ai capelli e mi ha detto che tornava subito, che doveva andare un momentino in bagno. Io ho annuito con l’espressione che mi viene quando so che sto per fare una vigliaccata. Appena l’ho vista sparire nel casino, mi sono girato e sono uscito di corsa dal bar.
Le notti nella mia stanza sono una strana mescolanza di insonnia, messaggi e masturbazione. Bah, e anche di letture. Non ho il televisore. L’ho buttato: lo adoravo. Hai letto quel martire di Ducasse? Xavi mi ha prestato un paio di libri. Io preferisco Rimbaud. Quando gliel’ho detto, Xavi mi ha risposto serissimo: Sei proprio mainstream. Io invece mi chiedo come diavolo faceva a essere conte. Credo fosse nato a Montevideo, come il pazzoide di Laforgue. Sai, per caso, se nell’Ottocento i poeti uruguaiani bevevano mate? Xavi ammette di non saperlo. Andrés, l’argentino pedante dell’università che non ci era per niente simpatico, beveva mate tutto il giorno. A volte ci scambiavamo libri. Non ispirava molta fiducia nemmeno a Xavi, quello là. Secondo lui, aveva l’atteggiamento sospetto del portegno comportamentista. Lo vedevamo leggere affettatamente per i corridoi, o atteggiarsi con la zucca del mate in mano, succhiandolo dalla cannuccia d’argento. Ce ne offriva sempre, ma solo per fare il gentile, perché sapeva perfettamente che non avremmo accettato. Comunque, se uno di questi giorni mi capita di vederlo, penso che glielo chiederò: Lautréamont beveva il mate?
A voler essere sincero, non mi dispiacerebbe affatto specializzarmi in onanismo. Xavi dice che presto le malattie veneree si prenderanno anche via Internet. Forse è vero che le pratiche dell’onanista e dell’internauta sono le stesse, quelle di chi cerca da solo.
Ti ordino di rispondere. In altre parole, te ne supplico.
http://www.?
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Quando avevo dieci o dodici anni, mio zio Mi...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. La vita alla finestra
  4. A: > La posta del naufrago
  5. B: > Il detective sotto scacco
  6. C: > L’età immobile
  7. Ringraziamenti
  8. Il libro
  9. L’autore
  10. Dello stesso autore
  11. Copyright