La bella addormentata in quel posto
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La bella addormentata in quel posto

  1. 192 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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La bella addormentata in quel posto

Informazioni su questo libro

"È uscita una nuova bambola, una specie di Barbie, però racchia. La Barbie cessa. La Barbie cozza. Ha la cellulite, le smagliature, le cicatrici e i brufoli adesivi che puoi appiccicarglieli addosso. Ma la cellulite non si stacca... volevo dirlo al 'barbaio', al 'barbigrafo'. Magari si staccasse! La cellulite non la togli neanche con il raschietto per levare il ghiaccio. Manco se ti entra Chiellini in scivolata... E poi c'è questa moda delle cose automatiche in casa. Che si accendono da sole. Tu non devi fare più niente, fanno tutto loro. Peccato che scleri. Siamo tutti pieni di iPad, iPed, iPod, iMerd, e di' se trovi una presa della corrente per attaccare il caricabatteria, che tra l'altro la batteria si scarica in un quarto d'ora. Se ti va di lusso, di presa ne trovi una dietro l'armadio, che devi spostare un quattro stagioni da sola e incastrare la testa tra l'anta e il muro." Non viviamo certo nel mondo delle favole. Ma se la prendiamo con la giusta ironia, anche la situazione più balenga può conquistare a suo modo un lieto fine. Perfino la start up che trasforma la cacca in energia elettrica, la preoccupante pening review, i trattamenti di bellezza della signora Beckham alla placenta di pecora e scaglie d'oro e quelli per far ricrescere a strappo i capelli ai calvi. Perfino la pietra giapponese che fa sparire le emorroidi, le tette al sale, il walter del moscerino e la jolanda alla lavanda, la sonda Schiaparelli che si sparpagna su Marte, il ciao ciao alla pensione, la brutta piega della Brexit e il ciuffo di Donald Trump.

Luciana Littizzetto ci aiuta a sviluppare una sorta di resistenza, di resilienza, alle follie del nostro mondo. Lo fa da campionessa della satira e dello sberleffo, mettendo i puntini sulle "i" di imbecilli.

Domande frequenti

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804672524
eBook ISBN
9788852077913

