Il Cavaliere dei Sette Regni (edizione illustrata)
  1. 396 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

NUOVA EDIZIONE ILLUSTRATA CON 160 TAVOLE ORIGINALI DI GARY GIANNI.

Westeros, novant'anni prima degli avvenimenti narrati nelle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco". Qui si muovono due nuovi grandi personaggi del pantheon di George R.R. Martin: Dunk, noto anche come ser Duncan, cavaliere errante poco avvezzo agli intrighi di corte ma abile nella lotta e nobile di cuore, e il suo giovane scudiero Egg, un soprannome dietro cui si nasconde, all'insaputa del mondo, Aegon Targaryen, principe della Casa dei Draghi e destinato un giorno a sedersi sul Trono di Spade.

Alla morte del cavaliere di cui era scudiero, Dunk decide di prenderne le insegne e partecipare a un grande torneo che si svolgerà al Campo di Ashford. Sulla strada, in una locanda, incontra un ragazzino che afferma di essere orfano. Dopo un primo rifiuto, Dunk accetta di farne il suo scudiero: è il primo momento del sodalizio di una straordinaria coppia di eroi. Dal giudizio dei sette (una competizione in cui due gruppi di sette cavalieri si sfidano senza esclusione di colpi), passando per una storia di intrighi e tradimenti sull'Altopiano, fino alla misteriosa sparizione di un uovo di drago, Dunk ed Egg affrontano incredibili avventure attraversando i Sette Regni di Westeros dall'uno all'altro dei punti cardinali.

Le loro gesta hanno luogo in un mondo più sereno rispetto a quello descritto nelle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", un mondo sfarzoso fatto di tornei, donne e cavalieri, in cui non mancano complotti e macchinazioni ma in cui c'è posto anche per un innocente eroismo. Eppure dietro lo splendore si mettono già in moto gli eventi che porteranno alla guerra e alla distruzione.

Il Cavaliere dei Sette Regni è un libro che si legge indipendentemente dalla saga, ma che al tempo stesso è a lei indissolubilmente legato, come un imperdibile prequel. Gli appassionati non mancheranno di trovare numerosi riferimenti (tra cui un cameo dell'infido Walder Frey bambino) che illumineranno le pagine già note delle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco". Un nuovo meraviglioso tassello nel grandissimo affresco epico costruito da George R.R. Martin, maestro indiscusso del fantasy contemporaneo.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804670612
eBook ISBN
9788852076688

