Il Dio vicino
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Il Dio vicino

La preghiera biblica tra storia e fede

  1. 276 pagine
  2. Italian
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Il Dio vicino

La preghiera biblica tra storia e fede

Informazioni su questo libro

L'Antico e il Nuovo Testamento non contengono solo la parola di Dio rivelata all'uomo come una sorta di messaggio a senso unico, in realtà raccolgono un dialogo fitto, uno scambio continuo e sempre eterogeneo tra uomo e Dio. Partendo da questa considerazione e dall'osservazione che l'intera Bibbia è ricca di inni, suppliche, meditazioni, preghiere personali e comunitarie, Gianfranco Ravasi propone un'originale rilettura dell'Antico Testamento non «dal punto di vista di Dio ma da quello dell'uomo», concentrando cioè la sua attenzione sulla reazione dell'uomo di fronte all'irrompere di Dio nella sua vita. Molte sono le figure che nelle pagine anticotestamentarie si rivolgono al Signore: c'è Mosè ma ci sono anche i ribelli del deserto, c'è il profeta e lo sposo che teme per la prima notte di nozze, c'è il sapiente e il guerriero, c'è lo schiavo e il re; molti sono i toni usati: dalla gratitudine all'irritazione, dal rimprovero all'ammirazione. Ed è proprio dalle parole dolorose di Giobbe, irate di Giona, stupite di Sara, dalle invocazioni poetiche degli inni, o strazianti delle suppliche che emerge la relazione intensa, complessa a tratti gioiosa a tratti contraddittoria che lega il popolo d'Israele a Dio. Sulle tracce di questo rapporto Ravasi ripercorre la trama del testo sacro iniziando con i patriarchi, per seguire poi le avventure dell'esodo dall'Egitto, penetrare nella terra promessa conquistata, accompagnare gli Ebrei esuli «lungo i fiumi di Babilonia» e giungere infine alle soglie del cristianesimo. Si scopre così che a pregare, a rivolgersi al divino, non è il singolo Ebreo ma l'umanità intera, che le passioni, i sentimenti, i timori, le speranze espressi nell'Antico Testamento sono gli stessi che ogni uomo sperimenta, e che ancora oggi, sebbene con linguaggio e in forme diverse, ci poniamo i medesimi interrogativi sul senso dell'esistenza e sulla presenza di Dio

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804459989
eBook ISBN
9788852076633
Categoria
Religion
IV

