Anne sente l’acido ribollire nello stomaco e salirle in gola: le gira la testa. Ha bevuto troppo. Cynthia ha continuato a riempirle il bicchiere tutta la sera. Lei avrebbe voluto trattenersi, ma ha lasciato che la situazione le sfuggisse di mano... Non avrebbe saputo come altro fare per sopravvivere alla serata. Non ha idea di quanto vino abbia bevuto nel corso di questa interminabile cena. Domani mattina dovrà tirarsi il latte e buttarlo via.
Anne si sente sempre più debole nel calore della notte estiva e osserva la sua ospite con gli occhi socchiusi. Cynthia sta apertamente flirtando con Marco, suo marito. Perché lei lo tollera? E perché Graham, il marito di Cynthia, lo permette? Anne è arrabbiata ma non può farci nulla: non sa come mettere fine alla cosa senza risultare ridicola e patetica. Sono tutti un po’ brilli. E così li ignora, si rode in silenzio e sorseggia il vino gelato. Anne ha evitato educatamente di fare scenate, di attirare l’attenzione.
Cynthia, invece...
Loro tre – Anne, Marco e Graham, un uomo dai modi gentili – la osservano come affascinati. Marco, in particolare, sembra non riuscire a toglierle gli occhi di dosso. Cynthia si sporge un po’ troppo verso di lui mentre si china a rabboccargli il bicchiere, e la scollatura del top attillato è così profonda che Marco si trova praticamente con il naso tra i suoi seni.
Anne si dice che Cynthia flirta con tutti. È così oltraggiosamente bella che sembra non riuscire a contenersi.
Ma più Anne la osserva, più si chiede se possa realmente esserci qualcosa tra Marco e Cynthia. Anne non ha mai nutrito sospetti, fino a ora. Forse è l’alcol a renderla paranoica.
No, decide: non si comporterebbero così se avessero qualcosa da nascondere. Cynthia flirta più di Marco. Lui è solo il lusingato destinatario delle sue attenzioni. Pure Marco è quasi troppo bello: con quei suoi capelli scuri scarmigliati, gli occhi color nocciola, la bocca sensuale, ha sempre attirato l’attenzione. Formano una bella coppia, Cynthia e Marco. Anne si dice di smetterla. Si dice che suo marito le è fedele. Sa che è totalmente devoto alla sua famiglia. Lei e la bambina sono tutto per lui. Le resterà vicino, qualunque cosa accada – beve un altro sorso di vino – anche se le cose dovessero andar male.
Ma a furia di vedere Cynthia gettarsi praticamente addosso a Marco, Anne è sempre più nervosa e turbata. Ha ancora dieci chili di troppo per la gravidanza, sei mesi dopo aver partorito. Credeva che a questo punto avrebbe recuperato la linea di prima, ma evidentemente ci vuole almeno un anno. Deve smetterla di guardare le riviste alle casse del supermercato e fare paragoni con tutte quelle donne famose con i loro personal trainer che qualche settimana dopo il parto sono già in forma smagliante.
Ma, anche se fosse al meglio, Anne non potrebbe mai competere con una come Cynthia, la sua vicina di casa più alta e più snella, con quelle sue gambe lunghe, la vita sottile e il seno prosperoso, la pelle di porcellana e i capelli mossi e corvini. E poi Cynthia si veste sempre in modo appariscente, con i tacchi alti e abiti sexy, persino per una cena in casa con un’altra coppia.
Anne non riesce a concentrarsi sulla conversazione intorno a lei. Si estrania e fissa il caminetto di marmo intagliato, identico a quello che c’è nel suo soggiorno, dall’altra parte del muro in comune che lei e Marco condividono con Cynthia e Graham: vivono in case a schiera di mattoni, attaccate l’una all’altra, tipiche di quella città nel nord dello Stato di New York, costruite alla fine del Diciannovesimo secolo per durare. Tutti gli edifici dell’isolato sono simili – in stile italiano, ristrutturati, costosi – solo che quella di Anne e Marco si trova in fondo alla fila, e ognuno riflette leggere differenze di decorazione e di stile; ognuno è un piccolo capolavoro.
Con un gesto goffo Anne allunga la mano verso il cellulare posato sul tavolo e guarda l’ora. È quasi l’una. È andata a controllare la bambina a mezzanotte. Marco è andato a controllarla a mezzanotte e mezza. Poi è uscito a fumare una sigaretta nella veranda sul retro con Cynthia, mentre lei e Graham sono rimasti, un po’ imbarazzati, al tavolo da pranzo ancora ingombro, a portare avanti una conversazione stentata. Avrebbe dovuto uscire sul retro con loro – forse c’era un po’ d’aria –, ma non l’aveva fatto perché a Graham non piaceva stare vicino a chi fumava e sarebbe stato scortese, o quantomeno irriguardoso, piantarlo lì da solo la sera della sua festa. Così, per correttezza era rimasta. Graham, un WASP come lei, è estremamente educato. Perché abbia sposato una troietta come Cynthia resta un mistero. Cynthia e Marco sono rientrati da qualche minuto, e Anne vuole disperatamente andarsene anche se tutti gli altri si stanno ancora divertendo.
