
- 406 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Il Trono di Ghiaccio - Prequel. La lama dell'assassina
Informazioni su questo libro
Celaena Sardothien è la più micidiale sicaria del regno. Lavora per la Gilda degli Assassini, ma in realtà non obbedisce a nessuno e non si fida di nessuno. Inviata in una serie di missioni nei luoghi più pericolosi, dalle Isole Morte al Deserto Rosso, Celaena inizia ad agire senza rispettare gli ordini del capo della Gilda. Ma dovrà rischiare tutto per rimanere viva...
Il prequel dell'amatissima saga del "Trono di ghiaccio": cinque nuove avventure raccolte per la prima volta in volume con il racconto inedito "L'Assassina e la Guaritrice".
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Informazioni
Print ISBN
9788804674108eBook ISBN
9788852077074L’ASSASSINA E L’IMPERO
Per Alex, Susan, Amie, Kat e Jane,
per avermi accompagnato in questo viaggio
dalla Baia del Teschio a Endovier
Dopo
Rannicchiata in un angolo del carro prigionieri, Celaena Sardothien osservava il gioco di luci e ombre sulla parete. Era come se gli alberi, che stavano iniziando a colorarsi delle intense tonalità autunnali, la scrutassero da dietro le sbarre della finestrella.
Appoggiò la testa al pannello di legno ammuffito e restò ad ascoltare il cigolio delle ruote, il tintinnio delle catene che aveva ai polsi e alle caviglie, il chiacchiericcio e le risate sporadiche delle guardie che ormai da due giorni stavano scortando il carro lungo il tragitto.
Ma benché fosse vigile e presente a se stessa, le sembrava che ogni suono fosse coperto da un silenzio assordante che l’avvolgeva come un mantello e non faceva filtrare nulla. Sapeva di avere fame e sete, e di avere le dita intorpidite dal freddo, ma non riusciva a percepire davvero queste sensazioni.
Il carro prese una buca e Celaena si ritrovò sballottata così violentemente da sbattere la testa contro la parete. Persino quel dolore sembrava distante.
Le piccole macchie di luce sui pannelli danzavano come fiocchi di neve.
Come particelle di cenere.
La cenere di un mondo distrutto dalle fiamme, le cui rovine la circondavano. Sentiva il sapore di quel mondo annientato sulle labbra screpolate, le si posava sulla lingua impastata.
Preferiva il silenzio. Nel silenzio era impossibile udire la domanda peggiore di tutte: era stata lei la causa di quella sciagura?
Il carro passò sotto una fitta coltre di alberi che oscurò la luce. Per un istante, il silenzio si ritirò abbastanza perché quella domanda le si insinuasse nella testa, nella pelle, nel respiro e nelle ossa.
E nell’oscurità, ricordò.
1
Undici giorni prima
Celaena Sardothien aspettava questa notte da un anno. Seduta sulla balconata di legno nella cupola dorata del Teatro Reale, inspirò la musica che si levava dall’orchestra molto più in basso. Con le gambe che penzolavano dalla ringhiera, si sporse in avanti per appoggiare la guancia sulle braccia piegate.
I musicisti sedevano in semicerchio sul palco. Riempivano il teatro di un suono talmente meraviglioso che ogni tanto Celaena dimenticava di respirare. Aveva assistito all’esecuzione di quella sinfonia quattro volte negli ultimi quattro anni, sempre in compagnia di Arobynn. Era diventata la loro tradizione autunnale.
Pur sapendo che non era opportuno, lasciò che lo sguardo vagasse verso il palco privato che, fino a un mese prima, era stato il suo.
Il fatto che ora Arobynn Hamel fosse seduto lì con Lysandra al fianco era una ripicca o semplice ottusità? Arobynn sapeva cosa significava per Celaena quella serata, con quanta trepidazione l’attendesse ogni anno. E anche se stavolta Celaena non aveva voluto andarci con lui, e neppure intendeva spartire ancora qualcosa con lui, quella sera Arobynn aveva portato Lysandra, come se quella particolare serata, per lui, non significasse niente.
