Gli indivisibili
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Gli indivisibili

  1. 336 pagine
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Informazioni su questo libro

Jake e Lily sono gemelli speciali: pensano e sentono le stesse cose nello stesso momento. Sembrano davvero indivisibili fino a quando lui fa amicizia con un bullo alla continua ricerca di schiappe da prendere in giro. Jake non passa più il suo tempo con la sorella, e lei ne soffre. Su suggerimento del nonno dal passato hippy, Jake prova a inventarsi una vita diversa. Ma gli resta il desiderio di condividere le sue emozioni con la sorella…

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
eBook ISBN
9788852079207
Print ISBN
9788804673453

INTRO II

Ornamento di separazione
Okay, abbiamo commesso un errore. Ma, ehi, non avevamo mai scritto un libro finora.
Hai sempre troppa fretta di arrivare alla fine.
Non è vero.
Leggi l’ultima pagina dei libri per prima.
Io li sfoglio. Comunque, per questa seconda intro, io (Lily) ho scritto la prima riga là in alto.
Ha confessato.
Vale per entrambi.
Sono ancora più grande di te.
Ignoratelo. Pensavamo che il libro fosse finito lo scorso novembre.
Poppy se n’era andato.
Per parecchio tempo non è successo molto altro.
A parte la scuola.
Yuppiii.
E poi all’improvviso in una notte buia e tempestosa
Oh, santo cielo. È stato ieri a cena.
Stavo solo cercando di essere letterario, visto che ci siamo rimessi a scrivere un libro.
Da adesso in poi sarà più un diario. O un’agenda. Giorno per giorno.
Come ti pare. Così ieri a cena papà dice
Mamma dice
Giusto. Mamma dice: «Allora, cosa farete quest’estate?».
Lo ha detto perché la scuola sarebbe finita il giorno dopo.
Giusto. E noi ci siamo guardati per cinque secondi
dieci secondi
e abbiamo detto nello stesso momento:
«Scrivere.»
Mamma e papà non sono stati molto colpiti.
Solo un’altra cosa da gemelli.
Ci hanno chiesto cosa avremmo scritto.
E noi abbiamo risposto: «Oh, roba».
Dopo cena siamo andati al supermercato. Ho comprato un taccuino nuovo.
Anch’io ho comprato un taccuino nuovo.
E allora, quale sarà la tua prima riga?
Non lo so. Ho la testa vuota.
E qual è la novità?
Ah-ah.
Che ne dici di: “C’era una volta…”?
Vabbe’.
O di: “Era una notte buia e tempestosa…”?
Se non la pianti, non inizierò mai.
Signori e signore, mia sorella…

LILY

Ornamento di separazione
La scuola è finita! SSSSSSÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌ!!!!!!!
Poppy ci ha detto che non dobbiamo scrivere nel diario ogni giorno e di ogni singola cosa. Solo le cose che sembrano importanti o interessanti. Be’ – prontoooooo? – cosa c’è di più importante delle vacanze estive? Ho fatto il conto sul calendario. Non andremo a scuola per – ta-dan! – 81 giorni. Otto. Uno. In altre parole: per sempre!!! La nostra maestra di quinta, la signorina Webber, ci ha detto: «Ragazzi, non sprecate la vostra estate. Leggete. Fate volontariato. Migliorate voi stessi. Siate produttivi».
Sì, sarò proprio produttiva. Ve lo dirò io cosa produrrò. Produrrò spasso. Spasso! Spasso! Spasso!

