Dall'eclettico filosofo di inizio Novecento, fondatore della celebre scuola steineriana, una riflessione profonda sul metodo pedagogico.
Una teoria educativa basata sulla libera espressione delle potenzialità del bambino attraverso l'apprendimento di tutte le arti.
Per formare degli individui liberi da condizionamenti in cui pensiero, cultura, sentimento e volontà cooperino in armonia.

- 160 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
L'educazione dei figli
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
L’arte dell’educazione
Che oggi l’educazione e l’istruzione occupino nel modo più intenso tutte le anime e tutti gli spiriti non si può dubitare. Lo vediamo dappertutto. Se ora qui per mio mezzo si presenta un’arte dell’educazione e dell’insegnamento tratta dalla diretta vita spirituale e dalla diretta visione spirituale, essa si differenzia dai comuni metodi, non tanto esteriormente per l’intensità di come la si presenta quanto per una ragione interiore.
Oggi in generale si sente che la civiltà si trova in uno stato di rapida transizione e che, per la costituzione della vita sociale, abbiamo bisogno di ricorrere a qualcosa di nuovo, a qualcosa che ci elevi. Si sente già oggi quel che ancora fino a poco tempo fa si sentiva poco, che cioè il bambino è divenuto davvero un essere diverso da quello che era fino a poco tempo addietro. Si sente anche che la vecchiaia riesce oggi a tener testa alla gioventù molto più difficilmente di una volta.
Ma l’arte dell’educazione e dell’insegnamento di cui debbo ora parlare tiene molto conto dell’intimo cammino della civiltà umana, di quello che nel corso del tempo trasformò le anime degli uomini, dell’evoluzione che le anime degli uomini attraversarono nel corso dei secoli, anzi dei millenni. Si cerca di approfondire come appunto oggi ci si possa avvicinare all’uomo nel bambino. Si ammette in genere che nella natura le epoche che si susseguono presentano delle differenziazioni. Basta ricordarsi come nella vita di tutti i giorni se ne tenga conto. Si prenda l’esempio più vicino: il giorno. Noi valutiamo diversamente i processi della natura a seconda che si tratti del mattino, del pomeriggio o della sera. Sarebbe assurdo non voler tener conto del modificarsi del giorno. Ci sembrerebbe anche assurdo non voler tenere in giusta considerazione un’altra evoluzione della vita umana, e cioè del modo diverso di parlare a un anziano o a un bambino. In questa evoluzione naturale rispettiamo i fatti. Ma l’umanità non si è ancora abituata a rispettare i fatti anche nella sua evoluzione generale.
Non teniamo conto del fatto che millenni fa esisteva un’umanità diversa da quella del medioevo e da quella di oggi. Bisogna imparare a conoscere le intime forze degli uomini se si vogliono trattare i bambini in modo pratico e non teorico. Bisogna cercare nell’interiorità quali forze dominino oggi nell’uomo.
Perciò i princìpi pedagogici della Scuola Waldorf non sono affatto rivoluzionari. La pedagogia della Scuola Waldorf riconosce del tutto quanto di grande, di degno di riconoscimento, di simpatico venne compiuto in modo così brillante dai pedagoghi di tutti i Paesi nel diciannovesimo secolo. Non si vuole capovolgere tutto e illudersi di poter fondare soltanto qualcosa di radicalmente nuovo. Si vogliono solo investigare le intime forze che oggi sono attive nella natura dell’uomo, per tenerne conto nell’educazione, e per mezzo della conoscenza di esse si vuole collocare l’uomo giustamente nella vita sociale secondo corpo, anima e spirito. Infatti l’educazione fu sempre un fatto sociale. Lo è anche ora e lo dovrà essere in avvenire. Essa deve perciò comprendere le esigenze sociali di ogni epoca.
L’educazione prenatale
Gli uomini, pensando sull’educazione, pongono il problema dell’educazione prenatale. Ma prima della nascita l’essere umano è ancora sotto la protezione di esseri che stanno al di sopra del fisico, e a loro dobbiamo lasciare il singolo rapporto diretto tra il mondo e l’individuo umano. Perciò l’educazione prenatale non ha ancora nessun compito riguardo al bambino stesso, e può essere solo una conseguenza inconscia di come si comportano i genitori e specialmente la madre. Se la madre, fino al momento della nascita del bambino, si comporta in modo da portare a espressione in se stessa ciò che è moralmente e intellettualmente giusto, trasmetterà direttamente al bambino quello che lei compie in una continua autoeducazione. Quanto meno si pensa a educare direttamente il bambino prima che egli venga alla luce del sole, e quanto più si pensa invece a condurre se stessi in maniera moralmente giusta, tanto meglio sarà per la creatura. L’educazione può cominciare solamente dopo che il bambino si è veramente inserito nell’ordine cosmico del piano fisico, cioè quando comincia a respirare l’aria esterna.
