Eroi dell'Olimpo - Il libro segreto
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Eroi dell'Olimpo - Il libro segreto

  1. 304 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Eroi dell'Olimpo - Il libro segreto

Informazioni su questo libro

Ci sono storie di semidei che nessuno ha mai raccontato! In questo libro potrai viverle attraversole parole dei protagonisti e troverai: quattro racconti inediti, tra cui una... magica sorpresa; un'intervista esclusiva a Georgee Martha, i serpenti di Ermes; un gioco appassionante per metterealla prova la tua conoscenzadella mitologia greca e romana; illustrazioni dettagliatedel Bunker Nove e dell'insidiosacasa di Halcyon Green, dove vivono terribili mostri divoratori di semidei!

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804673408
eBook ISBN
9788852078965

IL DIARIO DI LUKE CASTELLAN

Mi chiamo Luke.
Lo dico subito: non so se sarò in grado di tenere aggiornato questo diario. La mia vita è decisamente complicata. Ma ho promesso al vecchio che ci avrei provato. Dopo quello che è successo oggi… be’, glielo devo.
Mentre sto seduto qui di guardia, mi tremano le mani. Non riesco a togliermi dalla testa quelle immagini orribili. Mi restano solo poche ore prima che le ragazze si sveglino. Forse, se metto tutto per iscritto, riuscirò a lasciarmelo alle spalle.
Meglio che cominci con la capra magica.
Erano tre giorni che io e Talia inseguivamo la capra per tutta la Virginia. Non sapevo nemmeno perché. A me quella capra non sembrava niente di speciale, ma Talia era più turbata di quanto l’avessi mai vista. Era convinta che fosse un qualche segno da parte di suo padre, Zeus.
Eh sì, il padre di Talia è un dio greco. E anche il mio. Siamo semidei. Se pensate che questo sia figo, vi sbagliate. I semidei sono calamite per i mostri. Tutte quelle cose brutte e sgradevoli dell’antica Grecia come le Furie, le Arpie e le Gorgoni esistono ancora, e riescono a percepire gli eroi come noi a distanza di chilometri. È questo il motivo per cui io e Talia passiamo tutto il nostro tempo a cercare di restare vivi. I nostri superpotenti genitori non ci parlano nemmeno, figurarsi se ci aiutano. Perché? Se cercassi di spiegarlo, finirei per riempire il diario, quindi passo oltre.
Comunque. Ogni tanto spuntava fuori questa capra, sempre a distanza. Quando cercavamo di raggiungerla, svaniva per ricomparire poco più in là, come se volesse condurci da qualche parte.
Fosse stato per me, l’avrei lasciata perdere. Talia non mi aveva spiegato perché pensava che fosse importante, ma avevamo affrontato insieme abbastanza avventure perché mi fidassi del suo giudizio. Quindi seguimmo la capra.
Una mattina presto arrivammo a Richmond. Attraversammo uno stretto ponte teso sopra un fiume verde e pigro, dopo esserci lasciati alle spalle parchi alberati e cimiteri della Guerra Civile. Avvicinandoci al centro della città superammo sonnolenti quartieri di case di mattoni rossi addossate l’una all’altra, con davanti portici a colonne bianche e minuscoli giardini.
Immaginai le famiglie normali che vivevano in quelle confortevoli abitazioni. Mi chiesi come sarebbe stato avere una casa, sapere chi mi avrebbe preparato il pranzo e non dovermi preoccupare ogni giorno della possibilità di essere divorato da un mostro. Sono scappato di casa quando avevo solo nove anni, cinque lunghi anni fa. Ricordo a malapena cosa voglia dire dormire in un vero letto.
Dopo aver camminato per un altro paio di chilometri, cominciai a sentire i piedi fondersi nelle scarpe. Speravo che saremmo riusciti a trovare un posto dove riposare, e magari anche mangiare qualcosa. Invece trovammo la capra.
La strada che stavamo percorrendo si apriva in un grande spartitraffico circolare, su cui si affacciavano sontuosi edifici di mattoni rossi. In mezzo, in cima a un piedistallo di marmo bianco alto sei metri, c’era un tipo di bronzo in sella a un cavallo. E sotto il monumento la capra, che brucava tranquilla.
