Il piccolo principe (I Meridiani paperback)
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Il piccolo principe (I Meridiani paperback)

  1. 200 pagine
  2. Italian
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Informazioni su questo libro

«Ecco il mio segreto. È semplicissimo: si vede bene soltanto con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.» I grandi temi dell'amicizia, della nostra responsabilità verso le persone che amiamo, e della loro unicità per noi, sono custoditi nel Piccolo principe dentro una triplice recinzione, ancora più robusta del paravento e della campana di vetro con cui il protagonista vuole proteggere la sua rosa: due cornici narrative (le parole della volpe vengono riportate dal piccolo principe al pilota, che le ripete a noi) più l'ironia. Non è solo l'espediente di uno scrittore consumato, che dilaziona, secondo le regole, uno svelamento centrale al racconto. Piuttosto, sembra che l'autore abbia paura di avvicinarsi troppo, o troppo direttamente, a una verità. Detto in altro modo: poco incline alle certezze delle religioni rivelate, dei dogmi politici, Saint-Exupéry è andato a nascondere la sua, di verità, dentro un involucro narrativo, affinché noi, oltre a emozionarci per le parole della volpe, ne capiamo l'importanza. Affinché "addomestichiamo" quelle parole soffermandoci a riflettere, spendendo un po' del nostro tempo e della nostra energia interiore, come si fa con le persone amate.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
eBook ISBN
9788852059025
Print ISBN
9788804648697
Credo che avesse approfittato, per andarsene, di una migrazione di uccelli selvatici.
Credo che avesse approfittato, per andarsene, di una migrazione di uccelli selvatici.

I

Ecco qui la copia del disegno.
Quando avevo sei anni, in un libro sulla foresta vergine intitolato Storie vere, ho visto una volta una bellissima illustrazione. Raffigurava un serpente boa che inghiottiva una bestia feroce. Ecco qui la copia del disegno.
Il libro diceva: «I serpenti boa ingoiano la loro preda in un sol boccone, senza masticarla. Poi devono stare fermi e dormire per sei mesi, finché non hanno digerito».
Allora ho riflettuto a lungo sulle avventure della giungla e anch’io, con una matita colorata, sono riuscito a fare il mio primo disegno. Il mio disegno numero 1. Era così:
Il mio disegno numero 1.
Ho mostrato il mio capolavoro agli adulti, chiedendo se il disegno gli faceva paura.
Mi hanno risposto: «Paura di un cappello? E perché?».
Il mio disegno non raffigurava un cappello. Raffigurava un serpente boa che digeriva un elefante. Allora ho disegnato il boa dal di dentro, perché gli adulti capissero. A loro bisogna sempre spiegare tutto. Il mio disegno numero 2 era così:
Il mio disegno numero 2 era così
Gli adulti mi hanno consigliato di lasciar perdere i disegni di serpenti boa, dal di dentro o dal di fuori che fossero, e di dedicarmi piuttosto alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica. Fu così che a sei anni ho rinunciato a una splendida carriera di pittore. Il fiasco del mio disegno numero 1 e del mio disegno numero 2 mi aveva scoraggiato. Gli adulti non capiscono mai niente da soli, ed è stancante, per i bambini, dovergli spiegare sempre tutto, proprio tutto.
Insomma, ho dovuto scegliere un altro mestiere e ho imparato a pilotare gli aeroplani. Ho volato un po’ ovunque nel mondo. E la geografia, in effetti, mi è servita parecchio. Sapevo distinguere a prima vista la Cina dall’Arizona. È utilissimo, se uno si è perso di notte.
Nella mia vita ho conosciuto un sacco di persone serie. Ho vissuto insieme agli adulti per un sacco di tempo. Li ho visti da molto vicino. E questo non ha migliorato granché la mia opinione su di loro.
Quando ne incontravo uno che mi sembrava appena appena intelligente, facevo su di lui la prova con il mio disegno numero 1, che ho sempre conservato. Volevo sapere se quell’adulto riusciva davvero a capire le cose. Ma mi rispondeva regolarmente: «È un cappello». Allora io non gli parlavo di serpenti boa, di foreste vergini o di stelle. Mi mettevo alla sua altezza. Parlavo di bridge, golf, politica, cravatte, e quello era tutto contento di conoscere un uomo tanto ragionevole...

