Un chiavistello che si chiude fa un rumore molto particolare. Lily era esperta nel riconoscere certi rumori: lo scricchiolio delle assi del pavimento che segnalava l’arrivo di lui, i topi che zampettavano sul cemento in cerca di cibo. Ma Lily si preparava sempre per il rumore del chiavistello che si chiudeva, ascoltando il metallo che grattava contro altro metallo. La serratura stava cominciando ad arrugginirsi, quindi gli ci volevano sempre diversi tentativi. Ma, inevitabilmente, Lily alla fine udiva quel clic, il suono che significava che erano intrappolate per un’altra settimana, un altro mese, un altro anno. Quella sera, però, non udì nulla. Soltanto un silenzio assordante. Le ore passarono, e Lily non riusciva a smettere di pensare al chiavistello.
Accanto a lei, Sky si mosse nel sonno e sospirò. Lily accarezzò i capelli nerissimi di sua figlia, e il suo sguardo si soffermò sulla stupida scimmietta di peluche che Rick aveva regalato a Sky per Natale. Lily disprezzava quella scimmia, ma non poteva negare a sua figlia un giocattolo. Non quando avevano così poco.
Ma il chiavistello… Perché non aveva sentito il rumore?
“Smettila di ossessionarti e va’ a dormire” si disse. Non poteva farsi trovare stanca quando lui fosse tornato. Sapeva quanto si sarebbe infuriato se lei fosse stata stanca. Pensarci e ripensarci era da stupidi. Eppure, quella sera sembrava incapace di smettere di farlo. Era stata molto tesa, nelle ultime settimane. Sperava si trattasse soltanto delle conseguenze del virus intestinale con cui aveva dovuto combattere. In ogni caso, questo non spiegava perché non avesse sentito il rumore della serratura.
Il problema era che Rick non commetteva errori. Era troppo preciso, troppo meticoloso. Forse la stava mettendo di nuovo alla prova. All’inizio ce n’erano state tantissime, di prove. Ma lei le aveva superate. Lui pensava che lei fosse sua, adesso. Lily era riuscita a farglielo credere.
Forse era per questo che se n’era dimenticato. E se finalmente si fosse fidato di lei? E se quella fosse stata la loro possibilità di fuga? C’erano così tante incognite da lasciarla paralizzata. Stava ancora soppesando le possibilità quando Sky si mosse di nuovo, e quello fu tutto ciò di cui Lily aveva bisogno. Raccolse ogni stilla di coraggio che aveva in corpo e, delicatamente, scivolò fuori dal letto. Avanzò lentamente, centimetro dopo centimetro, sulla scala di legno: era come se milioni di nodi le serrassero lo stomaco. E se lui fosse stato dall’altra parte della porta? Lily riusciva già a immaginare il suo sogghigno da Stregatto, lì che agitava il dito, le sopracciglia inarcate in quell’espressione calcolata. “No, no, no, Bambolina. Non ti avevo detto che cosa sarebbe successo se mi avessi disobbedito?”
Sulla sommità della scala Lily esitò. Che cosa diavolo stava pensando di fare? Il suo ultimo tentativo di raggiungere la libertà l’aveva quasi uccisa. Sarebbe riuscita davvero a ribellarsi?
Tornò indietro ma, arrivata al principio della scala, il suo sguardo si posò su Sky. La bambina irradiava innocenza, e Lily si rese conto che non poteva deluderla. “Fallo per Sky” pensò. Così abbassò la maniglia e, come se niente fosse, la porta si aprì. Lily uscì con cautela nel cottage invernale perfettamente tenuto. Folti tappeti di pelliccia ornavano i solidi pavimenti in quercia. Un’antica scrivania di legno occupava un angolo, mentre sulla parete opposta c’era un mobile bar ben fornito: una stanza normale per un uomo che era tutto tranne che normale.
Lily trattenne il fiato. Nulla, se non il silenzio, la salutò. Lanciò un’occhiata alle finestre, con la luce della luna che filtrava attraverso le tende bianche di seta italiana; i pini enormi si stendevano fin dove riusciva a vedere. Dimenticò Rick e le sue minacce e corse verso la porta principale e, all’improvviso, si ritrovò in piedi sull’uscio del cottage a fissare l’orizzonte immenso, bianco, coperto di neve.
