L'Accademia del Bene e del Male - 3. L'ultimo lieto fine
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L'Accademia del Bene e del Male - 3. L'ultimo lieto fine

  1. 560 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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L'Accademia del Bene e del Male - 3. L'ultimo lieto fine

Informazioni su questo libro

Agatha passava per odiosa e prepotente, ma si è scoperta buona e gentile. Sophie era considerata la persona più dolce del mondo, ma nascondeva un animo egoista e altezzoso. Sono sempre state unite, ma l'amicizia di una vita si è sciolta come neve al sole. Tedros era un perfetto principe delle favole, ma nella vita di tutti i giorni si rivela capriccioso, pretenzioso e viziato. Il Gran Maestro era vecchio e potente, e all'improvviso si è trasformato in un sedicenne pallido, affascinante, impulsivo. Sarebbe bello che ciascuno di loro potesse vivere fino in fondo la propria storia, come in ogni fiaba che si rispetti. Ma nulla è come sembra, nulla va come ci si aspetta…Solo una cosa accomuna tutto e tutti: la disperata ricerca del Lieto Fine. L'ultimo Lieto Fine. «QUESTO NON È IL NOSTRO LIETO FINE, VERO?».

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804673088
eBook ISBN
9788852078200

PARTE PRIMA

1

Il Gran Maestro e la Regina

È naturale avere qualche dubbio sul tuo vero amore quando non sai se è vecchio o giovane.
“Certo, sembra giovane” pensò Sophie osservando quel ragazzo slanciato che, a torso nudo, guardava fuori dalla finestra della torre, immerso nella livida luce solare. Scrutò la sua pelle candida e glabra, i pantaloni neri attillati, i capelli folti e bianchi come la neve, le braccia muscolose su cui si stagliava un reticolo di vene, gli occhi azzurri come un ghiacciaio… Non dimostrava più di sedici anni. Invece, da qualche parte in quel bellissimo sconosciuto albergava un’anima più vecchia, ma molto, molto più vecchia di sedici anni. Per questo nelle ultime tre settimane lei aveva rifiutato il suo anello. Come poteva legarsi a un ragazzo che racchiudeva dentro di sé il Gran Maestro?
Eppure, più Sophie lo studiava e meno riusciva a vedere il Gran Maestro. A chiedere la sua mano era un giovanotto dall’aspetto fresco e delicato, con zigomi scolpiti e labbra piene – più bello di un principe, più potente di un principe e, al contrario del ben noto Principe, questo ragazzo era suo.
Arrossì di rabbia, ricordandosi quanto fosse sola in quel mondo. Tutti gli altri l’avevano abbandonata. Ogni suo disperato tentativo di essere Buona era stato punito con il tradimento. Non aveva famiglia, amici o futuro. Ormai, quel giovane affascinante che le stava di fronte rappresentava la sua ultima speranza di essere amata. Il panico le serpeggiò rovente nei muscoli e le seccò la gola. Non aveva più altra scelta. Sophie deglutì e fece un passo titubante verso di lui.
“Guardalo. Non è più vecchio di te” si disse per tranquillizzarsi. “È il ragazzo dei tuoi sogni.” Allungò le dita tremanti verso la sua spalla nuda… e improvvisamente si bloccò. “È stata la magia a dargli vita” rifletté, ritraendo la mano dentro la manica. “Ma quanto può durare una magia?”
«Ti stai ponendo la domanda sbagliata» le disse lui con voce dolce. «La magia se ne infischia del tempo.»
Sophie alzò gli occhi. Lui non la guardava, le pupille ancora puntate sul pallido sole che filtrava appena attraverso la nebbia mattutina.
«Da quando puoi sentire i miei pensieri?» gli chiese innervosita.
«Non ho bisogno di sentire i tuoi pensieri per sapere come funziona la mente di un Lettore.»
Avvolta nella cappa nera, Sophie si spostò accanto a lui e avvertì il freddo della sua pelle marmorea. Le tornò in mente la pelle di Tedros, sempre sudata e abbronzata, calda come quella di un orso. Una fitta ardente le attraversò il corpo – rabbia, rimpianto, o una via di mezzo tra i due. Si sforzò di avvicinarsi di più al ragazzo, e con un braccio gli sfiorò il petto pallido.
Lui mantenne gli occhi fissi davanti a sé.
«Cosa c’è?» gli chiese Sophie.