La strana coppia

Poi dicono delle donne. Anche gli uomini però… arrivati alla soglia dei cinquanta si perdono nella selva oscura e smarriscono la dritta via come l’amico Alighieri. E non dico che precipitano nei gironi infernali, ma certo non bazzicano in paradiso. Vediamo nel dettaglio. Insinna. Il re dei pacchi, pacman: si è fatto biondo. Capelli color maionese. Fa impressione. Sembra una di quelle cameriere in costume della Carinzia che servono birra a Klagenfurt o anche la De Filippi obesa con la voce un po’ meno maschia. Sai che qualcuno accendendo la TV ha chiamato il tecnico pensando che il colore fosse andato a ramengo?
La verità è che lui ha fatto una scommessa. Che se “Affari tuoi” fosse andato bene, anzi, meglio dell’anno scorso, si sarebbe fatto biondo. “Affari tuoi” è andato benissimo, e così ha dovuto ossigenarsi. E se “Affari tuoi” dovesse andare ancora meglio? L’anno prossimo si fa fare uno chignon come Carla Fracci? Speriamo di no. Va già bene che non abbia promesso di fare lo strip in diretta, come la Ferilli quando ha vinto la Roma. E se invece adesso, piuttosto che vedere Insinna biondo, la gente cambia canale e gli ascolti colano a picco?
Io cosa potrei fare se dovessero aumentare a dismisura le vendite dei miei libri? Magari mi tingo le sopracciglia di fucsia e mi faccio le orecchie fosforescenti. Oppure no. Chiedo a Marchionne se mi metallizza i capelli. Guarda, vado direttamente a Detroit. Non so se a Torino metallizzano ancora.
Altro tinteggiato è Cracco. Il cuoco. Il figone di “MasterChef”. Lui ha lasciato intatta la chioma ma si è tinto la barba. Ce l’aveva brizzolata, molto sale e pepe, che per un cuoco è la morte sua… bon. Partito l’embolo se l’è tinta. Se l’è fatta color cioccolato fondente con pralinatura di fave di cacao. Color aceto balsamico di Modena. Magari è stato un incidente, gli è rimasta nell’impasto mentre preparava la Sacher oppure l’ha pucciata per sbaglio nel brasato.
Tanto non c’è niente da fare. L’unico maschio che sta bene tinto è Malgioglio. Lui e il suo ciuffo di puzzola. Una pennellata di chantilly. Mi fa così ridere quell’uomo… Ha detto che una volta in una trasmissione, per fare una gag, Belén gli ha messo la lingua in bocca e lui ha vomitato per una settimana. Manco fosse stata la lingua di una vipera. Ma dài… Gli è venuto il disgusto come quando da piccolo il pediatra ti metteva quel legnetto nella gola per vedere le tonsille.
Il 99 per cento dei maschi italiani starebbe con la bocca aperta come i passerotti pur di farci entrare qualcosa di Belén, e lui niente. Io conosco solo maschi che limonerebbero con Belén anche se avesse appena inghiottito una nutria. Lui voltastomaco. Solo per due dita di lingua. E se gli toccava il sedere cosa succedeva? Lo mandava in coma? Chissà, magari Belén è fighissima, però l’alito difetta… Avrà un fiato importante, potrebbe non essere verbena in un campo di lavanda. Forse è per quello che Malgioglio è rimasto indisposto. D’altronde qualche difetto ce lo deve avere pure lei, no? Scusa. Non può avere anche l’alito di rosa, l’ascella che sa di pesca e i piedi profumati di patchouli!
I capelli di sicuro li ha puliti. Avete visto come se li lava? Io sì. L’ho vista su Instagram. Perché sono diventata social anch’io. Apro le porte alla mia intimità. Svelo i veli che mi velano. Sono su Instagram: lucianinalittizzetto. E ho visto la foto della Bella Belanda che si lava i capelli.
Dunque. Nella foto precedente aveva l’influenza e si vedeva lei nel suo letto di dolore. Straziata nella branda. Col galup di fuori a fare da antenna e a raffreddare il corpo arso dalla febbre. Dico. Secondo te quando una donna normale ha la febbre e lo scagaccio mette un tanga e si ribalta mezza fuori dalla materassa con le tette in vista? Io con l’influenza sembro un finocchio bollito, e lei Mata Hari? A me vengono gli occhi della Meloni, le orecchie mi fischiano, mi sembra di sentire un acuto di Al Bano, e lei invece se ne sta lì a pancia molle con la farfallina che vola serena laggiù dove ogni italiano vorrebbe volare? Noi a Torino diciamo gaute la nata, cioè lèvati la fissa.
Comunque poi guarisce e si fa lavare i capelli dal suo amico Lollo. Con la testa nel lavandino della cucina e i piedi dove impasta gli agnolotti… Chi di noi non si lava i capelli così? Nella posizione di un insetto stecco. Messa come il filo per stendere… E si è messa così perché era di corsa. Forse se avesse avuto tempo si sarebbe infilata direttamente nella lavastoviglie. E dopo avrebbe postato la foto in cui si asciugava i capelli con la testa nel microonde.
Anch’io faccio così. Per passarmi il cotton fioc nelle orecchie lo infilo in un buco nel muro e poi per sifolarmelo salgo su con la scala. Il pediluvio lo faccio nei tombini. La doccia non la faccio mica in bagno! Telefono a Lollo e mi faccio tirare delle secchiate d’acqua in garage. È anche vero che Belena a casa sua può lavarsi i capelli come cavolo le pare. Guarda, per me può anche mettere le tette in frigo per mantenerle più sode e il sedere in forno per affumicarselo. Dico solo che non è tanto comune… Andrebbe osservata come i fenicotteri rosa del Lago Natron in Tanzania. Secondo me se ne dovrebbe occupare il National Geographic: per studiare le sue abitudini… fare dei documentari. Dopo Il deserto che vive, Belén che campa.
Scusa, se quando ha l’influenza sta messa come una ninfa nuda sul letto, e quando si lava i capelli lo fa sospesa a Ponte di Brooklyn, chissà per mangiare cosa fa… si farà tirare le sogliole da Lollo nascosto dietro al termosifone? Berrà dal bicchiere, o succhierà il nevischio dal freezer? Dormirà con gli occhi aperti come i delfini? Un’ultima cosa mi chiedo: se Belén si mette in questa posizione per lavarsi i capelli… quando fa il Kamasutra come si mette? Secondo me Belén ciupa appesa come un pipistrello nella cabina armadio.

