Il cane. Tutti i perché
eBook - ePub

Il cane. Tutti i perché

  1. 160 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Da millenni i cani condividono con gli uomini vita, casa e affetto. Ma li conosciamo davvero? Attraverso l'osservazione diretta o con l'aiuto di semplici esperimenti, un etologo di grande epserienza e fama internazionale ci insegna a capire il comportamento del nostro cane. E il motivo per cui, tra più di quattromila specie di mammiferi, proprio questo "lupo addomesticato" sia diventato il migliore compagno dell'uomo.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
eBook ISBN
9788852078149
Print ISBN
9788804669043

Introduzione

Nella storia dell’umanità soltanto due specie animali hanno ottenuto la libertà di entrare nelle nostre case: il gatto e il cane. È vero che in passato spesso gli animali di fattoria venivano portati in casa di notte per ragioni di sicurezza, però erano sempre rinchiusi in un recinto o legati. D’altra parte, è anche vero che da qualche tempo è diventato molto comune tenere in appartamento un’ampia varietà di animali – i pesci negli acquari, gli uccelli nelle gabbie, i rettili nei terrari – anche se tenuti in cattività e separati da noi per mezzo di pareti di vetro, reti o sbarre. Soltanto ai gatti e ai cani infatti è stato concesso di vagabondare da una stanza all’altra e di andare e venire a loro piacimento. Con loro abbiamo un rapporto speciale, un antico accordo con termini ben precisi.
Spesso questi termini non sono stati rispettati e – cosa molto triste – quasi sempre per colpa nostra. Certo è confortante sapere che i gatti e i cani sono più leali, fidati e attendibili degli esseri umani. È vero che qualche volta, anche se molto raramente, si rivoltano contro di noi, ci graffiano o ci mordono, scappano e ci abbandonano; però è pur vero che quando succedono cose di questo genere di solito alla base c’è qualche azione stupida o crudele dell’uomo. La maggior parte delle volte sia il gatto sia il cane rispettano diligentemente gli obblighi previsti dall’antico accordo e ci fanno persino vergognare di noi stessi.
Il contratto «stipulato» tra l’uomo e il cane risale a più di diecimila anni fa. Se fosse stato redatto, ci sarebbe stato scritto che in cambio dell’adempimento di certi doveri per conto nostro, noi avremmo dovuto offrire cibo, acqua e protezione, oltre alla compagnia e alle necessarie cure. Ai cani è stato chiesto indifferentemente di fare da guardia alle nostre case, di proteggerci, aiutarci nella caccia, distruggere gli animali nocivi e tirare le slitte. Per non parlare poi dei ruoli ancora più specializzati per i quali sono stati addestrati: per prendere in bocca le uova degli uccelli e riportarle senza rompere il guscio, per trovare i tartufi, individuare la presenza di droga negli aeroporti, fare da guida ai ciechi, portare in salvo i dispersi sotto le valanghe, seguire le tracce di criminali in fuga, partecipare alle corse dei cani, viaggiare nello spazio, «recitare» nei film e competere nelle esposizioni canine.
Nel corso della storia, qualche volta il fedele amico dell’uomo è stato suo malgrado ridotto a un livello di condotta addirittura barbaro. Oggi noi inglesi chiamiamo i mercenari – uomini che provano piacere a uccidere e mutilare le loro vittime con armi speciali – «cani da guerra», e, in effetti, in origine si impiegavano dei veri e propri cani, addestrati ad attaccare le prime linee dell’esercito nemico. Shakespeare si riferisce a questo quando, nel Giulio Cesare, invocherà la strage sguinzagliando i cani da guerra… Gli antichi Galli si difendevano a loro volta con cani «armati», cioè dotati di pesanti collari provvisti di lame affilatissime, che si slanciavano così bardati sulla cavalleria romana e facevano letteralmente a pezzi le zampe dei cavalli.
Purtroppo, le lotte dei cani esistono ancora oggi: infatti, anche se ufficialmente illegali, i combattimenti tra animali appositamente addestrati allo scopo rappresentano un pretesto per giocare d’azzardo e divertire in modo crudele gli elementi più sanguinari della nostra società. Questi «spettacoli» sono diventati per forza di cose clandestini, però non sono affatto scomparsi.