Lancia un’occhiata al baby monitor posato in fondo al tavolo, con la lucina rossa che brilla come la punta di una sigaretta accesa. Lo schermo è rotto – lei lo ha fatto cadere due giorni fa e Marco non ha ancora trovato il tempo di sostituirlo –, ma l’audio funziona. All’improvviso le vengono dei dubbi, pensa a quanto sia sbagliato tutto questo. Chi va a una cena nella casa accanto e lascia la propria bimba sola in casa? Quale madre fa una cosa del genere? Sente tornare quella sofferenza familiare... Lei non è una buona madre.
La baby-sitter aveva dato forfait. E allora? Avrebbero dovuto tenere Cora con loro, e metterla nel suo box portatile. Ma Cynthia aveva detto niente bambini. Doveva essere una serata tra adulti, per il compleanno di Graham. E questo è un altro motivo per cui ora Anne non può più soffrire Cynthia, che un tempo era una buona amica: lei non ama i bambini. Che genere di persona dice che una bambina di sei mesi non è la benvenuta a una cena? Come ha potuto farsi convincere da Marco? È stato da irresponsabili. Si chiede cosa penserebbero le altre madri del suo gruppo se mai glielo raccontasse. “Abbiamo lasciato nostra figlia di sei mesi sola e siamo andati a una festa nella casa accanto.” Immagina il loro stupore, lo shock, il loro silenzio imbarazzato. Ma lei non glielo dirà mai. La taglierebbero fuori.
Lei e Marco avevano litigato per questo, prima della festa. Quando la baby-sitter aveva chiamato per dire che non sarebbe venuta, Anne si era offerta di rimanere a casa con la piccola, tanto non aveva comunque voglia di andare alla festa. Ma Marco non aveva voluto sentire ragioni.
“Non puoi restare a casa” aveva detto, quando ne avevano discusso in cucina.
“A me va bene restare a casa” aveva risposto lei a voce bassa. Non voleva che Cynthia li sentisse litigare attraverso la parete comune a proposito della sua festa.
“Ti farà bene uscire un po’” aveva ribattuto Marco, anche lui a voce bassa. E poi aveva aggiunto: “Sai cos’ha detto il dottore”.
Era tutta la sera che cercava di decidere se quell’ultimo commento fosse meschino o interessato, o se lui stesse semplicemente cercando di aiutarla. Alla fine aveva ceduto. Marco l’aveva persuasa che con il monitor acceso avrebbero potuto sentire la bambina ogni volta che si fosse mossa o svegliata. Sarebbero andati a vedere che tutto procedesse bene ogni mezz’ora. Non poteva accadere niente di male.
È l’una. Deve tornare a controllare Cora o cercare di convincere Marco a venire via? Vuole andare a casa, a letto. Vuole che questa serata finisca.
Tira il marito per il braccio. «Marco» lo esorta «dovremmo rientrare. È l’una.»
«Oh, non andate via» dice Cynthia. «Non è poi così tardi!» Ovviamente non vuole che la festa finisca. Non vuole che Marco se ne vada. Ma non le importerebbe se andasse via solo lei, di questo Anne è abbastanza sicura.
«Forse non per te» dice Anne, e riesce ad assumere un tono un po’ sostenuto, nonostante sia ubriaca «ma io devo alzarmi presto per allattare la bambina.»
«Poverina» replica Cynthia e, per qualche motivo, questo fa infuriare Anne. Cynthia non ha figli, e non ne ha mai voluti. Lei e Graham non ne hanno avuti per scelta.
Convincere Marco a lasciare la festa è difficile. Sembra deciso a restare. Si sta divertendo troppo, ma Anne è sempre più in ansia.
«Solo uno» dice Marco a Cynthia e alza il bicchiere, evitando lo sguardo della moglie.
È stranamente su di giri questa sera, Marco, allegro in modo quasi forzato. Anne si domanda perché. Ultimamente è silenzioso, a casa. Assente, ombroso. Ma questa sera, con Cynthia, è l’anima della festa. Da un po’ di tempo, ormai, Anne ha capito che c’è qualcosa che non va, ma lui non vuole dirle di che si tratta. Non le racconta molto, ultimamente. La sta tagliando fuori. O forse si sta allontanando per colpa della sua depressione post partum. È deluso da lei. Chi non lo è? Questa sera preferisce chiaramente la bella, vivace, spumeggiante Cynthia.
