
- 276 pagine
- Italian
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Informazioni su questo libro
L'Antico e il Nuovo Testamento non contengono solo la parola di Dio rivelata all'uomo come una sorta di messaggio a senso unico, in realtà raccolgono un dialogo fitto, uno scambio continuo e sempre eterogeneo tra uomo e Dio. Partendo da questa considerazione e dall'osservazione che l'intera Bibbia è ricca di inni, suppliche, meditazioni, preghiere personali e comunitarie, Gianfranco Ravasi propone un'originale rilettura dell'Antico Testamento non «dal punto di vista di Dio ma da quello dell'uomo», concentrando cioè la sua attenzione sulla reazione dell'uomo di fronte all'irrompere di Dio nella sua vita. Molte sono le figure che nelle pagine anticotestamentarie si rivolgono al Signore: c'è Mosè ma ci sono anche i ribelli del deserto, c'è il profeta e lo sposo che teme per la prima notte di nozze, c'è il sapiente e il guerriero, c'è lo schiavo e il re; molti sono i toni usati: dalla gratitudine all'irritazione, dal rimprovero all'ammirazione. Ed è proprio dalle parole dolorose di Giobbe, irate di Giona, stupite di Sara, dalle invocazioni poetiche degli inni, o strazianti delle suppliche che emerge la relazione intensa, complessa a tratti gioiosa a tratti contraddittoria che lega il popolo d'Israele a Dio. Sulle tracce di questo rapporto Ravasi ripercorre la trama del testo sacro iniziando con i patriarchi, per seguire poi le avventure dell'esodo dall'Egitto, penetrare nella terra promessa conquistata, accompagnare gli Ebrei esuli «lungo i fiumi di Babilonia» e giungere infine alle soglie del cristianesimo. Si scopre così che a pregare, a rivolgersi al divino, non è il singolo Ebreo ma l'umanità intera, che le passioni, i sentimenti, i timori, le speranze espressi nell'Antico Testamento sono gli stessi che ogni uomo sperimenta, e che ancora oggi, sebbene con linguaggio e in forme diverse, ci poniamo i medesimi interrogativi sul senso dell'esistenza e sulla presenza di Dio
Domande frequenti
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Informazioni
La preghiera dell’esilio e della libertà
3 Nell’anno primo del suo regno il re Ciro prese questa decisione riguardo al tempio in Gerusalemme: L’edificio sia ricostruito come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza di sessanta cubiti [circa trenta metri]. 4 Vi siano nei muri tre spessori di blocchi di pietra e uno di legno. La spesa sia pagata dalla reggia. 5 Inoltre gli arredi del tempio fatti d’oro e d’argento, che Nabucodonosor ha portato via dal tempio di Gerusalemme e trasferito a Babilonia, siano restituiti e rimessi al loro posto nel tempio di Gerusalemme e ricollocati nella casa di Dio (Esd 6, 3-5).
11 Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; 12 abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese d’Egitto, e seguirono altri dei adorati dai popoli circostanti: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, 13 abbandonarono il Signore e servirono Baal e Astarte. 14 Allora si accese l’ira del Signore contro Israele e li mise in mano a razziatori, che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, ai quali non poterono più tener testa. 15 Dovunque uscivano in campo, la mano del Signore era contro di loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono ridotti all’estremo. 16 Allora il Signore fece sorgere dei Giudici, che li liberassero dalle mani di quelli che li depredavano. 17 Ma neppure ai loro Giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dei e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la via battuta dai loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del Signore: essi non fecero così. 18 Quando il Signore suscitava loro dei Giudici, Egli era con il Giudice e li liberava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita del Giudice; perché il Signore si lasciava commuovere dai loro gemiti sotto il giogo dei loro oppressori. 19 Ma quando il Giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri, seguendo altri dei per servirli e prostrarsi davanti a loro, non desistendo dalle loro pratiche e dalla loro condotta ostinata. 20 Perciò l’ira del Signore si accese contro Israele e disse: «Poiché questa nazione ha violato l’Alleanza che avevo stabilito con i loro padri e non hanno obbedito alla mia voce, 21 nemmeno io scaccerò più dinanzi a loro nessuno dei popoli che Giosuè lasciò quando morì. 22 Così, per mezzo loro, metterò alla prova Israele, per vedere se cammineranno o no sulla via del Signore, come fecero i loro padri» (Gdc 2, 11-22).
6 Samuele disse al popolo: «È testimonio il Signore che ha stabilito Mosè e Aronne e che ha fatto uscire i vostri padri dal paese d’Egitto.7 Ora state qui raccolti e io voglio discutere con voi davanti al Signore a causa di tutti i benefici che il Signore ha operato con voi e con i vostri padri. 8 Quando Giacobbe entrò in Egitto e gli Egiziani li oppressero e i vostri padri gridarono al Signore, il Signore mandò loro Mosè e Aronne che li fecero uscire dall’Egitto e li ricondussero in questo luogo. 9 Ma poiché avevano dimenticato il Signore loro Dio, li abbandonò in potere di Sisara, capo dell’esercito di Hazor, e in potere dei Filistei e in potere del re di Moab, che mossero loro guerra.10 Essi gridarono al Signore: Abbiamo peccato, perché abbiamo abbandonato il Signore e abbiamo servito i Baal e le Astarti! Ma ora liberaci dalle mani dei nostri nemici e serviremo te. 11 Allora il Signore vi mandò Ierub-Baal [Gedeone] e Barak e Iefte e Samuele e vi liberò dalle mani dei nemici che vi circondavano e siete tornati a vita tranquilla. 12 Eppure...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Il Dio vicino
- Introduzione
- I. La preghiera dei patriarchi
- II. La preghiera di Mosè
- III. La preghiera nella terra d’Israele
- IV. La preghiera dell’esilio e della libertà
- V. La preghiera di Adamo
- VI. La preghiera del profeta
- VII. La preghiera del sapiente
- VIII. La preghiera del giudaismo
- Nota conclusiva I verbi della preghiera
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