Persino da lassù riusciva a vedere il Re degli Assassini che teneva per mano la giovane cortigiana, la gamba a contatto con le gonne del suo abito da sera rosa. A distanza di un mese da quando Arobynn si era aggiudicato all’asta la verginità di Lysandra, l’impressione era che lei stesse ancora monopolizzando il suo tempo. Celaena non si sarebbe stupita se avesse scoperto che Arobynn aveva escogitato qualcosa con la maîtresse di Lysandra per tenere con sé la ragazza fin quando non si fosse stancato di lei.
Comunque non sapeva se compatirla, per questo.
Tornò a concentrarsi sul palco. Non era sicura del motivo che l’aveva spinta lì, né perché avesse mentito a Sam dicendo che aveva altri programmi e non poteva incontrarlo per cena alla loro taverna preferita.
Nell’ultimo mese non aveva visto Arobynn, né gli aveva parlato, e neppure aveva desiderato farlo. Ma questa era la sua sinfonia preferita, quella musica era così soave che, per colmare l’anno di attesa prima di ogni esecuzione, aveva imparato a suonarne una buona parte al pianoforte.
Si concluse il terzo movimento e un applauso fragoroso echeggiò per tutto lo scintillante arco della cupola. L’orchestra attese che il battito delle mani si acquietasse prima di attaccare con l’Allegro gioioso che conduceva al finale.
Se non altro lassù non doveva preoccuparsi di mettersi in ghingheri e di fingere di socializzare con la gente ingioiellata sottostante. Si era intrufolata senza difficoltà dal tetto e mai nessuno aveva alzato gli occhi, né visto la figura vestita di nero seduta alla ringhiera, seminascosta dai lampadari di cristallo.
Lassù poteva fare ciò che voleva. Poteva appoggiare la testa sulle braccia, dondolare le gambe a tempo con la musica o persino alzarsi a ballare, se lo avesse voluto. Perciò, che importanza aveva non potersi più sedere in quell’amato palco con i sedili in velluto e il parapetto in legno lucido?
La musica si propagava nel teatro e ogni nota era più cristallina di quella precedente.
Aveva saldato il debito suo e di Sam, e se n’era andata. Aveva abbandonato la vita da protetta di Arobynn. Era stata una sua decisione, una decisione di cui non si era pentita, non dopo che Arobynn l’aveva tradita in modo talmente ignobile. L’aveva umiliata e le aveva mentito, e aveva usato il denaro del suo riscatto per aggiudicarsi Lysandra all’asta e indispettirla.
Anche se continuava a ritenersi l’Assassina di Adarlan, una parte di lei si domandava per quanto tempo ancora Arobynn le avrebbe permesso di mantenere il titolo prima di nominare qualcun altro suo successore. Ma nessuno poteva davvero prendere il suo posto. Che appartenesse o meno ad Arobynn, lei era ancora la migliore. Lo sarebbe sempre stata.
Non era forse vero?
Sbatté le palpebre, consapevole di aver interrotto in qualche modo l’ascolto della musica. Avrebbe dovuto spostarsi e andare dove i lampadari le nascondevano la vista di Arobynn e Lysandra. Si alzò, l’osso sacro indolenzito dopo essere rimasta seduta sul legno.
Fece un passo, le assi del pavimento che si incurvavano sotto gli stivali neri, ma poi si fermò. Benché la musica fosse proprio come la ricordava, con ogni nota suonata alla perfezione, ora le sembrava diversa, distante. Benché sapesse suonarla a memoria, d’un tratto fu come se non l’avesse mai sentita prima, come se anche il suo stesso battito si fosse sconnesso dal resto del mondo.
Abbassò di nuovo lo sguardo verso il palco che conosceva bene, dove Arobynn faceva penzolare un braccio lungo ed elegante dallo schienale della poltroncina di Lysandra. Un tempo era stata la sua poltroncina.
Ne era valsa la pena, però. Lei era libera, Sam era libero. Fare a meno di quei lussi era un piccolo prezzo da pagare in confronto alla vita che la attendeva, una vita in cui Arobynn non poteva più comandarla a bacchetta.
Con un crescendo di fervore, la musica raggiunse il suo acme, trasformandosi in un turbine sonoro che Celaena attraversò diretta alla piccola porta che conduceva sul tetto.
La musica ruggiva, ogni nota le fremeva sulla pelle. Tirò il cappuccio sulla testa mentre scivolava fuori dalla porta e s’infilava nella notte.
