Samantha Kofer, giovane e promettente avvocato associato da tre anni del più importante studio legale di New York, ha davanti a sé una brillante carriera, o almeno così crede. Ma è il 2008 e con l'esplosione della crisi finanziaria, le cui ripercussioni in tutto il mondo sono ben note, moltissimi professionisti restano senza lavoro. Gli istituti bancari, gli hedge fund e i grandi studi legali ridimensionano drasticamente spese e personale. E così, ad appena due settimane dal crollo di Lehman Brothers, Samantha perde il suo lavoro, la sua sicurezza e il suo futuro. Al tempo stesso, però, è anche una delle poche persone a cui viene offerta l'opportunità di lavorare gratuitamente per un anno in un piccolo studio di assistenza legale a Brady, una sperduta cittadina di 2200 anime sui monti Appalachi, in attesa di tempi migliori. È un cambiamento di vita radicale. Samantha si ritrova infatti in un mondo lontano anni luce da quello in cui ha sempre vissuto, e grazie all'indomita Mattie Wyatt, capo della Mountain Legal Aid Clinic, e all'affascinante e misterioso nipote di lei, l'avvocato Donovan Gray, capisce subito cosa significa doversi confrontare con veri clienti e problemi reali. Ma soprattutto dovrà fare i conti con il torbido e pericoloso business dell'industria carbonifera, vera risorsa del paese. Un mondo in cui le leggi non vengono rispettate, la violenza è sempre in agguato e la terra stessa è minacciata. Perché ci sono segreti a Brady che avrebbero dovuto restare sepolti per sempre nelle montagne. In questo nuovo appassionante legal thriller, John Grisham descrive gli spregiudicati retroscena di Big Coal e il costante pericolo a cui sono sottoposti le vite di chi vi lavora e l'intero ecosistema, raccontando la storia di una giovane donna coraggiosa, la prima protagonista femminile dai tempi del Rapporto Pelican.

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I segreti di Gray Mountain
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1
L’orrore era nell’attesa: l’ignoto, l’insonnia, l’ulcera. I colleghi si ignoravano e lavoravano dietro porte chiuse a chiave. Segretarie e paralegali riferivano le indiscrezioni ed evitavano di guardarsi negli occhi. Tutti avevano i nervi tesi e si chiedevano: “Chi sarà il prossimo?”. I soci, i pezzi grossi, sembravano sotto shock da bombardamento e sfuggivano qualsiasi contatto con i subordinati. Era possibile che tra non molto ricevessero l’ordine di massacrarli.
Le voci erano spaventose. Dieci associati della divisione Cause civili eliminati: vero in parte, solo sette. L’intera divisione Proprietà immobiliari chiusa, soci e tutto il resto: vero. Otto soci dell’Antitrust stavano scappando in un altro studio legale: falso, per il momento.
L’atmosfera era così avvelenata che Samantha lasciava il palazzo ogni volta che le era possibile e lavorava con il laptop nei caffè di lower Manhattan. Seduta su una panchina nel parco in una bella giornata – dieci giorni dopo il crollo di Lehman Brothers – aveva guardato l’alto edificio poco distante nella strada. Era chiamato 110 Broad e la metà superiore era affittata a Scully & Pershing, il più grande studio legale che il mondo avesse mai visto. Lo studio di Samantha, per il momento, anche se il futuro era tutt’altro che certo. Duemila avvocati in venti paesi, metà dei quali solo nella città di New York, un migliaio proprio lassù, stipati tutti insieme nei piani dal trentesimo al sessantacinquesimo. Quanti avrebbero voluto andarsene? Samantha non era in grado di dirlo, ma non era la sola. Il più grande studio legale del mondo si stava ridimensionando nel caos, così come i suoi concorrenti. I grandi studi – Big Law, come veniva chiamato il sistema – erano nel panico esattamente come gli hedge fund, le banche di investimenti, le banche tradizionali, i conglomerati assicurativi, Washington e, scendendo lungo la catena alimentare, i piccoli commercianti in Main Street.
Il decimo giorno era passato senza spargimenti di sangue, e anche il successivo. Il dodicesimo giorno c’era stato un lampo di ottimismo quando Ben, uno dei colleghi di Samantha, aveva riferito un’indiscrezione secondo la quale i mercati del credito londinesi si sarebbero sciolti leggermente. Forse gli investitori avrebbero potuto trovare un po’ di contanti, dopo tutto. Ma nel tardo pomeriggio la voce si era già sgonfiata: non c’era niente di vero. Così avevano continuato ad aspettare.