In alcuni paesi orientali, i cani sono considerati un piatto prelibato, però questo non è mai stato il loro impiego più comune e oggi sta diventando sempre meno frequente. Sembra che in Cina l’uso del cane nell’alimentazione fosse alquanto diffuso e che la parola che indicava l’amico dell’uomo suonava come un’altra che in gergo significava cibo: «chow». Nella maggior parte delle regioni, comunque, i cani sfuggivano al loro destino in padella perché venivano utilizzati per molti altri scopi importanti.
Una delle conseguenze negative della grande popolarità dei cani tra gli uomini è stato l’aumento di esemplari randagi. In alcuni paesi questa sovrabbondanza si manifestava in orde di animali malati che si cibavano di carogne e rovinavano la reputazione anche agli altri cani. In Medio Oriente, in particolare, i paria riuscirono a rovinare la proverbiale amicizia con l’uomo e a meritarsi invece la sua avversione. Così, per le dottrine di parecchie religioni il cane diventò un animale «sporco» e a poco a poco la parola «cane» incominciò a essere usata per esprimere disprezzo: lurido cane, sporco bastardo, figlio di un cane. Ancora oggi, in alcuni gruppi etnici i bambini imparano a disprezzare i cani secondo le antiche tradizioni. È un atteggiamento molto comune soprattutto nei paesi musulmani e i tentativi di rieducazione nelle scuole non sono stati accolti volentieri.
Per fortuna, in Occidente le cose sono andate meglio. Infatti, man mano che i compiti assegnati ai cani nel corso dei secoli diminuivano di importanza, emergeva per loro un nuovo ruolo. Oggi il cane non è quasi più uno strumento di lavoro specializzato ed è diventato soprattutto un compagno dell’uomo. Alcune razze vengono ancora impiegate per un certo numero di attività, però sono state decisamente soppiantate dai cani da compagnia. Questo fatto è strettamente connesso alla migrazione dell’uomo nelle città e nelle aree suburbane, nonché allo sviluppo delle grandi metropoli. In ambienti come questi, infatti, il cane ha ben poche possibilità di essere impiegato come strumento di lavoro, però il legame tra l’animale e l’uomo è talmente forte che l’elemento canino non potrebbe mancare del tutto nell’ambiente umano. Di conseguenza, a partire dalla Rivoluzione industriale sono state create innumerevoli nuove razze, sono stati fissati gli standard per i pedigree e organizzate mostre canine. Le competizioni sono diventate veramente un grosso affare.
Parallelamente, sulla scena sono apparsi migliaia di cani bastardi. Coloro che desiderano semplicemente un compagno fedele e affettuoso hanno spesso disprezzato le razze molto selezionate, sostenendo che sono troppo artificiose in quanto ostentano caratteristiche fisiche e comportamenti spinti agli estremi, oltre a essere difficili da allevare per via degli incroci necessari alla loro creazione. Per contro, i grandi allevatori negano tali affermazioni e insistono nel dire che soltanto un cane pregiato ed esclusivo ci permette di prenderci veramente cura delle necessità dell’animale. Per loro, i padroni dei cani bastardi hanno già raggiunto il limite oltre il quale esistono soltanto l’incuria, il randagismo, lo sporcare i luoghi pubblici e la cattiva reputazione di questo animale. Gli allevatori sostengono che se tutti i cani fossero muniti di pedigree non avrebbero più nemici e la società darebbe il giusto valore a questi suoi animali da compagnia.
