Il minuto di silenzio
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Il minuto di silenzio

La storia del calcio attraverso i suoi eroi

  1. 288 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il minuto di silenzio

La storia del calcio attraverso i suoi eroi

Informazioni su questo libro

" Dove sono Mumo, Lev, Helenio, George e Omar, l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso?

Tutti, tutti, dormono sulla collina. I cinque aggettivi sono quelli del secondo verso di Edgar Lee Masters. I personaggi, tolto Jascin che ci sta dentro in pieno, sono invece adattati con un pizzico di disinvoltura perché l'abulìa di Mumo Orsi era saltuaria assai, la buffonaggine del mago Herrera una componente studiata e coltivata del suo carisma. Mentre i vizi di Best e il caratteraccio di Sivori non ne hanno impedito l'ingresso nella galleria dei più grandi. La collina su cui dormono è una Superga dell'anima.

Il rimando a Spoon River, deferente e inevitabile, spero non spudorato, si ferma qui. Questa è una semplice passeggiata della memoria, coltivata negli anni e immaginata con un centinaio di garofani rossi. La storia del calcio l'hanno scritta davvero in tanti. Un fiore e un minuto di silenzio per ciascuno. Ma silenzio-silenzio, senza che a funestarlo arrivi il bell'applauso di cui la società dello spettacolo non sa più fare a meno.

Un minuto. Due-tre nel caso dei personaggi più straripanti: è quanto serve alla lettura di ciascuno dei ritratti. Per ricambiare le emozioni che hanno regalato a generazioni di appassionati. E insieme per riviverle, per continuare a tramandare le loro gesta, le imprese, e perché no, le umane debolezze.

Tutti, tutti, dormono dunque sulla collina del football. Ragazzi come Meroni e Scirea, vecchie glorie come Di Stéfano e Matthews, cantori come Brera e Galeano. Se il calcio è rimasto di gran lunga il gioco più bello del mondo lo deve innanzitutto a loro: e ai tanti altri che è stato emozionante scoprire o riscoprire. Quand'eran giovani e forti ci hanno fatto battere il cuore." Gigi Garanzini, una delle penne più nobili del giornalismo sportivo, costruisce con arte una storia lirica del calcio mondiale. Un'impresa romantica, un libro scritto in stato di grazia, lieve come un fiore posato sulla tomba di un eroe.

I principali quotidiani nazionali, qualche buon programma televisivo e poi radiofonico nella lunga carriera giornalistica di Gigi Garanzini, biellese di nascita e langarolo d'adozione. Anche due brevi esperienze dall'altra parte della barricata, a Italia '90 e nel settore tecnico di Coverciano. E una mostra milanese a Palazzo Reale sull'epopea di Herrera e Rocco. Prima di questo libro ha pubblicato Il romanzo del Vecio (Baldini & Castoldi, 1997), dedicato a Enzo Bearzot e Nereo Rocco. La leggenda del paròn (Baldini & Castoldi, 1999), E continuano a chiamarlo calcio (Mondadori, 2007) e Nereo Rocco. La leggenda del paròn continua (Mondadori, 2009).

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804673552
eBook ISBN
9788852078699
Copertina. «Il minuto di silenzio» di Gigi Garanzini

