C’è stato un momento in cui l’attesa è stata tutto, nella sua vita. È lievitata fino a riempire per intero lo spazio e il tempo. È stata dolce e amara, appagante e insostenibile. Ha costruito per lei un mondo parallelo, una realtà che esiste più del vero, e di fronte a cui il vero impallidisce.
Ha conosciuto il sapore della follia – l’ha sentito sciogliersi sulla lingua nelle ore in cui se ne stava sdraiata nella sua stanza immersa nel mondo creato dall’attesa e dall’immaginazione – ed era squisito come un confetto avvelenato.
Avrebbe anche potuto impazzire sul serio. Ma uno scrittore ha di meglio da fare che impazzire, ha delle storie da scrivere. E poi lei è una persona troppo sana per cadere davvero nella trappola della follia. Lei è come un esploratore sospeso sul cono rovente del vulcano: guarda in faccia l’abisso infuocato, ma sa che tornerà indietro per raccontarlo.
È la fine di quegli anni Cinquanta così travagliati per lei e per l’America; l’epoca di McCarthy è passata e nell’aria si può già sentire il preludio di quel vento di novità e ribellione che soffierà negli anni Sessanta, ma una donna in pantaloni non è ancora ammessa in un ristorante elegante e il sogno americano è sempre un lavoro ben pagato, una bella mogliettina, bambini e casetta in periferia.
In ogni casa ci sono un televisore e un frigorifero e una lavatrice, un’auto o due nei garage. Tornati dall’ufficio, i pendolari sono accolti da profumi di cucina e da un martini con ghiaccio e oliva, seguito spesso da un secondo e, quando la felicità suburbana diventa particolarmente insopportabile, un terzo e un quarto.
Si cerca ancora nella psicanalisi il rimedio a striscianti infelicità e nevrosi, ma sempre più si fa anche ricorso alla psichiatria e alle sue pillole miracolose. Si continua ad avvistare dischi volanti e a sognare l’Europa, ma ormai è più comodo e conveniente raggiungerla in aereo invece che per nave.
Nelle strade di Manhattan e del Village si incontrano celebrità e oscuri poeti e artisti, donne emancipate, scrittrici folli, barboni e homeless; bianchi e neri si sfiorano, più raramente si mescolano, e di notte certi bar diventano luoghi di ritrovo e templi in cui una comunità minacciata celebra i suoi riti. Essere diversi, in qualunque modo, è ancora e sempre pericoloso, anche se adesso Pat è quasi famosa e quando entra in uno di quei bar c’è sempre qualcuna che si volta a bisbigliare il suo nome all’orecchio di un’altra.
È quasi famosa, in quei luoghi, per quell’unico romanzo proibito di qualche anno fa, quel Prezzo, ex Tantalo, che è stata la sua grande, incosciente sfida, la sua vergogna e il suo rischio. Il libro la cui esistenza avrebbe voluto nascondere a sua madre (ma non c’è riuscita), e che non farà mai leggere alle amiche sposate.
L’edizione tascabile ha venduto quasi un milione di copie, e per mesi Pat ha ricevuto lettere di lettori riconoscenti, donne e uomini. La ringraziavano per aver scritto un libro con un happy end, una storia le cui protagoniste sono due donne forti e coraggiose che non perdono il rispetto di sé. Non le ha lette tutte, quelle lettere.
Spesso la vittoria porta in sé il sapore amaro della sconfitta.
A quel suo successo non ci vuol più pensare. Almeno per il momento.
Nel mondo ufficiale delle lettere, la sua fama è ancora lontana dall’essere consolidata. Si parla di lei come una promessa, che forse diventerà una brillante scrittrice di gialli. (Non vuole essere una scrittrice di gialli, vuole essere una scrittrice e basta. Ma il mondo ha bisogno di etichette, allora meglio essere una giallista che una scrittrice lesbica.)