Anne vede l’ora che si è fatta e perde la pazienza. «Io vado. Dovevo controllare la bambina all’una.» Guarda Marco. «Tu resta pure finché vuoi» aggiunge con voce tesa. Marco le lancia un’occhiata dura, con gli occhi luccicanti. D’un tratto Anne pensa che non sembra affatto così ubriaco, mentre a lei gira la testa. Litigheranno per questo? Davanti ai vicini? Anne comincia a guardarsi attorno in cerca della borsa, prende il baby monitor, si rende conto che è inserito nella presa e si china per staccare la spina, consapevole che tutti osservano in silenzio il suo sedere grasso. Be’, che facciano pure. Ha l’impressione che si siano coalizzati contro di lei, che la considerino una guastafeste. Sente le lacrime che cominciano a bruciare e le ricaccia indietro. Non vuole scoppiare a piangere davanti a tutti. Cynthia e Graham non sanno della sua depressione post partum. Non capirebbero. Anne e Marco non l’hanno detto a nessuno, a parte la madre di Anne. Recentemente si è confidata con lei. È certa che sua madre non lo racconterà ad altri, neppure a suo padre. Lei non vuole che lo sappia nessuno, e sospetta che per Marco sia lo stesso, anche se non l’ha mai detto. Ma fingere sempre è estenuante.
Mentre gli volta la schiena, capisce dal tono della sua voce che Marco ha cambiato idea.
«Hai ragione. È tardi, dovremmo andare» dice lui. Lo sente posare il bicchiere di vino sul tavolo dietro di lei.
Anne si gira, scostandosi i capelli dagli occhi col dorso della mano. Ha disperatamente bisogno di tagliarli. Fa un sorriso falso e dice: «La prossima volta, venite voi da noi». E poi aggiunge, dentro di sé: “Potete venire da noi, dove c’è nostra figlia, e spero che pianga tutto il tempo e vi rovini la serata. Farò in modo di invitarvi quando mette i denti”.
A quel punto se ne vanno in fretta. Non hanno cose della bambina da raccogliere, solo loro stessi, la borsa di Anne e il baby monitor che lei vi caccia dentro. Cynthia sembra seccata per il loro congedo repentino, Graham non tradisce alcuna emozione, e loro si avviano verso la massiccia porta d’ingresso e scendono i gradini. Anne si aggrappa alla ringhiera riccamente lavorata per non perdere l’equilibrio. Pochi passi lungo il marciapiede e arrivano alla loro scala, con una ringhiera simile e una porta d’ingresso altrettanto massiccia. Anne cammina qualche passo avanti a Marco, in silenzio. Forse non gli rivolgerà la parola per il resto della serata. Sale decisa i gradini di casa e di colpo si blocca.
«Cosa c’è?» chiede Marco in tono teso, arrivandole alle spalle.
Anne ha gli occhi sbarrati. La porta è socchiusa di qualche centimetro.
«Sono sicura di averla chiusa a chiave!» esclama con voce stridula.
«Te ne sarai dimenticata» ribatte Marco seccamente. «Hai bevuto parecchio.»
Ma Anne non lo ascolta. È già dentro e sta correndo su per le scale e lungo il corridoio fino alla stanza della figlia, con Marco alle calcagna.
Quando arriva alla camera della bambina e vede la culla vuota, urla.
Anne sente il suo grido dentro la testa, riecheggiare dalle pareti... Il suo grido è ovunque. Poi resta in silenzio davanti alla culla vuota, rigida, la mano sulla bocca. Marco armeggia con l’interruttore della luce. Fissano entrambi il punto dove dovrebbe trovarsi la loro bambina. Impossibile che lei non sia lì. Non c’è modo che Cora sia uscita dalla culla da sola. Ha appena sei mesi.
«Chiama la polizia» sussurra Anne, poi rimette, e il vomito le scende a cascata sopra le dita e sul pavimento di legno mentre lei si piega in avanti. La stanza della bambina, tinteggiata di giallino tenue con agnellini che giocano dipinti a stencil sulle pareti, si riempie immediatamente di odore di bile e panico.
Marco non si muove. Anne alza lo sguardo verso di lui. È paralizzato dallo shock e fissa la culla vuota come se non riuscisse a crederci. Anne vede la paura e il senso di colpa nei suoi occhi e comincia a gemere... Un suono orribile, il lamento di un animale che sta soffrendo.
Marco però ancora non si muove. Anne corre nella loro camera da letto, sull’altro lato del corridoio, afferra il telefono sul comodino e compone il 911, con le mani che tremano, imbrattando il ricevitore di vomito. Marco finalmente si riscuote. Lo sente muoversi a passo veloce per tutto il primo piano della casa mentre lei continua a fissare la culla vuota sull’altro lato del corridoio. Lui guarda in bagno, che si trova in cima alle scale, poi le passa rapidamente davanti diretto all’altra camera da letto in fondo al corridoio, quella che hanno trasformato in studio. Mentre Marco fa questo, Anne si chiede con distacco perché stia guardando lì. È come se una parte della sua mente si fosse separata dall’altra e ragionasse in modo logico. Non è che la bambina possa muoversi da sola. In bagno non c’è, e neanche nella camera degli ospiti o nello studio.
Qualcuno l’ha presa.
Quando l’operatore risponde, Anne urla: «Qualcuno ha rapito la nostra bambina!». Riesce a malapena a calmarsi quel tanto da rispondere alle domande dell’uomo.
«Ho cap...