Il libro

Dove sono Mumo, Lev, Helenio, George e Omar, l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
I cinque aggettivi sono quelli del secondo verso di Edgar Lee Masters. I personaggi, tolto Jascin che ci sta dentro in pieno, sono invece adattati con un pizzico di disinvoltura perché l’abulìa di Mumo Orsi era saltuaria assai, la buffonaggine del mago Herrera una componente studiata e coltivata del suo carisma. Mentre i vizi di Best e il caratteraccio di Sivori non ne hanno impedito l’ingresso nella galleria dei più grandi. La collina su cui dormono è una Superga dell’anima.
Il rimando a Spoon River, deferente e inevitabile, spero non spudorato, si ferma qui. Questa è una semplice passeggiata della memoria, coltivata negli anni e immaginata con un centinaio di garofani rossi. La storia del calcio l’hanno scritta davvero in tanti. Un fiore e un minuto di silenzio per ciascuno. Ma silenzio-silenzio, senza che a funestarlo arrivi il bell’applauso di cui la società dello spettacolo non sa più fare a meno.
Un minuto. Due-tre nel caso dei personaggi più straripanti: è quanto serve alla lettura di ciascuno dei ritratti. Per ricambiare le emozioni che hanno regalato a generazioni di appassionati. E insieme per riviverle, per continuare a tramandare le loro gesta, le imprese, e perché no, le umane debolezze.
Tutti, tutti, dormono dunque sulla collina del football. Ragazzi come Meroni e Scirea, vecchie glorie come Di Stéfano e Matthews, cantori come Brera e Galeano. Se il calcio è rimasto di gran lunga il gioco più bello del mondo lo deve innanzitutto a loro: e ai tanti altri che è stato emozionante scoprire o riscoprire. Quand’eran giovani e forti ci hanno fatto battere il cuore.”

L’autore

Gigi Garanzini
Gigi Garanzini, una delle penne più nobili del giornalismo sportivo, costruisce con arte una storia lirica del calcio mondiale. Un’impresa romantica, un libro scritto in stato di grazia, lieve come un fiore posato sulla tomba di un eroe.
I principali quotidiani nazionali, qualche buon programma televisivo e poi radiofonico nella lunga carriera giornalistica di Gigi Garanzini, biellese di nascita e langarolo d’adozione. Anche due brevi esperienze dall’altra parte della barricata, a Italia ’90 e nel settore tecnico di Coverciano. E una mostra milanese a Palazzo Reale sull’epopea di Herrera e Rocco. Prima di questo libro ha pubblicato Il romanzo del Vecio (Baldini & Castoldi, 1997), dedicato a Enzo Bearzot, Nereo Rocco. La leggenda del paròn (Baldini & Castoldi, 1999), E continuano a chiamarlo calcio (Mondadori, 2007) e Nereo Rocco. La leggenda del paròn continua (Mondadori, 2009).
Gigi Garanzini

Il minuto di silenzio

La storia del calcio attraverso i suoi eroi
Mondadori

Il minuto di silenzio

A Leo Messi,
che ha ricreato gli incanti di ieri
anticipando quelli di domani

Introduzione

Dove sono Mumo, Lev, Helenio, George e Omar,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
I cinque aggettivi sono quelli del secondo verso di Edgar Lee Masters. I personaggi, tolto Jascin che ci sta dentro in pieno, adattati con un pizzico di disinvoltura perché l’abulìa di Mumo Orsi era saltuaria assai, la buffonaggine del mago Herrera una componente studiata e coltivata del suo carisma. Mentre i vizi di Best e il caratteraccio di Sivori non ne hanno impedito l’ingresso nella galleria dei più grandi. La collina su cui dormono è una Superga dell’anima. Dove ci si può spingere a immaginare capitan Valentino nei panni del padrone di casa, impegnato a smistare gli arrivi: con gli ultimi, quelli della Chapecoense, il daffare non gli è mancato. Senza aree dedicate, proprio come al Père-Lachaise dove Bellini e Chopin sono vicini ma Molière, Balzac e Proust parecchio lontani tra loro. Fermo restando che c’è sempre un vecchio ragazzo a sbirciarti la guida per scoprire dov’è Jim Morrison.
Il rimando a Spoon River, deferente e inevitabile, spero non spudorato, si ferma qui. Questa è una semplice passeggiata della memoria, coltivata negli anni e immaginata con un centinaio di garofani rossi. Non sono bastati. Anzi, quanti di più ne sarebbero serviti: la storia del calcio l’hanno scritta davvero in tanti. Un fiore e un minuto di silenzio per ciascuno, chiedendo scusa a tutti quelli cui ho dovuto rinunciare perché un libro non diventasse un’enciclopedia. Ma silenzio-silenzio, senza che a funestarlo arrivi il bell’applauso di cui la società dello spettacolo non sa più fare a meno.
Un minuto. Due-tre nel caso dei personaggi più straripanti: è quanto serve alla lettura di ciascuno dei ritratti. Per ricambiare le emozioni che hanno regalato a generazioni di appassionati. E insieme per riviverle, per continuare a tramandare le loro gesta, le imprese, e perché no, le umane debolezze. Senza più gerarchie, senza stare a distinguere tra fenomeni e non, visto che ormai, avrebbe detto Totò, è passata ’a Livella.
Tutti, tutti, dormono dunque sulla collina del football. Ragazzi come Meroni e Scirea, vecchie glorie come Di Stéfano e Matthews, cantori come Brera e Galeano. Se il calcio è rimasto di gran lunga il gioco più bello del mondo lo deve innanzitutto a loro: e ai tanti altri che è stato emozionante scoprire o riscoprire. Quand’eran giovani e forti ci hanno fatto battere il cuore.