W la Sederconsumatori

Ci sono momenti in cui sento proprio la forza e l’energia che si fondono in un unico anelito: mandare a stendere. È una bella sensazione: le orecchie si scaldano, le iridi si stringono e il vigore della gioventù percorre di nuovo il mio corpo di donna già un po’ frollé. Amici del call center? Ce l’ho con voi. Basta con sto sfinimento di telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte, non ne possiamo più! E non ce l’ho con voi operatori, che fate sto lavoro perché probabilmente non ne avete trovato un altro, ce l’ho coi vostri capi, a cui vorrei che crescessero le ortiche nelle mutande. Vorrei chiamare loro alle undici di sera, mentre bevono lo champagnino in compagnia di un’orchestra di entraîneuse, e dirgli: “Me le va a prendere, per favore, le sue bollette dal novantatré in avanti?!”.
Testine di pongo! Ci tormentate dalla mattina alla sera. “Buongiorno, sono Davide… lei è la signora Littizzetto?” “No, sono Eva Mendes, sto facendo l’amore con Ryan Gosling…” “Ah, molto bene. Volevamo proporle un nuovo contratto del gas. Può mica dirmi il suo codice cliente?” “Eh, certo. Te lo dico subito. Adesso mi metto le mutande e vado a cercare la bolletta. Vuole sapere anche il codice del vaffan?”
Non si fermano davanti a niente. Prima ti chiamavano a casa sul fisso quando avevi il sorcio in bocca. Cioè all’ora di pranzo o all’ora di cena. Adesso addirittura sul cellulare. Ma come? Ci fanno firmare malloppi di fogli per la privacy, e poi qualsiasi pisquano di gestore prende i nostri dati sensibili e ci fa carne di porco? E poi. Se è un portatile vuol dire che me lo sto portando dietro, non sono a casa tranquilla con il contratto in mano pronta a cambiare gestore, mi stai chiamando mentre sono alla cassa del supermercato che carico la spesa. E quindi secondo te ho voglia io in quel momento di cambiare il contratto della luce?
La nuova tendenza poi è chiamarti al cellulare ma di sera, anche tardi, che sei stanco, sverso e manderesti a stendere pure Gandhi, Pertini e Martin Luther King. E il bello è che ti piantano dei torroni infiniti per magari dirti alla fine che puoi risparmiare sei centesimi a bimestre. Perché sono quelli, i risparmi. Non è che ti scassano l’anima per dirti che con loro il gas lo paghi cinquanta euro e stai al caldo tutto l’anno, no no. Ti sframazzano i testicoli per farti risparmiare lo zero virgola quattro per cento al bimestre. E ti chiama gente che non sa neanche l’italiano, parlano peggio di Razzi: ti arrivano telefonate dall’Albania, da Budapest, da Cracovia… neanche a Ban Ki-moon all’Onu gli rompono le palle così!
E il mio pensiero torna a questi poveri operatori. Ci rendiamo conto che stiamo crescendo una generazione di sfanculati? Ragazzi giovani, nel fiore degli anni, che passano le giornate al telefono per due lire con gente che li manda a stendere dalla mattina alla sera? Quale categoria di lavoratori è stata mai trattata così? Uno normale ci viene mandato al massimo una volta alla settimana, a meno che non sia un arbitro. Unica possibilità di sopravvivenza per loro e per noi è buttarla in caciara e rispondere: “Guardi, non posso cambiare il contratto della luce perché a casa mia ho solo candelabri”, “Abbia pazienza, adesso non posso, sono caduta in un tombino e mi servono tutte e due le mani libere per arrampicarmi fuori”, “Guardi, sto facendo la cresima, chiami dopo”.
Non sarebbe male neanche fondare proprio un’associazione: la Sederconsumatori, l’associazione dei consumatori presi per il sedere.

“Cara ascella, ti scrivo…”

