Un passo...
Due passi...
Poi un terzo.
Concentrata, stringendo i denti, Félicie avanza cauta con le braccia spalancate sul colmo del tetto.
«Piano, ci sono quasi...»
Félicie non guarda il paesaggio verde e azzurro che si estende fino al mare.
Non è il momento.
Sopra di lei, nel cielo pallido le nuvole vanno alla deriva. È talmente vasto il cielo! Fa venire voglia di spiccare il volo, e così, Félicie prende il volo...
Con il carillon portafortuna al sicuro in tasca, fila via lontano, molto lontano dall’orfanotrofio di Quimper dove è rinchiusa da quando è nata, undici anni fa.
Arrivederci! Ha un sogno da realizzare, lei.
Il vento le scompiglia le ciocche di capelli rossi sfuggite alla treccia. Sembra quasi che la stia spingendo. Tuttavia, la ragazzina non riesce a impedirsi di gettare un’occhiata verso il basso...
E Victor, in tutto questo?
Lo scorge tra i miseri bambini che stanno entrando nel cortile dell’orfanotrofio. Félicie si vergogna di non avere confidato a Victor il suo progetto di evasione. Avrebbe dovuto farlo. È il suo compagno, il suo complice, il suo unico amico, qui, tra le mura grigie che li hanno visti crescere insieme.
Il suo migliore amico.
«STOP!» sbraita il guardiano, un tizio con la faccia da bulldog. «Tutti in fila!»
Ubbidiscono.
Victor si piazza in testa come sempre. Nonostante sia piccolo di statura (o proprio per questo), cerca sempre di farsi notare. E infatti Bulldog gli va incontro gridando:
«Dov’è Félicie?»
Si è accorto che manca all’appello.
Lei si appiattisce contro il muro del campanile.
«Félicie?»
A Victor si gela il sangue nelle vene.
Che peste, quella ragazzina! È dunque scappata? Ogni giorno parlavano della loro fuga, ma Victor era sicuro che non se ne sarebbe mai andata senza di lui.
Il ragazzino lancia uno sguardo preoccupato verso il campanile dell’orfanotrofio, il loro rifugio segreto. Ci salgono di nascosto tutte le volte che possono. E la vede. Lei si appiattisce di nuovo contro il muro. Con l’indice sulle labbra gli ordina di tacere.
«Rispondi» urla Bulldog. «Dov’è Félicie?»
«Non ne ho idea.»
Denunciare la sua amica? Nemmeno per sogno! Ma Victor non riesce a evitare di guardare verso il tetto...
«Che cos’hai da guardare lassù, stupido?» grugnisce il guardiano, lanciando un’occhiata nella stessa direzione.
E siccome non vede da nessuna parte la ragazzina scomparsa, strapazza Victor:
«Corri a cercare Félicie. Sbrigati a trovarla!»
Guardando gli occhi strabici di Bulldog è difficile indovinare quale punto preciso stia indicando...
«In realtà, monsieur» dice educatamente il ragazzino, «faccio un po’ fatica a capire dove vuole che io vada a cercarla.»
L’altro sbraita:
«Dove vuoi, ma SUBITO!»
Non è il momento di scherzare.
Fischiettando un motivetto per avvertire Félicie, Victor sale la scala a chiocciola del campanile. Lei non risponde. Se l’è filata?... No! Non gli farebbe mai una cosa simile...
Dong!
Victor picchia la testa contro la campana. Ahi! Si sfrega con rabbia la testa ferita.
«Victor!» Un sussurro pieno di angoscia.
Félicie è scivolata e si regge a fatica alla grondaia.
«Victor, aiutami!»
La sua amica ha bisogno di lui… Che sensazione piacevole!
Victor corre in suo aiuto, anche se il suo cuore è gonfio di tristezza…
Impossibile non accorgersene!
«Smettila!» si arrabbia Félicie. Tiene in mano una scopa più alta di lei. «Non sei divertente quando tieni il muso!»
«Non ho il muso!»
Bulldog si è vendicato della loro mancanza di disciplina, affibbiandogli il turno in refettorio. Il che significa che devono mettere in ordine, pulire, lustrare e spazzare una sala enorme dove mangiano i ragazzini ospitati e, a quell’ora, non è cosa da poco.
Che carognata!
Victor impila i piatti sporchi.
«Sono solo un po’ offeso» borbotta, «come hai potuto tentare di scappare SENZA DI ME!»
Félicie spalanca gli occhi stupita.
«Io tentare di scappare?»
Il suo tono innocente suona falso. Se ne rende conto. E per nascondere l’imbarazzo, si arrampica su uno dei grandi tavoli annunciando solennemente:
«Volevo soltanto ammirare la magniiiiiiiiifica!»
Come no!
«Fuori di qui» dichiara Victor, «non resisteresti cinque minuti senza di me!»
Che assurdità!
Con un colpo di polso, Félicie gli lancia un piatto in faccia. Lui lo prende al volo protestando:
«Smettila! Finisce male!»
«Siamo arrivati qui lo stesso giorno» aggiunge lei, «e ce ne andremo insieme, promesso, giuro, croce sul cuore!»
Lui sorride da un orecchio all’altro.
Lei lo guarda. Vuole davvero bene a Victor. È magro da far pena in quell’uniforme dell’orfanotrofio, ma ha una tale luce negli occhi! Non sembra, ma ha mille qualità: entusiasmo, intelligenza, astuzia... e persino bontà!
Che cosa le è saltato in mente di filarsela senza di lui?
Senza dubbio la voglia di realizzare il suo sogno.
«Ehi, Victor» grida Félicie. «Vediamo come s...