Tredici giorni con John C. e altri racconti
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Tredici giorni con John C. e altri racconti

  1. 126 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Tredici giorni con John C. e altri racconti

Informazioni su questo libro

Amanti appassionate e deluse, mogli invisibili e trascurate, seduttrici dai tacchi alti, casalinghe alla riscossa, ragazze intraprendenti, giovani donne in lotta con il portafoglio, nuore sfinite dalle suocere… Sono queste le protagoniste assolute degli otto incantevoli racconti di questa raccolta.

Otto storie romantiche e piene di humour che parlano al cuore delle donne, scritte con penna felice dall'autrice più amata del momento.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804674788
eBook ISBN
9788852077487

Cogli l’attimo

Litigavano sempre quando andavano a una festa. Perché non riusciva mai a rilassarsi?, la rimproverò Simon mentre metteva in moto l’auto. Difficile farlo visto che erano già in ritardo di mezz’ora, no, non ci riusciva, ribatté lei, ancora intenta a sistemarsi i capelli guardandosi nello specchietto del passeggero.
Forse perché si ritrovava immancabilmente seduta vicino agli invitati più noiosi. (Di tanto in tanto si divertiva a calcolare quanto tempo impiegava un uomo per chiederle di cosa si occupasse; il record attuale era poco meno di due ore.) O forse perché sembrava sempre essere lei l’autista di turno. (La cosa non veniva mai messa in discussione. Alla domanda “Chi guida?”, Simon rispondeva invariabilmente con una scherzosa smorfia di orrore e la confessione di aver già ingollato parecchi drink.) Come se non bastasse, la festa in questione si sarebbe tenuta sotto una tenda, dettaglio che Beth aveva ricordato quindici minuti dopo essere finalmente uscita di casa. Con un paio di scarpe di raso grigio con tacco a spillo.
«Ti sta bene se bevo?» le chiese Simon mentre cercavano posto nel parcheggio ghiaioso. «Ho guidato io l’ultima volta, se ti ricordi.»
Krista Nightingale (Beth aveva sempre avuto il sospetto che si trattasse di un nome inventato) era una life coach, nonché la sua ex vicina di casa. Non esistevano cene ordinarie per lei; i suoi “raduni” si svolgevano in caserme dei pompieri dismesse o in chiese illuminate da candele. Era sempre impegnata a sperimentare nuovi metodi di disintossicazione oppure ad avventurarsi in viaggi gentilmente offerti da ricchi clienti. Simon aveva sollecitato Beth a chiederle come avrebbe potuto fare altrettanto (“Tu sei brava a comandare la gente a bacchetta”), ma Beth non era mai stata portata per le relazioni sociali. Le sembrava un’attività subdola, in un certo senso, un po’ come fare i complimenti a un’amica per la sua borsetta e al tempo stesso cercare di rubarle l’agendina con gli indirizzi.
«Wow» esclamò Simon vedendo la tenda cremisi in perfetto stile maragià che occupava quasi interamente il giardino di Krista. Le aiuole tutt’intorno esplodevano di fiori, spandendo un profumo intenso nella calda aria serale. Dagli alberi pendevano delle lanterne cinesi che diffondevano un tenue bagliore rosso nella luce del tramonto.
«Il pavimento è coperto di stuoie» gemette Beth.
«Oh, andiamo, tesoro. Guarda il lato positivo. L’allestimento è fantastico!»
«Fantastico, sì, a patto che i tacchi non affondino nel terreno come spiedini nella carne.»
«Be’, basta indossare delle scarpe diverse.»
«Il tuo consiglio sarebbe stato utile un’ora fa.»
«Se vuoi ti presto le mie.»
«Spiritoso!»
«Beth! Ti trovo splendida!» Krista la raggiunse caracollando sulle stuoie. Era una di quelle padrone di casa che si muovevano con disinvoltura tra gli invitati, raccogliendo informazioni per poi ridistribuirle in pacchettini adeguatamente calibrati, come una sorta di Robin Hood delle relazioni sociali.
«Sono già arrivati tutti. No, non preoccuparti! Non preoccuparti!» Fece un cenno, rassicurando Beth che si scusava per il ritardo. Beth notò la sua fronte perfettamente levigata e si domandò se fosse merito del botox. «La cena verrà servita più tardi, comunque. Prego, accomodatevi. Intanto vi porto un aperitivo.»
«Ci serviamo noi, dimmi solo dov’è il bar. È tutto bellissimo qui, Krista, complimenti.» Simon la baciò sulla guancia e scomparve. Sarebbe rimasto al buffet per una buona mezz’ora, pensò Beth. A piluccare stuzzichini.
E ad aspettare che sua moglie smaltisse il cattivo umore.
Krista la accompagnò sotto la tenda. «Conosci i Chisholm, vero? E i McCarthy? Mmh. Oh, guarda chi c’è» disse. «Lascia che ti presenti Ben. Lavora nel tuo stesso campo.»
Ed eccolo là, in piedi davanti a lei, che le tendeva lentamente la mano.
«In realtà» disse lui mentre a Beth si seccava la gola «ci conosciamo già.»
Beth lanciò un’occhiata verso suo marito, impegnato a sgranocchiare il Bombay Mix. «Sì.» Guardò Krista e deglutì, recuperando il sorriso. «Noi... lavoravamo insieme.»
«Oh, davvero? Che coincidenza!» esclamò l’amica, piacevolmente sorpresa. «Che cosa facevate?»
«Creavamo brochure pubblicitarie. Io scrivevo i testi e Ben si occupava delle immagini.»
«Finché Beth non se n’è andata.»
«Già. Finché non me ne sono andata.»