Fuori. Era fuori!
Era così tanto tempo che non si trovava all’aperto… Intorno a lei ora regnava un altro genere di silenzio, per niente simile a quello cui era abituata. Quel silenzio era pacifico e tranquillo. Un mondo intero le si stava dipanando davanti e, da qualche parte, in lontananza, c’era la sua famiglia.
“Presto! Dobbiamo fare presto!”
Lily si voltò e tornò dentro di corsa, quasi inciampando mentre scendeva gli scalini traballanti. Dopo una rapida occhiata all’armadio di fortuna in cui erano appesi i loro vestiti, si rese conto che non c’era nulla di adatto per le temperature invernali.
“La mia Bambolina dev’essere bellissima” aveva detto lui quando Lily gli aveva chiesto degli abiti più funzionali. I loro pigiami non avrebbero fornito nessuna protezione contro gli elementi, ma non c’erano altre opzioni. Lily avrebbe preferito mille volte morire assiderata piuttosto che lasciarsi sfuggire quell’opportunità. Si mosse verso Sky, che era ancora profondamente addormentata. Lily avrebbe voluto gridare: “Alzati. Sbrigati. Muoviti!”. L’orologio ticchettava, e la sua sensazione di panico stava aumentando di secondo in secondo. Ma si sforzò di respirare. Doveva fare in modo che Sky rimanesse calma. Lily si chinò accanto alla bambina addormentata e la scosse con delicatezza.
«Piccola, alzati, dobbiamo andare.»
Sky si sollevò di scatto. Era una bambina straordinaria e lo era stata fin dalla nascita, mostrando una comprensione innata del fatto che la vita laggiù non era una vita normale e adattandosi di conseguenza. Sky si stropicciò gli occhi, scacciando i residui di sonno.
«È ora della nostra avventura, mamma?»
Lily aveva sempre detto a Sky che insieme erano molto felici, soltanto loro tre, così felici che non avevano bisogno del resto del mondo. Ma, a volte, quando Rick non si faceva vivo, raccontava a Sky delle magiche avventure che un giorno avrebbero fatto insieme. Le parlava di viaggi a Parigi, in Marocco, o in Indonesia. Posti di cui Lily aveva soltanto letto qualcosa online o di cui aveva sentito parlare durante le lezioni di geografia della scuola superiore. Ogni bambino aveva il diritto di credere in una favola, anche se Lily sapeva che era tutta una finzione.
«Sì, Pulcina, è ora. Ma dobbiamo fare alla svelta.»
Sky afferrò quella stupida scimmia di pezza, stringendola con forza a sé. Lily ebbe un istante di esitazione: non riusciva a sopportare il pensiero di portarsi dietro qualsiasi cosa che Rick avesse anche solo sfiorato.
«Sky, dobbiamo lasciare qui la tua scimmia.»
Sky sgranò gli occhi e scosse la testa con enfasi.
«Mamma, non posso… lui deve venire con me.»
«Mamma ti troverà un nuovo amico. Croce sul cuore.»
Sky esitò, ma non avrebbe mai disobbedito a sua madre. Con coraggio, sistemò il suo animaletto di pezza sotto le coperte e gli diede un tenero bacio d’addio. Lily fece indossare a Sky diversi pantaloni del pigiama e tre felpe finché non le sembrò che fosse sufficientemente imbottita. Poi afferrò una coperta pelosa e la avvolse intorno alle spalle di Sky.
«Tieni stretta questa coperta, okay? Non lasciarla mai andare.»
«Okay, mamma.»
Quando Sky fu pronta, Lily indossò diverse paia di calzamaglie sotto il pigiama. Le mani le tremavano con violenza: aveva paura che lui tornasse da un momento all’altro. Ma continuò a respirare, continuò a ripetersi che, se avesse mantenuto la calma, sarebbero riuscite ad andarsene da lì.
