Quella mattina, al lavoro, il tempo non passava mai, il suo sguardo si era soffermato più volte sulla fotografia che aveva davanti. L’immagine di un uomo che abbracciava una donna da dietro le spalle tenendole stretti i polsi. Dopo qualche minuto cedette all’idea di chiamare Chiara.
«Che ne pensi?»
«È forte» disse la collega.
«Intendo: hai mai avuto un amore così?»
Lo chiese più per rendere giustizia a quell’immagine che per avere una risposta.
Chiara aspettò qualche secondo prima di parlare, tenendo sempre d’occhio la foto che avevano davanti, sul monitor del computer.
«No, credo che queste siano cose che nella vita potrebbero non capitarti mai.»
«Guarda, c’è tutto qui dentro» disse Alice estasiata.
Chiara le diede una pacca sulla spalla
«Dài, c’è Francesco adesso.»
Alice guardò la foto ancora più da vicino, come se volesse entrarci.
Poi si voltò verso Francesco, ricurvo sulla sua scrivania, intento a parlare al telefono con qualcuno.
«Dài, c’è Francesco» scimmiottò sospirando mentre lo osservava.
La sua relazione, ormai consolidata dalla routine di due anni, rendeva felice persino sua madre.
La domenica adesso erano in cinque a mangiare intorno al suo tavolo.
Serena, finalmente, poteva tirare un sospiro di sollievo. Francesco era qualcuno che la faceva stare tranquilla, la consapevolezza che la figlia avrebbe avuto un uomo accanto la rincuorava e le consentiva di vivere le sue giornate in modo più leggero.
«Sai, a volte mi sfuggi» le disse lui qualche sera dopo.
Alice lo fissò, cercando di capire a cosa si riferisse con quelle parole.
«Spesso ho come la sensazione che tu non ci sia davvero, anche se sei qui con me.»
Si sforzò per qualche secondo di entrare in quel piccolo universo, fatto di Francesco e delle sue insicurezze, ma in fin dei conti era semplice comprenderne il significato, il più delle volte era difficile persino per lei trovarsi.
Un sottile dispiacere le increspò le linee del viso. A far fronte a quel piccolo momento di tensione sopraggiunse un’idea, che spezzò il silenzio.
«Facciamo un viaggio?»
Francesco rimase interdetto.
«È da un po’ che ci penso, mi va proprio di visitare un posto nuovo» continuò Alice.
«Ok.»
Era stato tutto ciò che aveva risposto.
Nel preparare le valigie, la settimana dopo, si sentì strana. Aveva cambiato il suo pensiero rispetto a prima, o probabilmente quell’idea così improvvisa del viaggio non l’aveva mai avvertita come realmente sua. Guardò Francesco, con la maglietta ancora in mano e i panni sparsi per tutto il letto.
«Parti tu.»
Lui rimase pietrificato.
«Che vuol dire “parti tu”?»
«Vuol dire che… non lo so, scusa, ma non mi sento più di farlo.»
«Che succede, Alice?»
«Nulla.»
Non sapeva come dirglielo, si sentiva soffocare all’idea.
«Sei tu che volevi fare questo viaggio e adesso ti tiri indietro… perché?»
Alice si lasciò cadere sul materasso, affannata dal respiro corto che le provocava un senso di nausea.
«Scusa, non so cosa mi succede.»
Francesco si sedette sul letto, dandole le spalle.
«Ho la sensazione, ancora più forte, che ti perderò da un momento all’altro, io lo so che non provi quello che provo io, ma voglio restare, non riesco ad andarmene da te.»
Alice avvertì una fitta allo stomaco per quelle parole, il senso di colpa le faceva mancare l’aria più di tutto il resto.
Si tirò su con slancio e abbracciò le sue spalle da dietro, cingendogli il petto.
«Scusa» sussurrò. «Non volevo ferirti.»
Francesco strinse a sé le mani di Alice, forzando un sorriso.
«Facciamo finta che non sia successo nulla, ti va?» disse lei allontanandosi
Francesco si voltò ma non rispose.
«Dài, aiutami» disse Alice tirandogli scherzosamente un paio di pantaloni.
Così, cercando di far finta che quella discussione non fosse mai avvenuta, partirono per la Thailandia.
Una volta usciti dall’aeroporto di Bangkok vennero travolti da un’aria calda e umida.
Dopo il primo giorno di permanenza Alice si convinse che partire era stata la scelta migliore.
