Libro della creazione
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Libro della creazione

  1. 408 pagine
  2. Italian
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Libro della creazione

Informazioni su questo libro

«Per chi vuole capire il libro della Genesi, non vi è ostacolo maggiore della fede religiosa così come la si intende in Occidente. Nell'ebraismo e nel cristianesimo si crede che molte cose scritte nella Genesi siano incomprensibili e che vada bene così. Ma si crede che vada bene così solo perché in questo libro sacro appare incomprensibile ciò che contrasta con le grandi religioni occidentali; e se lo si capisse, porrebbe troppi problemi ai fedeli.» Per comprendere il prezioso messaggio della Bibbia occorre ampliare i nostri orizzonti. È quello che fa Igor Sibaldi che in questo libro traduce e narra in modo nuovo, e con estrema precisione, la storia della Genesi: le dinamiche della Creazione, come Mosè scoprì il suo Dio, i potenti rituali iniziatici che furono la costruzione dell'arca e il Diluvio. Ci svela così una sapienza antichissima che contiene intuizioni sorprendenti sulla psiche, sulla materia e sull'energetica, confermate dalla scienza più attuale.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804672852
eBook ISBN
9788852077531
Parte prima

PROLOGO

Il cono d’ombra

Fede

Per chi vuole capire il libro della Genesi, non vi è ostacolo maggiore della fede religiosa così come la si intende in Occidente.
Nelle grandi religioni occidentali è un po’ diverso che nel resto del mondo: altrove, credere significa ritenere vere cose che appaiono meravigliose; nell’ebraismo e nel cristianesimo, si crede che molte cose scritte nella Genesi siano incomprensibili e che vada bene così. Ma si crede che vada bene così solo perché in questo libro sacro appare incomprensibile ciò che contrasta con le grandi religioni occidentali; e se lo si capisse, porrebbe troppi problemi ai fedeli.
Nelle nostre grandi religioni, per esempio, i fedeli imparano a sentirsi protetti e guidati da un Dio unico, benevolo, onnipotente e onnisciente. Nella Genesi invece hanno la meglio il Serpente, Caino, il Diluvio; inoltre Dio è spesso nervoso, aggressivo, e a un certo punto fa questo allarmante discorso:
Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi per la conoscenza del bene e del male. Ora bisogna che non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, e ne mangi: altrimenti vivrà per sempre!1
Dio parla così perché in quel momento è terribilmente irritato: due esserini creati da poco – Adamo ed Eva – sono riusciti a rubargli della frutta a cui lui teneva, e non sa darsi pace. Le sue parole stridono sia con la bontà, sia con l’onniscienza divina, sia soprattutto con il monoteismo, dato che Dio qui dice: «uno di noi». E perciò appaiono incomprensibili. Nessuno nelle nostre grandi religioni sa spiegare chi siano quei «noi» di cui parla Dio qui. Nessuno sa dare una spiegazione coerente di quel furto di frutta: i più sostengono che si tratti di un’allusione a un atto sessuale – che cioè Adamo ed Eva, rimasti soli in giardino, avrebbero assaggiato qualcosa non di un frutto, ma di se stessi. Ma allora non si capisce come mai Dio si infuriò, dato che poco prima li aveva esortati a prolificare.
Crescete e moltiplicatevi,2
aveva detto. Quei due dovevano pur cominciare: che male c’era?
Credere, nelle nostre grandi religioni, significa non far caso a queste contraddizioni. E chi ci fa caso e domanda chiarimenti si sente rispondere che la Genesi è un libro molto difficile; e che sicuramente gli esperti lo sanno spiegare, ma che le loro spiegazioni sono anch’esse difficilissime.
Ma non è vero. La Genesi è difficile solo perché gli esperti non riescono a spiegarla e i traduttori non riescono a tradurla bene. E non ci riescono perché da molto tempo non lo si fa più, perché si è abituati a credere, invece che a voler sapere.
Mille anni fa un audace teologo, Anselmo di Bec, ebbe da ridire in proposito:
Negligenza sarebbe da parte nostra se, dopo essere divenuti saldi nella fede, non ci impegnassimo a comprendere le cose in cui crediamo.3
Anselmo, che fu arcivescovo di Canterbury, quattro secoli dopo la sua morte venne fatto santo. Ma quel suo ammonimento sulla negligenza non ha avuto seguito. La fede intesa come non-voler sapere è rimasta intatta fino a oggi.
Questa fede dà emozioni belle e facili – così come ne darebbe a me un amico che, il prossimo inverno, passasse a dirmi che nevica a venti metri da casa mia, ma non davanti alle mie finestre. L’idea di una simile nevicata mi sorprenderebbe, e il senso di sorpresa mi piacerebbe talmente, che preferirei domandarmi se credergli o no, invece di andare subito a vedere. Allo stesso modo, in Occidente, si preferisce credere o non credere che Dio ha creato il mondo in alcuni giorni, piuttosto che andare a vedere nella Genesi che cosa significhino le parole «Dio», «creare», «mondo» e «giorni».
Così, invece di Anselmo – che era il tipo d’uomo a cui importa se nevica o no – in Occidente ha prevalso la categoria di fedeli e di teologi che preferiscono restare a casa. Come scrisse Blaise Pascal:
Ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini dipende da una cosa soltanto: dal non sapersene restare tranquilli in una stanza.4
La fede occidentale lo prese in parola. Ma è davvero una condizione di non-infelicità?