Danilo

(1985-2016)
Sull’aereo che avrebbe dovuto portarlo a Medellín, Marcos Danilo Padilha si stava finalmente gustando il momento più bello della carriera. Vedeva davanti a sé la nuca di Caio Júnior, l’allenatore, e pensava, bella forza, lui ha allenato Flamengo, Palmeiras, Botafogo, e questa finale per quanto incredibile non sarà che la ciliegina sulla torta. Ma per me che ho galleggiato per anni tra la terza e la quarta divisione, e che già avevo vissuto come un mezzo miracolo la serie B e un miracolo intero la serie A, questa è la torta.
La settimana prima era stata una sua parata miracolosa all’ultimo minuto a decidere la semifinale con gli argentini del San Lorenzo. E quando in diretta TV gli era stato chiesto se si sentisse un eroe aveva risposto che no, nessuno vince mai una guerra da solo: semplicemente, aveva aggiunto, sarebbe stato ingiusto che la squadra venisse eliminata proprio all’ultimo tiro. Aveva minimizzato, insomma. Ma a ripensarci sentiva ancora il brivido seguito a quell’intervento. Persino più forte di quello provato agli ottavi, quando contro l’Independiente aveva parato la bellezza di quattro rigori: però, sapeva lui per primo, tirati così così.
Gli tornarono alla mente i primi passi dell’avventura alla Chapecoense. Nel 2009, in quarta divisione, salendo un gradino alla volta sino a diventare uno degli idoli, forse l’idolo in assoluto di una torcida che aveva cominciato poco alla volta ad amarlo per il suo impegno, il temperamento, la passione. Alcuni tra i compagni avevano tentato l’avventura in Europa, i più giovani non smettevano di sognarla a occhi aperti. Lui no. A 31 anni Marcos Danilo Padilha, di professione portiere, aveva già avuto dal calcio molto più di quel che mai si sarebbe immaginato. Al punto che quella Copa sudamericana in palio l’indomani con l’Atlético di Medellín gli avrebbe regalato una grande gioia in più: ma non cambiato la vita. Riguardò la testa del mister e pensò che aveva un po’ tanto esagerato dopo la vittoria sul San Lorenzo. “Se morissi oggi, morirei felice” aveva detto dopo aver centrato la finale in un tripudio di bandiere verdi.
A differenza dell’allenatore, il portiere Danilo sopravvisse allo schianto. Morì in ospedale, per la gravità delle ferite.

