Neve come cenere
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Neve come cenere

  1. 336 pagine
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Neve come cenere

Informazioni su questo libro

Da sedici anni i cittadini del Regno d'Inverno sono stati fatti schiavi, privati della loro magia e del loro re. L'unica speranza per il popolo di Inverno risiede negli otto fuggitivi che sono riusciti a scappare e sopravvivere fuori dai confini, in attesa che giunga il momento del riscatto.

Rimasta orfana durante la sconfitta di Inverno, Meira è stata allevata da Sire e ha vissuto tutta la vita come profuga. Sogna di diventare una guerriera e far risorgere Inverno, ma il suo cuore batte anche per Mather, il suo migliore amico nonché erede al trono.

Quando gli esploratori scoprono dove è nascosto il medaglione magico in grado di ridare i poteri a Inverno, Meira decide che è giunto il momento di fare sul serio. Finirà coinvolta in un gioco pericoloso forse troppo spietato per lei. E soprattutto dovrà rendersi conto che il suo destino non le è mai realmente appartenuto.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
eBook ISBN
9788852079245
Print ISBN
9788804677673

1

«Ferma!»
«Dove?»
«Come faccio a dirti dove? Dovresti seguirmi passo passo!»
«Be’, allora vacci piano.»
Mather alza gli occhi al cielo. «Mica puoi dire a un soldato nemico di andarci piano.»
La sua esasperazione mi fa sorridere, ma il sorriso dura poco. L’estremità smussata della sua spada da addestramento mi colpisce dietro le ginocchia. Cado di schiena nella polvere, con un tonfo. La mia spada mi sfugge di mano e sparisce nell’erba fitta e alta lì accanto.
Il corpo a corpo è sempre stato il mio punto debole. Dovrei prendermela con Sire, che ha iniziato a addestrarmi quando ormai avevo già quasi undici anni; qualche sessione di spada in più e di colpi di Mather magari oggi sarei riuscita a pararne più di tre. O forse no, e per quanto mi alleni credo che con la spada tra le mani proverei sempre una strana sensazione, mentre la mia passione rimarrebbe quella di lanciare la lama circolare rotante della morte, il mio chakram. Prevedere le mosse dell’avversario a distanza ravvicinata, con una lama che mi passa davanti agli occhi, non è mai stato il mio forte.
Mentre fisso il cielo azzurro, i raggi impietosi del sole mi fanno prudere la pelle. Mi irrigidisco sentendo sotto la schiena una pietra piuttosto affilata. Negli ultimi venti minuti è la quarta volta che finisco a terra a osservare gli steli d’erba intorno alla mia testa. Provo un senso di oppressione al petto e il sudore mi imperla il viso, così decido di restare sdraiata a godermi questo momento di pace.
Mather entra nella mia visuale. Si china su di me e spero che attribuisca l’improvviso rossore sulle mie guance alla fatica. Non importa quante volte mi fa finire a terra, rimane sempre splendido. Possiede quel genere di bellezza che dà una sorta di dolore fisico e se mi coglie di sorpresa mi porta a incespicare in cerca di appoggio. Qualche ciocca dei suoi bianchi capelli inverniani gli sfiora la guancia, mentre la chioma, che gli arriva alle spalle, è legata con un cordino. Il pettorale di cuoio sottolinea il fatto che ha passato buona parte dei suoi giorni usando quei muscoli ad allenarsi al combattimento, le braccia asciutte sono invece nude, tranne che per i bracciali. Ha lentiggini disseminate per tutto il pallido volto, sul collo e le braccia, eredità del sole accecante delle Piane di Rania.
«Al meglio di undici?» Il tono di speranza nella sua voce, come se credesse davvero che io abbia una possibilità di batterlo, mi porta a inarcare un sopracciglio.
Brontolo. «Solo se il risultato dei prossimi sei incontri può cambiare.»
Mather ridacchia. «Ho ordini tassativi di farti vincere almeno un duello con la spada prima che William e gli altri ritornino.»