C’è del vero in tutte e due le affermazioni. Effettivamente, la selezione di alcune razze canine si è spinta veramente oltre il limite, perché i cani da essa originati soffrono regolarmente di disturbi fisici. I cani con le zampe molto corte e il tronco molto lungo, per esempio, presentano spesso uno spostamento delle vertebre. Quelli con il muso appiattito hanno difficoltà respiratorie. Altri ancora hanno problemi agli occhi o alle anche. Coloro che hanno a che fare con questi animali «curiosi» tendono a nascondere i difetti che si sono moltiplicati nel corso degli anni sulle loro razze particolari, temendo che possano perdere di popolarità. È un peccato, perché in questo modo la tendenza è quella di esagerare sempre di più. Soltanto un centinaio d’anni fa, per esempio, il bulldog era un animale con le zampe abbastanza lunghe e il bassotto aveva il corpo molto più corto. E queste sono soltanto due delle numerose razze in cui una caratteristica fisica è stata sempre più esaltata, fino a causare disturbi piuttosto gravi nell’animale selezionato. Sarebbe anche relativamente facile effettuare nuovi incroci su questi e altri cani del genere, in modo da farli assomigliare agli animali di qualche secolo fa, quando erano ancora in grado di comportarsi come veri e propri animali da lavoro. Non perderebbero nessuna delle loro attrattive e in compenso ci guadagnerebbero molto in salute e benessere. In questo modo nell’ambiente dei cani di razza si rimetterebbero un po’ le cose a posto.
Per il cane bastardo la vita è decisamente un po’ più dura. È vero che i padroni di questi cani – e sono migliaia – trattano i loro animali con enorme rispetto e gli dedicano ogni cura, però è anche vero che i bastardi non hanno praticamente alcun valore commerciale e che quindi spesso vengono trascurati. Intere cucciolate vengono vendute per una miseria o addirittura regalate, per poi essere spesso maltrattate o abbandonate. Ogni anno, il London’s Battersea Dogs’ Home (un ente che si occupa della protezione dei cani) accoglie circa ventimila cani randagi (nel 1985 la cifra esatta era di 19.889 animali, dei quali il 76 per cento era rappresentato da bastardi). Per non parlare poi degli altri enti! Molti di questi cani vengono affidati a nuovi padroni, ma molti altri devono essere uccisi: si calcola che nelle sole Isole britanniche vengano eliminati duemila cani al giorno. È difficile trovare una soluzione immediata a questo problema; l’unica speranza per il futuro potrebbe risiedere in un migliore atteggiamento generale nei confronti di questi animali e in una maggiore considerazione per il loro benessere.
Un’altra croce che i cani devono sopportare è quella della violenza e della curiosità scientifica di cui sono oggetto proprio perché vivono insieme all’uomo. In tutti e due i casi, essere cane significa soffrire. Infatti, gli uomini sono tristemente famosi per la loro abilità nello sfogare l’aggressività sugli esseri che considerano inferiori. Il capo insulta i suoi subalterni, questi si rifanno sui loro gregari che a loro volta si rifanno su altrettanti sottoposti… e via di seguito, fino all’ultimo gradino della scala sociale, dove il cane aspetta fiducioso. Quando un cane riceve un calcio o una frustata gli è difficile comprendere come il maltrattamento di cui è oggetto possa essere in qualche modo legato a una frase sarcastica pronunciata in qualche sala riunioni. Frase che poi è rimbalzata di rango in rango, acquistando sempre maggior vigore e concludendosi infine nei guaiti del povero animale. Alcune punizioni riservate ai cani dopo questa «trafila» sono inverosimili. Nella sola Gran Bretagna, l’Ente per la protezione degli animali riceve ogni anno circa quarantamila denunce di maltrattamenti ai cani.
Egualmente inverosimili sono alcuni interventi crudeli a cui vanno incontro i cani in nome della ricerca scientifica. In casi del genere, l’uomo trova la scusa per rescindere il contratto sostenendo che il dolore inflitto agli animali serve per aumentare le nostre conoscenze. Forse tradiamo la fiducia che i cani ripongono in noi, come elementi del loro «branco», però ci giustifichiamo pubblicando erudite documentazioni sulle nostre ricerche. In realtà, la stragrande maggioranza di tutti i penosi esperimenti effettuati sui poveri cani non accresce affatto le nostre conoscenze. Agli albori della fisiologia, della medicina e della zoologia le nozioni così acquisite potevano avere un certo valore, ma oggi no. I cani dovrebbero essere lasciati in pace, però è un’utopia pensare che qualcuno rispetti questa regola.