Erano pronte, ma Lily aveva ancora un’ultima cosa da fare. Si affrettò a raggiungere l’angolo della stanza e sollevò un’asse del pavimento allentata. Prese un foglio di carta spiegazzato, un biglietto che aveva scritto anni prima, quando anche lei era soltanto una bambina e madre di una neonata. Le pagine erano ingiallite dal tempo, ma la scrittura era ancora leggibile, ogni parola scritta con cura dolorosa. Se quella era un trappola, per Lily non c’erano speranze. Sapeva che la sua punizione sarebbe stata fatale. Ma doveva credere che Sky potesse avere una possibilità.
Lily prese il biglietto e lo infilò nella tasca dei pantaloni del pigiama di Sky.
«Ricordi le regole della mamma per la nostra grande avventura?»
«Se mi dici di correre, io corro. Non mi fermo. Non mi guardo indietro. Trovo un poliziotto e gli do questo biglietto.»
«E come farai a sapere che è un poliziotto?»
«Perché avrà indosso un’uniforme, e mi terrà al sicuro.»
«Tu sei l’angioletto perfetto della mamma, lo sai, vero?»
Sky fece un sorriso coraggioso mentre Lily la sollevava tra le braccia. Il corpo di Sky era così minuto, simile a un uccellino: sembrava priva di peso. Mentre salivano lentamente le scale, Lily si scoprì a guardare in basso, oltre la balaustra, scrutando la stanza che le aveva ospitate per gli ultimi otto anni. Non più di quaranta metri quadrati, con le pareti umide e scure… un inferno in terra, in ogni senso. A ogni gradino scricchiolante, Lily giurò a se stessa che non sarebbe mai più tornata. Non avrebbe più permesso a Rick di riportarle lì. Aprì di nuovo la porta e attraversarono il cottage. Qualche secondo più tardi, erano all’aperto.
L’aria fredda scarmigliava i capelli di Lily. Il viso le bruciava per la temperatura gelida. Sky annaspò, passandosi le manine sulla faccia come se con quel gesto potesse scacciare il freddo. Si aggrappò al collo di Lily, il corpo scosso dall’aggressione brutale dell’inverno. Ma Lily si godette il momento. Con la neve che scricchiolava sotto le pantofole che aveva ai piedi, riuscì a malapena a contenere la sua gioia.
«Pulcina, ci siamo! Questo è l’inizio della nostra grande avventura!»
Ma Sky non la stava ascoltando. Stava fissando stupefatta il mare infinito di polvere bianca che si estendeva davanti a loro.
«Cos’è questa roba bianca, mamma?» L’unica richiesta a cui Rick aveva acconsentito erano i libri. Avevano studiato il clima e il susseguirsi delle stagioni. Estate. Inverno. Autunno. Primavera. Ma come poteva la piccola, dolce Sky comprendere davvero cos’era la neve, se non l’aveva mai vista? Come avrebbe potuto qualsiasi bambino cresciuto in quella stanza orribile e senza finestre capire davvero qualcosa di un mondo che non aveva mai potuto vedere, o toccare, o sentire? Lily avrebbe voluto spiegarglielo, dare a Sky la possibilità di godersi quelle nuove esperienze, ma non c’era tempo.
«Niente domande, Pulcina. Devi fare quello che ti dico e quando te lo dico.»
La punta di determinazione nella voce di Lily era insolita, ma non poteva preoccuparsi di questo, ora. Sky rimase in silenzio mentre Lily cominciava a camminare. Obbligò se stessa a ignorare le ombre enormi e incombenti gettate dai pini. A ogni passo Lily aumentava l’andatura. Si rifiutò di voltarsi indietro a guardare il cottage. Cominciò a trotterellare, e poi a correre. Le gambe le dolevano, i muscoli deboli per mancanza di allenamento, ma combatté contro il dolore. Aveva sopportato così tanto che, in confronto, quello era niente. Il cuore le batteva talmente forte in petto che Lily pensò che stesse per esplodere. Erano passati molti anni da quando era stata in grado di correre, ma l’allenamento per le sue gare di atletica le tornò alla mente. Poteva quasi sentire la voce di coach Skrovan che le diceva: “Trova il ritmo. Trova il tuo passo”.
