Sceneggiata di morte
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Sceneggiata di morte

  1. 336 pagine
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Sceneggiata di morte

Informazioni su questo libro

Nella città appena uscita dall'epidemia di colera, il commissario Veneruso deve risolvere un caso in apparenza di scarso interesse: trovare l'assassino dell'ex prostituta Maddalena Portolano, mantenuta del ricco Raimondo Satriano, cui ha dato un figlio. Ma quale dei tre ragazzi di Maddalena è l'erede della fortuna di Satriano? Indagando tra segreti e intrighi familiari, Veneruso si renderà conto che la vicenda è una grande commedia dove tutti – tranne forse i morti – recitano la loro parte. E sono tutti bravissimi attori.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852077289
Print ISBN
9788804669463

Settima scena

Commissariato. Sabato, 10 gennaio 1885. Mattina presto

1

Aveva sognato di essere tornato bambino e di stare in acqua, con suo padre che gli insegnava a nuotare, però con le mani e i piedi legati come un salame.
Per fortuna si era svegliato.
Veneruso si vestì in fretta e arrivò in commissariato già nervoso, immaginando ciò che lo aspettava: tutto il giorno ad ascoltare le chiacchiere della gente, tutti a giustificarsi, a nascondersi, a tradire, a ingannare, a mentire, a recitare, a inventare storie, a fingere.
Veneruso si era scassato il cazzo, con rispetto pensando.
«Tutta la vita a sentire bugie e lamenti» mormorò girando attorno alla scrivania e lasciandosi cadere sulla sedia, che scricchiolò. «E basta!»
«Buongiorno, commissa’.»
«Novità?» chiese a Polverino che gli era venuto dietro e che stava in piedi di fronte a lui.
«La vecchia matta, purtroppo...»
«Chi?»
«Quella che dormiva col marito e col cane morto in casa da mesi...»
«Sta sempre in manicomio?»
«No, non più.»
«È scappata?»
«No.»
«Ha assalito il castigamatti?»
«No: si è buttata giù dalla finestra questa notte.»
«È morta?»
«Sì, commissa’.»
«Tanto era già morta pure prima» mormorò Veneruso. «Anche se era viva...»
«Ora però ha raggiunto il marito.»
«E pure il cane.»
Rimasero in silenzio perché non avevano più nulla da dire. E poi, qualsiasi cosa avessero detto, non sarebbe servito. Anzi.
“Complimenti, commissario Veneruso: un altro arresto eccellente.” Gli venne voglia di farsi il segno della croce, ma si fermò in tempo. Poi, per non farsi scoprire da Polverino, si grattò la fronte.
L’ispettore però lo fissava.
Veneruso temette che volesse sciorinargli la storia dei suoi lutti e delle sue disgrazie, del dolore della moglie per la perdita dei sette figli e tutto il resto... Come a dire: “Ma di che vi lamentate, commissario? Che ne sapete, voi, del dolore e del lutto?”.
«Ma fammi il piacere!» esclamò anche se Polverino non aveva parlato.
Tutta la vita ad ascoltare lamenti, anche quelli dell’ispettore. E che vita era?
«Abbiamo deciso di prendere una bambina, commissa’.» Polverino sorrise, invece.
«Come?»
«Abbiamo pensato di adottare una bambina.» L’ispettore non riusciva a trattenere la gioia: quasi non lo si riconosceva. «Una delle orfanelle del convento di Santa Maria Vergine di Porta Capuana, commissario.»
«Proprio da lì?» Veneruso sgranò gli occhi ricordando il complicato caso risolto qualche mese prima, nel quale erano rimaste invischiate numerose suore e anche due preti.
«Il destino così ha voluto, commissario.» Polverino allargò le braccia. «Lo abbiamo assecondato...»
«E quando vi daranno la bambina?»
«Subito: tra qualche giorno, spero.»
«Sei felice, Anto’?»
L’ispettore non rispose, fece solo segno di “sì” con la testa e chiuse gli occhi. Poi li riaprì.
«Bene» sussurrò Veneruso, quasi commosso.
Spesso il commissario s’interrogava sul senso della vita, sua e degli altri, però non arrivava mai a una conclusione certa: le riflessioni servivano solo a sollevare altri dubbi e altre incertezze.
