I colori dopo il bianco
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I colori dopo il bianco

  1. 192 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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I colori dopo il bianco

Informazioni su questo libro

Staccarsi dal passato farà male?

Silke ancora non lo sa, ma è stanca di Innsbruck: una città gelida e perfetta in cui il destino, ostaggio dell'abitudine, domato dalla disciplina e ammansito dalla ricchezza, se ne sta quasi sempre in letargo.

Per vivere a pieno sceglie Marsiglia. Ha voglia di novità, di mare e di colori, e non importa se tutto questo comporterà mille sfide: Silke è finalmente pronta ad affrontarle.

Ragazza, ma non ancora donna, rinuncerà al benessere della sua vita privilegiata per trasferirsi in un micro appartamento vicino al porto, lasciandosi alle spalle lo sfarzo della villa di famiglia e il soffocante controllo di genitori ossessionati dalle regole, ancorati alle tradizioni e devoti al culto della reputazione più che all'amore o alla verità.

Fin dal primo istante, Marsiglia coinvolgerà Silke nel suo alveare di esistenze complicate, curandola dalla solitudine e accogliendola con una moltitudine che turba e spaventa, rallegra e commuove.

Se a Innsbruck il tempo pareva sospeso in un'illusione asettica e le giornate si susseguivano con la grazia innaturale del nuoto sincronizzato, a Marsiglia tutto scorre, governato da un'imprevedibilità che mette a dura prova ma offre, in cambio, vivacità e calore umano. Come accade con Murielle: una vicina di casa chiacchierona che, armata di torte e di prelibatezze africane, aiuterà Silke ad abbandonare la sua riservatezza per unirsi al flusso della città e imparare il valore dell'accoglienza, l'importanza dell'ascolto e l'arte di non prendersi troppo sul serio. Nel fitto reticolato delle stradine marsigliesi, Silke si incontrerà col mondo e si renderà conto che ogni labirinto può trasformarsi in un gioco: un rompicapo da risolvere per dimostrare di essere all'altezza della vita. E quando incontrerà la vecchia gattara di rue de la Palud e il giovane Didier – ladro, atleta e mangiatore di fuoco –, si accorgerà che il destino, capace di togliere tanto, è spesso pronto a dare: proprio quando meno ce lo aspettiamo.

Con una scrittura semplice ma elegante, Nicola Lecca realizza l'indimenticabile affresco di una Marsiglia travolgente: e, con uno sguardo pieno d'amore per la vita, rende eterna l'ostinata ricerca di una ragazza desiderosa di un destino che finalmente le assomigli.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804673187
eBook ISBN
9788852078439
PARTE SECONDA

Adagio un poco mosso

1

«Oh mio Dio! Silke! Che diavolo ti è successo?»
Murielle si fa il segno della croce. Davanti a sé vede la sua vicina di casa in barella: ha la testa bendata e il viso gonfio e tumefatto. Due paramedici grondanti di sudore sbrigativamente la informano: «La signora Dopper è stata scippata, ha una commozione cerebrale e dovrà restare a completo riposo. Trova scritto tutto qui, nel foglio di dimissioni. Possiamo affidarla a lei? Accetta di prendersene cura?».
«Ma certo! Sistematela pure sul mio letto: posso offrirvi un bicchier d’acqua? Un caffè?»
Affaticati dalla spigolosa scalata compiuta per raggiungere il quinto piano del vecchio palazzo al numero sette di rue des trois Mages i paramedici vorrebbero tanto rinfrancarsi, ma non possono.
Un minuto più tardi Murielle e Silke si ritrovano sole.
Murielle è brava a consolare: lo fa di mestiere. Nel centro di recupero per cui lavora ha imparato a scrostare il catrame dei ricordi oscuri e a ricucire l’anima delle ragazze sfuggite al racket della prostituzione.
Basta avere pazienza. Basta saper ascoltare.

2

La voce: un filo. La macchia di sangue a rendere spaventoso il bianco dell’occhio. Silke piange. Eppure trova la forza di raccontare il male che le è stato fatto.
Due volte: perché una non basta.
Murielle, nel frattempo, le accarezza la fronte.
«Ah! Se fossi salita in un vagone diverso della metropolitana! Se i due fidanzatini non si fossero baciati proprio davanti a me! Se non mi fosse venuta voglia di telefonare!»
Colpa. Rammarico. Rabbia.
In silenzio, Murielle si sfila una catenina d’argento dalla quale pende un crocifisso e la mette nelle mani di Silke. La croce, in legno, conserva ancora il tepore dei suoi seni.
«Non mi fido più di Dio» bisbiglia Silke, ma la croce, comunque, la stringe lo stesso. Lo fa come se fosse un appiglio: l’ultimo angolo di cornicione che, in cima a un palazzo, la separa dal buio e dal vuoto.