Scienza

La fede, intesa come non-voler sapere, produce letteratura teologica e mistica da tremila anni e più. Ha prodotto purtroppo anche insanabili conflitti religiosi, poiché su ciò che si sa o che si vuole capire è facile andare d’accordo, oppure discutere in modo utile, mentre su ciò che si crede è facilissimo litigare invano.
La fede, che nelle grandi religioni si oppone alla Genesi, ha prodotto inoltre una specie di contagio nell’ambito che solitamente si ritiene più lontano dalla religiosità: nella scienza. Anche gli scienziati e gli appassionati di scienza si accontentano infatti di non sapere che cosa sia scritto nella Genesi, e credono a ciò che ne sentono dire. Così, per esempio, a tutti gli appassionati di scienza è caro quel luogo comune secondo cui la Genesi escluderebbe la teoria dell’evoluzione. In realtà la Genesi non parla d’altro per diversi capitoli – i primi nove. Sono bensì le nostre grandi religioni a escludere quella teoria, e possono addurre la Genesi a loro sostegno soltanto perché nessuno si prende la briga di verificare.
Al tempo stesso, varie scienze attuali si lasciano influenzare – senza accorgersene – da ciò che le grandi religioni dicono della Genesi, ma che nella Genesi non c’è.
Per esempio, in biologia e in etologia si dà per scontato che la specie umana sia la più evoluta del pianeta.5 Non è un’ipotesi scientifica né un dato di fatto: è solo un preconcetto che la scienza prende dalle nostre grandi religioni, e che le fa costruire l’idea di evoluzione in modo da confermarlo (in realtà la specie umana è attualmente molto dannosa per l’ambiente, e dunque ben poco evoluta). Le nostre grandi religioni, a loro volta, danno per scontato che l’idea di una superiorità umana su tutti gli altri viventi si troverebbe nella Genesi. Ma, come vedremo, la Genesi la intende in tutt’altro modo.
Oppure, un caposaldo dell’astrofisica è che l’universo materiale debba per forza aver avuto un inizio. È una pura ipotesi teorica, indimostrabile, eppure ipnotizza a tal punto da far escludere altre possibilità – per esempio, che il nostro modo di percepire il tempo e lo spazio abbia avuto un inizio, ma l’universo materiale no. Anche questa idea deriva direttamente dalle nostre grandi religioni, che affermano di averla tratta dalla Genesi. Tuttavia, come avremo modo di spiegare, la Genesi non dice nulla del genere.
Abbiamo dunque la seguente situazione.
La Genesi non viene letta, non ci si riesce, e si crede che dica alcune cose che non dice; queste cose sono considerate fondamentali dalle nostre religioni e influenzano le scienze.
Al contempo, si crede che la Genesi non dica alcune cose che invece dice (per esempio, che la specie umana ha un’evoluzione ben precisa): ma queste cose non corrispondono a ciò che sostengono le nostre religioni, e quando le scienze dicono quelle stesse cose, ritengono di sostenere posizioni incompatibili con la Genesi.
Ne consegue che sia alle religioni, sia alle scienze preme di far stare zitta la Genesi. Le une e le altre esprimono una medesima mentalità, a cui quell’antico libro è antipatico, e gli oppongono ognuna a suo modo – ma come di comune accordo – una barriera di fede, cioè una determinazione a non saperne nulla di preciso.

Filosofia

Qualche indicazione per comprendere la mentalità che ha escluso la Genesi ci viene – sia pure indirettamente – dalla storia della cosiddetta filosofia occidentale, e in particolar modo dalla ragione per cui tale filosofia si chiama così.
È un interrogativo che sfiora la mente di molti, nelle scuole superiori: a ovest di quale punto preciso si trova questa filosofia? Ma è un interrogativo che non riceve risposta chiara né alle superiori, né in seguito. Le storie della filosofia sembrano dare per scontato che quel punto da cui si estese il nostro ovest filosofico fosse, nel mondo antico, da qualche parte in Grecia, o al massimo nelle colonie greche dell’Asia Minore, ma non spiegano perché.
Lo si direbbe anche questo un non-voler sapere, una fede. Si deve cioè credere nell’esistenza della filosofia occidentale senza capirne il motivo, e benché sia una contraddizione: i pensieri non sono piantagioni, le idee hanno sempre viaggiato. Ma se si tratta di un non-voler sapere, l’espressione «filosofia occidentale» diventa innanzitutto una negazione: la costruzione di una barriera misteriosa – da qualche parte in Grecia – oltre la quale non si vuole guardare.
Come mai? Che cosa c’era là?
Non coste selvagge, o lande desolate, bensì la transitatissima area orientale del Mediterraneo, che non separava ma univa l’attuale Europa a ciò che si trovava a est e soprattutto a sud-est. E ciò che l’Occidente ha deciso di escludere dalla propria storia della filosofia è appunto in quella direzione: in Egitto, in Palestina e oltre. Perché, per quale necessità il Pensiero di quel che poi divenne Europa volle tagliare fuori quell’interessantissima parte del mondo, in cui tra le altre cose venne scritta anche la Genesi?

Civiltà

La si direbbe una questione di civiltà.
Le civiltà – cioè quei grandi organismi etnico-politico-socio-religiosi che si dividono la superficie del pianeta – sono notoriam...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Nota dell’Autore
  4. Parte prima. PROLOGO
  5. Parte seconda. LA CREAZIONE
  6. I PRIMI SETTE GIORNI
  7. ‘EDEN
  8. LE DUE STIRPI
  9. IL DILUVIO
  10. L’INIZIAZIONE
  11. KANA‘AN
  12. Note
  13. Copyright