Gli lancio un’occhiataccia e cerco di dominare il desiderio che mi coglie prepotente. Sire è andato in missione a Primavera insieme a Greer, Henn e Dendera, mentre noi siamo rimasti qui. Mather, che un giorno sarà re (e ha la possibilità di imbarcarsi nelle missioni più pericolose perché è stato addestrato fin dalla nascita nell’arte del combattimento), Alysson, la moglie di Sire (che non ha mai dato prova della benché minima abilità in battaglia), Finn, un altro soldato fatto e finito (Sire esige che Mather abbia sempre un guerriero in grado di guardargli le spalle), e io, un’orfana in continuo addestramento (che nonostante sei anni di pratica nello scontro uno contro uno non è ancora “abbastanza capace” da meritare incarichi di fiducia).
Sì, le mie abilità mi sono tornate utili in compiti come la ricerca del cibo, o in combattimento contro un soldato di passaggio, o ancora con qualche cittadino insoddisfatto di uno dei quattro Regni del Ritmo. Ma ogniqualvolta Sire organizza una missione a Primavera con la quale si dovrà dare un contributo diretto alla liberazione di Inverno e non limitarsi a riportare delle provviste, trova sempre delle scuse per lasciarmi a casa: il Regno di Primavera è troppo pericoloso, la missione troppo importante, non può rischiare la vita di una ragazza tanto giovane.
Dal modo in cui mi mordo il labbro o dal fatto che mi concentro su altro, Mather deve aver capito il mio disappunto, perché emette un sospiro energico. «Stai migliorando, Meira, davvero. William vuole solo essere sicuro che tu sappia combattere sia in un corpo a corpo sia a distanza, come tutti. È comprensibile.»
Gli rivolgo uno sguardo truce. «Non me la cavo così male nel corpo a corpo, solo che non sono al tuo livello. Perché non menti a Sire? Digli che finalmente ti ho battuto. Sarai il nostro re… lui si fida di te!»
Mather scuote la testa. «Mi dispiace, ma posso usare i miei poteri solo a fin di bene.»
Il suo viso si contrae in una smorfia e mi rendo conto all’istante della bugia inaspettata che ha appena detto. Lui non ha alcun potere magico, e questo limite ha sempre rappresentato un problema per noi.
Mi metto seduta e strappo qualche filo d’erba con cui giocherello, tanto per avere qualcosa da fare nel momento di tensione improvvisa che si è creato. «Che te ne faresti della magia?» chiedo, con un tono tanto flebile che le parole sembrano quasi volare via.
«Vuoi dire a parte mentire a Sire per te?» La voce di Mather è cristallina, ma quando mi rialzo in piedi e mi giro verso di lui, la tensione sul suo volto mi provoca una stretta al petto.
«No» rispondo. «Se Inverno tornasse ad avere un retaggio integro, un retaggio non fondato sulla discendenza femminile, per cui qualunque monarca, re o regina che fosse, potesse salire al trono, per cosa useresti il tuo potere?»
La domanda mi sfugge improvvisa come una pietra liscia che cade nelle acque di un fiume: è smussata da quanto me la sono rigirata in testa. Non parliamo mai del retaggio di Inverno − il medaglione che il re Angra Manu di Primavera ha distrutto quando ha raso al suolo il nostro regno, sedici anni fa −, a meno che non abbia a che fare con una missione. Diciamo sempre: «Ci è giunta voce che una delle metà del medaglione sarà nel tal posto alla tal ora»; mai: «Posto che riuscissimo a ricomporre il nostro retaggio matrilineare, come faremo a sapere se la magia si attiverà, dal momento che l’unico erede è maschio?».
Mather si sposta e batte la spada sull’erba come se portasse avanti una guerra personale contro il prato. «Non importa sapere cosa ci farei, tanto mica lo potrò usare…»
«Invece sì che importa» replico accigliata. «Avere buone intenzioni…»