3

La farmacia Ai pescatori di perle non è all’altezza del nome che porta. È piccola, disordinata e i suoi scaffali somigliano piuttosto a quelli di una drogheria. Il proprietario, ormai prossimo al pensionamento, legge con difficoltà la prescrizione che Murielle gli ha appena consegnato e, rovistando di cassetto in cassetto, accumula pian piano su un bancone affollato di trascuratezza tutto ciò che serve.
Nel frattempo, Silke è rimasta sola. Sta proprio male adesso.
Ha paura.
Si sente soffocare.
I suoi pensieri hanno di nuovo preso il sopravvento sulla volontà e la stanno trascinando nel panico.
Silke vorrebbe trovarsi a Innsbruck, adesso: in quella piccola città intarsiata di esattezza. Nella sua mente intontita dai farmaci – che alleviano il dolore senza riuscire a sconfiggerlo – Marsiglia è diventata un cavallo imbizzarrito che rifiuta la sella, un labirinto oscuro di esistenze complicate, un tavolo di Baccarat in una bisca clandestina e, insieme, un prestigiatore sadico che si diverte ad annebbiare la coscienza, confondendo l’anima: per farle perdere la rotta e causare il mal di mare anche in terraferma.

4

Devo riuscire ad alzarmi. Devo farlo adesso. Prima che lei ritorni. Devo andare via di qua. Marsiglia mi ha attaccata. Mi ha respinta. Non vuole che io rimanga. Se riuscissi a raggiungere il telefono potrei chiamare a casa. E loro manderebbero Berta a prendermi. Lo farebbero subito. Lo farebbero oggi stesso. Mio padre non baderebbe a spese pur di soccorrermi. Ma come potrei dargli un altro dispiacere? Come potrei deluderlo di nuovo? No. Non posso. Sarebbe indegno da parte mia. Sarebbe imperdonabile. Allora mi tocca rimanere qui. Ma in questa casa si soffoca. Ci sono troppi mobili. Troppi soprammobili. Troppi colori. L’odore dell’incenso è fortissimo. Queste lenzuola macchiate di cipria e di rossetto sono insopportabili. Chissà da quanto non vengono cambiate. I pavoni e le zebre sulla carta da parati mi stanno fissando con i loro occhi immobili: ma cosa hanno da guardare? Perché sono qui? Cosa ci faccio in una casa del genere? Murielle sarà pure disponibile, sarà anche gentile: ma, insomma: questa è una che si vendeva per strada e, magari, i clienti li portava qui: su questo letto. Che schifo! Che vergogna! E, come se non bastasse, sminuisce anche le cose: “Considerati fortunata, Silke, a essere stata solo scippata e non uccisa!”. Fa tutto facile lei. “Ma certo Murielle! Hai proprio ragione! Sono stata fortunata! Anzi, fortunatissima! Devo ringraziare il cielo e Notre-Dame de la Garde per essere stata soltanto trascinata sull’asfalto e non uccisa!” Dio mio! Perché le finestre sono tutte chiuse? Perché l’aria sta diventando sempre più densa? Calmati Silke. Respira profondamente. Uno. Due. Tre. Quattro. Ecco, brava, fai bei respiri profondi. Lenti. Uno. Due. Tre. Quattro. Anche se si prostituiva Murielle è una brava persona. Vedrai: si prenderà cura di te. E ti aiuterà a guarire. Respira. Uno. Due. Tre. Quattro. E quando guarirai potrai tornare a casa. Tra i monti. Tra le nuvole. Protetta. Al sicuro. È tutto a posto Silke. Non lasciare che il panico prenda il sopravvento. Fai come la dottoressa Nagel ti ha insegnato. Non sprecare le energie nella paura. Distaccati dal dolore. Non permettergli di farti soffrire ancora. Accetta ciò che non puoi cambiare. Rassegnati all’inevitabile. Calmati. Continua a respirare profondamente e quando Murielle tornerà, tu le sorriderai. Sarai gentile. Perché lei ti sta aiutando. Respira piano, Silke. Fallo lentamente. Ecco: brava. Proprio così. Uno. Due. Tre. Quattro. Non sentirti prigioniera di chi ti sta aiutando. Continua a respirare. Continua a contare. L’odore dell’incenso ti è sempre piaciuto. Le macchie di cipria e di rossetto ravvivano le lenzuola rendendole più belle. È tutto a posto. Tutto sotto controllo. L’importante è non lasciarsi prendere dal panico. Brava Silke. Continua a respirare. Continua a contare. Tuo padre sarebbe fiero di te, adesso. “Piangere è inutile. Piangere non serve.” Tuo padre ha ragione. Sprecare le energie è stupido. Prima guarisci, prima potrai tornare a casa. Tra i monti. Tra le nuvole. Protetta. Al sicuro. Continua a respirare Silke. Non lasciare che Murielle ti trovi in questo stato. Non perdere la tua dignità. Fai finta che tutto sia a posto. Prima guarisci e prima potrai tornare a casa. Tra i monti. Tra le nuvole. Protetta. Al sicuro. Tra i monti. Tra le nuvole. Protetta. Al sicuro. Tra i monti. Tra le nuvole. Protetta. Al sicuro…