Bene. È arrivata la primavera, o l’estate, dipende dai giorni, e anche le ascelle si risvegliano dal loro torpore. Comincia a fare caldo, si scalda il nucleo, e l’ascella si pezza. Solo che se l’ascella sale di temperatura, non è come la faraona arrosto che manda buon odore: l’ascella tanfa. In questo periodo sali sul pullman e… altolà al sudore, parte un aroma di cipolla arrostita sulla lampadina dell’abat-jour che ti stronca. Odor di zafferano e mutande. Fior di loto e grasso di foca.
Sto cercando di descrivere l’odore di ascella… Aiutatemi in questo nobile tentativo. C’è gente che con due sole ascelle mette a repentaglio la vita di tram interi. Pensa se avessimo otto ascelle come i ragni: ci sarebbe ancora vita sulla Terra? Chiediamocelo. Ci sono persone che hanno le ascelle che perdono come il sifone del lavandino: ci vorrebbe la canapa che mettevano gli idraulici, altro che il deodorante… Tra l’altro la TV è piena di spot di deodoranti, avete notato? Ce n’è addirittura uno in cui una tipa scrive una lettera alle ascelle… “Care ascelle, noi vi trattiamo sempre male, vi rasiamo, vi tormentiamo, invece voi avreste bisogno di cremina e di coccole.”
Ma sei scema? Ma da quando in qua una scrive alle ascelle? Non la scrivi neanche più all’amore della tua vita una lettera, scrivi alle ascelle? Io capirei ancora quella che scrive alle tette: “Care amiche, da un po’ di tempo vi vedo un po’ giù…” oppure anche all’alluce valgo: “Caro amico, stai al tuo posto, e non dare fastidio agli altri…”. Ma all’ascella… Sono sincera. Vi svelo un segreto. Io da parte mia ho chiesto l’amicizia su Facebook all’ombelico e ho mandato un tweet severo ma fermo alla cellulite: “Crepa”.
Ma il top dei top è quell’altra pubblicità dove c’è una tipa in canotta che alza un braccio, mostra l’ascella linda e profumata, arriva suo marito e che fa? Gliela bacia. Le bacia l’ascella! Ma che schifo. Non so voi ma io in tanti anni di onorata carriera non ho mai trovato nessuno che mi abbia baciato l’ascella… O ci passi mentre stai facendo un tappeto di baci al gran completo, e allora ci sta, ma se miri proprio lì non stai bene… hai delle questioni aperte. Devi farti seguire da uno bravo. È come baciare un vicolo senza uscita. Ma puoi farti limonare un’ascella? Basta che abbia ceduto anche solo un minimo, sai che lucidalabbra ti rimane impregnato sulla bocca? Tra l’altro poi arriva la figlia e cosa fa? Bacia l’ascella della mamma pure lei. Quindi una perversione che si tramanda di padre in figlia. Ma perché mai uno dovrebbe baciare un’ascella, che per quanto sia pulita è pur sempre un luogo umido e stagnoso. È un po’ come baciare i piedi: l’unico che bacia i piedi è il papa, ma lì praticamente lo fa per lavoro…
Speriamo solo che non diventi una consuetudine. Perché se parte anche sta moda qua siamo rovinati. Vedi la mamma che la mattina saluta i bimbi dicendo: “Su, bambini, prima di andare a scuola date un bacino all’ascella della mamma e del papà”. E se vengono i parenti? Un incubo. Ti immagini: “Amore, guarda. Saluta la zia Clotilde che è arrivata fresca fresca in treno da Teramo dopo nove ore di viaggio, dalle un bacino all’ascella, tanto usa Neutro Roberts senza sali d’alluminio!”. Giovani virgulti rovinati per sempre.

Una laurea in didietrologia

A Miami c’è un tipo che fa il culo a tutti. Non è Cantone, non è neanche Tyson, ma si chiama Costantino Mendieta, fa il chirurgo plastico, e rifà i lati B. È specializzato in fondoschiena. È il re del dietrofront. Tu vai da lui e lui ti fa un culo così. E lo paghi pure. Opera anche gli uomini che, si sa, a una certa età si sculano. Il tempo e gli anni gli erodono il sedere e dietro gli viene un vassoio, le terre piatte della Mesopotamia.
Il mitico Costantino si fa addirittura chiamare il Picasso dei glutei. Io fossi stata in lui avrei scelto un altro pittore. Ma scusa. Picasso, quando faceva un ritratto, se gli sfagiolava metteva tre occhi, un ombelico in fronte, le narici grosse come il bagagliaio della Panda. Se uno va a rifarsi il sedere da Costantino, magari se lo ritrova sul collo o dietro un orecchio e non andiamo certo a star meglio.
Costantino? Guarda che Picasso era cubista, non culista! Dice che ha studiato molto, ma deve dire grazie a sua moglie, che gli ha insegnato a guardare il fondoschiena in una prospettiva diversa. Ora, se c’è una cosa che non bisogna insegnare agli uomini, è guardare il culo delle donne… è proprio una roba che vi viene naturale. Ci sono uomini che riescono a ruotare la testa di 360 gradi come la ruota del Prater di Vienna. Girano il collo come le betoniere dei cantieri o le manopole delle casseforti. Hanno la vista di Superman, vedono attraverso l’asciugamano da spiaggia. Voi maschi in spiaggia vi fate delle “cul immerscion” che levati. Siete laureati in didietrologia.
Comunque secondo lui ci sono quattro tipi di sedere. Ad A, cioè vita stretta e sedere a camino, a V, chiappe strette e vita larga, poi tondo e quadrato. Vediamo, come ce l’ho io? Direi a rotonda francese. A Bacio Perugina. A robiola del margaro. Conterà anche la profondità di chiappa? C’è chi ce l’ha poco profondo, e chi ha una fossa delle Marianne? Lui si lamenta perché dice che, nonostante sia un artista del retro, tutte gli chiedono il sedere di Jennifer Lopez o di Pippa Middleton e lui si stufa.
Però hanno ragione. Scusa eh, Costantino, già che me lo rifaccio, almeno punto in alto, ti pare? Non è che ti lasciamo tanto improvvisare, Mendieta, vista la tua propensione per Picasso… E come pensi che lo voglia, un sedere nuovo? Alla Rosy Bindi? Culo di Alemanno? Scusa. Vado fino a Miami e mi faccio fare un deretano come quello di Philippe Daverio? Dài, su.
Allora. Vi dico il prezzo. Un culo base costa 14.000 dollari. Comunque la tecnica è abbastanza semplice. Per rifarti il paragnao lui non ci mette il silicone o altra roba, ma roba tua. Il tuo stesso grasso… ma un conto è prenderne due cucchiaiate per inciccionirsi il walter, un conto è rifare un culo intero! Va bene che di solito c’è da togliere, ma se invece devi mettere, da dove prendi? Ti fai prestare due litri di lardo da Cannavacciuolo? Roba da matti.