Per anni la fama, con il suo corollario di entrate sicure, pubblica ammirazione e fiducia in se stessa, sembra giocare a rimpiattino. Ci sono libri che si scrivono da soli, come il primo Ripley, e sono i migliori – ma ce ne sono altri che richiedono accanimento, fatica, una tenacia cieca e sorda ai dubbi. Non esiste una formula per i libri, ognuno è diverso, un caso a sé. Ci vuole un’idea, un seme che germogli, pazientemente accudito, e sbocci in una storia abbastanza interessante da tenerla avvinta per mesi, il tempo necessario ad arrivare alla parola fine.
E anche gli amori sono diversi uno dall’altro, sebbene con preoccupanti ripetizioni, e mantengono la presa su di lei per un periodo definito, nei casi più fortunati o più accaniti la durata di un romanzo, massimo due.
Pat è in bilico su una soglia, diverse soglie. Tra l’oscurità e la notorietà, l’America e l’Europa. Tra solitudine e innamoramento, tra la libertà del viaggio e la sicurezza di un tranquillo porto in cui tornare. Conduce una doppia vita in tutti i sensi, è un’autrice seria e promettente e una frequentatrice di bar equivoci, e non fa in tempo ad avere una bella e stabile situazione di coppia che già nei suoi pensieri balena un altro amore clandestino.
Non si può andare avanti così, soprattutto perché non è più tanto giovane, si avvicina ai quaranta e a ogni compleanno l’idea di un bilancio esistenziale (chi sono, che cosa ho fatto di buono, dove voglio arrivare) la induce a ripensamenti, autoaccuse e buoni propositi che verranno presto traditi.
In questa situazione, tra gaudente e penitente, tra inquieta e determinata, può capitarle di rincontrare un’altra ragazza che ha già incrociato più volte, in quel modo casuale che è quasi la norma della loro comunità clandestina, una che come lei siede solitaria al bancone del locale fumoso.
La fiamma si riaccende e Pat è ancora una volta sedotta dall’idea di qualcuno con cui condividere la giornata, le abitudini, la letteratura.
Rose scrive anche lei per mestiere, è una commercial artist, questa categoria creata dall’industriosa e mercantile America, gente che vende il proprio talento accontentandosi di fare dell’arte con la a minuscola, disegni di moda, grafica pubblicitaria, manuali o libri di settore, dal giardinaggio ai romanzi pulp, che non sono altro che una forma di artigianato.
Del resto Pat non è del tutto sicura della differenza che c’è tra arte e artigianato, tra pulp e letteratura “vera”. Forse i suoi stessi libri non sono tanto diversi da quelle edizioni tascabili in carta giallognola, che vendono milioni di copie, come il suo Prezzo.
Pat è scettica sull’Arte con la A maiuscola, forse non esiste, forse esiste solo per il passato, e comprende gente come Poe e Dostoevskji, gente che forse mentre era viva non sapeva che sarebbe entrata nell’olimpo dell’Arte, e se gliel’avessero detto magari l’avrebbero ritenuto uno scherzo di cattivo gusto. E allora meglio non pensarci, meglio restare nell’ambito che si conosce, quello del lavoro quotidiano, metà visione metà tecnica paziente.
Sì, staranno insieme, lei e la ragazza che guadagna bene scrivendo libri da drugstore. Siccome Pat non ne può più di New York, e in realtà vorrebbe andarsene, fare un altro lungo viaggio in Europa e nel Mediterraneo, mentre la ragazza – che è dolce, e molto innamorata – non può allontanarsene perché la sua attività richiede contatti frequenti con gli editori, cercano una soluzione di compromesso: prenderanno una casa in campagna, non troppo distante da New York, dove scrivere in pace.
È un patto che nasce già zoppo, perché in realtà scontenta entrambe: niente Europa per Pat, niente New York per Rose. Ma avranno un giardino e delle abitudini, sarà bello, confortante e produttivo, pensa Pat che è alle prese con un romanzo ambientato nelle isole greche, dove ha scorrazzato a sazietà negli anni scorsi. Una storia che non vuole andare avanti e le dà un sacco di grattacapi.
Quando l’avrà, faticosamente, finito lo chiamerà Le due facce di gennaio; in realtà avrebbe voluto chiamarlo Le due facce di Giano, il dio bifronte, ma temeva che fosse troppo banale.