Visitarono il mercato galleggiante di Damnoen Saduak, uno stretto e lunghissimo canale costeggiato da case in legno fatiscenti. Il canale era un tumulto di barchette, ognuna vendeva qualcosa di diverso, dal cibo alle spezie, e stoffe coloratissime. Alice respirava forte l’odore di riso appena cucinato dalle donne sulle barchette; rimase affascinata da quello sfavillare di colori nuovi. Nonostante fosse torbida, nei momenti in cui non c’era pericolo di essere urtati dalle altre barche Alice lasciava scorrere la mano nell’acqua per sentirne la frescura, intanto che si riempiva gli occhi di storie nuove. Fu incantata dai ricami di un kimono rosso e dorato.
«Fermati!» disse poggiando la mano bagnata sulla spalla del conducente. Indicando con l’altra la direzione opposta del canale, gli fece capire di voler comprare quel kimono.
Una volta che la barca si fu accostata, saltò su una pedana di legno, e Francesco dietro di lei.
«Cosa fai?» gli chiese voltandosi di scatto.
«Vorrei comprartelo io» rispose Francesco fermando la mano di Alice già dentro la borsa per cercare il portafogli.
«Mettilo stasera» disse porgendole la busta col nuovo acquisto.
Quel pomeriggio, dopo aver visitato il Tempio dell’Alba e quello del Buddha d’oro, si recarono al Jewelery Trade Center, un grattacielo di cinquantasei piani con la più grande esposizione di gioielli e pietre preziose della capitale. Alice pensava di non aver mai visto tante cose luccicare tutte insieme.
Finirono per perdersi.
Francesco era sparito e la folla era così fitta da rendere inutile qualsiasi ricerca, così decise di scendere e aspettarlo all’entrata. La sua attenzione cadde su una bancarella: il signore anziano che la presidiava vendeva delle calamite e dei piccoli animaletti fatti a mano. Alice decise di comprarne qualcuno per ricordo. Mentre porgeva il denaro all’uomo, lui le prese la mano, per guardarne le linee. Alice corrugò la fronte. L’uomo la guardò intensamente, aveva gli occhi scuri, con una lieve aureola chiara che ne delineava l’iride. Disse qualcosa che Alice non capì, ma il tono le suggeriva che dovesse essere qualcosa di molto serio.
Gli chiese in inglese cosa significasse, ma l’uomo non rispose, allora prese un taccuino dalla borsa, strappò un foglio e glielo diede, poi gli porse una penna. L’uomo trascrisse la frase: “Khāwm rạk lœa khwām tāy”. E la sua mano, ruvida e rugosa, le passò il foglio insieme agli acquisti.
Quando fu lontana, chiese con i gesti una sigaretta a uno dei ragazzi fermi nella piazzola. Era da tempo immemore che non fumava, così, dopo i primi due colpi di tosse, la spense, cercando di immaginarsi cosa l’anziano signore avesse voluto dirle.
Quella sera, nonostante fossero esausti per l’intensa giornata, Francesco e Alice andarono a cena in un ristorante tipico sul fiume Chao Phraya. Lei indossava il suo kimono rosso e dorato che un po’ la faceva sentire fuori luogo.
«Sei sicuro che non sembro stupida?» continuava a ripetergli durante la cena. «La gente mi fissa…»
«La gente ti fissa perché sei bellissima.»
Alice arrossì, non glielo aveva mai detto così esplicitamente.
Francesco indossava un abito insolitamente elegante che mascherava la sua magrezza goffa. Non le staccava gli occhi di dosso.
A un certo punto lei ricollegò tutto.
Entrò nel panico.
Si stava abituando a gestire meglio le sue emozioni, gli altri la vedevano più aperta verso il mondo dopo l’incidente, ma, in realtà, quell’io che conosceva così bene era solo in attesa di emergere, di una scintilla che potesse riportarlo in superficie per farlo esplodere.
Qualcosa continuava a dirle che doveva scappare da lì. Invece rimase inchiodata alla sedia per tutta la sera, fin quando non arrivò il momento.
«Vuoi sposarmi?»
Quella scatolina nera sotto il suo naso, il gesto timido di Francesco, i suoi occhi lucidi e le labbra di Alice immobili.
Le scese una lacrima, una goccia che fu fraintesa all’istante, che fece scaturire in Francesco il sorriso più bello che aveva.
Dentro di lei una moltitudine di dubbi e paure. Pur essendo certa che quel momento prima o poi sarebbe arrivato, si trovò nella consapevolezza di non essere pronta. Ma voleva bene a Francesco e si chiedeva quale fosse allora il problema.
Ormai era tardi.
Prendere o lasciare.
Accennò u...