Essere Nanni Moretti.
Uhm.
Sembra facile.
Un maglione rosso.
Un paio di pantaloni di velluto a coste.
Oppure una polo.
Un paio di pantaloni kaki.
Già.
Per cominciare mi rivedo tutti i film, tranne La stanza del figlio di cui non trovo il dvd. Caro diario almeno venti volte, così da evitare di confondere il vero Nanni Moretti con Michele Apicella, il suo alter ego in tante altre pellicole, che forse è in tutto e per tutto Nanni Moretti, ma a ben vedere, stando alla nuda realtà, è Nanni Moretti che interpreta Michele Apicella strizzando l’occhio al pubblico come dire guardate che sto facendo Michele Apicella ma in realtà Michele Apicella sono io, cioè Nanni Moretti. Insomma: alla fine decido di concentrarmi non su Michele Apicella, che è Nanni Moretti che fa Michele Apicella che rimanda a Nanni Moretti, ma proprio su Nanni Moretti. E perciò vado su e giù per Caro diario premendo di continuo il tasto rewind, per studiare nei minimi particolari i gesti non di Michele Apicella ma di Nanni Moretti, i tic non di Michele Apicella ma di Nanni Moretti, la camminata non di Michele Apicella ma di Nanni Moretti. Quel suo modo di ridere alla Nanni Moretti, di scuotere la testa alla Nanni Moretti, perfino di grattarsi la schiena alla Nanni Moretti. Per giorni e giorni mi metto davanti allo specchio a figura intera dell’armadio e provo e riprovo movenze e sguardi alla Nanni Moretti. Poi però mi viene in mente che in Caro diario, in fondo, Nanni Moretti non è davvero Nanni Moretti, ma se vogliamo dirla tutta recita davanti alla cinepresa la parte di Nanni Moretti. In modo molto realistico, per carità, basti pensare al capitolo dedicato alla sua malattia. E però non è che ci sia una cinepresa piazzata di fianco al letto di Nanni Moretti e che si veda Nanni Moretti quando si alza la mattina dopo aver spento la sveglia, giusto? Si vede Nanni Moretti che bene o male segue le indicazioni di un copione il cui protagonista è Nanni Moretti. Allora torno agli altri film, sia quelli in cui è Michele Apicella sia gli altri, e cerco di individuare anche lì, da Io sono un autarchico a Mia madre, quanti più elementi autobiografici di Nanni Moretti, arrivando alla conclusione che, come diceva Gustave Flaubert, Madame Bovary c’est moi. Mi leggo tre volte la biografia del Castoro scritta da Flavio De Bernardinis, anche se la mia edizione si ferma al ’96. Però non è che uno diventa Nanni Moretti così, giusto perché con la barba gli somiglia. E va bene, lo ammetto: io con la barba non assomiglio a Nanni Moretti. Sono identico. Selvaggia ha giusto dovuto aggiungermi un neo. Ma anche se a cominciare dalla sua posizione nei confronti della Nutella ho sempre stimato e apprezzato Nanni Moretti, pur trovandomi in disaccordo con lui per quanto riguarda Alberto Sordi, io non ho mai voluto essere Nanni Moretti. Io ho sempre e solo voluto scrivere il Grande Romanzo Italiano. È per questo motivo che anni fa mi iscrissi alla Holden, alla pari di Gianluigi Ricuperati. All’epoca io non sapevo che poi lui sarebbe diventato il massimo propugnatore della crossdisciplinarietà dai tempi di Leonardo da Vinci. Sta di fatto che il Grande Romanzo Italiano io ancora non l’ho scritto. Mentre lui… chissà.
Comunque: altro che sciampista. La mia Selvaggia ha architettato un piano diabolico. Non dovremo più né fare la spesa né pagare le bollette o l’affitto. Hai presente la scena di Caro diario in cui Nanni Moretti vede una casa che gli piace e riesce a farsi aprire la porta con la scusa di fare un sopralluogo?, mi ha spiegato. Vedrai quante porte ci aprirà il fatto che sei diventato Nanni Moretti. Vedrai.
«Pronto, parlo con il signor sindaco di Noli?»
«Sì, sono il sindaco di Noli. Con chi parlo?»
Selvaggia ha messo il vivavoce. Prima che chiamasse mi sono raccomandato: niente parolacce.
«Buongiorno signor sindaco, sono Lilli Gruber.»
Guardo Selvaggia, basito. Lei mi fa segno che va bene così.
«La giornalista?» le chiede il sindaco.
«Oh, no, è solo un caso di omonimia. Io in realtà sono l’assistente di Nanni Moretti.»
«L’amministratore delegato di Trenitalia? Sa che da quando qui a Noli hanno tolto la staz…»
«No, mi perdoni, Nanni Moretti il regista. Ha presente Caro diario, Palombella rossa?»
«Ma certo, come no! Il regista! E che diamine, lo conosco benissimo.»
«Di persona?»
«No, di persona no.»
«E le farebbe piacere conoscerlo?»
«Altroché.»
«Ecco, vede, io la sto chiamando su incarico di Nanni Moretti perché Nanni Moretti sta prendendo in considerazione la possibilità di girare il suo prossimo film a Noli.»
«A Noli? Ma che dice? È sicura?»
«Certo, la sto chiamando proprio per questo. Dunque Nanni Moretti vorrebbe poter fare un sopralluogo a Noli, così da rendersi conto coi propri occhi delle caratteristiche del luogo e capire se ci sono i presupposti per organizzare in un secondo momento la permanenza delle maestranze e degli attori.»
