Aut-Aut
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Aut-Aut

Estetica ed etica nella formazione della personalità

  1. 272 pagine
  2. Italian
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Aut-Aut

Estetica ed etica nella formazione della personalità

Informazioni su questo libro

Aut-Aut, testo chiave dell'esistenzialismo, pubblicato per la prima volta nel 1843, è anche l'opera in cui il pensiero di Sören Kierkegaard raggiunge il suo apice. La contrapposizione fra vita estetica e vita etica, il passaggio dall'una all'altra attraverso l'esperienza della disperazione e dell'angoscia, la scelta come fardello esistenziale, il compito della realizzazione di sé in quanto individui: sono questi i temi principali di Aut-Aut, proposti da Kierkegaard con un vigore e una lucidità che ancora oggi colpiscono il lettore per la loro forza e urgente attualità.

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Informazioni

Aut-Aut

Amico mio! Quello che ti ho già detto tante volte, te lo ripeto, anzi te lo grido: o questo, o quello, aut-aut! L’importanza dell’argomento giustifica l’uso delle parole. Vi sono circostanze in cui sarebbe ridicolo e quasi pazzesco voler porre un aut-aut; ma vi sono anche persone la cui anima è troppo dissoluta per cogliere il significato di questo dilemma, alla cui personalità manca l’energia per poter dire con pathos: o questo, o quello. Queste parole hanno sempre fatto su di me una profonda impressione, e ancora la fanno, specialmente quando le pronuncio così, semplici e nude; in esse esiste una possibilità di mettere in moto i contrasti più tremendi. Su di me han l’effetto di una formula di scongiuro, e l’animo mio sprofonda nella serietà, restandone a volte quasi sconvolto. Penso alla mia prima gioventù, quando, senza ben afferrare il significato della scelta nella vita, con infantile confidenza ascoltavo i discorsi dei più anziani; e l’istante della scelta era per me solenne e venerabile, benché nella scelta seguissi allora solo le istruzioni degli altri. Penso a quegli istanti nella mia vita futura, in cui mi trovai al bivio, in cui l’animo mio si maturò nell’ora della decisione. Penso a tutti gli altri casi della vita, meno importanti, ma per me non indifferenti, in cui dovevo scegliere; poiché, anche se è vero che queste parole hanno una importanza assoluta solo nel caso in cui, da una parte, appaiono la verità, la giustizia, la santità, e dall’altra, il piacere, le inclinazioni, le oscure passioni e la perdizione; anche in casi in cui l’oggetto della scelta è per sé indifferente, è sempre importante scegliere giusto, provare se stessi, perché un giorno, con dolore, non si debba ricominciare dal punto di partenza, ringraziando Dio se non ci si fa altro rimprovero che di aver perso del tempo. Nel parlare quotidiano, uso queste parole come le usano gli altri, e sarebbe una sciocca pedanteria astenersene; eppure mi accade a volte di ricordarmi di averle usate per cose del tutto indifferenti. Esse allora si spogliano del loro abito meschino, io dimentico i pensieri insignificanti a cui si riferivano, e mi appaiono in tutta la loro dignità, nei loro paramenti da festa. Come un personaggio autorevole, nei giorni di lavoro, si mostra in abito civile e si perde tra la folla, senza particolari distinzioni, così accade a quelle parole nel parlare quotidiano; quando invece quel personaggio appare in tutta la sua pompa, si distingue tra tutti; queste parole mi sembrano la persona autorevole che sono solito vedere solo nelle grandi occasioni, e il mio animo allora si atteggia sempre a serietà. E benché, a questo punto della mia vita, io abbia già alle mie spalle il mio aut-aut, pure so molto bene che potrò ancora incontrare molti casi in cui esso riavrà il suo pieno valore. Pertanto spero che queste parole, quando le troverò sul mio cammino, mi trovino in uno stato d’animo almeno degno, e spero che sarò in grado di scegliere il giusto: in ogni caso mi sforzerò di scegliere con serietà senza finzioni; così almeno oserò consolarmi pensando che al più presto mi allontanerò dalla strada falsa.