George Best

(1946-2005)
Sbarcò George Best sul pianeta del pallone, giusto mezzo secolo fa, e di colpo lo fece sembrare vecchio, lento, superato. Fu ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il minuto di silenzio
  4. Introduzione
  5. Danilo
  6. George Best
  7. Gaetano Scirea
  8. Matthias Sindelar
  9. Renato Cesarini
  10. Mané Garrincha
  11. Gianni Brera
  12. Alfredo Di Stéfano
  13. Vujadin Boškov
  14. Leônidas da Silva
  15. Nereo Rocco
  16. Lev Jascin
  17. Juanito
  18. Lucien Laurent
  19. José Andrade
  20. Bruno Neri
  21. Eduard Streltsov
  22. Obdulio Varela
  23. Gino Colaussi - Riccardo Carapellese
  24. Cesare Maldini
  25. Concetto Lo Bello
  26. Luisito Monti
  27. Gigi Peronace
  28. Omar Sivori
  29. Annibale Frossi
  30. Beppe Viola
  31. Valery Lobanowski
  32. Gigi Meroni
  33. Árpád Weisz
  34. Stan Mortensen
  35. Nicolò Carosio
  36. Cochi Sentimenti
  37. Didi
  38. Umberto Caligaris
  39. Ferenc Puskás
  40. Luciano Re Cecconi
  41. John Charles
  42. Adolfo Pedernera
  43. Agostino Di Bartolomei
  44. László Kubala
  45. Rinus Michels
  46. Manlio Scopigno
  47. Felice Levratto
  48. Jules Rimet
  49. Armando Picchi
  50. Joseph Mwepu Ilunga
  51. Kenneth Aston
  52. Johan Cruijff
  53. Mário Filho
  54. Eusébio da Silva Ferreira
  55. Renato Curi
  56. Nils Liedholm
  57. Renato Dall’Ara
  58. Alberto Ormaetxea
  59. Helmut Haller
  60. Ferruccio Valcareggi
  61. Raimundo Orsi
  62. Rino Ferrario
  63. Giorgio Chinaglia
  64. Attila Sallustro
  65. Matt Busby
  66. Hasse Jeppson
  67. Odd Frantzen
  68. Guglielmo Gabetto
  69. Ernst Wilimowski
  70. Vladimir Beara
  71. Giovanni Arpino
  72. Gino Cappello
  73. Giorgio Ferrini
  74. Nándor Hidegkuti
  75. Guillermo Stábile
  76. René Mercet
  77. Giampiero Combi
  78. Marcello Bertinetti
  79. Giacinto Facchetti
  80. Gipo Viani
  81. Amedeo Biavati
  82. Gabriel Hanot
  83. Arthur Friedenreich
  84. Benito Lorenzi
  85. Giacomo Bulgarelli
  86. Amedeo Amadei
  87. Cesáreo Onzari
  88. Gunnar Nordahl
  89. Giovanni Ferrari
  90. Flórián Albert
  91. Gastone Zanon
  92. Isidro Lángara
  93. Michele Andreolo
  94. Giuseppe Virgili
  95. James Spensley
  96. Silvio Piola
  97. Francesco Calì
  98. Angelo Mammì - Luigi Marulla
  99. Artemio Franchi
  100. Kazimierz Deyna
  101. Adolfo Baloncieri
  102. Reinhard Lauck
  103. Albert Batteux
  104. Ivano Blason
  105. Joe Gaetjens
  106. Stefano Nyers
  107. Alf Ramsey
  108. Fulvio Bernardini
  109. Fritz Walter
  110. José Germano
  111. Carlo Ceresoli
  112. João Morais
  113. Herbert Chapman
  114. Luis Aragonés
  115. Juan Alberto Schiaffino
  116. Vittorio Pozzo
  117. Andrés Escobar
  118. Raoul Diagne
  119. Giuseppe Meazza
  120. Tito Vilanova
  121. John Langenus
  122. Ricardo Zamora
  123. Helenio Herrera
  124. Stanley Matthews
  125. Franco Scoglio
  126. Giuliano Taccola
  127. Bruno Pesaola
  128. José Nasazzi
  129. Massimo Della Pergola
  130. Raf Vallone
  131. Gianluca Signorini
  132. Sócrates
  133. Enrico Ameri - Sandro Ciotti
  134. Eduardo Galeano
  135. Enzo Bearzot
  136. Valentino Mazzola
  137. Ringraziamenti
  138. Copyright