«Il sole» le rispose, guardando l’astro tremolare nella foschia. «Ogni giorno sorge più debole del mattino precedente.»
«Se tu avessi anche il potere di far splendere il sole, ogni giorno sarebbe una festa» mormorò Sophie.
Lui le lanciò uno sguardo irritato. Sophie s’irrigidì, ricordando che, a differenza della sua ex migliore amica Buona, il suo nuovo spasimante non era né Buono né amichevole. Tornò svelta a scrutare oltre la finestra, rabbrividendo nella brezza gelata. «Oh, santo cielo, d’inverno il sole diventa sempre fioco. Non ci vuole certo uno stregone per saperlo.»
«Magari ci vuole un Lettore per spiegarlo» replicò lui, accostandosi al candido tavolo di pietra posto in un angolo, dove una penna lunga e affilata come uno stiletto, simile a un ferro da maglia, stava sospesa sopra un libro di fiabe spalancato. Sophie guardò il libro e scorse i colori dell’illustrazione sull’ultima pagina: lei stessa che con un bacio ringiovaniva il Gran Maestro mentre la sua migliore amica svaniva, tornando a casa insieme a un principe.
Fine
«Sono passate tre settimane da quando il Narrastorie ha trasformato il Per Sempre dei Buoni nel nostro Mai Più» disse il ragazzo. «Dopo pochi giorni, avrebbe dovuto iniziare a scrivere una nuova storia con l’amore dalla parte del Male. Un amore che distrugge il Bene, fiaba dopo fiaba. Un amore che trasforma la penna nell’arma del Male, anziché nella sua maledizione.» I suoi occhi divennero due fessure. «Invece il Narrastorie riapre il libro che ha appena chiuso e resta lì, sospeso su quel “Fine” come una rappresentazione su cui il sipario non voglia calare.»
Sophie non riusciva a staccare lo sguardo dall’immagine sulla pagina: Agatha e Tedros che svanivano, stretti in un amorevole abbraccio. Le si torse lo stomaco e il viso si fece di fuoco. «Ecco!» sbottò acida: chiuse di scatto la copertina e ficcò il libro, rilegato in rosso ciliegia, accanto al Principe Ranocchio, Cenerentola, Raperonzolo e al resto delle fiabe già terminate dal Narrastorie. Il battito del suo cuore si calmò. «Sipario chiuso.»
Immediatamente il libro rimbalzò giù dallo scaffale e le arrivò in piena faccia, mandandola a sbattere contro la parete, per poi volare sul tavolo di pietra e riaprirsi sull’ultima pagina. Sospeso sul tomo, il Narrastorie brillò di un bagliore ribelle.
«Non sta accadendo per caso» disse il ragazzo, avvicinandosi a Sophie che si massaggiava la guancia dolorante. «Il Narrastorie mantiene vivo il nostro mondo scrivendo nuove fiabe, però al momento non ha alcuna intenzione di staccarsi dalla tua storia. E se la penna non inizia una nuova storia, giorno dopo giorno il sole si spegnerà sempre più, finché la Selva non piomberà nelle tenebre e sarà la Fine per tutti noi.»
Sophie guardò il suo profilo, stagliato nella tenue luminosità. «Ma… ma che cosa sta aspettando?»
Lui si chinò e le sfiorò il collo, le dita gelide sulla pelle color pesca. La ragazza si ritrasse, finendo bloccata contro lo scaffale. Lui sorrise e le si avvicinò di più, oscurando il sole. «Temo non sia convinto che il tuo vero amore sono io» sussurrò. «Nutre dei dubbi sulla tua devozione al Male. Dubita che la tua amica e il suo principe se ne siano andati per sempre.»
Lentamente, la ragazza alzò gli occhi su quell’ombra scura.
«I suoi dubbi sono i tuoi» disse il Gran Maestro, tendendo una mano.
Sophie guardò l’anello d’oro sul palmo liscio e freddo e vi scorse, riflesso, il proprio viso spaventato.
Tre settimane prima, Sophie aveva baciato il Gran Maestro trasformandolo in un ragazzo e aveva rispedito a casa la sua migliore amica. Per un istante, mentre guardava Agatha sparire silenziosamente insieme a Tedros, aveva provato il sollievo della vittoria. L’amica poteva anche averle preferito un principe, ma a Gavaldon i principi non esistevano: Agatha sarebbe morta da ragazza qualunque in compagnia del suo ragazzo qualunque, mentre lei si godeva il suo Lieto Fine lontana, molto lontana. Stretta fra le braccia del suo vero amore, in volo verso la torre argentea che si profilava nel cielo, Sophie si era aspettata di sentirsi felice. Nella sua favola era lei ad aver trionfato, e vincere dovrebbe equivalere a essere felici.