IL CAVALIERE MISTERIOSO

Cadeva una leggera pioggia estiva quando Dunk ed Egg lasciarono Tempio di Pietra.
Dunk cavalcava Tuono, il suo vecchio destriero. Accanto a lui, Egg, sul focoso giovane palafreno chiamato Pioggia, conduceva per la cavezza Maestro, il loro mulo. Sul dorso di Maestro erano ammassati l’armatura di Dunk, i libri di Egg, le coperte arrotolate, la tenda, il vestiario, alcune grosse fette di duro manzo salato, mezza botte di idromele e due otri d’acqua. Il vecchio cappello di paglia di Egg, floscio e a tesa larga, riparava dalla pioggia la testa di Maestro. Il giovane Egg vi aveva praticato due fori per le orecchie e si era messo un cappello di paglia nuovo. A parte i fori, a Dunk i due cappelli parevano uguali.
Avvicinandosi alla porta della città, Egg trattenne bruscamente il cavallo. In alto sull’ingresso, impalata su un rostro di ferro, c’era la testa di un traditore. Sembrava messa lì di recente, con la carne ancora rosea. I corvi però avevano già banchettato. Le labbra e le guance del morto erano lacerate e strappate. Gli occhi erano due buchi scuri che colavano lente lacrime rosse, e gocce di pioggia si mescolavano al sangue rappreso. La bocca era spalancata, quasi ad arringare i viandanti che varcavano la porta.
Dunk aveva visto molti spettacoli del genere. «Quando ero ragazzo ad Approdo del Re» disse a Egg «una volta ho rubato una testa impalata.»
In realtà, era stato Furetto ad arrampicarsi sul muro e rubare la testa, Rafe e Ciccione avevano detto che non ne avrebbero mai avuto il coraggio. Ma quando le guardie erano arrivate di corsa, Furetto l’aveva lasciata cadere e Dunk era corso a raccoglierla.
«Era di un lord ribelle o di un cavaliere predone. O forse solo di un comune assassino. Una testa è una testa. Dopo qualche giorno d’impalatura, si assomigliano tutte.»
Dunk e i suoi tre amici avevano usato la testa per terrorizzare le ragazze del Fondo delle Pulci. Le avevano inseguite nei vicoli e, prima di lasciarle andare, le avevano obbligate a dare un bacio alla testa. La testa aveva ricevuto un mucchio di baci, ricordò Dunk. Non c’era ragazza ad Approdo del Re che corresse più velocemente di Rafe. Meglio però che Egg non ascoltasse quella parte. “Furetto, Rafe e Ciccione” ripensò Dunk. “Piccoli mostri, quei tre, e io il peggiore di tutti.” Lui e i suoi amici avevano tenuto la testa fino a quando la carne non era diventata nera e aveva cominciato a staccarsi. Veniva quindi a mancare il divertimento della caccia alle ragazze. Così una notte fecero irruzione in una bottega di cibi cotti e gettarono nel bollitore quel che restava del cranio.
«Gli occhi: è a quelli che puntano sempre i corvi» disse Dunk a Egg. «Poi le guance s’incavano, la carne diventa verdastra...» Guardò, socchiudendo gli occhi. «Aspetta, io quella faccia la conosco.»
«Certo, ser» disse Egg. «Tre giorni fa. Il septon gobbo che abbiamo sentito predicare contro lord Bloodraven.»
Dunk allora ricordò. “Era un sant’uomo, votato ai Sette Dèi, anche se predicava tradimento.”
«Bloodraven ha le mani sporche del sangue di suo fratello e anche di quello dei suoi giovani nipoti» inveiva il gobbo alla folla che si era radunata nella piazza del mercato. «Al suo comando, un’ombra è venuta a strangolare i figli del coraggioso principe Valarr nel ventre stesso della loro madre. Dov’è ora il nostro Giovane Principe? Dov’è suo fratello, il caro Matarys? Dove sono finiti re Daeron il Buono e l’impavido Baelor Lancia Spezzata? La tomba li ha avuti tutti, dal primo all’ultimo, eppure lui resiste, quel pallido uccello dal becco sporco di sangue appollaiato sulla spalla di re Aerys a gracchiargli nell’orecchio. Il marchio degli inferi è sulla sua faccia e in quell’occhio svuotato. Ci ha portato siccità, pestilenza e omicidio. Insorgete, io dico, e ricordate il nostro vero re al di là del mare. Sette dèi, ci sono, e sette regni. Il Drago Nero ha generato sette figli! Insorgete, miei lord e mie dame. Insorgete, valorosi cavalieri e forti proprietari di terre. Abbattete Bloodraven, quel ripugnante stregone, se non volete che i vostri figli e i figli dei vostri figli siano maledetti per sempre.»
“Ogni parola era tradimento” rimuginò Dunk. Eppure, fu comunque sconvolto nel vederlo lì, con buchi al posto degli occhi.
«Sì, è proprio lui» ammise. «Ecco un’altra buona ragione per lasciarci alle spalle questa città.»
Diede di sprone a Tuono e con Egg varcò la porta di Tempio di Pietra, ascoltando il lieve mormorio della pioggia. “Quanti occhi ha lord Bloodraven?” diceva l’indovinello. “Mille occhi, più uno.” Alcuni sostenevano che il Primo Cavaliere del re fosse uno studioso delle arti oscure, in grado di cambiare faccia, di assumere l’aspetto di un cane con un occhio solo, perfino di mutarsi in nebbia. Branchi di lupi grigi davano la caccia ai suoi nemici, diceva la gente, e i corvi neri erano le sue spie, e gli bisbigliavano segreti all’orecchio. La maggior parte di quelle storie erano solo leggende, Dunk non ne dubitava, ma nessuno poteva nemmeno dubitare che Bloodraven avesse informatori dappertutto.
In un’occasione, ad Approdo del Re, Dunk aveva visto quell’uomo con i propri occhi. La pelle e i capelli di Brynden Rivers erano bianchi come ossa. Il suo occhio (ne aveva uno solo, l’altro gliel’aveva strappato il fratellastro Acreacciaio sul Campo Rosso Sangue) era colore del sangue. Sulla guancia e sul collo aveva la voglia deturpante a forma di corvo da cui gli derivava il nome.
