
- 444 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Percy Jackson racconta gli dei greci
Informazioni su questo libro
Innanzitutto vi racconterò come fu creato il mondo. Poi snocciolerò una lista di dei e vi dirò le mie opinioni su ciascuno. Spero solo di non farli arrabbiare tanto da incenerirmi prima che… ARGGGHHHHH! Scherzavo! Sono ancora qui. Voglio cominciare con la storia della creazione secondo gli antichi Greci che, tra l'altro, è decisamente incasinata. Infilate occhiali protettivi e impermeabile. Pioverà sangue. Percy Jackson
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Informazioni
Print ISBN
9788804644811eBook ISBN
9788852059131
PERSEFONE SPOSA IL SUO STALKER (O DEMETRA - LA VENDETTA)
Devo essere onesto. Non ho mai capito cos’avesse Persefone di tanto straordinario. Insomma, per essere una che ha quasi distrutto l’universo, a me non sembra poi granché.
Certo, era carina. Aveva i capelli biondi della madre e gli occhi azzurri di Zeus. E nessuna preoccupazione al mondo. Era convinta che il suddetto mondo fosse stato inventato esclusivamente per il suo piacere. Immagino che quando i tuoi genitori sono dei, non ci voglia molto a darlo per scontato.
Adorava la vita all’aria aperta. Trascorreva le giornate a passeggiare per la campagna con le sue amiche ninfe e dee, sguazzando nei ruscelli, raccogliendo fiori in prati soleggiati e mangiando frutta colta direttamente dall’albero… Okay, okay, sto inventando, ma ritengo fosse quello che una dea teenager facesse prima che inventassero gli smartphone.
Il fatto è che di Persefone non si può dire molto altro. Non è che fosse poi questa gran intelligentona. Non era coraggiosa. Non aveva obiettivi o hobby (a parte la faccenda dei fiori). Se ne stava semplicemente lì, a godersi la vita e a fare la bambina viziata, ultraprotetta e ultraprivilegiata. Certo, un’esistenza fantastica, se riesci ad averla, ma io non sono cresciuto così, e quindi non ardo di simpatia per lei.
Ciononostante, Demetra viveva per la figlia, e non posso biasimarla per la sua iperprotettività. Di brutte esperienze con dei subdoli e infingardi ne aveva avute abbastanza. Dopotutto, Persefone era venuta al mondo proprio in seguito all’imboscata di un serpente. Poteva già considerarsi fortunata a non essere uscita da un uovo.
Ovviamente, nell’istante preciso in cui fu dichiarata off-limits, gli dei maschi la notarono e pensarono che fosse incredibilmente sexy. Tutti volevano sposarla, ma sapevano che Demetra non lo avrebbe mai permesso. Ogni volta che uno di loro si avvicinava troppo, la dea appariva dal nulla con il suo cocchio trainato dai draghi e con la spada d’oro magica al fianco.
La maggior parte dei pretendenti lasciò perdere e decise di corteggiare qualche dea meno rischiosa.
Ma ci fu uno che non riusciva a togliersi Persefone dalla testa. Per la precisione Ade, il Signore dell’Oltretomba.
Un connubio perfetto, vero? Un tizio vecchio e cupo, che vive nella più vasta caverna esistente al mondo stipata di anime morte, che si innamora di una fanciulla giovane e graziosa a cui piacciono la luce del sole, i fiori e le scampagnate all’aria aperta. Tutto a gonfie vele, no?
Ade sapeva di non avere speranza: per lui Persefone era assolutamente fuori portata. Oltretutto Demetra non avrebbe permesso a nessun dio di avvicinarsi a sua figlia. Men che meno avrebbe lasciato che qualcuno la invitasse a cena nel Tartaro.
Ade cercò di togliersela dalla testa. Ma laggiù nell’Oltretomba si sentiva molto solo, senza altra compagnia che quella dei morti. Continuava quindi a mettersi l’elmo dell’invisibilità e a sgattaiolare nel mondo di sopra così da poter rimirare Persefone che giocava spensierata. In altre parole, fu il primo stalker del mondo.
Non so se vi è mai capitato di avere una cotta veramente tosta per qualcuno; sta di fatto che per Ade era diventata un’ossessione. Si teneva in tasca alcuni schizzi che ritraevano Persefone. Incideva il suo nome con un coltello sul tavolo di ossidiana, che non era una fatica da poco. La sognava e aveva con lei conversazioni immaginarie dove le dichiarava il proprio amore, e Persefone gli confessava di aver sempre avuto un debole per vecchi dei bavosi e subdoli che vivevano in caverne zeppe di morti.