L’ideale dell’educazione nella civiltà greca: il ginnasta
Vorrei esporre anzitutto in tre tappe l’evoluzione dell’educazione dell’umanità nella civiltà occidentale. Potremo farlo nel modo migliore osservando fino a che punto sia giunto nelle varie epoche l’uomo che voleva salire ai più alti gradini dell’umanità, a quelli che permettono di essere più utile agli altri uomini. Sarà bene risalire col nostro esame indietro nei tempi, fino al periodo del quale riteniamo che, con le sue forze umane, continua a vivere nel tempo presente.
Nessuno può negare che l’influsso greco non sia ancor oggi molto vivo in tutto ciò che le anime umane vogliono, a cui esse tendono. L’educatore deve porsi una domanda fondamentale: come voleva il greco condurre l’uomo a una certa perfezione? Poi occorre vedere come i tempi progrediscano nei riguardi della perfezione, dell’educazione e dell’istruzione dell’uomo.
Poniamoci per un momento davanti agli occhi l’ideale che in Grecia si aveva dell’educatore, di chi dunque non soltanto voleva realizzare in se stesso il più alto grado di umanità, ma lo voleva realizzare in sé per poter guidare gli altri sulla loro via umana. Quale era per il greco l’ideale dell’educazione?
Orbene, l’ideale greco dell’educazione era il ginnasta, chi cioè aveva portato in se stesso tutte le facoltà corporee e, fino al grado che a quel tempo si riteneva necessario, anche le facoltà animiche e spirituali a un’armonia in tutte le loro parti; chi era capace di portare a manifestazione la bellezza divina del mondo nella bellezza del proprio corpo, e sapeva come condurre tale bellezza del mondo a esprimersi anche nel giovane, nel fanciullo, in una manifestazione corporea esteriore era il ginnasta, il portatore della civiltà greca.
Noi ammiriamo ancora oggi la civiltà e la cultura greca, ancora oggi il nostro ideale è di compenetrarci con la cultura e con la civiltà greca per giungere a una cultura più elevata.
Quando lo facciamo dobbiamo anche ricordarci che il greco non si proponeva affatto di sviluppare quello che da noi è chiamato lo spirituale nell’uomo, bensì si proponeva solamente di sviluppare il corpo umano in modo che esso, attraverso l’armonia delle sue parti e l’armonia dei suoi movimenti, potesse elevarsi fino a essere una manifestazione corporea della bellezza di Dio. Il greco aspettava poi tranquillamente l’evoluzione ulteriore, come dalla pianta, quando si è coltivata la radice in modo giusto, ci si aspetta che per mezzo della luce e del calore solare si sviluppino da sé i fiori. Quando noi oggi guardiamo con tanta simpatia alla cultura ed alla civiltà greca, non dobbiamo dimenticare che il portatore di tale cultura, di tale civiltà, era il ginnasta, chi cioè non ha fatto prima il terzo passo, si potrebbe dire, ma ha fatto anzitutto il primo: l’armonizzazione corporea dell’uomo; non dobbiamo dimenticare che non ci si proponeva direttamente la bellezza, la grandezza, la perfezione della civiltà greca, ma che esse dovevano scaturire come qualcosa che cresce spontaneamente, per l’intima natura e conformazione dell’uomo terrestre, dal corpo bello, agile e forte. Noi abbiamo quindi soltanto una comprensione unilaterale del mondo greco, specie riguardo alla sua educazione se, accanto all’ammirazione per la grandezza spirituale della Grecia, non teniamo conto del fatto che il greco vedeva il suo ideale educativo nel ginnasta.
L’educazione dalla romanità al primo medioevo: il retore
Vediamo poi come l’umanità continui il suo sviluppo e come un’importante cesura si verifichi nell’ulteriore evoluzione dell’umanità, allorché la cultura e la civiltà greca passano nella romanità. Nella civiltà romana vediamo sorgere anzitutto la tendenza all’astrazione che poi conduce a separare spirito, anima e corpo e a tenere in speciale considerazione questa triade.