Si fissarono per un lungo istante. Non era cambiato affatto, pensò Beth, anzi no – era migliorato, maledizione – e poi, d’un tratto, si accorse della donna con i capelli ramati che le stava sorridendo.
Ben abbassò lo sguardo per un attimo. «E questa è mia moglie, Lisa.»
«Congratulazioni.» Beth sfoderò prontamente un sorriso di circostanza. «Quando vi siete sposati?»
«Diciotto mesi fa.»
«Avete fatto presto. Voglio dire... quando lavoravamo insieme non eri sposato.»
«È stato un colpo di fulmine, vero, tesoro?» La donna fece scivolare il braccio sulla spalla del marito, e Beth notò una sottile affermazione di possesso nel modo in cui la mano indugiava sul colletto della giacca.
Ben annuì. «E tuo marito? Sei...»
«Sono cosa? Ancora sposata?» disse Beth con un tono più brusco del dovuto, poi abbozzò una risatina, tentando di far passare la sua risposta per una battuta.
«... qui con lui?»
Beth riacquistò il controllo di sé. «Sì. Sì, certo! È laggiù, vicino al tavolo degli aperitivi.»
Lo sguardo di Ben si soffermò su suo marito un istante di troppo, soppesandolo. «Credo di non averlo mai incontrato.»
«No, penso di no.»
Beth avvertì la mano di Krista sulla schiena. «Fra due minuti ci mettiamo a tavola. Volete scusarmi? Vado a vedere come procedono le pakoras. Beth, tu non sei vegana, vero? Sono sicura che qualcuno mi ha detto di essere vegano, perché abbiamo del tofu al curry.»
«È stato un piacere rivederti, Beth.» Ben le stava già voltando le spalle.
«Anche per me.» Lei mantenne il sorriso sulle labbra finché non raggiunse Simon dall’altra parte della sala.
«Ho mal di testa.»
Simon si buttò un’arachide in bocca. «Come sarebbe a dire? Non mi sono nemmeno tolto i pantaloni!»
«Molto divertente. Dobbiamo proprio restare? Preferirei andare a casa» disse Beth guardandosi intorno nella tenda affollata. Mentre scendeva la notte, il profumo delle rose e dell’erba appena tagliata si mescolava a quello delle spezie indiane. In un angolo, un uomo seduto a gambe incrociate su un cuscino pizzicava un vecchio sitar ricavandone note inebrianti. Gli inglesi non erano fatti per stare seduti per terra, pensò Beth distrattamente. Non erano abbastanza elastici. Dall’altra parte della stanza un tizio si stava avvolgendo un tovagliolo intorno alla testa in una pallida imitazione di un turbante, e lei avvertì un brivido di imbarazzo per lui.
«Ho davvero mal di testa.»
Simon lasciò che il cameriere gli riempisse di nuovo il bicchiere. «È solo stanchezza. Non possiamo andarcene prima ancora di sederci a tavola.» Le diede una strizzatina sul braccio rivolgendole uno sguardo interrogativo. «Resisti un paio d’ore. Ti sentirai meglio dopo aver mangiato qualcosa, vedrai.»
C’era un posto libero alla sua sinistra. Non appena lesse il nome scritto con cura sul segnaposto, capì che non c’era modo di evitarlo.
«Oh» fece lui quando la vide.
«Già. Sei fortunato.»
«Siamo fortunati entrambi.»
Perché aveva accettato di andare a quella festa? Avrebbe potuto trovare almeno ottantanove scuse per declinare l’invito, per esempio il fatto che aveva una patologia rara da cercare su Google, o magari una copertina da confezionare all’uncinetto con il pelo del gatto. Ma come aveva fatto a finire a pochi centimetri da quest’uomo, un uomo che neanche due anni prima aveva stravolto la sua vita?
L’uomo che l’aveva trasformata da moglie invisibile e trascurata a dea del sesso. Una civetta intrigante. Un’adultera.
Si voltò con decisione verso il tizio florido seduto alla sua destra. «Allora» esordì «di cosa si occupa? Mi dica tutto di lei. Tutto!»
Ancora prima di finire gli antipasti, Beth sapeva tutto quello che avrebbe mai avuto bisogno di sapere sui metodi di impermeabilizzazione, sul cemento modificato con polimeri e sulle infiltrazioni di umidità. Non che avesse recepito molto di ciò che aveva detto il suo interlocutore; tutti i suoi sensi erano concentrati su Ben alla sua sinistra, su Ben che rideva e chiacchierava con la donna seduta accanto a lui.
Ma a un certo punto, dopo una serie di complesse osservazioni su intercapedini e membrane ultrafiltranti, Henry il Consulente Antiumidità se ne andò finalmente a fumare una sigaretta in giardino e così rimasero solo loro due, confinati quasi all’estremità del tavolo.
Restarono in silenzio per qualche istante, fissando le decorazioni floreali.
«Bella festa.»
«Già.»
«Ti trovo bene.»
«Grazie.» Beth si pentì di non aver indossato il vestito rosso. Perché non si era messa il vestito rosso?
«Stai lavorando?»
«Sì, in una piccola società di marketing in città. E tu?»
«Sempre alla Farnsworth.»
«Ah.»
Ripiombarono nel silenzio mentre una giovanissima cameriera un po’ impacciata posò sul tavolo dei piatti puliti.
Beth si versò da bere. «Congratulazioni. Per il matrimonio, intendo.»
«Grazie. È stato inaspettato.»
«Lo fai sembrare un incidente.» ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Tredici giorni con John C. e altri racconti
  4. Tra un tweet e l’altro
  5. Amore nel pomeriggio
  6. Cogli l’attimo
  7. I sandali di coccodrillo
  8. Mani in alto!
  9. Il cappotto dell’anno scorso
  10. Tredici giorni con John C.
  11. Regali di Natale
  12. Copyright