Quante cose hanno due facce, nella sua vita! In amore, le sue più grandi passioni sono state per donne diversissime da lei, che alla lettura di un romanzo preferivano pilotare un aereo, come Carol, o che non sono mai andate oltre pagina dieci di un suo libro perché si annoiavano, come Lucy. Ma ecco che insistente torna il desiderio di condivisione, di un amore più razionale e temperato, senza gli esaltanti ma distruttivi alti e bassi. Stavolta vuole una compagna, una che l’accetti e la capisca per quel che è nel profondo: una scrittrice. Con Ned si era illusa di poter trovare un compagno, ma aveva dovuto prendere atto della loro incompatibilità sessuale, divenuta poi anche sentimentale; con Rose invece da quel punto di vista tutto funziona a meraviglia.
E dunque cosa mai può impedir loro di essere felici insieme?
Una domanda che è più che lecito farsi.
Rose è reale, concreta. Rose è americana. Rose è il quotidiano, la certezza del presente.
Rose diventa ben presto il suo carcere.
E tra le sbarre balena, più seduttivo, più bello e crudele che mai, il sogno. Si ammanta di attesa, si nutre di lontananza, alimenta la scrittura.
Gli uomini mettono la passione nell’azione. Le donne nell’attesa.
Dal diario di Pat
marzo ’58, New York
Alla ricerca di una casa con Rose. Vagliato diverse possibilità, tutte a un’ora circa da NY. Molto indecisa, soprattutto perché la casa davvero deliziosa dove potrei stare benissimo, con uno studio luminoso che guarda sul giardino e un’ampia camera, molto tranquilla, è troppo piccola. Si trova a New Freedom, Pennsylvania, e in realtà è solo una porzione di casa, con entrata indipendente; la padrona mi sembra molto discreta e non troppo esosa. Ma è davvero impossibile viverci in due.
Rose è molto determinata. Il nostro rapporto, secondo lei, è ormai abbastanza solido, e la vita insieme non potrà che consolidarlo ulteriormente.
Vorrei avere le sue certezze. Ammetto che l’idea di svegliarmi la mattina accanto alla persona amata è piacevole e confortante, così come la prospettiva di lunghe serate tranquille davanti al camino, con un buon libro e una buona conversazione. Ma mi basterà tutto questo?
Sento di amare Rose. Apprezzo più che mai la sua stabilità, il suo buon senso, il suo affetto costante e pacificante. Sa il cielo che ho bisogno di pace, dopo tanta tempesta.
Eppure i dubbi restano. Non oso parlargliene, ma la prospettiva di condividere una casa mi procura un senso di apprensione, in certi momenti perfino di angoscia.
Storie. Mi occorre tranquillità per il mio libro. L’importante, ora, è portare a termine i piani razionalmente concepiti. Il resto verrà da sé.
Domani andremo a vedere un’altra casa a Old Faith.
marzo ’58, Old Faith, Pennsylvania
Primo giorno nella casa nuova. Rose è entusiasta e ha già sistemato la cucina e la nostra camera. Dice che è opportuno avere due camere da letto, in caso di visite da parte di qualche familiare o di estranei. Mi sta benissimo avere una stanza degli ospiti, ma perché fingere che sia la mia stanza?
Ma se questo le dà più tranquillità, ben venga. Cosa mi costa, in fondo?
Tuttavia sento che devo mettere dei limiti e le dico che noi non faremo mai come Isabel e Leah, che da quando abitano insieme hanno fatto installare un interruttore a tempo nella stanza degli ospiti. Così ogni sera a una certa ora si accende la luce nella stanza vuota e i vicini pensano che le camere occupate sono due, e non una sola, com’è in realtà.
Per fortuna anche a Rose questo sembra un eccesso di precauzione.
Old Faith è una cittadina tranquilla, dove tutti si conoscono e la maggior parte delle famiglie abita qui da generazioni. Gli uomini si incontrano al bar del country club, le donne si scambiano visite e m...