«Ah, ma questo è meraviglioso! Che bella cosa! Finalmente qualcuno disposto a valorizzare il nostro territorio. Ma lo sa lei che Dante cita Noli nella Divina Commedia? E mi dica, che cosa posso fare per voi?»
«Beh, di solito in questi casi ci appoggiamo all’amministrazione comunale sia per quanto riguarda i permessi e le informazioni del caso…»
«E certo! Ci mancherebbe!»
«Sia per l’ospitalità…»
«Guardi: si dimentichi dei luoghi comuni sui liguri che non sarebbero generosi. Mi dica: quand’è che il dottor Moretti intende fare questo sopralluogo?»
«Mah, se per voi non è un problema… anche domani.»
«Benissimo. Nessun problema. E quanti collaboratori si porta dietro il dottor Moretti, di solito?»
«Oh, lo accompagnerò giusto io. Sa, lui è uno che ama curare in prima persona ogni cosa, ogni dettaglio.»
«E perdoni la domanda, per il pernottamento avete bisogno di quante stanze?»
«Una. Matrimoniale. Vede, oltre a essere l’assistente di Nanni Moretti… sono anche la sua compagna.»
«Oh, molto bene, mi fa piacere, sarò onorato di conoscerla. Allora le dico già subito che ci sarà una stanza a vostro nome all’albergo Italia, un quattro stelle proprio sull’Aurelia, di fronte alla spiaggia dei pescatori. E mi dica, per quante notti? Due, tre, una settimana?»
Selvaggia mi guarda. Non faccio in tempo a esprimermi che lei risponde:
«Figat… Ehm, una settimana andrà benissimo.»
«Poi casomai se ci fosse la necessità potrete prolungare il soggiorno. Naturalmente saranno a nostro carico anche i pasti, ma fin d’ora le dico che almeno una sera vi vorrei invitare a cena io, personalmente.»
«Porc… Ma certo, con piacere. Lei è davvero gentilissimo, signor sindaco.»
«Allora vi aspetto. A domani.»
«A domani.»
Selvaggia chiude la comunicazione.
«Evvai!» grida.
«Evvai!» grido anch’io.
«Visto com’è facile?»
«Non ci sarei mai arrivato.»
«Ed è solo l’inizio!»
«Fantastico.»
Già.
Fantastico, mi ripeto.
Dopodiché, comincio a preoccuparmi.
Io sono Nanni Moretti.
Io sono Nanni Moretti, mi ripeto.
«Io… sono… Nanni… Moretti» ribadisco ad alta voce.
Uhm. Non ci siamo.
«Io sono Nanni Moretti. Io sono Nanni Moretti. Io sono Nanni Moretti.»
Mi scruto nello specchio del bagno dell’albergo Italia di Noli, in Liguria, dove siamo arrivati in auto da Torino in meno di due ore. L’albergo, che deve essere stato rinnovato di recente, è molto bello. Il proprietario mi ha chiamato Maestro e ci ha dato questa camera con vista sulla spiaggia dei pescatori che dispone anche di terrazzo. L’unico problema è che ora dobbiamo cenare col sindaco. E io devo essere Nanni Moretti.
«Io sono Nanni Moretti. Io sono Nanni Moretti. Io sono Nanni Moretti.»
Inspiro.
Espiro.
Un conto è essere scambiati per Nanni Moretti per strada oppure al supermercato. Un altro conto è dover essere Nanni Moretti a cena con un sindaco convinto di avere a che fare con il vero Nanni Moretti. Che gli dico a questo?
«Io sono Nanni Moretti. Io sono Nanni Moretti. Io sono Nanni Moretti.»
Bravo. Così. Del resto c’è scritto anche sulla carta d’identità e sul passaporto che mi sono fatto fare da un russo che Selvaggia conosceva per via del Black Diamond. Tra l’altro dovrò ricordarmi di farmi restituire la prima dal proprietario dell’albergo.
Selvaggia fa capolino dalla camera da letto. Si sta provando la mise per la cena col sindaco e dato che è armata di smartphone intuisco che vuole farsi un selfie in bagno.
«Stammi a sentire, Selvaggia… io… ci ho pensato e… non può funzionare.»
«Ma perché?»
«Perché io non sono Nanni Moretti. Certo, Nanni Moretti me lo sono studiato in lungo e in largo, ma solo sullo schermo. Non ho idea di come si comporti nella vita reale Nanni Moretti, e nemmeno di che cosa dica. Metti che in qualche modo mi tradisco e viene fuori che non sono Nanni Moretti, che facciamo?»
«Ti sei rivisto e strarivisto tutti i suoi film e in particolare Caro diario?»
«Sì.»
«E te lo sei letto il libro del Castoro su Nanni Moretti?»
«Sì, da cima a fondo, tre volte.»
«E allora che problema c’è? Sai tutto quello che c’è da sapere su Nanni Moretti. Almeno per essere Nanni Moretti di fronte a qualcuno che il vero Nanni Moretti non l’ha mai incrociato di persona. Credimi. È per questo che anziché Roma o Venezia battiamo la provincia. Però figa, che ci sia almeno il mare, cazzo.»
Inspiro.
Espiro.
«Io sono Nanni Moretti.»
«Bravo, così ti voglio. Tu sei Nanni Moretti.»
Mi schiarisco la voce.
«Che noia tutte quelle storie raccontate in prima persona, dove ci si raffigura come personaggi candidi e positivi, in tenera crisi, magari un po’ buffi, cercando di far scattare l’identificazione da parte del pubblico. In Sogni d’oro invece il mio personaggio è violento, isterico, permaloso, pignolo, vanitoso, fanatico, possessiv...