Ora so che tu usi abbastanza di frequente queste parole, che son quasi diventate un motto per te; ma che significato hanno esse per te? Nessuno. Ti ricorderò le tue espressioni preferite: un lampo, un gesto fulmineo, un coup de main,a un abracadabra. In ogni occasione tu sai come adoperarle, e non rimangono senza effetto; su di te hanno infatti l’effetto che una bevanda forte ha su di una persona debole di nervi; ti inebbri completamente di quel che tu stesso chiami la più alta follia. «Vi è in sintesi tutta la saggezza della vita, ma nessuno l’ha mai declamato con tanta energia, quasi fosse un Dio nelle vesti di un poppante che parlasse all’umanità sofferente, come quel grande pensatore e autentico saggio che disse a un uomo che gli aveva gettato il cappello per terra: se lo raccogli ti bastono, se non lo raccogli ti bastono lo stesso, ora scegli.» La tua grande gioia è quella di «consolare» gli uomini quando si rivolgono a te nei casi critici; ascolti le loro spiegazioni e poi dici: sì, ora vedo perfettamente che sono possibili due casi, si può fare o questo o quello; il mio pensiero sincero e il mio consiglio d’amico sono i seguenti: se fai questo o se fai quello te ne pentirai in ogni caso. Però chi schernisce gli altri schernisce se stesso; e non è per nulla un caso insignificante, ma uno scherno profondo che cade su te, una triste prova di quanto sia senza costrutto il tuo animo, il fatto che la tua concezione di vita si concentri in una sola frase: «non dico altro che aut-aut!». Se questo realmente fosse il tuo pensiero, non ci sarebbe nulla da fare per te, l’unica cosa sarebbe di lasciarti rimanere come sei e deplorare che la malinconia o la leggerezza abbiano indebolito il tuo spirito. Ma siccome so molto bene che le cose non stanno così, son tentato non a commiserarti, ma a desiderare che le circostanze della tua vita possano un giorno afferrarti nelle loro branchie e costringerti a spremere quanto v’è in te, e che cominci quel severo esame che non si accontenta di chiacchiere e di battute di spirito. La vita è una mascherata, tu dici, e questo per te è fonte inesauribile di divertimento, e sei così abile che ancora non è riuscito a nessuno di smascherarti: poiché ogni manifestazione tua è sempre un inganno; solo in questo modo tu puoi respirare e far sì che la gente non si serri intorno a te e ostacoli la tua respirazione. In questo sta la tua attività, nel mantenere il tuo nascondiglio, e questo ti riesce, perché la tua maschera è la più misteriosa di tutte; infatti non sei nulla, e sei sempre soltanto in relazione agli altri, e ciò che tu sei, lo sei per questa relazione. All’amorosa pastorella porgi languido la mano, e nello stesso istante ti mascheri in un pastore sentimentale; un venerando padre della chiesa lo tradisci con un bacio fraterno, ecc. Tu stesso non sei nulla, una figura misteriosa, sulla cui fronte sta scritto: aut-aut; «poiché questo è il mio motto, e queste parole non sono, come credono i grammatici, congiunzioni disgiuntive, no, esse si appartengono indissolubilmente, e perciò vanno scritte in una parola sola, poiché nell’unione compongono una interiezione che io grido all’umanità come si grida hep dietro agli ebrei». Benché ogni tua tirata di questo genere non faccia alcun effetto su di me – e se l’avesse sarebbe al massimo quello di suscitare una giusta indignazione – pure, per amor tuo, voglio rispondere: non sai che giungerà l’ora della mezzanotte in cui ognuno dovrà smascherarsi? Credi che si possa sempre scherzare con la vita? Credi che si possa di nascosto sgattaiolar via un po’ prima della mezzanotte per sfuggirla? Non inorridisci a questo pensiero? Nella vita ho visto persone che tradirono tanto a lungo gli altri che alla fine il loro vero essere non poteva più manifestarsi; ho visto persone, che per tanto tempo giocarono a nascondersi, che alla fine in essi la pazzia ributtantemente mostrava agli altri quei segreti pensieri che essi, fino ad allora, avevano orgogliosamente tenuti celati. O puoi pensare qualche cosa di più terribile di ciò, che alla fine il tuo essere si disfi in una molteplicità, che tu veramente divenga più esseri, divenga una legione come gli infelici esseri demoniaci, e che così tu perda ciò che è più intimo, più sacro nell’uomo, il potere che lega insieme la personalità? In verità non dovresti scherzare su questo argomento, che