La divisione Immobili commerciali di Scully & Pershing era diretta da due soci. Uno, ormai prossimo alla pensione, era già stato buttato fuori. L’altro era Andy Grubman, un quarantenne imbrattacarte che non aveva mai visto un’aula di tribunale in vita sua. Come socio, aveva un bell’ufficio con vista sull’Hudson in lontananza, acqua che non notava da anni. Sopra un ripiano dietro la scrivania, esattamente al centro della sua “parete dell’ego”, c’era una collezione di grattacieli in miniatura. “I miei palazzi”, amava definirli Grubman. Appena un edificio veniva completato, ne commissionava la riproduzione in scala a uno scultore ed era anche solito regalare generosamente un trofeo più piccolo a ogni membro della “sua squadra”. Nei tre anni trascorsi da S&P, Samantha aveva collezionato sei edifici, e quello sarebbe stato il massimo a cui sarebbe mai arrivata.
«Sedetevi» ordinò Andy Grubman, chiudendo la porta. Samantha si accomodò sulla poltroncina accanto a Ben, il quale sedeva vicino a Izabelle. I tre associati si studiarono i piedi. Samantha provò l’impulso di afferrare la mano di Ben, come un prigioniero terrorizzato davanti al plotone di esecuzione. Andy si lasciò cadere sulla sua poltrona e, evitando di incontrare gli sguardi ma deciso a togliersi il pensiero, riassunse il disastro in cui si trovavano.
«Come sapete, due settimane fa Lehman Brothers ha chiuso i battenti.»
Ma cosa mi dici, Andy! La crisi finanziaria e la catastrofe creditizia avevano portato il mondo sull’orlo dell’abisso, e lo sapevano tutti. Ma era anche vero che Andy raramente aveva un pensiero originale.
«Abbiamo cinque progetti in corso d’opera, tutti finanziati da Lehman. Ho parlato a lungo con i proprietari, e tutti e cinque si stanno tirando indietro. Avevamo altri tre progetti in vista, due con Lehman e uno con i Lloyd’s e, be’, tutto il credito è congelato. I banchieri se ne stanno rinchiusi nei loro bunker, spaventati all’idea di prestare anche un solo centesimo.»
Sì, Andy, sappiamo anche questo. È in prima pagina. Cerca di farla finita prima che ti saltiamo addosso.
«Il comitato esecutivo si è riunito ieri e ha deciso alcuni tagli. Trenta associati al primo anno stanno per essere mandati via: alcuni licenziati, altri sospesi senza stipendio. Qualsiasi nuova assunzione è rinviata a tempo indeterminato. La divisione Testamenti e Successioni sparisce. E, insomma, non esiste un modo facile per dirlo, ma tutta la nostra divisione è stata dismessa. Tagliata. Eliminata. Chissà quando i proprietari ricominceranno a occuparsi di immobili, se mai lo faranno. Lo studio non è disposto a tenervi a libro paga mentre il mondo aspetta il credito. Accidenti, è possibile che si stia andando verso una grande depressione. Questo probabilmente è solo il primo giro di tagli. Mi dispiace, ragazzi. Mi dispiace davvero.»
Fu Ben il primo a parlare: «Quindi, siamo licenziati in tronco?».
«No. Io mi sono battuto per voi, okay? All’inizio pensavano al foglio rosa del licenziamento. Non ho bisogno di ricordarvi che la nostra è la divisione più piccola dello studio e probabilmente quella più in crisi in questo momento. Li ho convinti a concedervi quella che potremmo definire aspettativa. Adesso ve ne andate e in futuro tornate, forse.»
«Forse?» disse Samantha. Izabelle si asciugò una lacrima, ma mantenne la compostezza.
«Sì, un grosso, enorme forse. Per ora non c’è niente di definito, Samantha, okay? Ci stiamo dando da fare tutti, ma con pochi risultati. Tra sei mesi potremmo ritrovarci tutti alla mensa dei poveri. Avete visto anche voi le vecchie foto del 1929.»
Ma dài, Andy: la mensa dei poveri? Come socio, l’anno scorso ti sei portato a casa 2,8 milioni di dollari, la media nello studio S&P, il quale per inciso è risultato quarto in classifica come profitto netto per socio. E quarto non era abbastanza, almeno finché Lehman è saltata, Bear Stearns è implosa ed è scoppiata la bolla dei mutui subprime. All’improvviso il quarto posto sembrava piuttosto buono, almeno per alcuni.