«Nascondiamoci!» Talia mi tirò dietro una fila di cespugli di rose.
«È solo una capra» dissi per la milionesima volta. «Perché…?»
«È una capra speciale» insistette lei. «Uno degli animali sacri a mio padre. Si chiama Amaltea.»
Prima di allora non aveva mai menzionato il nome della capra. Mi chiesi perché fosse tanto nervosa.
Talia non è una che si spaventa facilmente. Ha solo dodici anni, due meno di me, ma se doveste vederla venirvi incontro per strada le cedereste subito il passo. Indossa stivali di cuoio nero, jeans neri e una logora giacchetta di pelle tempestata di borchie da punk. Ha i capelli scuri e ispidi come la pelliccia di un animale selvaggio. I suoi intensi occhi azzurri ti si piantano addosso come se stesse soppesando il modo migliore per ridurti in poltiglia.
Se qualcosa la spaventava, facevo meglio a prenderla sul serio.
«Quindi l’hai già vista prima?» chiesi.
Riluttante, fece cenno di sì. «A Los Angeles, la notte che sono scappata. È stata Amaltea a condurmi fuori città. E in seguito, la sera in cui io e te ci siamo conosciuti… è stata lei a portarmi da te.»
La fissai. Per quel che ne sapevo, il nostro incontro era stato casuale. Avevamo letteralmente cozzato l’uno contro l’altra dentro la caverna di un drago, appena fuori Charleston, e per puro istinto di sopravvivenza avevamo fatto squadra. Talia non aveva mai nominato nessuna capra.
Quanto alla sua vita precedente, a Los Angeles, non le piaceva parlarne. E io la rispettavo troppo per insistere a indagare oltre. Sapevo che sua madre si era innamorata di Zeus, e che alla fine lui l’aveva mollata, come gli dei tendono spesso a fare. Sua madre l’aveva presa molto male, aveva cominciato a bere e a fare cose stupide – i dettagli precisi non li so – tanto che alla fine Talia aveva deciso di scappare. In altre parole, il suo passato era molto simile al mio.
Talia fece un respiro tremulo. «Luke, quando compare Amaltea significa che sta per accadere qualcosa di importante… qualcosa di pericoloso. È come un avvertimento da parte di Zeus, o una guida.»
«Per dove?»
«Non lo so… ma guarda.» Indicò il lato opposto della strada. «Questa volta non è scomparsa. Dobbiamo essere vicini a ovunque ci stia portando.»
Aveva ragione. La capra era semplicemente ferma là, a meno di cento metri da noi, a piluccare placida l’erba alla base del monumento.
Non sono un esperto di animali da fattoria, ma ora che eravamo più vicini effettivamente mi sembrava che Amaltea avesse un aspetto strano. Aveva le corna ritorte come un ariete, ma la mammella gonfia di una femmina. E il pelo grigio arruffato… mi sbagliavo, o brillava? Sembrava che ciuffi di luce le aderissero addosso, come una nuvola al neon, che la rendevano sfocata, quasi fantasmatica.
Un paio di auto girarono intorno alla rotonda, ma nessuno parve notare la capra radioattiva. La cosa non mi sorprese. Esiste una specie di camuffamento magico che impedisce ai mortali di cogliere il vero aspetto di mostri e dei. Né io né Talia sapevamo come si chiamasse quella forza o come funzionasse, ma era decisamente potente. Forse ai mortali la capra sembrava solo un cane randagio, o forse non la vedevano nemmeno.
Talia mi afferrò per un polso. «Vieni. Cerchiamo di parlarle.»
«Prima ci nascondiamo e ora vuoi parlarle?» ribattei.
Talia mi trascinò fuori dalla siepe di rose e mi tirò lungo la strada.
Non protestai. Quando Talia si mette una cosa in testa, bisogna seguirla e basta. È un carro armato.