non solo è molto serio, ma terribile. In ogni uomo vi son degli ostacoli che, in un certo senso, non gli permettono di diventare completamente trasparente a se stesso; la cosa può raggiunger tali proporzioni, egli può, a sua insaputa, venir talmente coinvolto in circostanze di vita che stanno al di fuori di lui, che egli perde la capacità di manifestarsi; ma chi non si può manifestare non può amare, e chi non può amare è l’essere più infelice. E tu, per divertimento, ti eserciti nell’arte di diventare misterioso per tutti. Mio giovane amico, pensa, se non ci fosse nessuno che si interessasse di indovinare il tuo mistero, che piacere ne avresti? Ma soprattutto per te stesso, per la tua salvezza – poiché io non conosco nessuno stato d’animo che possa meglio essere specificato come perdizione –, ferma questa pazza fuga, questa passione d’annientamento che infuria in te, perché è questo quello che tu vuoi, vuoi annientare tutto, vuoi saziare la fame del dubbio che è in te a prezzo dell’esistenza. È a questo che ti prepari, è per questo che indurisci il tuo spirito; poiché lo ammetti anche tu, non sei capace di nulla, solo questo ti fa piacere, girare sette volte intorno all’esistenza e soffiare le trombe, e poi lasciar che tutto finisca. Se ti trovi di fronte al nulla, la tua anima si acquieta; anzi, essa può divenir malinconica, se dal nulla ti viene incontro musicalmente l’eco della tua passione, poiché l’eco risuona solo nel vuoto.
Pure, per questa strada non credo che riuscirò ad andare avanti con te. Inoltre la mia testa, se vuoi, è troppo debole per poter sopportare, o come penso io, troppo forte per provare piacere nel sentire continuamente le vertigini. Perciò voglio prender la questione da un’altra parte. Immagina un giovane, proprio nell’età in cui la vita comincia ad avere significato per lui: sano, puro, contento, intelligente, ricco di speranze; è la speranza di tutti quelli che lo conoscono: immagina ora, è duro per me dovertelo dire, che egli s’inganni sul tuo conto, che creda che tu sia un uomo serio, provato, esperto del mondo, dal quale ritiene di poter andare fiducioso a cercare chiarimenti sui problemi della vita; immagina che si rivolga a te con quella fiducia amabile che è l’ornamento della gioventù, con la pretesa imperiosa che è il diritto della gioventù – che gli risponderesti? Gli risponderesti tu: io dico solo aut-aut; spero che non ne avresti il coraggio! Vorresti, come usi esprimerti quando vuoi significare la tua avversione per gli altri che ti annoiano coi loro affari di cuore, cacciar la testa fuori dalla finestra per dire: avete sbagliato indirizzo, o lo tratteresti come hai trattato altri, che hanno voluto o consigliarsi con te o cercar presso di te dei chiarimenti, che hai rimandati come coloro che chiedono del denaro per le chiese, dicendo che sei solo un fittavolo nella vita, non un possidente e un padre di famiglia? Credo che non lo faresti. Un giovane, spiritualmente dotato, tu lo apprezzi troppo. Ma la tua relazione con lui non era proprio quale tu di solito la desideravi, non era un incontro casuale che ti aveva messo in contatto con lui, la tua ironia non era stata tentata. Benché egli fosse il giovane e tu l’anziano, ciononostante egli, con la sua nobile gioventù, aveva reso solenne il momento. Tu stesso diventeresti giovane, sentiresti che vi è qualche cosa di bello nell’essere giovane, ma anche qualche cosa di assai serio, che non è affatto una cosa senza importanza il modo in cui si adopera la propria gioventù, e che vi è una scelta per tutti, un reale aut-aut. Sentiresti che quello che veramente importa non è tanto formare il proprio spirito, quanto maturare la propria personalità. La tua bonomia, la tua simpatia si metterebbero in moto, attraverso esse vorresti parlare con lui, rafforzare la sua anima, rafforzare in lui la fiducia nel mondo, vorresti assicurarlo che nell’uomo esiste un potere che può affrontare tutto il mondo, gli vorresti imprimere tenacemente nella testa di adoperare bene il tempo. Tutto questo lo puoi fare, e se vuoi, lo puoi fare in modo incantevole. Ma ora sta bene attento a quello che ti voglio dire, giovanotto; benché tu non sia giovane si è costretti a chiamarti così; cosa avresti fatto in questo momento? Avresti riconosciuto quello che di solito non vuoi riconoscere, l’importanza di un aut-aut. E perché? Perché il tuo animo