Era così preso da quel pensiero che non riusciva più a concentrarsi sul lavoro, che consisteva nello smistare le anime appena arrivate nell’aldilà. I fantasmi cominciavano a scappare indietro nel mondo, o a vagare nella zona sbagliata degli Inferi. Gli ingorghi di traffico ai cancelli dell’Oltretomba diventarono insostenibili.
Alla fine Ade non riuscì a sopportare oltre. A suo onore va detto che non cercò di imbrogliare Persefone o di prenderla con la forza, perlomeno non subito. Pensò: “D’accordo, Demetra non mi ascolterà mai. Forse allora potrei parlare con il padre di Persefone”.
Per Ade non era facile salire in visita all’Olimpo. Sapeva di non essere il benvenuto, lassù. E poi non aveva nessuna voglia di chiedere un favore a quell’odioso di suo fratello Zeus, ma si fece coraggio ed entrò a passo di marcia nella sala del trono degli Olimpi.
Il caso volle che Zeus quel giorno fosse di buon umore. Aveva appena finito il suo divino lavoro settimanale: pianificare le nuvole, organizzare i venti e fare tutto quello che un dio del cielo deve fare. Ora era lì comodamente seduto a sorseggiare nettare e a godersi la bella giornata. Stava sognando a occhi aperti un’altra graziosa signora che aveva intenzione di sposare, Era; perciò, quando arrivò Ade, aveva stampato in faccia un sorriso trasognato.
— Zeus, mio signore — lo salutò Ade con un inchino.
— Ade! — esclamò lui tutto allegro. — Come va, fratello? È tanto che non ci si vede!
Ade fu tentato di ricordargli che era tanto perché lui gli aveva detto che sull’Olimpo non era il benvenuto, ma preferì non stare a sottilizzare.
— Ecco, in effetti… — esordì cincischiando nervosamente la tunica nera. — Ho bisogno di un consiglio… riguardo a una ragazza.
Zeus fece un gran sorriso. — Allora sei venuto nel posto giusto. Le signore vanno pazze per me!
— Sì, certo… — Ade cominciò a chiedersi se quella visita fosse stata una buona idea. — Si tratterebbe di una particolare ragazza: tua figlia Persefone.
Il sorriso di Zeus si affievolì. — Ah. E che sei venuto a dirmi di lei?
Ade si era tenuto dentro i suoi sentimenti per così tanto tempo che non riuscì più a trattenersi. Confessò ogni cosa, persino tutta la faccenda dello stalking. Promise che sarebbe stato un marito meraviglioso e devoto. Le avrebbe dato tutto quello che desiderava, se solo Zeus gli avesse concesso di sposarla.
Zeus si accarezzò la barba. In giorni normali una richiesta così ridicola lo avrebbe fatto infuriare. Avrebbe brandito il suo fulmine e rimandato Ade negli Inferi con la tunica in fiamme e i capelli ridotti a ciocche bruciacchiate e fumanti. Ma, come abbiamo detto, quel giorno era di buon umore. Anzi, fu commosso che Ade fosse andato da lui a parlargli del suo problema e fosse stato così sincero. Si sentì persino dispiaciuto per il fratello, anche perché capiva perfettamente come si potesse essere ossessionati da una donna.
Certo, Persefone era sua figlia; ma Zeus aveva avuto un sacco di figlie da un sacco di donne diverse. E questa non era nemmeno la sua preferita. Si sentiva generoso e disposto a concederla.
Tamburellò le dita sul bracciolo del trono. — Il problema è Demetra. Uhm… perché è la figlia di Demetra, vero? Non ricordo bene.
— Sì, mio signore — confermò Ade.
— E la sua figlia prediletta — riprese Zeus con aria meditabonda. — La luce dei suoi occhi, che non perderebbe mai di vista eccetera eccetera.
— Sì, mio signore. — Ade cominciava a sentirsi a disagio. — Dovrei forse parlare con Demetra? Magari, se tu rompi il ghiaccio e le fai promettere di ascoltarmi… Oppure potrei dichiarare il mio amore direttamente a Persefone…
— Che cosa? — Zeus assunse un’espressione inorridita. — Essere onesti con una donna? Non funziona mai, fratello. Devi essere deciso. Prenderti quello che vuoi.
— Eh… sicuro?
— Con me ha sempre funzionato — confermò Zeus. — Suggerisco un rapimento. Quando nessuno ti vede, cattura Persefone e portala nella tua tana. Demetra non saprà quello che è successo. Quando se ne renderà conto… sarà troppo tardi! Persefone sarà tua. Avrai un sacco di tempo per convincerla a rimanere con te negli Inferi.