JAKE

Ornamento di separazione
Non ditelo a mia sorella, ma “per sempre” è già sceso a 75 giorni. Ho cominciato a scrivere nel mio taccuino solo adesso perché sono stato impegnato a sistemare la mia nuova stanza.
Il secondo giorno di “per sempre” papà ha fatto un annuncio a cena: «Buone notizie, ragazzi. Avrete ognuno la vostra stanza».
Ho tirato i pugni in aria. «Sì!»
Lily ha ridacchiato. «Non succederà mai.»
Papà sembrava impaziente. «Tu rimarrai dove siete ora, Lily. Adesso avrai un letto normale. Il letto a castello sparirà.» Ha annuito verso di me. «E tu prenderai la camera accanto.»
Lily adesso non rideva. Stava strillando: «Non può andare là! È la stanza di Poppy!».
«Per Poppy sistemeremo l’attico» ha replicato papà.
Lily gli ha voltato la faccia. «Mamma… non può! Diglielo!»
Mamma ha fatto un sospiro triste. Ha dato un colpetto sulla mano di Lily. «È ora, tesoro.»
Lily ha tirato via la mano. «Non mi toccare.» È ri-oscillata di nuovo verso papà. Con la sua espressione da pianto. «Ma papà, tu non ci puoi separare. Noi siamo gemelli
«Ma siete anche un ragazzo e una ragazza» le ha ricordato lui. «Non siete più bambini. Avete bisogno della vostra stanza. Smettila di comportarti come se fosse la fine del mondo. Jake non andrà a Timbuctù. Sarà solo tre metri più in là nel corridoio. Potrete farvi visita quanto vorrete.»
Sorprendentemente, mia sorella non ha aggiunto una parola.
Ha solo fissato il vuoto con gli occhi spalancati. Era in stato di shock. Poi ha gettato la forchetta sul pavimento e ha lasciato la tavola.
Così il giorno dopo abbiamo traslocato – io e papà, a dire il vero. Lily si è seduta sulla soglia della porta per costringerci a scavalcarla tutto il tempo.
Succedeva quattro giorni fa. Per quattro giorni Lily ci ha guardato storto e si è arrabbiata ed è andata in crisi. Poi ieri mattina ha fatto irruzione nella mia stanza nuova e mi ha svegliato scuotendomi e ha detto: «Andiamo a farci un giro».
Così siamo andati in bicicletta.
E siamo scesi alla baia a caccia di pietre per la mia collezione.
Siamo anche andati al negozio di fumetti.
E alla Piccola Locomotiva Coraggiosa, il negozio di modellismo ferroviario, così Lily ha potuto rimirare una locomotiva diesel blu e argento dell’American Flyer che lei dice essere identico al California Zephyr del sogno che ogni notte del nostro compleanno ci arriva addosso.
E siamo passati due volte in fondo alla strada a trovare mamma e papà alla casa su cui stanno lavorando. Non ci vive nessuno. È quella che i costruttori chiamano una “tuttofare speciale”. Significa che costa poco perché ha bisogno di un sacco di riparazioni, ed è qui che arrivano mamma e papà. Siccome è vicina e noi passiamo ogni tanto per un controllo, quest’estate abbiamo il permesso di starcene a casa da soli.
Abbiamo provato a giocare a nascondino, ma ancora non possiamo perché sappiamo sempre dove si sta nascondendo l’altro.
Lily ha provato a insegnarmi a ruttare a comando.
Ed era quello che stavamo facendo quando è successa una cosa buffa.

LILY

Ornamento di separazione
Non c’era proprio niente di buffo. Mentre stavo dando dimostrazione di un semplice rutto da principianti, il campanello di casa ha suonato. Siamo corsi a vedere, ma fuori non c’era nessuno. Invece c’era qualcosa. Sullo zerbino. Una pietra. Jake ovviamente era colpito. «Blu» ha detto. «Forte!»
L’ha portata nella nostra – scusate, nella sua – stanza e l’ha messa nella nuova scatola che mamma gli ha costruito per la sua collezione.
Io però avevo un cattivo presentimento. Ho provato a essere felice per lui. So quanto gli piacciono le pietre particolari. Ma il cattivo presentimento restava. E andò peggiorando sempre più, perché nei due giorni successivi fecero la loro comparsa altre due pietre: una rosa e una d’oro.
Gli ho detto: «Non è oro vero. È oro finto. È falsa». Lui ha scrollato le spalle: «Lo so».
Ho insistito: «Queste non contano. Sono cose che puoi comprare in un negozio di bricolage o al bookshop di un museo. Dovresti avere solo pietre che trovi da te. Così sarebbe una vera collezione».Lui non mi ha nemmeno ascoltato. Stava correndo di sopra con i pugni alzati: «Sì!».
Ieri non è arrivata nessuna pietra, ma il mio cattivo presentimento adesso ha un nome. Io e Jake eravamo in giro in bici quando ci siamo imbattuti in Bump Stubbins e la sua banda. Non molto tempo fa Bump ha disseppellito altri due imbecilli da sotto un tronco marcio, e ora i tre vanno in bici insieme e si fanno chiamare i Raggi della Morte. Mentre gli passavamo accanto, Bump ha chiamato: «Ehi, Jake! Ti sono piaciute le pietre?».
Jake ha lanciato uno sguardo a Bump, allibito. Non gli era mai venuto in mente che poteva essere da là che venivano le pietre. Mio fratello certe volte può essere un vero idiota. Io ho preso velocità. «Andiamocene» ho detto.
Pensavo che Jake lo avrebbe fatto e basta, ma quando siamo arrivati a quasi mezzo isolato di distanza da loro, si è voltato indietro e ha gridato: «Sì! Grazie!».
Ieri sera ho tirato fuori le carte per giocare a poker, ma Jake non ha voluto. Nemmeno quando gli ho promesso di non barare. Se ne è rimasto lì a fare gli occhi dolci alle pietre nuove. Sta già pianificando una scatola da collezione più grande.
«Quante altre pensi che me ne arriveranno?» mi ha chiesto.
«Quante basteranno a convincerti a baciarlo» ho risposto. La sua faccia si è tutta accigliata. Semplicemente non ci arrivava.
«Jake» ho detto, «perché pensi che ti stia regalando delle pietre? Perché sta cercando di leccarti per bene. Mi odia perché lo picchio e lo elimino a baseball, perciò sta cercando di portarti via.»
«Via da cosa?» ha chiesto.
«Via da me, genio.»
Lui si è messo solo a ridere ed è corso giù a controllare lo zerbino.
Oggi eravamo di nuovo fuori in bici, e di nuovo ci siamo imbattuti nei Bumpoidi. Bump ha gridato: «Ehi, Jake! Vieni a fare un giro con i Raggi della Mor...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. INTRO
  4. INTRO II
  5. Copyright