Vediamo la civiltà romana imitare il principio estetico dell’educazione ginnastica dei greci; ma vediamo al contempo come l’educazione del corpo e quella dell’anima si vadano separando. Vediamo come nella romanità (anche se assai lentamente, poiché il romano tiene molto all’educazione del corpo) sempre più l’educazione del corpo cominci pian piano a diventare una cosa secondaria, e come si volga lo sguardo sempre più verso l’elemento animico che veramente nella natura umana è considerato come più ragguardevole. E vediamo come ora l’allenamento che in Grecia tendeva all’ideale del ginnasta si volga nella romanità verso l’allenamento dell’animico.
Questo punto di vista si propaga attraverso il medioevo, quel medioevo che vede nell’animico qualcosa di più elevato del corporeo. Sorge così un ideale educativo dall’umanità romanizzata.
Vediamo soprattutto sorgere nella prima parte del medioevo l’ideale educativo dell’uomo superiore che è frutto della romanità e che ora è in sostanza una cura dell’elemento animico, nella misura in cui quest’ultimo si manifesta esteriormente nell’uomo.
Al posto del ginnasta si fa innanzi un altro uomo. Oggi non abbiamo più una forte coscienza storica di questo rivolgimento, ma chi osserva interiormente il medioevo se ne rende conto. È la trasformazione dell’ideale educativo umano dal ginnasta al retore; in lui sarà principalmente coltivato qualcosa che si manifesta animicamente: la parola.
La capacità dell’uomo di agire come retore per mezzo del discorso scaturisce dalla romanità, passa fin dentro ai primi tempi del medioevo e manifesta il capovolgimento da un’educazione puramente corporea a un’educazione d’ora in poi più animica a fianco della quale l’educazione corporea seguitò in certo qual modo a svolgersi come un accessorio.
Appunto perché il medioevo aveva bisogno principalmente del retore per la diffusione della vita dello spirito, come avveniva nelle scuole conventuali e più in genere nell’ambito di tutta l’educazione medioevale, per questo motivo, se pure la cosa non fu sempre espressa con le parole, in fondo il retore assunse nell’educazione della civiltà umana il posto che aveva un tempo il ginnasta greco.
Questo agì sugli orientamenti educativi. L’educazione dei fanciulli fu orientata in modo da adeguarsi a ciò che era considerato come un ideale di perfezione per l’umanità. Ancora la nostra moderna abitudine educativa, il modo in cui si tratta il linguaggio, l’insegnamento delle lingue, per chi può osservare queste cose storicamente è un’eredità di ciò che riguardo al retore era considerato ideale nell’educazione medioevale.
L’educazione dalla metà del medioevo ai nostri giorni: il dottore
Si arriva così alla metà del medioevo, col suo grande capovolgimento verso l’intellettualità, con la sua venerazione e il suo rispetto dell’intellettualità. Sorse un nuovo ideale educativo per l’evoluzione umana, un ideale proprio opposto a quello che era stato l’ideale greco: sorse l’ideale che più di tutto considerava nobile per l’uomo l’educazione spirituale-intellettualistica. Sapere qualcosa divenne ormai l’ideale. Mentre ancora durante tutto il medioevo il convincere altri era l’ideale educativo, ormai il nuovo ideale divenne il sapere.
Con una civiltà del tutto nuova sorge ora un nuovo ideale per l’uomo in via di evoluzione, un ideale che di nuovo dà la sua colorazione all’educazione infantile e sotto la cui influenza, in fondo, l’educazione infantile è rimasta fino ad oggi, anche nel periodo materialistico. Solo adesso sorge per la prima volta l’ideale del dottore. Il dottore diventa l’ideale dell’uomo perfetto.
Tutto questo si riflette sui primi princìpi educativi. Infatti i ginnasti curavano in Grecia anche l’educazione dei fanciulli. I retori curavano nei tempi successivi l’educazione dei fanciulli. E finalmente furono i dottori a educare i fanciulli nei tempi più moderni, specie nel tempo in cui in tutta la cultura e la civiltà sorse il materialismo.
Così vediamo in certo qual modo procedere l’educazione da un’educazione ginnastica corporea attraverso un’educazione retorica animica fino a un’educazione del dottore.
La nostra educazione è diventata quella che è grazie al dottore. Chi vuole investigare quel che deve essere compreso dei più profondi princìpi della moderna pedagogia, deve esaminare con grande cura ciò che il dottore ha introdotto nell’educazione.