II

E così ho vissuto solo, senza nessuno con cui parlare veramente, fino a un’avaria sopra il deserto del Sahara, sei anni fa. Si era rotto qualcosa nel motore. E siccome non avevo con me né un meccanico né dei passeggeri, mi preparavo ad affrontare da solo una difficile riparazione. Era per me una questione di vita o di morte. Avevo acqua da bere per una settimana appena.
La prima sera mi sono dunque addormentato sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi terra abitata. Ero molto più isolato di un naufrago su una zattera in mezzo all’oceano. Vi lascio immaginare il mio stupore quando all’alba mi ha svegliato una strana vocina. Diceva:
«Per favore... mi disegni una pecora?»
«Eh?»
«Mi disegni una pecora?»
Sono balzato in piedi come se fossi stato colpito da un fulmine. Poi, dopo essermi sfregato gli occhi per bene, ho guardato attentamente. E ho visto un ometto del tutto speciale che mi squadrava serio serio. Ecco qui il ritratto migliore che in seguito sono riuscito a fare di lui. Ma il mio disegno, ovviamente, è molto meno grazioso del modello. Non è colpa mia. Gli adulti, quando avevo sei anni, avevano scoraggiato la mia carriera di pittore, e così non ho mai imparato a disegnare nulla oltre a serpenti boa dal di fuori o serpenti boa dal di dentro.
Ecco qui il ritratto migliore che in seguito sono riuscito a fare di lui.
Ecco qui il ritratto migliore che in seguito sono riuscito a fare di lui.
Insomma, guardai quell’apparizione con gli occhi sgranati per lo stupore. Non dimenticate che mi trovavo a mille miglia da qualsiasi zona abitata. Il mio ometto, però, non sembrava affatto smarrito, né morto di stanchezza, di fame, di sete o di paura. Non aveva per niente l’aspetto di un bambino che si fosse perso nel deserto, a mille miglia da qualsiasi zona abitata. Quando finalmente riuscii a parlare gli chiesi:
«Ma... che cosa ci fai qui?»
E allora lui ripeté lentamente, come fosse qualcosa di molto serio:
«Per favore... mi disegni una pecora?»
Quando un mistero è così stupefacente, uno non si azzarda a disobbedire. Per quanto la cosa mi sembrasse assurda, a mille miglia da qualunque luogo abitato e in pericolo di vita, tirai fuori di tasca un foglio di carta e una penna. Ma poi mi ricordai che avevo studiato soprattutto la geografia, la storia, l’aritmetica e la grammatica, e così (un po’ seccato) dissi all’ometto che non ero capace di disegnare. Lui mi rispose:
«Non importa. Disegnami una pecora.»
Visto che una pecora non l’avevo mai disegnata, rifeci per lui uno degli unici due disegni che sapevo fare, quello del boa dal di fuori. E con mia grande sorpresa sentii l’ometto che ribatteva:
«No, no! Non me ne faccio niente di un elefante dentro un serpente boa. Il boa è pericolosissimo e l’elefante ingombra. Da me è tutto molto piccolo. Mi serve una pecora. Disegnami una pecora.»
E così ho fatto un disegno.
«Disegnami una pecora»
Lui lo guardò attentamente, poi:
«No, questa è già piena di acciacchi. Fanne un’altra.»
Feci un altro disegno.
Il mio amico sorrise gentilmente, con indulgenza:
«Lo vedi anche tu... questa non è una pecora, è un montone. Ha le corna...»
«Lo vedi anche tu... questa non è una pecora, è un montone. Ha le corna...»
Rifeci il mio disegno. Ma venne rifiutato come i precedenti:
«Questa è troppo vecchia. Io voglio una pecora che viva ancora a lungo.»
«Questa è troppo vecchia. Io voglio una pecora che viva ancora a lungo.»
Stavo perdendo la pazienza. Allora, siccome avevo fretta di smontare il mio motore, scarabocchiai questo disegno.
«Questa è la cassa. Dentro c’è la tua pecora.»
Poi buttai lì:
«Questa è la cassa. Dentro c’è la tua pecora.»
Con grande stupore vidi illuminarsi il volto del mio giovane giudice:
«Proprio così la volevo! Pensi che questa pecora abbia bisogno di tanta erba?»
«Perché?»
«Perché è molto piccolo da me...»
«L’erba basterà di sicuro. Ti ho dato una pecora piccola piccola.»
Lui si chinò sul disegno:
«Ma no, piccola mica tanto... Oh! Si è addormentata...»
E fu così che conobbi il piccolo principe.

III

Il piccolo principe
Mi ci volle molto tempo per capire da dove venisse. Il piccolo principe, che mi faceva tantissime domande, sembrava non sentire mai le mie. È stata qualche parola detta per caso a svelarmi tutto a poco a poco. Infatti, quando scorse per la prima volta il mio aeroplano (non lo disegnerò, è un disegno davvero troppo difficile per me), mi chiese:
«Che cos’è quel coso lì?»
«Non è un coso. Vola. È un aeroplano. Il mio aeroplano.»
Ero abbastanza orgoglioso di fargli sapere che volavo. Lui esclamò:
«Come! sei caduto dal cielo?»
«Sì» risposi io con modestia.
«Oh bella!...»
E il piccolo principe scoppiò in una magnifica risata che mi diede sui nervi. Desidero che la gente prenda sul serio le mie disgrazie. Poi continuò:
«Ma allora anche tu vie...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Introduzione di Leopoldo Carra
  4. La vita di Antoine de Saint-Exupéry
  5. Un percorso bibliografico
  6. Nota al testo
  7. IL PICCOLO PRINCIPE
  8. Il piccolo principe – con disegni dell’autore
  9. Lettera a un ostaggio
  10. Dal manoscritto del «Piccolo principe»
  11. Letture del «Piccolo principe» di Pamela Lyndon Travers, Pierre Assouline, Gregory Maguire
  12. Copyright