La preghiera dell’esilio e della libertà

La drammatica esperienza dell’esilio, succeduta al crollo di Gerusalemme e alla deportazione del 586 a.C. a opera dei Babilonesi, si protrarrà fino all’editto emesso da Ciro (538 a.C.), nuovo astro della sfera d’influenza orientale, dominata ora dalla Persia. Il testo dell’editto è citato due volte nel libro di Esdra, in ebraico in 1, 2-4, in aramaico, la lingua delle cancellerie e delle diplomazie, in 6, 3-5. Leggiamone la seconda e più sobria versione.
3 Nell’anno primo del suo regno il re Ciro prese questa decisione riguardo al tempio in Gerusalemme: L’edificio sia ricostruito come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza di sessanta cubiti [circa trenta metri]. 4 Vi siano nei muri tre spessori di blocchi di pietra e uno di legno. La spesa sia pagata dalla reggia. 5 Inoltre gli arredi del tempio fatti d’oro e d’argento, che Nabucodonosor ha portato via dal tempio di Gerusalemme e trasferito a Babilonia, siano restituiti e rimessi al loro posto nel tempio di Gerusalemme e ricollocati nella casa di Dio (Esd 6, 3-5).
Inizia così una svolta decisiva nella storia, nella vita e nella mentalità di Israele, una svolta simile a quella che la Palestina vedrà dal 29 novembre 1947, data della votazione alle Nazioni Unite per la spartizione della regione in uno stato arabo e in uno ebraico. Nasce il giudaismo, con la sua esigenza di autodifesa nazionale e spirituale. Anche la risposta a Dio si modifica, puntando, oltre che sulla lode a Dio per la liberazione ottenuta (Secondo Isaia), sulla preghiera penitenziale che continua le suppliche elevate al Signore «lungo i fiumi di Babilonia» e cerca di prevenire, allontanandolo, lo spettro sempre incombente di una nuova schiavitù. Questa tensione, che tiene fortemente desto il senso del peccato e l’orgoglio nazionalistico, proseguirà sino alla definitiva conclusione della storia d’Israele con la distruzione di Gerusalemme operata dagli eserciti romani di Tito e Vespasiano nel 70 d.C.
Il Credo storico d’Israele in questo periodo esilico e post-esilico ripete l’articolo di fede della terra promessa, mentre la scuola teologica deuteronomistica tenta di analizzare i motivi dell’apparente fallimento delle promesse di Dio. Per documentare questo genere di meditazione teologica abbiamo scelto tre brani distribuiti in altrettanti punti-chiave della storia d’Israele.
Il primo brano, forse il più limpido, è posto all’inizio dell’esistenza d’Israele nella terra di Canaan, dopo la lunga vicenda della liberazione esodica. È la prospettiva di teologia della storia con cui leggere, non solo il periodo dei Giudici, ma l’intero arco della storia d’Israele. Lo schema ideologico è a quattro fasi: peccato - ira del Signore e punizione con la perdita della libertà - conversione - liberazione.
11 Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; 12 abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese d’Egitto, e seguirono altri dei adorati dai popoli circostanti: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, 13 abbandonarono il Signore e servirono Baal e Astarte. 14 Allora si accese l’ira del Signore contro Israele e li mise in mano a razziatori, che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, ai quali non poterono più tener testa. 15 Dovunque uscivano in campo, la mano del Signore era contro di loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono ridotti all’estremo. 16 Allora il Signore fece sorgere dei Giudici, che li liberassero dalle mani di quelli che li depredavano. 17 Ma neppure ai loro Giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dei e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la via battuta dai loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del Signore: essi non fecero così. 18 Quando il Signore suscitava loro dei Giudici, Egli era con il Giudice e li liberava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita del Giudice; perché il Signore si lasciava commuovere dai loro gemiti sotto il giogo dei loro oppressori. 19 Ma quando il Giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri, seguendo altri dei per servirli e prostrarsi davanti a loro, non desistendo dalle loro pratiche e dalla loro condotta ostinata. 20 Perciò l’ira del Signore si accese contro Israele e disse: «Poiché questa nazione ha violato l’Alleanza che avevo stabilito con i loro padri e non hanno obbedito alla mia voce, 21 nemmeno io scaccerò più dinanzi a loro nessuno dei popoli che Giosuè lasciò quando morì. 22 Così, per mezzo loro, metterò alla prova Israele, per vedere se cammineranno o no sulla via del Signore, come fecero i loro padri» (Gdc 2, 11-22).
Possiamo ricostruire lo schema di questa riflessione. Abbiamo fatto il male (v. 11) abbandonando il Signore (vv. 12.13), dimenticandolo per seguire altre divinità (vv. 12.17.19), che abbiamo servito (vv. 11.13.19) e adorato (vv. 12.17.19).
L’ira del Signore si è accesa (v. 14) e la sua mano si è stesa contro di noi (v. 15), ci ha venduti a stranieri e nemici (v. 14).
Ma il nostro cuore si è convertito e ha gridato (v. 18) implorando aiuto e liberazione (v. 18). E il Signore si è commosso alla conversione del suo popolo e ha suscitato un «Giudice Salvatore» (v. 18).
La storia non tende allo sfacelo ma alla speranza perché «Dio si è legato a voi e vi ha scelti non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli anzi siete il più piccolo, ma perché il Signore vi ama» (Dt 7, 7-8).
Il secondo brano a cui facciamo riferimento delinea la tappa della storia politica d’Israele segnata dal trapasso all’istituto monarchico, dopo due secoli di «democrazia» tribale. Mediatore perplesso di tale transizione è l’ultimo Giudice, Samuele, che nel suo testamento, dopo un «giuramento di innocenza» sul suo disinteresse e sulla sua integrità morale, lancia una precisa requisitoria sulle infedeltà e sulle violazioni dell’Alleanza con Jhwh da parte d’Israele nel passato; infedeltà e violazioni che egli intravede anche per il futuro monarchico.
6 Samuele disse al popolo: «È testimonio il Signore che ha stabilito Mosè e Aronne e che ha fatto uscire i vostri padri dal paese d’Egitto.
7 Ora state qui raccolti e io voglio discutere con voi davanti al Signore a causa di tutti i benefici che il Signore ha operato con voi e con i vostri padri. 8 Quando Giacobbe entrò in Egitto e gli Egiziani li oppressero e i vostri padri gridarono al Signore, il Signore mandò loro Mosè e Aronne che li fecero uscire dall’Egitto e li ricondussero in questo luogo. 9 Ma poiché avevano dimenticato il Signore loro Dio, li abbandonò in potere di Sisara, capo dell’esercito di Hazor, e in potere dei Filistei e in potere del re di Moab, che mossero loro guerra.
10 Essi gridarono al Signore: Abbiamo peccato, perché abbiamo abbandonato il Signore e abbiamo servito i Baal e le Astarti! Ma ora liberaci dalle mani dei nostri nemici e serviremo te. 11 Allora il Signore vi mandò Ierub-Baal [Gedeone] e Barak e Iefte e Samuele e vi liberò dalle mani dei nemici che vi circondavano e siete tornati a vita tranquilla. 12 Eppure...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il Dio vicino
  4. Introduzione
  5. I. La preghiera dei patriarchi
  6. II. La preghiera di Mosè
  7. III. La preghiera nella terra d’Israele
  8. IV. La preghiera dell’esilio e della libertà
  9. V. La preghiera di Adamo
  10. VI. La preghiera del profeta
  11. VII. La preghiera del sapiente
  12. VIII. La preghiera del giudaismo
  13. Nota conclusiva I verbi della preghiera
  14. Copyright