E qui veniamo allo scopo principale del mio libro. Il cane, infatti, vuole dimostrare come, attraverso osservazioni semplici e dirette oppure con l’aiuto di esperimenti assolutamente innocui per gli animali presi in esame, sia possibile capire e apprezzare questi straordinari mammiferi nei minimi dettagli, anche i più sorprendenti. Sono compagni giocosi quando siamo in vena di scherzare; sono affettuosi quando siamo tristi e soli; ci mantengono in buona salute quando ci costringono a fare lunghe passeggiate; hanno un effetto calmante su di noi quando siamo agitati, ansiosi e tesi; e, come se non bastasse, svolgono ancora i loro antichi compiti, proteggendoci dalle aggressioni e mettendoci in allarme se qualcuno vuole entrare in casa nostra. E questi sono soltanto due dei compiti loro affidati.
Quegli individui nevrotici che riversano il loro odio sui cani non sanno cosa perdono, così come quelle persone che si mostrano assolutamente indifferenti: ambedue le «categorie» non godono i vantaggi di un rapporto estremamente gratificante. Dal momento che costoro ignoreranno quasi sicuramente l’esistenza di questo libro, non verranno nemmeno a conoscenza di un fatto molto interessante: chi tiene un cane (o un gatto) in casa, vive mediamente più a lungo di chi non ne vuole accanto a sé. E non si tratta di una fantasia: è stato infatti clinicamente dimostrato che la compagnia di un simpatico animale domestico ha un effetto calmante, abbassa la pressione sanguigna e riduce quindi il rischio di infarto. Carezzando un gatto, dando una pacca a un cane o coccolando un qualunque animale domestico morbido e peloso si ottiene un effetto rilassante che può curare direttamente alla radice molti dei malanni causati dalla vita che si conduce oggi. La maggior parte di noi soffre per l’eccessiva tensione e lo stress causati dall’attività febbrile delle grandi città, dove ogni momento si devono tranciare dei giudizi, spesso anche complessi, che richiedono tutta una serie di conflitti e compromessi. L’affettuosa compagnia di un cane o di un gatto, invece, serve a non farci dimenticare l’esistenza della spontaneità e dell’innocenza, anche nel turbinio di quella che noi definiamo «civiltà avanzata».
Purtroppo, anche coloro che beneficiano di questo rapporto con l’elemento animale spesso non si rendono conto di quanto sia straordinario il cane: ci è talmente familiare che diamo per scontata ogni sua caratteristica. Se anche ci poniamo delle domande su di lui – qual è il grado di sensibilità del suo naso? vede i colori? come fa a trovare la via di casa quando si perde? perché dimena la coda quando ci accoglie? perché ha una vita sessuale tanto strana? – poi ci stringiamo nelle spalle e passiamo ad altro, senza neanche preoccuparci di trovare la risposta. Chi fa uno sforzo, scopre che i soliti manuali sui cani tendono a evitare gli argomenti più importanti e a concentrarsi invece su questioni come la toelettatura, l’alimentazione, le cure veterinarie e le caratteristiche di ciascuna delle diverse centinaia di razze che esistono al giorno d’oggi. Sono tutte informazioni importanti, non c’è dubbio, però a noi interessa sapere anche come mai certi cani ululano più di altri, perché tutti abbaiano così tanto e perché seguono certi modelli di comportamento. È per questo motivo che ho pensato di risolvere certi quesiti importanti con una serie di risposte semplici e concise. Avendo esposto gli argomenti in questo modo, spero che potrete usare il libro per risolvere qualunque problema possa insorgere nel vostro rapporto con un cane e che, scorrendolo, apprezzerete maggiormente quello straordinario prodotto dell’evoluzione canina che vi salta addosso ogni volta che tornate a casa e aprite la porta.
Perché il cane è un animale così speciale? Cos’ha di tanto particolare la personalità canina perché proprio questo animale sia diventato il migliore compagno dell’uomo tra tutte le 4236 specie di mammiferi (escluso l’uomo)? La risposta può essere sconcertante per qualcuno, perché in realtà il «migliore amico dell’uomo» è un lupo travestito da cane. E la chiave per comprendere appieno lo stretto legame che esiste tra noi e il cane è proprio questa sua personalità «da lupo».