Una volta che la città fu di molto alle loro spalle, Dunk si schiarì la gola: «Brutto affare, tagliare le teste ai septon. In fondo, si era solo limitato a parlare. Le parole sono vento».
«Alcune parole sono vento, ser, altre invece sono tradimento» replicò Egg.
Il ragazzo era magro come una verga, tutto costole e gomiti sporgenti, ma la parlantina non gli mancava di certo.
«Ora parli proprio come un principino.»
Egg lo prese per un insulto. In realtà, lo era. «Sarà anche stato un septon, ser, ma predicava menzogne. La siccità non è stata colpa di lord Bloodraven. E neppure la Grande Epidemia di Primavera.»
«Può darsi. Ma se cominciamo a tagliare la testa a tutti gli stolti e a tutti i bugiardi, le città dei Sette Regni rimarranno mezze vuote.»
Sei giorni dopo, la pioggia era solo un ricordo.
Dunk si era tolto la veste per godersi il tepore del sole sulla pelle. Quando si alzò una brezza leggera, fresca e fragrante come un respiro di fanciulla, sospirò. «Acqua» disse. «Ne senti l’odore? Il lago ormai non è lontano.»
«Sento solo l’odore di Maestro, ser, e puzza.» Diede un forte strattone alla cavezza del mulo. Maestro smise di mangiare l’erba lungo la strada, come di tanto in tanto faceva.
«Nei pressi della riva c’è una vecchia locanda» riprese Dunk. Ci si era fermato una volta, quand’era lo scudiero del vecchio. «Ser Arlan diceva che hanno un’ottima birra scura. Potremmo farci una bevuta, mentre aspettiamo il traghetto.»
Egg lo guardò, speranzoso. «Per innaffiare il cibo, ser?»
«Quale cibo?»
«Una fetta d’arrosto?» disse il ragazzo. «Un trancio d’anatra, una scodella di stufato? Quello che hanno, ser.»
Il loro ultimo pasto caldo risaliva a tre giorni prima. Da allora erano vissuti di frutta che il vento aveva strappato dagli alberi e di fette di vecchio manzo salato dure come legno. “Sarebbe bello mettere un po’ di vero cibo nella pancia, prima di partire per il nord. La Barriera è molto lontana.”
«Potremmo anche passarci la notte» propose Egg.
«Forse che il mio lord vuole un letto di piume?»
«La paglia mi va altrettanto bene, ser» replicò Egg, risentito.
«Non abbiamo conio per i letti.»
«Abbiamo ventidue soldi, ser. Più tre stelle, un cervo e quel vecchio granato scheggiato.»
Dunk si grattò l’orecchio. «Pensavo che avessimo due cervi d’argento.»
«Li avevamo, finché non hai comprato la tenda.»
«Non ne avremo nessuno, se cominciamo a dormire nelle locande. Vuoi condividere il letto con chissà quale venditore ambulante e svegliarti con le sue pulci?» Dunk sbuffò. «Io no. Ho le mie, di pulci, e a loro quelle degli altri non piacciono. Dormiremo sotto le stelle.»
«Le stelle possono anche andare» concesse Egg «ma il terreno è duro, ser, e a volte è bello avere un guanciale sotto la testa.»
«I guanciali sono per i principi» replicò Dunk.
Egg era il miglior scudiero che un cavaliere potesse desiderare, ma molto spesso continuava a sentirsi come un giovane principe. “Il ragazzo ha sangue di drago, non dimenticarlo” pensò Dunk. Lui aveva sangue di mendicante... così almeno solevano dirgli nel Fondo delle Pulci, quando non gli dicevano che sarebbe finito di sicuro sulla forca.
«Forse ci possiamo permettere un po’ di birra e una cena calda, ma non spreco buon conio per un letto. Dobbiamo risparmiare per il traghettatore.» L’ultima volta che Dunk aveva attraversato il lago, il traghetto costava solo alcune monete di rame, ma questo era sei anni prima, o anche sette. Da allora ogni cosa era diventata più cara.
«Be’» disse Egg «potremmo usare il mio stivale per pagare la traversata.»
«Potremmo, certo, ma non lo faremo.»
“Usare il suo stivale è rischioso. La voce si spargerebbe. Le voci si spargono sempre.” Il suo scudiero non era rapato per caso. Egg aveva gli occhi viola della vecchia Valyria, i suoi capelli brillavano come oro lavorato e fili d’argento intessuti l’uno negli altri. Tanto valeva che portasse come fermaglio un drago a tre teste o che si lasciasse crescere i capelli. Erano tempi perigliosi nell’Occidente e... comunque, meglio non correre rischi.
«Un’altra parola sul tuo maledetto privilegio e ti mollo un pugno così forte da farti volare fino dall’altra parte del lago.»
«Preferirei andare a nuoto, ser» replicò Egg, che, al contrario di Dunk, sapeva nuotare bene. Si girò sulla sella. «Ser? Qualcuno arriva lungo la strada, dietro di noi. Senti i cavalli?»
«Non sono sordo» ribatté Dunk. Sì, li sentiva anche lui. «Un gruppo numeroso. E pare vadano di fretta.»
«Pensi che potrebbero essere briganti, ser?» Egg si alzò sulle staffe, più ansioso che intimorito. Il ragazzo era fatto così.
«I briganti sarebbero più silenziosi. Solo i lord fanno tanto rumore.» Dunk scosse l’elsa della spada, allentando la lama all’interno del fodero. «In ogni caso, ci togliamo dalla strada e li lasciamo passare. Ci sono lord e lord.»
Un po’ di prudenza non faceva mai male. Le strade non erano così sicure come nei giorni in cui re Daeron il Buono sedeva sul Trono di Spade.
Lui ed Egg si nascosero diet...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI
  4. Il cavaliere errante
  5. La spada giurata
  6. Il cavaliere misterioso
  7. Nota dell’autore
  8. Ringraziamenti
  9. Copyright