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. La bella addormentata in quel posto
  4. Voglio Banderas senza i fagottini
  5. La Barbie cozza
  6. Maschio Alfa o maschio Peugeot?
  7. L’amministratore flambé
  8. Il tè giallo
  9. Braveheart a Pinerolo
  10. Se il maschio rompe anche le acque
  11. Happy sciallallà
  12. 24 ore pro nobis
  13. Lavatrice vietata ai minori e ai minorati
  14. Il pipino del Pupo
  15. Berté e Battià
  16. “Ambiancé”
  17. Tetta on demand
  18. Il ping pong di Madonna
  19. Addio, CiccioBilly
  20. Montepulciang
  21. Figli delle stelle
  22. Cessobus
  23. Il mitico Luciano Onder
  24. L’amore ai tempi del koala
  25. Ma congelatevi il walter!
  26. Silvoterapia
  27. Pening review
  28. Papa Francesco veste H&M
  29. Liscia, gassata o… cagarelle?
  30. Prostamol
  31. Prêt-à-scaglier
  32. Un “Big Frank” con patatine, per favore
  33. Tre centimetri sopra la jolanda
  34. La “zampicure”
  35. Queen Elizabeth
  36. La domotica del picchio
  37. Al cul test
  38. La grande mollezza
  39. Stasera gnocca al vapore
  40. Il portaschifo del Tibet
  41. La strana coppia
  42. W la Sederconsumatori
  43. “Cara ascella, ti scrivo…”
  44. Una laurea in didietrologia
  45. Il calendario di Vladimir
  46. Voglio rinascere gufa
  47. Il lifting verticale
  48. Buone notizie da Beckingham Palace
  49. Le emorroidi di Brusss Lì
  50. Polveri molto sottili
  51. La cacca degli astronauti
  52. La borsa gialla dell’Ikea
  53. Sodoma, Gomorra e iPhone
  54. Andy con la barba
  55. Accademia della Crusca… e del Germe di Grano
  56. Menopausa: non pervenuta
  57. Amando Amatrice
  58. Cercasi autunno disperatamente
  59. Saratopa
  60. Il bancomat intestinale
  61. Dalla “a” di Adele alla “zeta” di Zoe
  62. Il materasso in marmo di Carrara
  63. Fatti dare uno strappo
  64. Loculizziamoci tutti
  65. Caporalato 2.0
  66. E mi scivoli sull’extravergine?
  67. Rat-friendly
  68. Godzilla Pio
  69. “A prova di uomo”
  70. Terra pelosa, Terra virtuosa
  71. Il Duomo in malora
  72. Zero sfumature di walter
  73. Venere con il passamontagna
  74. Il libro liofilizzato
  75. Hai l’overbooking nel cervello?
  76. Ripapiamo questo papa
  77. Le onde del destino
  78. Se il finale è troppo aperto
  79. Grande Sorella
  80. Tutti guru con le palle degli altri
  81. Via dei Pazzi numero zero
  82. Minzione speciale
  83. Grossa grana per il Grana
  84. La ceretta col lanciafiamme
  85. Occhi a mandorlissima
  86. Vade uretra, Satana!
  87. Copyright