Ma prima che possa terminare la frase, Mather mi scocca uno sguardo esasperato. «No» ribatte. Le parole si susseguono veloci, scorrendo in un modo che mi trasmette il suo bisogno di sfogarsi: «Che importa cosa voglio fare… se sono bravo a guidare gli altri o se mi alleno duramente, non sarò mai in grado di infondere la vita a campi gelati, curare pestilenze o trasmettere forza ai miei soldati come farei se sapessi usare il retaggio. Gli Inverniani preferirebbero avere una regina crudele che un re armato di buone intenzioni, perché con una regina avrebbero almeno la possibilità che la magia venisse adoperata per loro. Non ha importanza cosa farei se avessi i poteri, perché un capo è stimato per i motivi sbagliati».
Mather ha il respiro corto, il volto teso mentre presta ascolto alle sue stesse parole, le sue ansie e debolezze sono messe a nudo. Mi mordo l’interno della guancia, cercando di non guardarlo in quel momento di imbarazzo mentre continua a menare fendenti all’erba. Ho sbagliato a insistere, ma sento sempre in me, nel profondo, l’impulso a dire di più, a sapere tutto il possibile su un regno che non ho mai neppure visto.
«Scusa» sospiro e mi sfrego il collo. «Non è stata una mossa furba da parte mia tirare in ballo un argomento delicato mentre sei armato.»
Scrolla le spalle, ma non sembra convinto. «No, dovevamo parlarne.»
«Vallo a dire agli altri» borbotto. «Non fanno che lanciarsi in qualche missione per poi tornare sanguinanti e dire: “Lo troveremo la prossima volta e poi prenderemo anche l’altra metà, cercheremo degli alleati, rovesceremo Primavera e salveremo tutti quanti”. Come se fosse facile. Se è tanto facile perché non ne parliamo più a fondo?»
«È troppo doloroso» risponde Mather. Semplice.
Quello che dice mi porta a fermarmi. Incontro il suo sguardo, uno sguardo lungo, circospetto. «Verrà un giorno in cui non farà più tanto male.»
Ecco il genere di promesse che ci facciamo sempre prima di andare in missione, quando poi la gente torna ferita e sanguinante, quando le cose prendono una brutta piega e ci stringiamo per il terrore. Le cose andranno meglio… un giorno.
Mather rinfodera la spada e si ferma, prima di avanzare di due passi verso di me e mettermi una mano sulla spalla.
Sussulto e sollevo gli occhi incontrando il suo sguardo, allora lui si rende conto di cosa sta facendo e ritrae la mano.
«Un giorno» concorda, la voce rotta. Il modo in cui contrae e distende la mano con cui mi ha toccato mi ribalta lo stomaco in una spirale di eccitazione. «Per il momento dobbiamo preoccuparci solo di trovare il medaglione per riconquistare la nostra posizione come regno e degli alleati disposti a combattere Primavera con noi. Ah, e dobbiamo anche assicurarci che in un duello alla spada tu riesca a fare qualcosa di più che sdraiarti a terra.»
Fingo una risata. «Esilarante, vostra altezza.»
Il volto di Mather è contratto e so che è a causa del titolo che ho usato. Il titolo che devo usare. Quelle due parole, vostra altezza, sono il cuneo che ci tiene alla giusta distanza, io, un’orfana in corso di addestramento come soldato e lui, che un giorno sarà il nostro re. Non conta quanto cupa sia la situazione attuale, o il fatto che siamo cresciuti insieme, o che il suo sorriso mi dia un fremito, lui resta lui e io resto io e sì, un giorno dovrà avere un’erede femmina, ma con una vera signora, una duchessa o una principessa, non la ragazza che si allena con lui.
Mentre mi metto alla ricerca della mia spada caduta in mezzo all’erba e torno a concentrarmi sul compito del momento invece che sul suo sguardo intento a seguirmi tra gli alti steli gialli, Mather sfodera la spada. Il nostro accampamento è a pochi passi da noi, le tende si confondono con la terra della vasta pianura. Questo − e il fatto che le Piane di Rania si mostrano ostili ai viaggiatori che si allontanano dalle vie principali − ha reso sicura negli ultimi cinque anni la nostra misera casa, o la cosa più simile a una casa che abbiamo.