era commosso d’amore per questo giovane. Eppure, in un certo senso, lo tradiresti, perché forse, se ti incontrasse in altre occasioni, non saresti affatto disposto a riconoscere tutto ciò. Qui vedi una delle tristi conseguenze che si verificano quando l’essere di un uomo non si manifesta armoniosamente. Credevi di agire per il meglio, eppure, forse gli hai fatto del male; forse sarebbe stato meglio per lui dover affrontare la tua sfiducia nella vita piuttosto che adagiarsi nella fiducia soggettiva e ingannevole che gli trasmettesti. Immagina di incontrare di nuovo questo giovane dopo qualche anno; egli è vivace, spiritoso, intelligente, ardimentoso nei suoi pensieri, risoluto nel parlare, ma per il tuo fine orecchio è facile scoprire il dubbio nel suo animo; sospetti che anche per lui, giunto a una ambigua saggezza, si sia smarrito il senso dell’alternativa. Ti rattristeresti, nevvero, per lui? Sentiresti che ha perso qualche cosa, e qualche cosa di assai essenziale? Ma di te stesso non ti vuoi rattristare, sei soddisfatto, anzi orgoglioso della tua ambigua saggezza, tanto orgoglioso di essa che non vuoi permettere ad altri di condividerla con te, poiché vuoi essere il solo a possederla. Eppure, in un altro senso, trovi che sia deplorevole, e sei sincero dicendo che è deplorevole che quel giovane sia arrivato alla stessa saggezza. Che enorme contraddizione! Tutto il tuo essere si contraddice. Ma da questa contraddizione puoi uscire solo con un aut-aut. E io che amo te più sinceramente di quel che tu amassi quel giovane, io che nella mia vita ho sperimentato l’importanza della scelta, mi congratulo con te perché sei tanto giovane che, anche se hai certo perso qualche cosa, ugualmente, se avrai o piuttosto se vorrai avere l’energia necessaria, puoi vincere, il che è la cosa principale nella vita, puoi vincere te stesso, conquistare te stesso.
Se un uomo potesse mantenersi sempre sul culmine dell’attimo della scelta, se potesse cessare di essere un uomo, se nel suo essere più profondo fosse solo un aereo pensiero, se la personalità non avesse altra importanza che quella di essere un nanetto che prende sì parte ai movimenti, ma rimane sempre lo stesso, se fosse così, sarebbe una stoltezza dire che per un uomo può essere troppo tardi per scegliere, perché, nel senso più profondo, non si potrebbe parlare di una scelta. La scelta stessa è decisiva per il contenuto della personalità; con la scelta essa sprofonda nella cosa scelta, e quando non sceglie, appassisce in consunzione. Per un attimo è o può parere, che si scelga tra possibilità estranee a chi sceglie, con le quali egli non sta in nessun rapporto e verso le quali si può mantenere in uno stato di indifferenza. Questo è il momento della riflessione. Ma, esso non è affatto come l’attimo platonico; e men che mai nel senso astratto nel quale tu lo vuoi fissare; e quanto più tu lo fissi tanto meno è. Ciò che deve essere scelto sta nel più profondo rapporto con chi sceglie, e quando si parla di scelta che riguardi una questione di vita, l’individuo in quel medesimo tempo deve vivere, e ne segue che è facile, quanto più rimandi la scelta, di alterarla, nonostante che continui a riflettere e riflettere, e con ciò creda di tenere i contrasti della scelta ben distinti gli uni dagli altri. Quando si considera l’aut-aut della vita in questo modo, non è facile che si sia indotti a scherzare con esso. Si vede allora che l’impulso interiore della personalità non ha tempo per gli esperimenti spirituali. Esso corre costantemente in avanti e pone ora in un modo ora nell’altro i termini della scelta, sì che la scelta nell’attimo seguente diventa più difficile; poiché quello che è stato supposto deve essere richiamato. Immagina un capitano sulla sua nave nel momento in cui deve dar battaglia; forse egli potrà dire, bisogna fare questo o quello; ma se non è un capitano mediocre, nello stesso tempo si renderà conto che la nave, mentre egli non ha ancora deciso, avanza con la solita velocità, e che così è solo un istante quello in cui sia indifferente se egli faccia questo o quello. Così anche l’uomo, se dimentica di calcolare questa velocità, alla fine giunge un momento in cui non ha più la libertà della scelta, non perché ha scelto, ma perché non l’ha fatto, il che si può anche esprimere così: perché gli altri hanno scelto per lui, perché ha perso se stesso.