«In che consiste l’aspettativa?» chiese Ben.
«Ecco l’idea: lo studio vi tiene sotto contratto per i prossimi dodici mesi, ma senza stipendio.»
«Bello» borbottò Izabelle.
Andy la ignorò e proseguì: «Manterrete l’assicurazione sanitaria, ma solo se andrete a lavorare come stagisti presso un’organizzazione non profit qualificata. L’ufficio Risorse umane sta mettendo insieme un elenco di organizzazioni idonee. Voi ci andate, fate il vostro numero da bravo benefattore, salvate il mondo, sperate con tutte le vostre forze che l’economia si riprenda e poi, tra un anno o giù di lì, rientrate in studio senza perdere l’anzianità. Non tornerete in Immobili commerciali, ma lo studio vi troverà un posto».
«Abbiamo il posto garantito al termine dell’aspettativa?» domandò Samantha.
«No, non c’è niente di garantito. Francamente, nessuno è così in gamba da poter prevedere come saremo messi l’anno prossimo. Siamo nel bel mezzo di un’elezione, l’Europa sta andando a rotoli, i cinesi scappano spaventati, le banche chiudono, i mercati crollano, nessuno costruisce e nessuno compra. Il mondo si sta avviando alla fine.»
Per un momento rimasero a sedere immobili nel silenzio cupo dell’ufficio di Andy, tutti e quattro schiacciati dalla realtà apocalittica. Poi Ben domandò: «Anche tu, Andy?».
«No, mi trasferiscono alla divisione Tasse. Ci pensate? Io odio le tasse, ma l’alternativa era andare a guidare un taxi. Comunque ho un master in diritto tributario, così hanno pensato di potermi risparmiare.»
«Congratulazioni» disse Ben.
«Mi dispiace, ragazzi.»
«No, dico sul serio. Sono contento per te.»
«Tra un mese potrei dovermene andare anch’io. Chi può saperlo?»
«Noi quando ce ne andiamo?» chiese Izabelle.
«Subito. La procedura consiste nel firmare l’accordo di aspettativa, inscatolare le vostre cose, sgombrare la scrivania e scendere in strada. Quelli delle Risorse umane vi manderanno via e-mail un elenco di organizzazioni non profit e tutta la documentazione. Mi dispiace, ragazzi.»
«Per favore, non ripeterlo» reagì Samantha. «Niente di quello che puoi dire ci è d’aiuto in questa situazione.»
«Vero, ma poteva andare peggio. Alla maggior parte di quelli sulla vostra stessa barca non viene offerta l’aspettativa. Vengono licenziati in tronco.»
«Ti chiedo scusa, Andy» disse Samantha. «Ci sono parecchie emozioni in gioco in questo momento.»
«È tutto okay. Mi rendo conto. Avete il diritto di essere arrabbiati e sconvolti. Guardatevi: tutti e tre avete una laurea in legge della Ivy League e stanno per scortarvi fuori dal palazzo come ladri. Mandati a casa come operai di una fabbrica. È orribile, davvero orribile. Alcuni soci si sono offerti di dimezzarsi lo stipendio per evitare questa cosa.»
«Scommetto che è stato un gruppo ristretto» disse Ben.
«Sì, ristretto. Molto ristretto, temo. Ma la decisione è stata presa.»
Una donna in tailleur nero e cravatta nera aspettava in piedi nel locale quadrato dove Samantha condivideva lo “spazio” con tre colleghi, tra cui Izabelle. Ben lavorava in fondo al corridoio. La donna cercò di sorridere mentre diceva: «Io sono Carmen. Posso aiutarla?». Reggeva uno scatolone di cartone, senza alcuna scritta in modo che nessuno sapesse che quello era il contenitore ufficiale di Scully & Pershing per tutte le cianfrusaglie da ufficio dei dipendenti messi in aspettativa, licenziati o quello che era.
«No, grazie» rispose Samantha, e riuscì a dirlo educatamente. Avrebbe potuto reagire in modo sgarbato, ma Carmen stava solo facendo il suo lavoro. Samantha cominciò ad aprire cassetti e a estrarre tutti gli oggetti personali. In un cassetto c’erano alcune pratiche S&P. «E queste?» domandò.
«Restano qui» rispose Carmen mentre seguiva ogni mossa, quasi temendo che Samantha potesse tentare di portarsi via qualche bene prezioso. La verità era che tutto ciò che aveva realmente valore era dentro i computer: il PC che Samantha usava nella sua postazione in ufficio e il laptop che portava con sé praticamente ovunque. Il laptop di Scully & Pershing. Anche quello sarebbe rimasto lì. Samantha poteva accedere a qualsiasi file dal suo laptop personale, ma sapeva che i codici erano già stati cambiati.
