I misteri di Sherlock Holmes
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I misteri di Sherlock Holmes

  1. 376 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Informazioni su questo libro

Come può Sherlock Holmes appassionare ancora? Il suo personaggio più acclamato, alla faccia di tutti, continua a riscuotere successo. La risposta potrebbe essere elementare, ma il punto è che Sherlock Holmes sa osservare. Capacità rara, soprattutto oggi che i nostri occhi sono abituati a pascolare sui monitor di palmari e cellulari, mentre intorno a noi il mondo accade.

dalla Prefazione di Lorenza Ghinelli

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804670711
eBook ISBN
9788852076923

LA SCOMPARSA DEL GIOCATORE DI RUGBY

LA SCOMPARSA DEL GIOCATORE DI RUGBY
Eravamo abituati abbastanza spesso a ricevere lugubri telegrammi, in Baker Street, ma mi ricordo in modo particolare di uno pervenutoci in una tetra mattinata di febbraio, circa sette o otto anni fa, e che fece passare a Sherlock Holmes un quarto d’ora di perplessità. Il telegramma era indirizzato a lui, ed era di questo tenore:
PREGO ATTENDERMI. TERRIBILE DISGRAZIA TREQUARTI ALA DESTRA SCOMPARSO; INDISPENSABILE DOMANI.
OVERTON
«Reca il bollo dello Strand ed è stato spedito alle dieci e trentasei» disse Holmes leggendolo e rileggendolo. «Il signor Overton doveva essere agitatissimo quando l’ha spedito, e di conseguenza alquanto incoerente. Bene, bene. Arriverà, credo, per quando avrò finito di scorrere il “Times”, e per allora sapremo che cosa vuole. In queste giornate di noia anche il caso più insignificante mi sarà gradito.»
Effettivamente in quegli ultimi tempi la nostra attività era completamente ristagnata, e io avevo preso a temere questi periodi di inazione, perché sapevo per esperienza che il cervello del mio compagno era così innaturalmente attivo che costituiva un vero pericolo lasciarlo senza elementi su cui lavorare. Da anni, per gradi e con grande pazienza, lo avevo guarito dal vizio della cocaina, che a un certo momento aveva minacciato di rovinare la sua brillante carriera. Ora sapevo che anche in condizioni normali non desiderava più questo stimolo artificiale. Tuttavia non mi facevo illusioni, perché in questi casi il nemico non è mai completamente debellato, ma sonnecchia sempre nell’individuo. E quante volte, in quei periodi di ozio, il mio sonno è stato leggero e sempre prossimo al dormiveglia, quando vedevo sul viso ascetico di Holmes quella sua caratteristica espressione tesa, e lo sguardo malinconico dei suoi occhi imperscrutabili nelle orbite profondamente incassate. Benedissi pertanto questo signor Overton, chiunque potesse essere, dal momento che era venuto con il suo enigmatico messaggio a rompere la calma paurosa che costituiva per il mio amico un pericolo ben maggiore che non tutte le tempeste della sua tormentosa esistenza.
Come avevamo previsto, il telegramma fu ben presto seguito dal suo mittente, e il biglietto da visita intestato a Cyril Overton del Trinity College, Cambridge, ci annunciò l’arrivo di un giovanotto enorme, quasi cento chili d’ossa e muscoli d’acciaio, che ostruì la soglia con le sue ampie spalle, guardandoci con un’espressione resa smarrita dall’angoscia impressa sul viso bonario.
«Il signor Sherlock Holmes?»
Il mio compagno si inchinò.
«Sono stato a Scotland Yard, signor Holmes, e ho visto l’ispettore Stanley Hopkins, il quale mi ha consigliato di venire da lei dicendomi che il mio caso, per quanto gli è parso di capire, è più di competenza sua che non della polizia regolare.»
«Si sieda, la prego, e mi dica che cosa la preoccupa.»
«È spaventoso, signor Holmes, semplicemente spaventoso! Mi stupisco che non mi siano ancora venuti i capelli grigi. Godfrey Staunton... lo avrete sentito nominare, naturalmente? È il cardine su cui si muove tutta quanta la squadra. Preferirei perdere due attaccanti e tenermi Godfrey per la mia linea di tre quarti. Sia che placchi, o che passi, o che si destreggi nel dribbling, non c’è nessuno che possa uguagliarlo; e quel che più conta, è un cervello coi fiocchi e sa tenerci insieme. Come devo comportarmi? È quello che sono venuto a chiedere a lei, signor Holmes. C’è Moorhouse, ottima riserva, ma è allenato come mediano, e invece di tenersi sulla linea laterale si infila sempre nella mischia. Ha un bel calcio piazzato, questo è vero, ma per il resto non ha giudizio, e manca assolutamente di scatto. Perbacco, Morton o Johnson, i velocisti di Oxford, potrebbero batterlo come niente! Stevenson è abbastanza veloce, ma non sarebbe in grado di tentare un calcio di rimbalzo dalla linea dei ventidue metri, e un trequarti che non sa farlo non vale la pena di metterlo in campo. No, signor Holmes, siamo rovinati se non riesce ad aiutarmi a scovare Godfrey Staunton.»