Per alcune persone l’idea che tutti i cani – dai bastardi arruffati agli altezzosi campioni delle mostre, dai randagi rognosi agli stupendi esemplari di razza purissima, dai minuscoli chihuahua ai giganteschi danesi – in realtà non siano altro che dei lupi addomesticati è una faccenda un po’ difficile da digerire. È un pensiero che li spaventa, forse per via delle vecchie storie che circolano da sempre sul lupo: basti pensare al lupo mannaro della superstizione popolare o al lupo cattivo di Cappuccetto Rosso. Non è quasi mai stata spesa una buona parola in favore di questa magnifica creatura, perlomeno non fino ai moderni e obiettivi studi degli ultimi decenni. Di conseguenza, è difficile biasimare la gente se, così su due piedi, non riesce ad accettare l’idea che quell’innocuo e allegro cagnetto seduto sul tappeto in realtà appartiene alla stessa specie di cui fa parte il famigerato lupo. Tuttavia, si tratta di un fatto che dobbiamo accettare, non soltanto perché è vero ma anche perché è l’unico modo per comprendere il comportamento del cane domestico e arrivare a capire come mai sono stati i cani a diventare i migliori amici dell’uomo e non le scimmie, gli orsi o i procioni, per esempio.
Prima di esaminare il comportamento del lupo, affrontiamo però alcune ovvie obiezioni che sono state sollevate a proposito di questa teoria. I cani domestici variano molto gli uni dagli altri per via della forma, della taglia e del colore, quindi non possono sicuramente appartenere tutti alla stessa specie. Sì, invece: le differenze possono essere enormi, però sono alquanto superficiali. Qualunque razza di cane può incrociarsi con un’altra e generare dei cuccioli fertili; le differenze genetiche create con gli incroci sono troppo insignificanti perché si possa distinguere una razza da un’altra sul piano biologico. Poniamo che un chihuahua venga solleticato dall’odore inebriante di una cagna di razza danese in calore… cosa può fare? Non è un alpinista! Vero, però se la cagna in questione venisse inseminata artificialmente con un campione di sperma prelevato dal chihuahua, diventerebbe sicuramente gravida e darebbe alla luce dei cuccioli. Per quanto ne sappiamo noi oggi, non ci sono razze canine incompatibili tra loro. Né, d’altra parte, esistono difficoltà nell’incrociare cani domestici con lupi selvatici. Anch’essi danno origine a cuccioli fertili.
Quindi, nonostante le apparenze sembrino dimostrare il contrario, tutti i cani appartengono alla stessa specie dal punto di vista biologico. Il San Bernardo può arrivare a pesare anche trecento volte di più del minuscolo yorkshire e il danese è alto addirittura dieci volte di più, ma tutti e tre sono «fratelli». Chiunque possieda un cane di piccola taglia ve lo potrà confermare: nonostante la mole inesistente, questi animali si sentono dei veri lupi e si comportano come tali. Se arriva il postino, lo accolgono abbaiando furiosamente o ringhiando con aria astiosa perché pensano che abbia invaso un territorio di loro appartenenza. Se poi il suono che emettono non è altro che un flebile uggiolìo, non è colpa loro. Lo stesso trattamento lo riservano per i cagnoni che incontrano al parco: questi esemplari «in formato ridotto» si reputano ormai adulti e quindi non vedono perché dovrebbero tirarsi indietro. A volte i cani di grossa taglia rimangono sconcertati da questo atteggiamento e arrivano persino a battere dignitosamente in ritirata davanti all’attacco combinato di un gruppo di microscopici cagnetti. I padroni possono rimanere delusi per via di questo atto di vigliaccheria da parte dei loro animali, ma in tal caso vuol dire che hanno male interpretato il comportamento dei cani più grossi: infatti, questi ultimi non hanno affatto paura dei loro minuscoli «avversari». Il fatto è che, a causa della taglia ridotta, essi considerano i piccoli assalitori come dei veri e propri cuccioli e un cane adulto difficilmente li attaccherà. Quei «cuccioli» non si comportano affatto come tali, però, ed è per questo che i cani più grossi assumono un atteggiamento perplesso quando si vedono attaccati da loro.