Oltretutto, non potevo lasciarla andare da sola. Mi aveva salvato la vita una decina di volte. Era la mia unica amica. Prima che ci conoscessimo avevo viaggiato anni per conto mio, solo e infelice. Una volta ogni tanto facevo amicizia con qualche mortale, ma se rivelavo la verità sul mio conto non capivano. Confidavo loro che ero il figlio di Ermes, il messaggero immortale dai sandali alati. Spiegavo che mostri e dei greci erano reali, vivi e vegeti anche nel mondo moderno. E i miei amici mortali dicevano: «Che figata! Vorrei tanto essere un semidio!». Come se fosse una specie di gioco. Alla fine me ne andavo e basta.
Talia invece aveva capito. Lei era come me. Ora che l’avevo trovata, ero deciso a tenermela stretta. Se lei voleva inseguire una capra magica luminescente, allora lo avremmo fatto, anche se io avevo un brutto presentimento.
Ci avvicinammo alla statua. La capra non ci degnò di uno sguardo. Masticò un altro po’ d’erba, poi colpì con le corna la base di marmo del monumento. Una targa di bronzo recitava: ROBERT E. LEE. Di storia non ne sapevo molto, ma ero abbastanza sicuro che Lee fosse un generale che aveva perso una guerra. Il che non mi sembrò per niente un buon segno.
Talia si inginocchiò vicino alla capra. «Amaltea?»
Quella si girò. Aveva due occhi tristi color dell’ambra e un collare di bronzo al collo. Intorno al suo corpo fluttuava un nebuloso alone di luce bianca, ma ciò che davvero colpì la mia attenzione fu la mammella. Ogni capezzolo era contrassegnato da lettere greche, come tatuaggi. Io sono in grado di leggere il greco antico: è una sorta di capacità naturale per i semidei, immagino. Le scritte dicevano: Nettare, Latte, Acqua, Pepsi, Premere qui per il ghiaccio e Rugiada dietetica di montagna. O forse ero io che leggevo male. Sperai che fosse così.
Talia guardò l’animale negli occhi. «Amaltea, cosa vuoi che faccia? Ti ha mandata mio padre?»
La capra mi lanciò un’occhiata. Mi sembrò che avesse un’espressione un po’ indispettita, come se io stessi ficcando il naso in una conversazione privata.
Feci un passo indietro, resistendo alla tentazione di brandire la mia arma. Oh, a proposito, è una mazza da golf. Sentitevi pure liberi di ridere. Una volta avevo una spada di bronzo celeste, metallo mortale per i mostri, ma è finita fusa nell’acido (è una lunga storia). In quel momento invece avevo soltanto un ferro 9 che mi portavo a tracolla. Non esattamente epico. Se la capra ci avesse assalito, mi sarei trovato nei guai.
Mi schiarii la voce. «Mmm, Talia… sei sicura che la mandi tuo padre?»
«È immortale. Quando Zeus era piccolo, sua madre Rea lo aveva nascosto in una caverna…»
«Perché Crono voleva mangiarselo.» Da qualche parte avevo sentito quella storia del vecchio re che divorava i propri figli.
Talia annuì. «E così questa capra si è presa cura di Zeus nella culla. Lo ha nutrito.»
«Di rugiada dietetica di montagna?» chiesi.
Talia aggrottò la fronte. «Cosa dici?»
«Leggi le mammelle. Ci sono cinque gusti, e anche il distributore del ghiaccio.»
«Beeeeeee» fece Amaltea.
Talia le diede un’affettuosa pacchetta sulla testa. «Tranquilla. Non voleva insultarti. Perché ci hai portato qui, Amaltea? Dove vuoi che vada?»
La capra cozzò ancora la testa contro il monumento. Da sopra arrivò un cigolio metallico. Guardai in su, e vidi che il generale Lee stava muovendo il braccio destro.
Per poco non mi nascosi dietro la capra. Io e Talia avevamo già combattuto contro parecchie statue magiche animate. Si chiamavano automi, e non erano amichevoli. Non avevo molta voglia di affrontare Robert E. Lee con un ferro 9. Fortunatamente la statua non attaccò, ma si limitò a indicare un punto dall’altra parte dell...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il diario di Luke Castellan
  4. I pericoli della casa di Hal
  5. Greci e Romani
  6. Percy Jackson e il bastone di Ermes
  7. Intervista a George e Martha, i serpenti di Ermes
  8. Leo Valdez e la caccia a Buford
  9. Bunker 9
  10. Profezia
  11. Nota dell’autore
  12. Il figlio della magia di Haley Riordan
  13. Rick Riordan
  14. Copyright