Dall’educazione del dottore all’educazione dell’umanità
Accanto a questa tendenza, è però sempre più emerso nei tempi moderni un altro ideale, l’ideale dell’umanità universale. Si avevano ancora occhi e orecchi soltanto per gli onori dovuti al dottore. Sorse però anche il desiderio di educare l’intero uomo, di aggiungere all’educazione del dottore, di cui si rimpinzava già il bambino piccolo, poiché i dotti scrivevano anche i libri di testo ed escogitavano i metodi d’insegnamento, un’educazione universale dell’umanità. Oggi appunto gli uomini che giudicano in maniera originaria, prendendo le mosse in modo elementare dalla loro natura umana, vogliono dire la loro parola in fatto di educazione.
Perciò oggi il problema dell’educazione, per cause sue interne, è divenuto un problema del nostro tempo. Dobbiamo porci dinanzi all’anima questo cammino interiore dell’evoluzione dell’umanità, se vogliamo comprendere il momento attuale. Un vero sviluppo dell’educazione si potrà infatti avere soltanto superando il principio del dottore. Se dovessi riassumere in poche parole che cosa in un certo senso vuole l’educazione delle Scuole Waldorf, dovrei dire anzitutto, in via preliminare naturalmente: si tratta di trasformare l’educazione del dottore in un’educazione dell’umanità.
Il settimo anno di vita
Il bambino greco veniva educato in casa fino al settimo anno. L’educazione pubblica si occupava del bambino soltanto dal settimo anno in poi. Il bambino era educato in casa, dove vivevano anche le donne, sottratto alla generale attività sociale degli uomini.
Viene così a priori confermata una verità educativa che occorre conoscere, perché senza di essa non si può assolutamente né educare né istruire, e cioè che appunto il settimo anno di vita è da considerarsi come un’importante cesura nell’età infantile.
Se consideriamo prima di tutto la caratteristica generale del settimo anno, essa ci si presenta nel cambiamento dei denti. Noi indichiamo così un fatto di cui, nella vita umana attuale, non si riconosce affatto il valore. Basta considerare che l’organismo umano è costituito in modo da portare seco in eredità i suoi primi denti; per dir meglio, porta con sé la forza di far nascere dall’organismo i primi denti, che al settimo anno di vita sono consumati.
Si cade però in errore credendo che la forza che fa nascere i secondi denti attorno al settimo anno sorga soltanto a quell’età. Essa si sviluppa lentamente fin dalla nascita e raggiunge il suo culmine verso il settimo anno, quando dal complesso di forze dell’organizzazione umana fa scaturire la seconda dentizione.
Questo è un avvenimento tanto straordinariamente importante nell’intero corso della vita umana, perché esso non si ripete, perché le forze esistenti fra la nascita e il settimo anno, la cui culminazione si esplica appunto nello spuntare dei secondi denti, non esercitano più la loro azione in tutta la vita terrestre umana fino alla morte.
Bisogna comprendere questo fatto, e lo si comprende soltanto gettando uno sguardo senza pregiudizi su ciò che, oltre a quanto è stato detto, si svolge nel bambino verso il settimo anno. Fino al settimo anno il bambino cresce e prospera, si potrebbe dire, secondo natura. Nel suo organismo non sono ancora divise le une dalle altre le forze naturali della crescita, l’essere animico e il campo spirituale. Fino al settimo anno esse sono un’unità. Mentre il bambino elabora i suoi vasi organici, il suo sistema nervoso e quello della circolazione, questa elaborazione dei vasi, del sistema nervoso, della circolazione del sangue è parallela alla sua evoluzione animica e spirituale.
Appunto perché tutto in questo periodo di vita è ancora unitario, il bambino è in certo qual modo provvisto di una potente forza impulsiva interiore che fa scaturire la seconda dentizione. In seguito tale forza impulsiva si attenua, rimane indietro. Essa non agisce più con la medesima forza dall’interno dell’organismo verso l’esterno. Perché? Per il fatto che la forza impulsiva fisica diventa minore al settimo anno, che in certo qual modo il corpo non incalza più con tanta forza, che il corpo emana da sé forze più fini, più tenui, risulta che la forza più raffinata della vita animica si può ormai sviluppare. Si potrebbe dire: il corpo diventa più debole, l’anima più forte.
I primi tre periodi di vita
Un processo simile si verifica anche quando il ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Introduzione
- Nota biografica
- L’EDUCAZIONE DEI FIGLI
- L’arte dell’educazione
- Copyright