Lily ignorò i tagli che i rami più bassi e gli arbusti le aprivano sulle guance. Perse la cognizione del tempo mentre si addentrava lungo il sentiero soffocato dal sottobosco. Cominciò a correre finché non arrivarono a quella che sembrava essere la strada principale. Mentre si avvicinavano, Lily rimase senza fiato, fermandosi di colpo. La Highway 12. Con orrore crescente, Lily si rese conto di essere a meno di dieci chilometri da casa. Dieci chilometri!
Quella consapevolezza la fece quasi deragliare. Voleva fermarsi, buttarsi in ginocchio e gridare tutto il suo dolore e la sua frustrazione. Ma non poteva. “Focalizzati su questo momento.” Quel momento era tutto ciò che importava. “Un piede davanti all’altro” disse a se stessa.
Concentrò la propria attenzione su Sky, che stava piagnucolando per il freddo. «Sei una bambina così coraggiosa» la esortò. «La mamma è tanto fiera della sua bambina coraggiosa.»
Era difficile stare a guardare il disagio di Sky. Ma l’oscurità era la loro salvezza e Lily non poteva perdere nemmeno un secondo. A dispetto del gelo, a dispetto delle difficoltà della figlia, Lily si rese conto che quello era un giorno spettacolare. Non ne aveva più vissuto uno da oltre tremila e centodieci giorni. Era un gioco stupido che faceva con la sua gemella, Abby. Avevano cominciato a tenere traccia dei loro “giorni spettacolari” in seconda media.
“Spettacolare” era una parola da vocabolario. “Definizione: bellissimo, in modo drammatico e visivo.” Abby, più vecchia di lei di sei minuti, era ossessionata da Oprah e dalle sue filosofie spensierate. Seguendo le indicazioni della famosa conduttrice di talk show, Abby aveva creato un calendario per tenere traccia delle loro giornate spettacolari. E così tutto era cominciato: il giorno in cui entrambe erano riuscite a entrare nella squadra di atletica, il giorno in cui avevano superato l’esame di guida e poi si erano sedute sul cofano della loro Jeep nel parcheggio del Dairy Queen a mangiare banana-split, congratulandosi per essere diventate grandi, e poi c’era il giorno più spettacolare di tutti, quando Wes aveva chiesto a Lily se voleva andare al cinema con lui. Lily era stata la prima delle sorelle ad avere un appuntamento e Abby l’aveva aiutata a prepararsi, scegliendo l’abbigliamento perfetto e truccandola. Quando Wes era passato a prendere Lily, lei dopo un po’ aveva cominciato a pensare che il suo giorno spettacolare non fosse poi tale. Lui se n’era rimasto in silenzio e sempre nervoso, senza mostrare la minima traccia del ragazzo un po’ goffo e spensierato per il quale Lily aveva avuto una cotta per metà anno scolastico. Lei aveva continuato a insistere: “Stai bene? Sei sicuro? Cosa c’è che non va? Con me puoi parlarne”.
Wes aveva perso la sua compostezza e le aveva detto che no, non stava bene affatto. Suo padre era stato arrestato per guida in stato di ebbrezza. Wes fingeva che non gli importasse.
“Non so perché ne sono sorpreso. Dovrei essere abituato a lui che si comporta come uno stronzo, ormai. È stupido. Non voglio rovinare la nostra serata. Andiamo, altrimenti ci perderemo i prossimamente.” Lily l’aveva afferrato prima che potesse scendere dal furgoncino.
“Non mi interessa dei prossimamente. E non è una cosa stupida. Dimmi che cosa sta succedendo.” Un’espressione di gratitudine era comparsa sul viso di Wes. “Davvero?”
Lily aveva annuito. Non c’era un solo film di Hollywood che potesse competere con quel momento. Erano rimasti seduti nel pick-up mentre Wes le spiegava che il problema di suo padre con l’alcol non aveva fatto altro che peggiorare da quando la madre di Wes era morta. Lui si arraba...