Se i sei milioni di cani della Gran Bretagna, i quaranta milioni degli Stati Uniti e tutti gli altri milioni di cani sparsi un po’ ovunque nel mondo appartengono a una stessa specie, com’è che sono così diversi gli uni dagli altri? La risposta è molto semplice: il cane, essendo l’animale che l’uomo ha addomesticato per primo, ha avuto davanti a sé un tempo lunghissimo per differenziarsi attraverso le selezioni effettuate con gli incroci. Gli elementi difficili, eccessivamente nervosi o aggressivi sono stati eliminati e il cane è diventato un animale più giocoso, tranquillo e docile. Così, per ottenere esemplari adatti alla corsa, ecco che dagli incroci si sono generati animali con le zampe più lunghe e il corpo più snello; con le zampe più corte per cacciare in tana alla ricerca della selvaggina di scarto; con il corpo microscopico per essere dei veri cani da salotto, tanto piccoli da poter stare comodamente in grembo ed essere facilmente trasportati. Ognuno di questi cambiamenti è stato ottenuto per mezzo di incroci selettivi. Per esempio, è molto semplice «miniaturizzare» una razza: basta prendere gli animali più piccoli di cucciolate diverse e inc...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il cane Tutti i perché
  4. Introduzione
  5. Perché i cani abbaiano?
  6. Perché i cani ululano?
  7. Perché i cani dimenano la coda?
  8. Perché i cani ansimano tanto?
  9. Perché i cani alzano la zampa per orinare?
  10. Perché i cani grattano il terreno dopo aver defecato?
  11. È vero che i cani si mostrano pentiti quando hanno fatto qualcosa che non va?
  12. In che modo i cani invitano a giocare?
  13. Perché ai maschi piace farsi grattare la pancia?
  14. Come si comporta un cane sottomesso?
  15. È vero che un cane sconfitto offre la gola al suo avversario?
  16. Perché il cane che ha paura va in giro con la coda tra le zampe?
  17. Come si comporta un cane dominante?
  18. Perché il cane sotterra l’osso?
  19. Con che frequenza mangiano i cani?
  20. Perché il cane pastore è bravo a radunare le pecore?
  21. Perché il pointer punta la sua preda?
  22. Qual è il grado di acutezza visiva di un cane?
  23. Qual è il grado di acutezza uditiva di un cane?
  24. È vero che il cane ha un olfatto ipersviluppato?
  25. Perché qualche volta i cani si rotolano nello sporco?
  26. Perché qualche volta i cani strusciano il sedere per terra?
  27. Come si comporta la cagna con i cuccioli appena nati?
  28. Qual è il ritmo di crescita dei cuccioli?
  29. In che modo vengono svezzati i cuccioli?
  30. Perché i cuccioli si divertono a masticare le pantofole dei loro padroni?
  31. Come avviene il corteggiamento nei cani?
  32. Perché il maschio e la femmina non si possono staccare durante l’accoppiamento?
  33. Perché certi cani cercano di accoppiarsi con la vostra gamba?
  34. Perché i cani vogliono sempre andare a dormire sul letto dei padroni?
  35. Perché certi cani sono difficili da tenere a bada?
  36. Perché i cani hanno gli speroni?
  37. Perché qualche volta i cani cercano di mordersi la coda?
  38. Perché certe razze canine sono così piccole?
  39. Perché i cani di certe razze hanno le zampe così corte?
  40. Perché tante razze di cani hanno le orecchie cascanti?
  41. Perché i cani di certe razze hanno la coda mozza?
  42. Perché i cani mostrano antipatia per certi estranei più che per altri?
  43. È vero che i cani hanno un sesto senso?
  44. Perché si riteneva che l’ululato di un cane presagisse la morte di qualcuno?
  45. Perché il panino con il würstel si chiama hot-dog?
  46. Copyright