Il mio amico era stato ad ascoltare con sorpresa mista a divertimento questa lunga tirata, pronunciata con straordinario vigore ed energia, mentre il nostro interlocutore, quasi a ogni parola, si batteva il ginocchio con la mano abbronzata dallo sport, come a sottolinearne con questo gesto l’importanza. Quando Overton ebbe finalmente terminato di parlare, Holmes allungò una mano e prese tra i suoi taccuini di appunti quello contrassegnato con “S”, ma una volta tanto le sue ricerche furono vane.
«C’è Arthur H. Staunton, il giovane falsario di grido» disse «e c’era Henry Staunton che ho contribuito a far impiccare, ma Godfrey Staunton mi suona del tutto nuovo.»
Toccò ora al nostro visitatore guardarci con aria sbalordita.
«Perbacco, signor Holmes, eppure mi avevano detto che lei sapeva tante cose!» esclamò. «Penso che se non ha mai sentito nominare Godfrey Staunton non conoscerà neppure Cyril Overton.»
Holmes scosse il capo con aria divertita.
«Per Giove!» esclamò l’atleta. «Ma come, sono stato riserva per l’Inghilterra contro il Galles, e ho guidato per tutto quest’anno la squadra dell’Università. E questo è niente. Credevo che non ci fosse un’anima in Inghilterra che non conoscesse Godfrey Staunton, l’imbattibile trequarti di Cambridge, di Blackheath, e di cinque campionati internazionali. Santo cielo, signor Holmes, dove ha vissuto fino adesso?»
Holmes rise dell’ingenuo stupore del giovane gigante.
«Lei vive in un mondo completamente diverso dal mio, signor Overton, un mondo molto più semplice e più sano. Le mie ramificazioni si allargano a molti strati della società, ma mai, sono felice di poterlo affermare, mi sono addentrato nello sport dilettantistico, che è del resto la manifestazione migliore e più valida della nostra Inghilterra. Comunque, la sua inattesa visita di stamattina mi dimostra che anche in questo mondo di aria fresca e di gioco leale ci può essere per me qualcosa da fare. Perciò, ragazzo mio, la prego di sedersi e di raccontarmi con calma e senza agitarsi quello che è successo esattamente, e come posso venirle in aiuto.»
La faccia del giovane Overton assunse l’espressione preoccupata di chi è abituato a usare più i muscoli che il cervello, ma poco a poco, e con molte ripetizioni e oscurità che ometterò dalla narrazione, ci espose questo strano fatto.
«È andata così, signor Holmes. Come le ho detto, sono capitano della squadra di rugby dell’Università di Cambridge, e Godfrey Staunton è il mio uomo migliore. Domani giochiamo contro l’Oxford. Ieri ci siamo riuniti tutti per prendere gli ultimi accordi all’albergo privato di Bentley. Alle dieci sono passato a fare il mio giro per assicurarmi che tutti i miei ragazzi fossero andati a nanna, perché sono del parere che soltanto molto sonno e un allenamento severo riescono a tenere in gamba una squadra. Ho scambiato con Godfrey qualche parola prima che rientrasse. Mi è sembrato pallido e preoccupato. Gli ho domandato che cosa avesse: mi ha risposto che stava benone... solo aveva una punta di mal di testa. Gli ho augurato la buonanotte e l’ho lasciato. Il portiere mi dice che mezz’ora dopo è sopraggiunto un uomo con la barba, dall’aspetto rozzo, che portava un messaggio per Godfrey. Godfrey non era ancora andato a letto e gli hanno recapitato la lettera in camera sua. Quando l’ha letta, si è abbandonato sulla seggiola come se l’avessero tramortito. Il portiere si è spaventato talmente che stava per venirmi a cercare, ma Godfrey gliel’ha impedito, ha bevuto un sorso d’acqua e si è ripreso. Poi è sceso, ha scambiato poche parole con l’uomo che aspettava nel vestibolo, quindi i due sono usciti insieme. Tutto quello che il portiere è riuscito a vedere è stato che si avviavano quasi di corsa giù per la strada, in direzione dello Strand. Questa mattina la stanza di Godfrey era vuota, il suo letto non era stato toccato, e tutto insomma era rimasto come lo avevo visto io la notte prima. Godfrey se n’era andato all’improvviso con quello sconosciuto, e da allora più nessuna notizia. Non credo che tornerà mai indietro. Era uno sportivo, Godfrey, sportivo fino al midollo, e non avrebbe lasciato così il suo capitano se non per qualche gravissimo motivo. No, ho l’impressione che sia scomparso per sempre e che non lo rivedremo mai più.»