Interrompo la mia ricerca e osservo l’accampamento con un peso crescente che grava sulle mie spalle. È abbastanza lontano da Primavera da non correre il rischio di venire scoperto e abbastanza vicino da permettere rapide missioni esplorative: consiste di appena cinque tende, più un recinto per i cavalli e un altro per le nostre due mucche. Le Piane di Rania sono brulle, aride e calde, persino per gli standard soffocanti del Regno d’Estate, per questo sono deserte. È un territorio che nessuno degli otto regni di Primoria vuole rivendicare.
Ciò che abbiamo basta per tenerci in vita, noi otto. Otto dei venticinque che in origine sfuggirono alla caduta di Inverno. Pensare a questi numeri mi dà una stretta allo stomaco. Il nostro regno era abitato da più di centomila Inverniani, che finirono sterminati per la maggior parte durante l’invasione di Primavera. Quelli che sono riusciti a salvarsi si trovano oggi nei campi di lavoro sparsi per Primavera. Saranno anche pochi, ridotti in schiavitù, ma vale la pena di lottare per loro. Queste persone sono Inverno, sono frammenti della vita che dovremmo vivere: loro meritano, tutti meritiamo, una vita vera, un regno vero.
Sire potrà anche limitare il mio contributo alle missioni minori, e potrò anche continuare a domandarmi se il medaglione sarà sufficiente a convincere gli alleati e a liberare il nostro regno, ma io sarò sempre pronta a dare il mio apporto. So che Sire è consapevole della dedizione che mi pulsa dentro. Sa che condivido il suo desidero di riconquistare Inverno. E verrà il giorno in cui non potrà più ignorarmi.
Quando avevo dodici anni, durante un viaggio a Yakim, venni messa all’angolo in un vicolo insieme a Sire da un gruppo di uomini che farneticavano di quanto fossero barbari e bellicosi i Regni delle Stagioni. Di come avrebbero preferito che ci ammazzassimo tra noi, così che la loro regina avrebbe potuto abbattersi sulle macerie del nostro regno e trovare la fonte della magia di Primoria − l’abisso su cui sorgono i nostri quattro regni −, della cui perdita ci ritenevano responsabili.
«Vogliono davvero che ci sterminiamo a vicenda?» chiesi a Sire dopo essere riusciti a scappare. Uno degli aggressori l’avevo battuto io, eppure, mentre scavalcavamo un muro per allontanarci da loro, l’orgoglio che provavo defluì in un confuso senso di vergogna.
Tra i Regni delle Stagioni, da qualche parte, si trova un’enorme sfera di magia pulsante. Un tempo, in un luogo imprecisato sui monti Klaryn, c’era la via di accesso alla sfera. Solo i territori dei quattro Regni delle Stagioni subiscono l’influenza dell’abisso − che si manifesta nella consistenza e nella particolarità dei loro ambienti −, ma non c’è re o regina, a Primoria, nei Regni del Ritmo o delle Stagioni, che non possieda una porzione di quella magia nel proprio retaggio e non possa usarla per venire in aiuto del proprio regno. I quattro Regni del Ritmo ci detestano perché non abbiamo altro, la magia risiede in oggetti come un pugnale, una collana o un anello. Ci detestano per aver permesso che la via d’accesso andasse perduta con il passare degli anni, sotto le valanghe, nei meandri della memoria… ci detestano perché viviamo sopra la magia e non abbiamo intenzione di fare a pezzi il nostro regno scavando per cercarla.
Sire si fermò e si accovacciò alla mia altezza, poi prese in mano della neve che si andava sciogliendo sul margine della strada. «I Regni del Ritmo ci invidiano» disse rivolto a quella fanghiglia. «Il nostro vive un inverno perenne, nella gloria della neve e del ghiaccio, mentre i loro attraversano ciclicamente tutte e quattro le stagioni. Devono sopportare la neve che si scioglie e il caldo soffocante.» Strizzò l’occhio e sfoggiò il suo miglior sorriso, un raro riconoscimento che mi fece provare una sensazione di freddo al petto per la felicità. «Dovremmo compatirli.»
Arricciai il naso alla vista di qu...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Neve come cenere
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. 17
  21. 18
  22. 19
  23. 20
  24. 21
  25. 22
  26. 23
  27. 24
  28. 25
  29. 26
  30. 27
  31. 28
  32. 29
  33. 30
  34. 31
  35. Ringraziamenti
  36. Copyright