5

Adesso è notte. Murielle si è svestita davanti a Silke. Lo ha fatto come se si conoscessero da sempre. Poi, senza fretta, si è infilata una camicia da notte color ocra e si è distesa accanto a lei: «Se hai bisogno di qualunque cosa svegliami pure» le dice accarezzandole la fronte. Silke sente di nuovo il contatto con la sua pelle rovinata. Vorrebbe ringraziarla, ma non ci riesce. È imbarazzata. Non ha mai condiviso il letto con una donna. Figuriamoci con una persona del genere.
E se fosse malata?
Nel buio, il viaggio a bordo della notte comincia. È un viaggio lungo e immobile fatto di pensieri. Ad uno ad uno, sono soltanto ricordi: ma riuniti insieme formano la nostalgia. Ecco la periferia di Innsbruck incorniciata da campi umidi e arati di fresco. Ecco il trionfo dell’autunno nei boschi scoscesi di Kranebitten. Ecco i passeri gioire per le briciole lasciate dai bambini sui tavoli del Café Central. Ecco le nuvole: talmente basse da poterle respirare.
Nel frattempo, accanto a lei, Murielle bisbiglia, soffre: si lamenta. Silke ascolta quel dolore misterioso, capace di invadere anche il sonno. Vorrebbe interromperlo: vorrebbe aiutare Murielle a sconfiggere gli incubi che la tormentano, ma non ne ha il coraggio. Ancora una volta, il timore le sta impedendo di vivere a pieno.
È stato così fin da quando era bambina.
Il nuovo e il diverso hanno sempre risvegliato in lei l’anticorpo della paura: una difesa infallibile contro ciò che la memoria non conosce.

6

Adesso Murielle è appena uscita dalla doccia circondata da una nuvola di vapore al cocco. È coperta da un telo a strisce bianche e azzurre e, con i capelli ancora bagnati, riempie una bacinella turchese d’acqua tiepida. Poi si veste, prende in mano una spugna marina e, avvicinandosi alla sua vicina di casa, le domanda:
«Posso lavarti?»
Ma Silke si vergogna.
Murielle lo capisce: eppure la lava ugualmente.
Lo fa piano, in silenzio, con delicatezza: e quando ha finito si affaccenda in cucina per dare all’imbarazzo il tempo di svanire.
Non vista, Silke osserva i suoi capelli sapientemente intrecciati come nessun parrucchiere di Innsbruck saprebbe fare. È confusa. E ha anche i capogiri.
Murielle, intanto, schiaccia insieme una banana e un avocado, aggiunge olio di semi di zucca, un cucchiaio di mandorle in polvere, un filo di miele e un pizzico di cannella.
«Ecco: qui ci sono tutte le vitamine di cui hai bisogno per star meglio.»
Silke guarda con sospetto la poltiglia verdognola che le viene offerta: e, quando dice che ha la nausea, Murielle sbuccia per lei un pezzetto di zenzero fresco.
«Masticalo piano: ti farà bene.»
Lo zenzero è forte contro la bocca. La risveglia. Porta via il sapore ferroso lasciato dai farmaci.
Murielle, nel frattempo, comincia a impastare una strana farina grigia, aggiunge spezie colorate e crea piccole focacce che cuoce su una padella unta di strutto.
Dal letto, Silke vede poco. Ha difficoltà a muovere il collo. Sente i rumori di chi cucina, i profumi di chi condisce.
«Cosa stai preparando?»
«Semplici focacce. Ma stasera cucinerò lo stufato di gallina.»
«Lo stufato di gallina?»
«Nel villaggio africano in cui sono nata lo si prepara sempre per festeggiare gli eventi importanti.»
«Perché, noi, oggi, cosa festeggiamo?»
«L’inizio della tua guarigione.»
Silke sorride. Murielle le si avvicina tenendo in mano una ciotola di legno che contiene pezzi di mango e papaya. È la sua colazione: e la sta mangiando con le mani.
Quell’intimo e ravvicinato contatto col cibo, Silke lo ha provato di rado: con i biscotti, con i cioccolatini e con gli aci...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. I colori dopo il bianco
  4. OUVERTURE
  5. PARTE PRIMA. Andante Misterioso
  6. PARTE SECONDA. Adagio un poco mosso
  7. PARTE TERZA. Allegro vivace
  8. Nota
  9. Gratitudine
  10. Caffè, croissant e altre goloserie che nutrono l’incanto
  11. Copyright