“La vita è una schifezza,” pensava alla fine “sempre. Anzi no: è una grande fregatura.”
Peccato che Polverino non l’avesse ancora capito.
“E speriamo che non vi muore pure questa” pensò con cattiveria, ma arrossendo. “Che magari il Padreterno non si è ancora stancato di punirti, a te e a quella povera disgraziata di tua moglie... Che il Padreterno, a te, ti ha puntato!”
In quel momento, quasi a frenare la cascata di pensieri nefasti e blasfemi, entrò nell’ufficio l’agente Mimì Rocco.
«È permesso, commissa’?»
Veneruso gli fece cenno di entrare: “In fretta, avanti, parla, che vuoi?”.
«È confermato» disse.
«Che cosa, è confermato?»
«Quello che hanno verbalizzato il Tummolillo e la Ciaramella, i due vecchi conviventi della Portolano Maddalena.» Mimì parlava in fretta, si vedeva che era alla fine del servizio durato tutta la notte e voleva tornare a casa. «I negozianti interpellati alla Pignasecca e nei pressi di vico Caponapoli hanno confermato quanto dichiarato dai due: entrambi si sono recati a fare la spesa dove hanno detto e negli orari indicati. Tutto esatto e preciso...»
«Però potrebbe aver ammazzato la Portolano prima di essere uscita, nel caso di Rosina, o dopo, nel caso di Tummolillo» intervenne Polverino, che era razionale e metodico, l’opposto di Veneruso. «Oppure potrebbero essersi messi d’accordo per ammazzarla assieme, prima o dopo essere usciti.»
«Sì, ma perché?» Mimì Rocco si girò verso il commissario. «E poi per ficcare quello spiedo nel cuore della Portolano c’è voluta molta energia: e da dove l’ha presa tutta ’sta forza la Rosina Ciaramella? Secondo me, almeno lei, è innocente, commissa’...»
«Secondo te» sospirò Veneruso, che non aveva nessuna idea e nessun sospetto: solo collera, nervosismo e incazzatura. Il solito. «Secondo te!»
«Cuomo ha controllato gli alibi dei tre figli, Alberto, Roberto e Maurizio» disse l’agente Rocco. «Ma nessuno li ha visti durante l’orario in cui è stato commesso il delitto. Ieri li ha pedinati per tutto il giorno, uno dopo l’altro...»
«Niente alibi per nessuno dei tre?»
«Niente.»
«E nemmeno per Satriano, abbiamo controllato» intervenne Polverino. «E neanche per Daniela, la sua futura moglie, che dice di essersi trattenuta a casa per tutta la mattina, ma nessuno l’ha vista, neanche la zia... che poi zia non è affatto, ma è solo una lontana cugina: abita nel basso di fronte e forse fa pure il mestiere, la zia...»
«E siamo arrivati a sette.» Veneruso alzò le mani e contò con le dita fino a sette. «Sette possibili colpevoli e sette possibili motivi, alcuni più validi di altri. Chi c’è più?»
«I lavoranti della pasticceria di piazza Municipio» rispose Rocco. «Abbiamo verificato l’alibi di tutti i camerieri...»
«Nessuno si è mosso da lì per tutta la mattina» aggiunse Polverino. «Compreso il ragazzino di nome Vincenzo.»
«Avete controllato pure lui?»
«Sì: ci hanno detto i colleghi che era molto legato a Maddalena: ma è rimasto in pasticceria dalle cinque del mattino fino alla sera assieme agli altri. Tutti tranne uno...»
«Il capo pasticciere di Satriano» disse Veneruso.
«Esattamente, commissario.» Polverino annuì. «Sembra che da anni corresse appresso a Maddalena Portolano: un amore antico.»
«E ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Premessa
  4. Sceneggiata di morte
  5. Prologo
  6. Prima scena
  7. Seconda scena
  8. Terza scena
  9. Interludio
  10. Quarta scena
  11. Quinta scena
  12. Sesta scena
  13. Interludio
  14. Settima scena
  15. Ottava scena
  16. Nona scena
  17. Interludio
  18. Decima scena
  19. Undicesima scena
  20. Dodicesima scena
  21. Interludio
  22. Tredicesima scena
  23. Quattordicesima scena
  24. Quindicesima scena
  25. Epilogo
  26. Ringraziamenti
  27. Copyright