Da quanto ho detto fin qui vedrai anche come il mio modo di considerare la scelta sia profondamente diverso dal tuo, se nel tuo caso ancora si può parlare di scelta; perché la tua concezione è diversa proprio per il fatto che impedisce una scelta. Il momento della scelta per me è assai serio, non tanto a causa della severa riflessione sulle varie e distinte possibilità, e neppure a causa della molteplicità di pensieri che sono inerenti a ogni valutazione, ma perché vi è pericolo che nel momento seguente io non sia più così libero di scegliere, che già abbia vissuto qualche cosa che debbo nuovamente rivivere. Poiché quando si crede che per qualche istante si possa mantenere la propria personalità tersa e nuda, o che, nel senso più stretto, si possa fermare o interrompere la vita personale, si è in errore. La personalità, già prima di scegliere è interessata alla scelta, e quando la scelta si rimanda, la personalità sceglie incoscientemente, e decidono in essa le oscure potenze. Quando finalmente si ha scelto, se la personalità non si è, come notai prima, completamente volatilizzata, ci si accorge che vi è qualche cosa che deve esser rifatto, che deve esser fatto ritornare, e questo spesso è assai difficile. Nelle favole si parla di persone che le sirene o i tritoni attiravano in loro potere con la loro musica demoniaca. Le favole spiegano che, per sciogliere l’incanto, era necessario che la persona incantata suonasse la stessa musica cominciando dalla fine, senza sbagliare nemmeno una volta. Questo è un pensiero molto profondo, ma è cosa difficilissima da eseguire, eppure è così. Ciò che di falso abbiamo in noi, lo dobbiamo estirpare in questo modo, e ogni volta che sbagliamo, dobbiamo ricominciare da capo. Vedi dunque che è importante scegliere, e scegliere in tempo. Tu invece hai un altro metodo: perché so bene che la maschera polemica che rivolgi al mondo non è il tuo vero essere. Se il compito della vita umana fosse quello di riflettere, tu saresti vicino alla perfezione. Mi spiegherò con un esempio. Dovrò scegliere naturalmente dei contrasti decisi perché si adattino a te: per esempio, o prete, o attore. Qui sta il dilemma. Tutta la tua appassionata energia si risveglia; la tua riflessione afferra con le sue cento braccia il pensiero d’essere prete. Non trovi più riposo, giorno e notte ci pensi; leggi tutti gli scritti che sei in grado di procurarti, ogni domenica vai in chiesa tre volte, fai amicizia coi preti, anche tu scrivi delle prediche, le ripeti tra di te, per sei mesi ti segreghi dal resto del mondo. Poi hai finito: puoi parlare del mestiere del prete con più competenza, e, apparentemente, con più esperienza di molti che lo sono stati per vent’anni. Essi destano la tua indignazione se ti trovi con alcuni di loro che non sanno esprimersi con eloquenza superiore alla tua; ci deve essere entusiasmo, dici, io che non sono prete, che non vi ho dedicato la vita, parlo con voce d’angelo in confronto a loro. Questo è forse anche vero, ma tu non ti sei fatto prete. Poi ti comporti nello stesso modo coll’altro problema, e il tuo entusiasmo per l’arte supera quasi la tua eloquenza ecclesiastica. Ora sei pronto per scegliere. Però si può esser certi che nell’enorme esercizio di pensiero nel quale hai vissuto, hai fatto molte esperienze, molte piccole osservazioni e riflessioni. Nel momento in cui stai per scegliere, queste scorie prendono vita e movimento, appare una nuova alternativa: potresti diventare anche giurista, forse avvocato, mestiere che ha qualche cosa in comune col pastore d’anime e coll’attore. E ora sei perso. Subito, nello stesso istante, infatti, sei avvocato