Come una sonnambula, svuotò i cassetti e sistemò con cura nello scatolone i sei grattacieli in miniatura della sua collezione, anche se per un attimo aveva pensato di buttarli nel cestino dei rifiuti. Arrivò Izabelle, alla quale venne consegnato il suo scatolone personale. Tutti gli altri – associati, segretarie, paralegali – all’improvviso avevano trovato qualcosa da fare altrove. Era stato rapidamente adottato un protocollo: quando qualcuno sgombra la scrivania, lasciaglielo fare in pace. Niente testimoni, niente occhi puntati, niente vacui addii.
Gli occhi di Izabelle erano gonfi e arrossati. Evidentemente era andata a piangere in bagno. Sussurrò: «Telefonami. Andiamo a bere qualcosa insieme stasera».
«Certo» disse Samantha. Terminò di cacciare tutto nello scatolone, comprese la valigetta e la voluminosa borsa firmata, e senza voltarsi marciò dietro Carmen lungo il corridoio fino agli ascensori del quarantottesimo piano. Mentre aspettavano, si rifiutò di dare un’ultima occhiata all’ambiente. Le porte dell’ascensore si aprirono. La cabina era misericordiosamente vuota.
«Glielo porto io» si offrì Carmen, indicando lo scatolone, che stava già aumentando di peso e volume.
«No» disse Samantha, entrando in ascensore. Carmen premette il pulsante per il piano terra. Perché, esattamente, la stavano scortando fuori dall’edificio? Più Samantha rifletteva sulla questione, più si arrabbiava. Avrebbe voluto piangere, avrebbe voluto imprecare, ma ciò che voleva davvero era telefonare a sua madre. L’ascensore si fermò al quarantatreesimo piano e nella cabina entrò un giovane elegante. Aveva uno scatolone identico a quello di Samantha, una cartella a tracolla e una valigetta di pelle sotto un braccio. E la stessa espressione stordita di paura e confusione. Samantha lo aveva già incontrato in ascensore, ma non gli aveva mai parlato. Che accidenti di studio legale. Così mastodontico che gli associati dovevano esibire la targhetta con il nome in occasione del terrificante party di Natale. Dopo il giovanotto entrò anche un’altra guardia di sicurezza in completo nero e, quando tutti furono in posizione, Carmen premette di nuovo il pulsante per il piano terra. Samantha studiava il pavimento, decisa a non parlare anche se qualcuno le avesse rivolto la parola. Al trentanovesimo piano, l’ascensore si fermò di nuovo e Mr Kirk Knight entrò nella cabina esaminando il suo cellulare. Una volta che le porte si richiusero, si guardò intorno, vide i due scatoloni e sembrò trattenere il fiato e irrigidire la spina dorsale. Knight era socio anziano, divisione Fusioni & Acquisizioni, e membro del comitato esecutivo. Trovandosi all’improvviso faccia a faccia con due delle sue vittime, deglutì vistosamente e fissò le porte. Poi, di colpo, premette il pulsante per il ventottesimo piano.
Samantha era troppo stordita per insultarlo. L’altro associato aveva gli occhi chiusi. Quando l’ascensore si fermò, Knight si affrettò a uscire. Le porte si richiusero e Samantha si ricordò che i piani affittati dello studio erano quelli dal trentesimo al sessantacinquesimo. Perché Knight era uscito improvvisamente di scena al ventottesimo? Ma che importanza aveva?
Carmen la scortò attraverso l’atrio e fuori dalla porta, in Broad Street. Offrì un debole “Mi dispiace”, ma Samantha non rispose. Carica come un mulo da soma, si lasciò trasportare dal traffico dei pedoni, senza alcuna meta particolare. Poi ricordò le foto sui giornali degli impiegati di Lehman e di Bear Stearns che uscivano dai rispettivi palazzi con scatoloni pieni delle loro cose, come se gli edifici fossero stati in fiamme e loro stessero fuggendo per salvarsi la vita. In una fotografia, grande e a colori, sulla prima pagina della sezione Affari & Finanza del “Times”, una trader della Lehman era stata immortalata con le lacrime che le scorrevano lungo le guance mentre se ne stava immobile e impotente in piedi sul marciapiede.
Ma ora immagini del genere non facevano più notizia e Samantha non vide macchine fotografiche. Posò l...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
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