Sherlock Holmes era stato ad ascoltare con viva attenzione questo singolare racconto.
«Che cosa ha fatto, lei?» domandò infine.
«Ho telegrafato subito a Cambridge per sapere se là ne avevano avuto notizie, e mi hanno risposto che laggiù nessuno lo aveva visto.»
«Avrebbe fatto in tempo a tornare a Cambridge?»
«Sì, con l’ultimo treno delle undici e un quarto.»
«Ma per quanto lei ha potuto accertare, Staunton non ha preso quel treno.»
«No, non lo hanno visto, le ripeto.»
«E poi che cosa ha fatto?»
«Ho telegrafato a lord Mount-James.»
«Perché a lord Mount-James?»
«Godfrey è orfano, e lord Mount-James è il suo parente più prossimo... credo sia suo zio.»
«Ah, sì? Questo getta sul caso una luce nuova. Lord Mount-James è uno degli uomini più ricchi d’Inghilterra.»
«Così ho sentito dire da Godfrey.»
«Il suo amico era in buoni rapporti con lo zio?»
«Be’, è suo erede, e il vecchio ha quasi ottant’anni ed è afflitto dalla gotta. Dicono che quando gioca a biliardo passi il gesso sulla stecca con le nocche delle dita. Da quando è al mondo, il povero Godfrey non si è mai beccato un solo scellino da suo zio, che è un avaraccio di prima forza, ma tanto un giorno o l’altro l’erede sarà lui.»
«Lord Mount-James le ha risposto?»
«No.»
«Che motivo poteva avere Staunton per recarsi da suo zio?»
«Ecco, certo qualcosa doveva preoccuparlo l’altra notte, e se era una questione di soldi può darsi che si sia rivolto al suo più vicino parente che ne ha tanti; per quanto, da quanto ne so, credo che con quel vecchiaccio ci sia poco da fare. Godfrey non gli voleva per niente bene, e penso che avrebbe preferito l’aiuto del diavolo piuttosto che quello di suo zio.»
«Bene, questo punto lo potremo chiarire facilmente. Se però il suo amico si recava dallo zio, bisognerà comunque spiegare la visita di quel tizio dall’aspetto rozzo a un’ora così tarda della notte, e l’agitazione causata dal suo arrivo.»
Cyril Overton si portò le mani alla testa. «Io non ci capisco un’acca» mormorò.
«Bene, bene, ho una giornata libera e sarò felicissimo di occuparmi del suo caso» disse Holmes. «Vorrei raccomandarle in via amichevole di prepararsi per il suo incontro senza sperare nell’aiuto di questo giovane gentiluomo. Come lei dice, deve essere stata una pressante necessità, quella che lo ha fatto allontanare così all’improvviso, e forse questa medesima necessità lo costringerà a rimanere ulteriormente lontano. Andiamo insieme all’albergo, a vedere se il portiere riesce a fornirci qualche nuovo particolare che possa meglio illuminarci.»
Sherlock Holmes era un maestro consumato nell’arte di mettere a suo agio un testimone di umili condizioni, e ben presto nell’intimità della camera abbandonata da Godfrey Staunton riuscì a sapere dal portiere dell’albergo tutto ciò che questi era umanamente in grado di dire. Il visitatore della notte precedente non era un signore, e nello stesso tempo non sembrava un operaio. Semplicemente era, secondo la definizione del portiere, un “tizio a mezza via”, un uomo sui cinquanta dalla barba brizzolata, con il volto pallido, vestito dimessamente. Pareva anche lui agitato. Il portiere aveva notato che nel consegnargli il biglietto la mano gli tremava. Godfrey Staunton si era cacciato il biglietto in tasca e non aveva stretto la mano all’uomo nel vestibolo. Avevano scambiato soltanto poche frasi, di cui il portiere aveva riconosciuto un’unica parola: “tempo”. Poi si erano allontanati frettolosamente nel modo descritto. Erano precisamente le dieci e trenta alla pendola del vestibolo.
«Vediamo un po’» disse Holmes sedendo sul letto di Staunton, «lei è il portiere di giorno, non è vero?»
«Sì, signore, finisco il mio servizio alle undici.»
«Perciò immagino che il portiere di notte non abbia visto nulla.»
«No, signore. È rientrata soltanto della gente da teatro, molto tardi, ma nessun altro.»
«Lei ieri è rimasto di servizio tutto il giorno?»
«Sì, signore.»
«Ha ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione di Lorenza Ghinelli
  4. I MISTERI DI SHERLOCK HOLMES
  5. La faccia gialla
  6. Il Gloria Scott
  7. Il cerimoniale dei Musgrave
  8. L’uomo deforme
  9. L’interprete greco
  10. Il problema finale
  11. La casa vuota
  12. Il ciclista solitario
  13. Ladri gentiluomini
  14. La tragedia di Abbey Grange
  15. La scomparsa del giocatore di rugby
  16. Contenuti extra
  17. Copyright