abbastanza da saperti imporre come obbligo di considerare anche la terza possibilità. E così disperdi la tua vita. Dopo aver perduto un anno e mezzo in queste riflessioni, dopo aver teso tutte le forze del tuo animo con ammirevole energia, non sei andato avanti di un passo. Poi si spezza il filo del pensiero, diventi impaziente, appassionato, sgridi e ti accendi e arrivi all’ultimatum: «o parrucchiere o contabile in una banca, io non dico che aut-aut». C’è dunque da meravigliarsi se per te questa parola è diventata causa d’indignazione e follia, «terribile come le braccia di quella vergine il cui amplesso era mortale»? Ignori gli uomini, li schernisci, e sei diventato ciò che tu disprezzi più di ogni altra cosa, un critico, un critico universale, di tutto. A volte non posso fare a meno di sorridere di te, eppure è triste che le tue facoltà spirituali, in verità ottime, siano così buttate al vento. Anche qui nel tuo essere v’è di nuovo la stessa contraddizione; tu vedi molto bene il ridicolo della tua esistenza: e Dio salvi chi cade nelle tue mani, quando si trovi nelle tue condizioni; eppure la differenza è solo questa, che la sua vita s’incurva e si spezza, mentre tu invece diventi leggero, superbo e più giulivo che mai, e rallegri te stesso e gli altri con questo evangelo: vanitas, vanitatum vanitas, juchhe! Ma questa non è una scelta, è quello che da noi si chiama: lasciarsi andare; o una mediazione come quella di far che cinque sia pari. Ora ti senti libero, dici addio al mondo:
So zieh ich hin in alle Ferne,
Über meiner Mütze nur die Sterne.b
Ecco hai scelto così, non certo, lo ammetterai anche tu, la parte migliore; effettivamente non hai scelto affatto, o hai scelto in senso non effettivo. La tua scelta è una scelta estetica; ma una scelta estetica non è una scelta. Scegliere è soprattutto una espressione rigorosa ed effettiva dell’etica. Sempre, quando nel senso più rigido si parla di un aut-aut, si può esser certi che è in gioco anche l’etica. L’unico aut-aut assoluto che esista è la scelta tra il bene e il male, ma anche questo è assolutamente etico. La scelta estetica o è completamente spontanea, e perciò non è una scelta, o si perde nella molteplicità. Così quando una giovanetta segue la scelta del suo cuore, questa scelta, per quanto bella possa essere, in senso rigoroso non è una scelta, perché è completamente spontanea. Quando un uomo soppesa esteticamente una quantità di problemi vitali, come io ho supposto che tu facessi, non è facile che si giunga a un aut-aut, perché quando non si sceglie in modo assoluto, e cioè eticamente, si sceglie solo per il momento, e perciò nel momento seguente si può scegliere qualche cosa d’altro. La scelta etica perciò, in un certo senso, è molto più facile, molto più semplice, ma in un altro senso è infinitamente più difficile. Chi vuol determinare eticamente il compito della propria vita, in generale non ha una scelta molto vasta; invece per lui l’atto della scelta acquista una sempre maggiore importanza. Se mi vuoi comprendere bene, posso dire che nello scegliere non importa tanto lo scegliere giusto quanto l’energia, la serietà e il pathos col quale si sceglie. Con ciò la personalità si manifesta nella sua infinità interiore e si consolida nuovamente. Proprio per questo, benché l’uomo possa scegliere il falso, ciononostante, proprio a causa dell’energia con la quale ha scelto, scoprirà d’aver scelto il falso. Infatti se la scelta è intrapresa con tutta l’intensità della personalità, ques...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Kierkegaard e la vita etica
  4. Cronologia
  5. Bibliografia
  6. Aut-Aut
  7. Copyright