Invece, quando loro due erano atterrati nella cupa sala di pietra, aveva cominciato a tremare. Agatha se n’era andata. La sua migliore amica. La sua anima gemella. E si era portata via il ragazzo con cui Sophie aveva stretto una relazione a poco a poco sempre più intima, sotto diversi aspetti: quando era una femmina e quando era un maschio, quando lui era il suo vero amore e quando era soltanto suo amico. Agatha aveva conquistato Tedros, l’unico ragazzo che Sophie avesse mai conosciuto davvero bene. Tedros aveva conquistato Agatha, l’unica persona di cui Sophie riteneva di non poter fare a meno nella vita. Lei stessa, infine, aveva conquistato un ragazzo bellissimo di cui ignorava tutto tranne la tenebrosa profondità della perfidia. Mentre il Gran Maestro le si avvicinava, giovane come un principe e con un sorriso sfrontato, Sophie aveva capito di aver commesso un errore.
Ma era tardi per tornare indietro. Attraverso la finestra aveva visto languire il bagliore che aveva avviluppato Agatha, e i castelli scurirsi fino a sembrare neri avvoltoi; aveva visto femmine e maschi fronteggiarsi in una guerra feroce, insegnanti che scagliavano incantesimi contro gli allievi e addirittura gli uni contro gli altri… Sbalordita, si era voltata verso il Gran Maestro per trovare il ragazzo dai capelli di brina in ginocchio ai suoi piedi, con l’anello in mano. “Prendilo” le aveva detto “e impedirai due anni di guerra. Niente più Bene contro Male. Niente più Ragazzi contro Ragazze. Al loro posto, solo il Male indiscusso: il Gran Maestro e la sua Regina. Prendi l’anello” le aveva detto quel bellissimo ragazzo. E Sophie avrebbe finalmente potuto avere il suo Lieto Fine.
Non lo aveva fatto.
Il Gran Maestro l’aveva lasciata da sola nella torre, sigillando la finestra per impedirle di scappare. Ogni mattina, quando l’orologio rintoccava le dieci, tornava da lei e le faceva la stessa proposta, il corpo giovane e muscoloso inspiegabilmente abbigliato in fogge sempre diverse – un giorno una camicia con i lacci, il giorno dopo una tunica drappeggiata, oppure un gilè attillato o un collare pieghettato. Anche i capelli bianchi come una nuvola erano acconciati in maniera altrettanto volubile: lisci, arruffati o ricci. E poi le portava dei doni: raffinate vesti costellate di pietre preziose, colorati bouquet floreali, profumi alla lavanda, boccette di creme, saponi ed erbe aromatiche, sempre anticipando il suo desiderio successivo. Ogni volta, però, Sophie scuoteva la testa e lui se ne andava senza una parola, il viso atteggiato a un broncio adolescenziale. Lei restava lì da sola, intrappolata nella camera, in compagnia degli scaffali pieni di favole e del vecchio manto azzurro con la maschera d’argento, che pendevano abbandonati come cimeli da un paio di ganci sulla parete. Tre volte al giorno, non appena si sentiva affamata, il cibo appariva per magia ed era precisamente quello che lei desiderava, servito in porzioni perfette su piatti di osso: verdure al vapore, frutta al vapore, pesce al vapore e, occasionalmente, una scodella di fagioli e pancetta (Sophie non riusciva a togliersi di dosso le voglie del periodo in cui era stata un ragazzo). Quando scendeva la notte, nella stanza si materializzava un letto gigantesco, con lenzuola di velluto rosso sangue e un baldacchino di pizzo bianco. Nei primi tempi Sophie non riusciva a dormire, terrorizzata all’idea che lui potesse sbucare dalle tenebre. Ma il giovane non tornava mai prima della mattina successiva per il silenzioso rituale dell’anello e del rifiuto.
La seconda settimana, lei aveva cominciato a chiedersi cosa ne fosse stato delle due scuole. Il suo rifiuto aveva prolungato la guerra tra maschi e femmine? Era costato qualche vita? Sophie aveva provato a chiedere cosa ne fosse stato dei suoi amici – Hester, Dot, Anadil e Hort – ma il giovane non le dava mai una risposta, come se l’anello fosse il prezzo da pagare per...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. PARTE PRIMA
  4. PARTE SECONDA
  5. PARTE TERZA
  6. Copyright