Erano quasi le undici quando Celaena aprì la porta del suo appartamento, inspirando il profumo ormai familiare di casa. Aveva passato buona parte dell’ultimo mese ad arredare lo spazioso alloggio che ora divideva con Sam, al piano più alto di un magazzino situato nella zona dei bassifondi.
Sam si era offerto più e più volte di pagare metà dell’appartamento, ma lei si era sempre rifiutata. Non tanto perché non volesse i suoi soldi – e davvero non li voleva – ma piuttosto perché, per la prima volta, aveva un posto suo. E sebbene Sam le fosse molto caro, voleva che tutto restasse così.
Entrò e abbracciò con lo sguardo l’ampia stanza pronta ad accoglierla: a sinistra, uno splendido tavolo da pranzo in quercia, abbastanza grande da poterci sistemare intorno otto sedie imbottite; a destra, un enorme divano rosso, due poltrone e un tavolino basso davanti al caminetto annerito.
Il fatto che fosse spento significava che Sam non era in casa.
Avrebbe potuto andare nella stanza adiacente, la cucina, e divorare la mezza crostata ai frutti di bosco che Sam non aveva finito a pranzo. Avrebbe potuto togliersi con un calcio gli stivali e stendersi davanti a una delle finestre a tutta parete per osservare la meravigliosa vista notturna della città. Avrebbe potuto fare un’infinità di cose. Ma poi scorse il biglietto sul tavolino accanto alla porta d’ingresso.
Sono uscito, c’era scritto nella calligrafia di Sam. Non aspettarmi alzata.
Celaena accartocciò il foglietto. Sapeva esattamente dov’era andato. E anche perché non voleva che lo aspettasse.
Perché, se fosse rimasta sveglia, avrebbe visto il sangue e i lividi che di sicuro avrebbe avuto addosso al suo barcollante ritorno.
Celaena imprecò con rabbia e gettò il biglietto appallottolato a terra, poi uscì decisa dall’appartamento sbattendosi la porta alle spalle.
Se c’era un posto a Rifthold dove era sempre possibile trovare la feccia della capitale, quello era la Cripta.
In una strada relativamente tranquilla dei bassifondi, Celaena mostrò il denaro ai brutti ceffi di guardia alla porta di ferro ed entrò nell’arena dei divertimenti. Fu assalita quasi subito dal caldo e da un odore acre, ma riuscì a mantenere intatta la maschera di calma e indifferenza che aveva deciso di indossare mentre scendeva in un labirinto di stanze sotterranee. Guardò giù verso la folla che brulicava intorno alla fossa dei combattimenti e capì all’istante chi era l’oggetto di tanto clamore.
Scese le scale con aria spavalda, le mani pronte a sfoderare le spade o i pugnali legati alla cintura bassa sui fianchi. La maggior parte delle persone avrebbe portato anche più armi, alla Cripta, ma Celaena conosceva bene quel luogo e le minacce della sua solita clientela, e sapeva di poter badare perfettamente a se stessa. Tuttavia mantenne il cappuccio sulla testa, nascondendo buona parte del viso. Essere una donna giovane in un posto del genere aveva i suoi inconvenienti, soprattutto perché un discreto numero di uomini andava lì per l’altro genere di intrattenimento che la Cripta era in grado di offrire.
Quando giunse ai piedi della scala fu investita in pieno da un fetore di corpi non lavati, di birra stantia e di chissà quale altra schifezza. Bastò a farle montare le nausea, e ringraziò di non avere niente nello stomaco.
Scivolò tra la folla accalcata intorno alla fossa principale, cercando di non far caso alle stanze aperte su entrambi i lati dei recinti, alle ragazze e alle donne che non avevano la fortuna di essere messe in vendita nei bordelli di lusso come era successo a Lysandra. A volte, quando era di umore particolarmente depresso, Celaen...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- La lama dell’Assassina
- L’ASSASSINA E IL SIGNORE DEI PIRATI
- L’ASSASSINA E LA GUARITRICE
- L’ASSASSINA E IL DESERTO
- L’ASSASSINA E IL MALE
- L’ASSASSINA E L’IMPERO
- Ringraziamenti
- Copyright