Ade ormai nutriva forti dubbi sulla saggezza di Zeus. — Ecco… sei sicuro che sia una buona idea?
— Assolutamente! — dichiarò convinto il dio del cielo.
Ade si mordicchiò un labbro. Questa faccenda del rapimento gli sembrava un po’ rischiosa. Non era certo che Persefone sarebbe stata contenta di essere rapita, ma non è che lui ne sapesse molto di donne. Magari Zeus aveva ragione.
(Per la cronaca: NO, NON AVEVA RAGIONE.)
— Però c’è un problema, mio signore — fece notare Ade. — Persefone non è mai sola. O è con Demetra oppure in compagnia di qualche ninfa o dea. Come riuscirò a rapirla senza che nessuno mi veda? Se anche usassi il mio elmo dell’invisibilità, non potrei far diventare invisibile lei o impedirle di strillare.
Gli occhi di Zeus brillarono maliziosi. — Tu lascia fare a me. Tieni solo pronto il cocchio.
Zeus aspettò finché Demetra non fu impegnata in qualche faccenda di agricoltura all’altro capo del mondo, tipo far maturare l’orzo in Libia o roba del genere. Di preciso non lo so.
Comunque, Persefone era stata affidata alle cure delle ninfe. Di solito la cosa funzionava, ma in effetti le ninfe non erano proprio tagliate per fare le guardie del corpo. Si facevano distrarre facilmente, tanto quanto Persefone.
Come d’abitudine, le ragazze uscirono a passeggiare nei prati e passarono la mattinata a esplorare le colline e a spruzzarsi allegre nel fiume. Dopo un piacevole e pigro pranzo, durante il quale misero le tuniche ad asciugare al sole, Persefone decise di andare a raccogliere fiori.
— Non ti allontanare troppo! — le gridò una ninfa.
— Tranquilla — la rassicurò lei.
Per parte sua, non era per niente preoccupata. Il mondo era il suo parco giochi! Tutti le volevano bene, e poi che cosa poteva succedere mentre coglieva fiori in un prato?
Le ninfe erano assonnate, accaldate dal sole e sazie del pranzo, così si stesero per un sonnellino.
Persefone vagabondò lungo il fianco della collina finché non ebbe raccolto un gran mazzo di rose selvatiche. Le quali, per non so quale ragione, non avevano spine. Il loro intenso profumo le fece quasi venire le vertigini. Poi si spostò un po’ più in là e scorse un intero campo di viole.
— Che meraviglia! — esclamò.
Si mise a passeggiare tra le viole, cogliendo le più belle e gettando via le rose, che ora al confronto sembravano pallide e slavate.
Bene, probabilmente avrete già intuito dove tutto questo avrebbe portato; Persefone invece ne era completamente ignara. Non sapeva che era stato Zeus a far crescere tutti quei fiori, a rendere ogni macchia più colorata e più profumata di quella appena lasciata per attirarla sempre più lontano dalle sue chaperon.
Ma come poteva il dio del cielo far crescere i fiori? Che ne so. L’ipotesi migliore che posso fare è che avesse ancora una certa influenza su Gea, anche se era addormentata. Probabilmente di quando in quando Zeus riusciva a evocare i suoi poteri per far accadere qualcosa sulla terra; magari non cose enormi come sollevare le montagne. Ma far crescere fiori? Non è poi una gran fatica.
Persefone saltellava di fiore in fiore mormorando: — Oh, che meraviglia! Che meraviglia! — e cogliendo i più belli.
Senza accorgersene, si trovò molto lontano dalle ninfe addormentate. Si avventurò in una valle...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Introduzione
- L’inizio di tutta la faccenda
- L’Età dell’Oro del cannibalismo
- Gli Olimpi sfondano qualche testa
- Zeus
- Estia sceglie lo Scapolo Numero Zero
- Demetra si trasforma in Gran-zilla
- Persefone sposa il suo stalker (o Demetra – La vendetta)
- Era dà rifugio a un piccolo cuculo
- Ade ristruttura casa
- Poseidone è uno tosto
- Zeus ammazza tutti
- Atena adotta un fazzoletto
- Tutti pazzi per Afrodite
- Ares, il più macho
- Efesto mi fabbrica un lama d’oro (non sul serio, ma avrebbe potuto benissimo)
- Apollo canta, danza e ammazza la gente
- Artemide sguinzaglia il Maiale della Morte
- Ermes rischia il riformatorio
- Dioniso conquista il mondo grazie a una bevanda rinfrescante
- Epilogo
- Copyright